E’ ora: demolire il carcere di Bologna

di Vito Totire (*)

FINALMENTE SI CONVOCHI UNA ISTRUTTORIA PUBBLICA

Ancora eventi (apparentemente) stupefacenti nel carcere di Bologna; nel frattempo le istituzioni continuano nella loro “linea” ovvero nessuna interferenza da parte dei cittadini, come conferma il silenzio della Ausl che non risponde alle nostre reiterate richieste di informazioni e di accesso ai rapporti semestrali. IL COVID PUO’ SPIEGARE ANCHE QUESTO MUTISMO ISTITUZIONALE?

Dagli inizi degli anni 2000 stiamo avanzando proposte di cambiamento. Nel corso della gestione del passato Consiglio comunale abbiamo proposto una istruttoria pubblica sul tema del carcere: nessuna risposta. Reiteriamo la proposta anche se con scarse aspettative (dovremo raccogliere le firme dei cittadini?) considerato che nella ultima campagna elettorale comunale la parola carcere non è mai stata pronunciata da nessuno salvo la fugace citazione di un candidato agente penitenziario e un accenno a qualche forma di volontariato. MAI NESSUN RIFERIMENTO ORGANICO AL PROBLEMA DEL CARCERE DA PARTE DI PARTECIPANTI ALLA COMPETIZIONE ELETTORALE: unanimismo totale fra chi si è dichiarato di destra, di centro o di sinistra.

Veniamo ai punti primncipali:

  1. I detenuti fabbricano grappa a partire dalla frutta; ennesima scoperta dell’acqua calda visto che il tema era noto da decenni. La questione a cui non si risponde è: come gestire il disagio e la sofferenza mentale delle persone ristrette in condizioni bestiali quali appunto quelle della Dozza? Le associazioni degli agenti sottolineano che la questione delle dipendenze non è gestita in maniera adeguata e che negli ultimi giorni ci sono stati due tentativi di suicidio. Ma allora vogliamo cambiare le modalità di presa in carico del disagio o aspettiamo la prossima rissa? O – peggio – il prossimo suicidio riuscito?
  2. L’aggressività non è un fatto geneticamente determinato ma è influenzata dall’ambiente (sovraffollamento, mancata risposta a bisogni primari, negazione di diritti ecc.). Che al “giudiziario” il clima sia sempre più difficile è ancora una scoperta dell’acqua calda e quindi occorre intervenire subito. Quali farmaci e psicofarmaci (anche neurolettici) vengono usati? Perché non si fa un’indagine conoscitiva? Perché non si avvia un dibattito pubblico sulla salute e sul disagio mentale in carcere? DA QUESTO INTERROGATIVO NASCE LA NOSTRA PROPOSTA – REITERATA – DI UNA ISTRUTTORIA PUBBLICA
  3. Le “armi” usate dai carcerati: pezzi di lamiere delle bombolette del gas. Ma è il carcere che fornisce la materia prima. E per quale motivo? Per rispondere in maniera inadeguata all’inesistenza di refettori in cui consumare i pasti. La fornitura di bombolette, con i rischi BEN NOTI anche di uso per condotte autolesioniste, è una decisione del carcere che serve a occultare l’inadempienza della struttura che si configura come negazione dei diritti umani (così una dichiarazione ONU del 1965)
  4. Hashish: ancora acqua calda. A breve sarà possibile che le persone ristrette possano coltivare cannabis (cannabidiolo senza thc) in appositi orti intra-murari?
  5. Quanto al sovraffollamento basta con le chiacchiere: la Dozza va demolita e nell’attesa di un radicale progetto di ristrutturazione (con ridefinizione e allargamento degli spazi previe ampie demolizioni) occorre adottare provvedimenti per l’accoglienza delle persone private della libertà : a) riadattare l’ex carcere di san Giovanni in Monte e la Abbadia dove si potrebbe collocare (con entrate separate da via Otto colonne e da via San Felice) sia un ICAM – cioè «Istituto a custodia attenuata per detenute madri» – il che consentirebbe di cancellare l’obbrobrio dell’asilo nido in carcere e sia la sezione penale (o quella dei semiliberi e ammessi al lavoro esterno) in modo comunque da decongestionare la Dozza per garantire gli standards igienistici e di spazio il cui rispetto è stato più volte sollecitato dalla UE (e comunque bisognerebbe essere coerenti con la Costituzione repubblicana che vieta e sancisce i trattamenti disumani e degradanti).

QUANDO IL DITO INDICA LA LUNA BISOGNA EVITARE DI GUARDARE SOLO IL DITO

Demolire la Dozza

Rispettare la Costituzione

Intervenire il giorno prima

Prevenire le rivolte invece di creare il terreno di coltura che le inducono

(*) Vito Totire è portavoce della «Rete per l’ecologia sociale»

 

 

La Bottega del Barbieri

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