Cosa sono sinistra e democrazia?

Vandana Shiva e Romano Luperini (con Giorgio Gaber e Altan) ce lo spiegano

Essere di sinistra. Qualche minima proposta – Romano Luperini

 

  1. Essere di sinistra significa che esiste un’unica appartenenza: quella dell’essere sociale. Non ci si salva da soli; l’essere umano o è sociale o non lo è.
  2. Essere di sinistra è la risposta a un bisogno di significato che sia capace di unire e non dividere gli uomini. La sinistra è dunque un valore, prima (assai prima) di essere un programma politico o economico. Oggi si tratta anzitutto di conoscere o di riconoscere tale valore.
  3. Essere di sinistra è un valore e, come tale, non è dimostrabile. Scegliere di stare a sinistra nel mondo non è scegliere una certezza, ma una possibilità. Si tratta di una scelta a rischio, non garantita da nulla. Basata solo su un’ipotesi razionale (il senso di appartenenza all’umanità) e su una necessità etica (è meglio ciò che unisce di ciò che divide).
  4. Chi sta a sinistra è consapevole dei limiti della specie umana nell’universo, dei limiti di ogni valore e dunque anche dei propri. Ma, se non sappiamo in assoluto cosa è il Bene, sappiamo tuttavia cosa è il meglio. In ogni circostanza è dato sapere ciò che libera e ciò che opprime.
  5. La sinistra non si identifica oggi nel progetto di una organizzazione sociale ed economica. Qualsiasi definizione in tal senso appare allo stato attuale soltanto scolastica, dunque inutile. Essere di sinistra è tentare un percorso, una tendenza, un movimento di liberazione.
  6. Essere di sinistra significa credere che l’eguaglianza e la fratellanza degli uomini siano preferibili al dominio di una piccola parte sulla grande massa dell’umanità. Ciò comporta l’esigenza di rimuovere le cause materiali e politiche che sprofondano nella miseria, nella fame, nella non-libertà milioni di uomini.
  7. Essere di sinistra significa assumere una prospettiva planetaria, riguardante la specie umana nel suo complesso. Il pensatore o l’uomo politico che resti nella prospettiva di una nazione o dell’Occidente è solo un provinciale che collabora ad un sopruso. Essere di sinistra significa che non devono esserci più i cosiddetti extracomunitari. Finché ci sarà un extracomunitario da respingere alle frontiere, ci sarà una donna o un uomo di sinistra perché ci sarà bisogno di sinistra.
  8. Essere di sinistra in Occidente significa sapere che, anche in Occidente, anche in Italia, vi sono gruppi di individui dotati di diseguali facoltà di gestire la propria vita, e cioè di gradi diversi di libertà economica, politica e culturale, e che tale diseguaglianza è un disvalore da combattere. Ma significa anche sapere di far parte di una società che condanna al genocidio intere popolazioni e quindi di essere responsabili della fame e della morte di milioni di persone.
  9. Essere di sinistra significa perciò respingere la parte di noi stessi che, attivamente o passivamente, collabora all’infelicità di una parte di umanità.
  10. Essere di sinistra oggi in Occidente, e tanto più dinanzi alle conseguenze della crisi economica, significa essere consapevoli che si vive nel centro di un mondo capovolto, e cioè, intanto, della distorsione e del capovolgimento di fatto che tutti i principali valori della vita privata e della politica (come amore, libertà, democrazia, lavoro) hanno subito in una società che ha sottoposto ogni aspetto della vita umana alla legge del mercato e della speculazione finanziaria.
  11. Essere di sinistra significa rimettere al centro invece la persona umana, la sua dignità, i suoi bisogni e diritti e la possibilità di una sua piena realizzazione attraverso forme solidali di vita collettiva e comunitaria.
  12. Essere di sinistra significa tutelare i beni comuni tanto del mondo naturale (aria, acqua,flora, fauna, ambiente, paesaggi), quanto di quello sociale (sanità, giustizia, scuola pubblica e ricerca, patrimonio artistico e culturale), salvaguardandoli dalla loro sottomissione al potere dominante, al profitto, alla speculazione, allo sfruttamento economico.
  13. Essere di sinistra significa impegnarsi per dar libera forma alla propria vita e forma democratica alla vita di tutti.

da qui

 

 

VANDANA SHIVA: PRINCIPI COSTITUTIVI DI UNA DEMOCRAZIA DELLA COMUNITA’ TERRENA

 

[estratto dall’introduzione del libro di Vandana Shiva, Il bene comune della Terra, Feltrinelli, Milano 2006, alle pp. 16-19]

