Cesena, se 4 milioni di euro vi sembran pochi

Un causa giudiziaria milionaria fra Comune di Cesena e ristorante «I Gessi»: ricostruzione dei fatti e accertamento delle responsabilità politiche.

un’inchiesta di Davide Fabbri – prima puntata

Parte oggi una mia inchiesta a puntate su una scottante vicenda giudiziaria che coinvolge la politica locale di governo della città. E’ il caso più eclatante di ricorso arbitrario e illegittimo del Comune di Cesena alle cosiddette “autorizzazioni temporanee”. Un uso arbitrario che ho fortemente contestato in tempi non sospetti (ben prima dell’arrivo della magistratura) ai tempi in cui ero consigliere comunale a Cesena, dato che a partire dal 1997 ho in diverse occasioni criticato con forza la prassi dell’allora assessore del settore Edilizia privata Giorgio Andreucci, prassi che riguardava la sottoscrizione di provvedimenti autorizzativi temporanei di fatto irregolari e illegittimi, in quanto non previsti dalla legislazione urbanistica.
E’ la controversia giudiziaria e milionaria fra il Comune di Cesena e la società Al Monte srl degli imprenditori Fabio Da Tripoli e Giorgio Bertozzi, che avevano realizzato il ristorante «I Gessi» in via del Monte a Cesena, a due passi dall’abbazia del Monte.

Ci sono in ballo la bellezza di oltre 4 milioni di euro di risarcimento del danno. E in caso di sconfitta definitiva del Comune, le casse comunali dovranno rifondere ai privati ingenti soldi della collettività. Non solo: in ballo vi sono responsabilità in merito al danno all’erario comunale e spreco di danaro pubblico. E’ stato infatti mandato in malora un bene pubblico (un immobile appartenente al patrimonio disponibile del Comune) e per anni è stato in forte degrado il parco pubblico circostante l’ex ristorante.
Questa è una breve ricostruzione storica della spinosa vicenda: l’11 giugno 2001, il Comune di Cesena bandì una gara pubblica per assegnare l’immobile di via del Monte 1534, da adibire a ristorante, mettendo a carico dell’aggiudicatario ogni spesa d’allestimento e una somma annuale, a corrispettivo dell’uso. Nel 2009 la società Al Monte – concessionaria del bene immobiliare comunale (ex sede di Radio Cesena Adriatica) – chiuse il ristorante «I Gessi» per mancanza del certificato di agibilità definitiva; la veranda esterna del ristorante (destinata a contenere gran parte della clientela) era divenuta di fatto abusiva dopo la scadenza della autorizzazione temporanea, disposizione ritenuta illegittima dalla magistratura. La veranda fu rimossa con ordinanza di demolizione del 15 novembre 2011. La società Al Monte, titolare della concessione comunale, successivamente fece causa al Comune, affermando di aver subìto un ingiusto danno, avendo intrapreso un progetto impegnativo di attività economica senza aver ricevuto dal Comune un adeguato avviso circa la dubbia legittimità del titolo edilizio che avrebbe consentito la realizzazione della veranda.
Fino ad ora il Comune ha sempre perso in tribunale: è stato sconfitto sia in primo grado che in appello. A breve vi sarà l’udienza in Corte di Cassazione, esattamente il 21 febbraio 2017.
Infatti il 5 dicembre 2014 la Corte d’Appello di Bologna ha respinto il ricorso presentato dal Comune di Cesena contro la sentenza emessa il 4 novembre 2013 dal tribunale di Forlì, che ha decretato la nullità del contratto di concessione per attività di ristorazione, contratto stipulato il 21 agosto 2002 fra il Comune di Cesena e la società Al Monte. Questo poiché la Suprema Corte ha già chiarito da tempo che la violazione delle norme imperative in materia urbanistica, e in particolare l’esecuzione di opere senza un regolare titolo edilizio, ingenera la nullità del contratto (Cassazione 26 marzo 2012 numero 4850).
In termini di responsabilità politiche, il sindaco Paolo Lucchi ha un’idea diversa dal sottoscritto; è intervenuto pubblicamente più volte su questa vicenda, scaricando di fatto tutte le responsabilità di possibili errori amministrativi commessi dal Comune sugli amministratori e dirigenti delle Giunte precedenti. Questa mia inchiesta desidera far luce sull’intera vicenda e accertare le responsabilità politiche. E leggendo noterete che Paolo Lucchi non potrà continuare a chiamarsi fuori dalle proprie di responsabilità, in quanto aveva le possibilità di chiudere la controversia e trovare una soluzione tramite transazione. Tutto questo Lucchi non lo ha fatto. Il sindaco ha invece affermato che «in caso di conclusione negativa del percorso giudiziario, nessun onere finanziario verrà scaricato sui cesenati. Infatti, in caso di condanna definitiva, l’Amministrazione comunale intende avviare un’azione di rivalsa diretta nei confronti dei responsabili della sottoscrizione degli atti ritenuti illegittimi dal tribunale». Paolo Lucchi intende cioè rivalersi economicamente sull’ex sindaco di Cesena Giordano Conti e su Dea Frani, ex dirigente del settore Patrimonio del Comune di Cesena, in quanto firmatari di alcuni atti contestati dai giudici. Paolo Lucchi chiede a loro di farsi carico dell’entità del risarcimento del danno che sarà quantificato (se non verranno ribaltate in Cassazione le prime due sentenze sfavorevoli al Comune) in un procedimento giudiziario separato, previsto per il 6 aprile 2017 dal giudice civile del tribunale di Forlì Carmen Giraldi. Le richieste della società Al Monte – come abbiamo già riferito – sono molto importanti: oltre 4 milioni di euro.
Ritengo la presa di posizione del sindaco Lucchi estremamente discutibile, poco compatibile con il rispetto delle norme e delle leggi vigenti, dato che sia Giordano Conti che Dea Frani sono già stati prosciolti in sede penale.
FINE PRIMA PUNTATA.

La foto che vedete – scattata prima della demolizione della veranda – è apparsa sul quotidiano «Corriere di Cesena».

 

Davide Fabbri

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