E’ uscito il rapporto di «Nessuno tocchi Caino» sulla pena di morte

di Giuseppe Lodoli (*)

Il progresso verso l’abolizione della pena di morte, in atto da oltre quindici anni, si è confermato nel 2013 e

nei primi sei mesi del 2014. Lo rileva – d’accordo con Amnesty International e le altre organizzazioni per i diritti umani – l’associazione abolizionista Nessuno tocchi Caino nel suo Rapporto reso noto in luglio.

Tuttavia, lo scorso anno il numero di esecuzioni note nel mondo è alquanto aumentato rispetto all’anno precedente: nel 2013 sono state “giustiziate” almeno 4.106 persone, contro le almeno 3.967 uccise per legge nel 2012. Ciò a causa dei forti aumenti delle esecuzioni in Iran – che nel 2013 ha compiuto il più alto numero di esecuzioni degli ultimi 15 anni – e in Iraq (Paese in cui è stato portato a termine il maggior numero di uccisioni per legge dopo la dittatura di Saddam Hussein, rovesciata dagli statunitensi nel 2003).

Continua regolarmente a crescere il numero dei Paesi abolizionisti. I Paesi o i territori che hanno deciso di abolire la pena di morte per legge o in pratica secondo «Nessuno tocchi Caino» sono oggi 161. Di questi i totalmente abolizionisti sono 100; quelli abolizionisti solo per crimini ordinari 7; quelli che attuano una moratoria delle esecuzioni 6; i Paesi abolizionisti di fatto, che non eseguono sentenze capitali da oltre dieci anni o che si sono impegnati di fronte al mondo ad abolire la pena di morte, sono 48. Pertanto i Paesi mantenitori della pena di morte sono scesi a 37 (al 30 giugno 2014) rispetto ai 40 del 2012.

Del «Rapporto 2014 di Nessuno tocchi Caino» presentato dagli esponenti del Partito Radicale – fra cui Sergio D’Elia ed Emma Bonino – il 18 luglio nella storica sede di Roma, si può trovare un’ampia sintesi nel sito di Nessuno tocchi Caino (nota 1): in home page del sito, nella colonna di sinistra è possibile trovare i link a una quantità di dati interessanti sulla pena di morte raccolti dall’organizzazione radicale.

Fra quanto scrive Ntc – ovvero Nessuno tocchi Caino – nel Rapporto e quanto scrive Amnesty International nel suo Rapporto uscito il 27 marzo (confronta «Foglio di Collegamento» del Comitato Paul Rougeau numero 213) vi è sufficiente coerenza anche se i punti di vista, i metodi di ricerca il periodo indagato differiscono alquanto.

La Cina viene data sempre in testa per numero di esecuzioni da Ntc con oltre 3.000 esecuzioni portate a termine sia nel 2013 che nel 2012. Ciononostante si ammette che la tendenza in Cina è di forte calo: il numero di esecuzioni si è dimezzato rispetto al 2007, anche grazie a un miglioramento del sistema giudiziario che richiede una revisione di tutte le condanne a morte emesse nelle varie provincie da parte della Corte Suprema di Pechino (nota 2).

Invece il numero massimo di esecuzioni pro capite è relativo all’Iran: almeno 687 nel 2013 e almeno 342 nel 2014 fino al 18 giugno.

Ancora una volta, l’Asia si conferma essere il continente dove si pratica la quasi totalità delle esecuzioni nel mondo. Il dato complessivo del 2013 nel continente asiatico corrisponde ad almeno 4.010 esecuzioni (il 97,6% del totale mondiale).

Nelle Americhe, gli Stati Uniti sono stati l’unico Paese che ha compiuto esecuzioni nel 2013.

In Europa, l’unica eccezione in un continente altrimenti totalmente libero dalla pena di morte, è rappresentata dalla Bielorussia (2 esecuzioni nel 2014).

Le “democrazie liberali” che nel 2013 hanno praticato la pena di morte sono state 6 e hanno effettuato in tutto 60 esecuzioni, l’1,5% del totale mondiale: Stati Uniti (39), Giappone (8), Taiwan (6), Indonesia (5), Botswana (1), India (1).

Nel 2013 vi sono state molte condanne a morte per “terrorismo” che hanno spesso colpito oppositori politici del governo in carica. Almeno 223 esecuzioni di ‘terroristi’ in 6 Paesi: Bangladesh (1), Iran (almeno 33), Iraq (almeno 168), India (1), Somalia (almeno 17) e Sudan (almeno 3).

Molte le esecuzioni per reati di droga. Le condanne a morte sono state inflitte anche per apostasia e blasfemia, anche tramite lapidazione o decapitazione.

Sempre secondo il Rapporto di Ntc le esecuzioni sono riprese fra il 2013 e il 2014 in Kuwait (5) e in Egitto (almeno 8 nel 2014) mentre il Libano e il Qatar non eseguono più condanne capitali da almeno dieci anni, così come la Mauritania, il Marocco e la Tunisia. In Algeria è in atto una moratoria delle esecuzioni, mentre Palestina, Bahrain, gli Emirati Arabi Uniti, l’Oman, la Siria e lo Yemen mantengono attiva la pena di morte.

Vengono inoltre ancora condannati a morte alcuni minorenni. Nel 2013 almeno 13 persone di età inferiore ai 18 anni al momento del crimine sono state “giustiziate” in 3 Paesi: 9 in Iran, 3 in Arabia Saudita e 1 nello Yemen. Nel 2014 fino al 10 giugno, almeno 11minorenni in Iran.

Presentando il rapporto in una conferenza aperta alla stampa e al pubblico, Emma Bonino ha espresso grande preoccupazione per le centinaia di condanne a morte imposte quest’anno in Egitto ai sostenitori dell’ex presidente Mohamed Morsi, anche se le sentenze sono ancora da rivedere in appello. La Bonino ha anche osservato che l’esecuzione “mal riuscita” di Clayton Lockett in Oklahoma ha contribuito a mobilitare l’opinione pubblica contro la pena di morte.

(nota 1) V. http://www.nessunotocchicaino.it/bancadati/index.php?tipotema=arg&idtema=18306097

(nota 2) È commendevole l’impegno di Ntc per valutare la tendenza in Cina, cosa che da anni Amnesty International non fa (per protestare contro la segretezza imposta sulla pena di morte dalle autorità cinesi).

(*) Questo articolo è un’anticipazione del numero 215 del «Foglio di Collegamento» del Comitato Paul Rougeau.

 

Giuseppe Lodoli
Ex insegnante di fisica (senza educazione). Presidente del Comitato Paul Rougeau per il sostegno dei condannati a morte degli Stati Uniti.
Lavora in una scuola di Italiano per stranieri di Sabaudia (LT) (piu' che altro come bidello).

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