  1. Tutte le specie, tutti gli esseri umani e tutte le culture possiedono un valore intrinseco.
    Tutti gli esseri viventi sono soggetti dotati di intelligenza, integrita’ e di un’identita’ individuale. Non possono essere ridotti al ruolo di proprieta’ privata, di oggetti manipolabili, di materie prime da sfruttare o di rifiuti eliminabili. Nessun essere umano ha il diritto di possedere altre specie, altri individui, o di impadronirsi dei saperi di altre culture attraverso brevetti o altri diritti sulla proprieta’ intellettuale.
    *
    2. La comunita’ terrena promuove la convivenza democratica di tutte le forme di vita.
    Siamo membri di un’unica famiglia terrena, uniti gli uni agli altri dalla fragile ragnatela della vita del pianeta. Pertanto e’ nostro dovere assumere dei comportamenti che non compromettano l’equilibrio ecologico della Terra, nonche’ i diritti fondamentali e la sopravvivenza delle altre specie e di tutta l’umanita’. Nessun essere umano ha il diritto di invadere lo spazio ecologico di altre specie o di altri individui, ne’ di trattarli con crudelta’ e violenza.
    *
    3. Le diversita’ biologiche e culturali devono essere difese.
    Le diversita’ biologiche e culturali hanno un valore intrinseco che deve essere riconosciuto. Le diversita’ biologiche sono fonti di ricchezza materiale e culturale che pongono le basi per la sostenibilita’. Le differenze culturali sono portatrici di pace. Tutti gli esseri umani hanno il dovere di difendere tali diversita’.
    *
    4. Tutti gli esseri viventi hanno il diritto naturale di provvedere al loro sostentamento.
    Tutti i membri della comunita’ terrena, inclusi gli esseri umani, hanno il diritto di provvedere al loro sostentamento: hanno diritto al cibo e all’acqua, a un ambiente sicuro e pulito, alla conservazione del loro spazio ecologico. Le risorse vitali necessarie per il sostentamento non possono essere privatizzate. Il diritto al sostentamento e’ un diritto naturale perche’ equivale al diritto alla vita. E’ un diritto che non puo’ essere accordato o negato da una nazione o da una multinazionale. Nessun paese e nessuna multinazionale ha il diritto di vanificare o compromettere questo genere di diritto, o di privatizzare le risorse comuni necessarie alla vita.
    *
    5. La democrazia della comunita’ terrena si fonda su economie che apportano la vita e su modelli di sviluppo democratici.

    La realizzazione di una democrazia della comunita’ terrena presuppone una gestione democratica dell’economia, dei piani di sviluppo che proteggano gli ecosistemi e la loro integrita’, provvedano alle esigenze di base di tutti gli esseri umani e assicurino loro un ambiente di vita sostenibile. Una concezione democratica dell’economia non prevede l’esistenza di individui, specie o culture eliminabili. L’economia della comunita’ terrena e’ un’economia che apporta nutrimento alla vita. I suoi modelli sono sempre sostenibili, differenziati, pluralistici, elaborati dai membri della comunita’ stessa al fine di proteggere la natura e gli esseri umani e operare per il bene comune.
    *
    6. Le economie che apportano la vita si fondano sulle economie locali.
    Il miglior modo di provvedere con efficienza, attenzione e creativita’ alla conservazione delle risorse terrene e alla creazione di condizioni di vita soddisfacenti e sostenibili e’ quello di operare all’interno delle realta’ locali. Localizzare l’economia deve diventare un imperativo ecologico e sociale. Si dovrebbero importare ed esportare soltanto i beni e i servizi che non possono essere prodotti localmente, adoperando le risorse e le conoscenze del luogo. Una democrazia della comunita’ terrena si fonda su delle economie locali estremamente vitali, che sostengono le economie nazionali e globali. Un’economia globale democratica non distrugge e non danneggia le economie locali, non trasforma le persone in rifiuti eliminabili. Le economie che sostengono la vita rispettano la creativita’ di tutti gli esseri umani e producono contesti in grado di valorizzare al massimo le diverse competenze e capacita’. Le economie che apportano la vita sono differenziate e decentralizzate.
    *
    7. La democrazia della comunita’ terrena e’ una democrazia che tutela la vita.
    Una democrazia che tutela la vita si fonda sul rispetto democratico di ogni forma vivente e su un comportamento democratico da adottare gia’ a partire dalla quotidianita’. Ogni soggetto coinvolto ha il diritto di partecipare alle decisioni da prendere in merito al cibo, all’acqua, alla sanita’ e all’istruzione. Una democrazia che tutela la vita cresce dal basso verso l’alto, al pari di un albero. La democrazia della comunita’ terrena si fonda sulle democrazie locali, lasciando che le singole comunita’ costituite nel rispetto delle differenze e delle responsabilita’ ecologiche e sociali abbiano pieni poteri decisionali riguardo all’ambiente, alle risorse naturali, al sostentamento e al benessere dei loro membri. Il potere viene delegato ai livelli esecutivi piu’ alti applicando il principio della sussidiarieta’. La democrazia della comunita’ terrena si fonda sull’autoregolamentazione e sull’autogoverno.
    *
    8. La democrazia della comunita’ terrena si fonda su culture che valorizzano la vita.

    Le culture che valorizzano la vita promuovono la pace e creano degli spazi di liberta’ per consentire il culto di religioni diverse e l’espressione di diverse fedi e identita’. Tali culture lasciano che le differenze culturali si sviluppino proprio a partire dalla nostra umanita’ e dai nostri comuni diritti in quanto membri della comunita’ terrena.
    *
    9. Le culture che valorizzano la vita promuovono lo sviluppo della vita stessa.
    Le culture che valorizzano la vita si fondano sul riconoscimento della dignita’ e sul rispetto di ogni forma di vita, degli uomini e delle donne di ogni provenienza e cultura, delle generazioni presenti e di quelle future.
    Sono culture ecologiche che non producono stili di vita distruttivi o improntati al consumismo, basati sulla sovrapproduzione, sullo spreco o sullo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali. Le culture che valorizzano la vita sono molteplici, ma ispirate da un comune rispetto per il vivente. Riconoscono la compresenza di identita’ diverse che condividono lo spazio comune della comunita’ locale e danno voce a un sentimento di appartenenza che correla i singoli individui alla terra e a tutte le forme di vita.
    *
    10. La democrazia della comunita’ terrena promuove un sentimento di pace e solidarieta’ universale.

    La democrazia della comunita’ terrena unisce tutti i popoli e i singoli individui sostenendo valori quali la cooperazione e l’impegno disinteressato, anziche’ separarli attraverso la competizione, il conflitto, l’odio e il terrore. In alternativa a un mondo fondato sull’avidita’, sulla diseguaglianza e sul consumismo sfrenato, questa democrazia si propone di globalizzare la solidarieta’, la giustizia e la sostenibilita’.

da qui

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.