Cronache future da un Paese senza futuro

Ricevo da un amico (saggio quanto riservato), mi piace e “posto”.

L’amico ignora – non si può sapere tutto – che un certo Philip Dick prese un’idea simile…

… e la trasformò in un grande romanzo (db)

Cronache future da un Paese senza futuro.

Vi  scrivo dall’italia consapevole di vivere un’esperienza bizzarra ma dai risvolti  imprevedibili. Sono pazzi questi italiani. Un Paese di parolai inaffidabili, spinti sull’orlo di un precipizio politico e morale dalla propria classe dirigente,  ha messo la parola fine,  almeno così sembra, al proprio declino, escogitando – sono proprio pazzi questi italiani –  un metodo per selezionare i propri amministratori che ha del sensazionale. Una  scelta fatalista/avventurista.

Questi discendenti di Pirandello hanno smesso di essere gattopardeschi e provano a cambiare tutto perché tutto cambi.

Anni di discussioni, decenni di discussioni,  spesso artefatte sono state improvvisamente azzerate.

Uno strano inimmaginabile cocktail  di frustrazione, qualunquismo, fatalismo ha determinato quello che senza eccesso chiamerei un miracolo, rompendo con un passato e con un presente che sembravano immodificabili.  Rischierò un giudizio patetico, ma la mancanza  di un futuro per i propri figli penso sia stata la molla che ha fatto uscire dall’apatia questo popolo bizzarro, dandogli la forza della disperazione per liberarsi della classe politica e dei partiti che corrotti la generano.

Il politico di mestiere, il carrierista maneggione attaccato alla poltrona in nome del popolo e delle proprie chiappe ha cessato di esistere. Annullato. Niente più candidati; niente campagne elettorali, niente interessi personali in nome del popolo bue. La casta si  è trovata improvvisamente senza lavoro; un residuo del passato che nessuno rimpiangerà.

L’esperienza che questo Paese pieno di contraddizioni sta facendo sta alla politica come il lancio del primo satellite sta alla conquista dello spazio.

L’italia si è ribellata alla politica ed ha cambiato pagina. Rompendo con un passato che aveva visto selezionare i propri gruppi dirigenti dai partiti nati dalla Resistenza prima, dai manager espressione delle lobbyes commerciali negli ultimi anni.

La strada per uscire dalla morsa dei partiti famelici e autoreferenziali è stata una nuova forma dell’antipolitica; meglio ancora una mutazione genetica dell’antipolitica che ha portato il popolo italiano a scegliere un modo completamente nuovo per selezionare i propri amministratori:

il SORTEGGISMO!

Un’idea semplice e disperata insieme.

Per qualsiasi carica politico amministrativa si ricorre al sorteggio che è un diritto/dovere  di tutti gli italiani con un età compresa tra i 30 ed i 65 anni.  Gli unici esclusi da questo servizio al Paese saranno i cittadini con precedenti penali, i religiosi di professione e i militari.

Il ricorso al sorteggio è assoluto: dal presidente del Consiglio al consigliere circoscrizionale.

L’incarico dura tre anni con una serie di novità: non si è rieleggibili, non si hanno privilegi, lo stipendio è modesto, non bisogna essere iscritti a un partito, finito l’impegno si torna all’occupazione precedente.

Qualsiasi sostituzione avverrà ricorrendo al sorteggio.

Il ruolo dei partiti di conseguenza è diventato altra cosa .

In Italia i partiti hanno dovuto fare un passo in dietro. Il sorteggismo li ha esclusi dai posti di potere e questa piovra che stritolava la vita pubblica e privata dello stivale ha visto conclusi i propri giorni di gloria.

Il sorteggio ha azzerato clientele, apparati burocratici, nepotismi e guerre di fazioni. Tutto si è calmato perché non c’è più niente da spartire. I finanziamenti legali e occulti sono terminati e per i partiti non c’è più un euro. Sono diventati laboratori del pensiero politico.

Ai partiti così ripuliti,  la nuova Costituzione assegna un compito nobile. Ogni sei anni cioè in prossimità del secondo sorteggio vengono indette le  elezioni del programma politico alle quali i partiti potranno partecipare con un elenco di venti punti programmatici sui quali chiederanno ai cittadini il voto. I venti punti complessivamente più votati saranno la guida per il lavoro dei cittadini sorteggiati.

C’è chi l’ha definita una rivoluzione qualunquista, ma oggi che si inaugura il primo parlamento sorteggiato al mondo, la speranza di un cambiamento che restituisca nobiltà alla politica è palpabile e non solo in italia.

Se funzionerà, se occuparsi della cosa pubblica tornerà a essere un dovere forse questo piccolo Paese di parolai arruffoni avrà indicato una nuova strada a tutti i Paesi del mondo. Dall’Italia è tutto.

Redazione
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