Editori: la comunicazione è una strada…

a una sola corsia

Il meglio del blog-bottega /81…. andando a ritroso nel tempo (*)

di Morena Fanti

ilMeglio-TOPORxFanti

Scrivere è comunicare e allo scrittore si chiede di avere una comunicazione valida, con parole efficaci che arrivino dirette al bersaglio.

D’altronde è giusto perché “scrittura” è sinonimo di comunicazione. Da wikipedia: “Dopo la tradizione orale, la scrittura è il primo modo di comunicazione tra i popoli e il primo mezzo usato per la conservazione e la trasmissione di dati”.
Una casa editrice, azienda che si occupa di libri – oggetti scritti dagli scrittori e quindi oggetti ‘comunicativi’ – dovrebbe essere maestra dell’arte del comunicare. Dal sito di una casa editrice dovrebbe esondare un fiume di comunicazione, dalle sue pagine dovrebbe traboccare linfa comunicativa e le mail scritte dalla redazione di una casa editrice dovrebbero trasudare parole chiare, limpide, senza fraintendimenti.
Tutto molto bello e rassicurante; parole limpide e chiare come quelle che si richiedono allo scrittore.

Allora, perché uso il condizionale?

Espressioni come: “Questa casa editrice non (maiuscolo e grassetto) pubblica a pagamento e non (di nuovo evidenziato) chiede contributi agli scrittori” significano a volte “Questa casa editrice non chiede contributi in modo chiaro, ma li chiede con l’acquisto di copie del volume a prezzo pieno o con altre forme di pagamento”, ma di questo ancora non sappiamo nulla. Lo impareremo in seguito.

Continuando il suo giro tra i siti delle case editrici, lo scrittore trova una pagina “contatti” [che bello, pensa: si può avere un contatto diretto con il direttore editoriale, con la redazione] che propone vari nominativi da spuntare per inviare una domanda alla persona di competenza. Lo scrittore spunta il nome della redazione e digita nel campo “messaggio”: Vorrei sapere se è possibile inviare il testo per posta elettronica e, se la risposta è affermativa, potreste mandarmi l’indirizzo per spedirvi il file? Dopo di che il nostro scrittore si predispone a una fiduciosa attesa, ma è possibile che passino sei mesi – gli stessi che dovrebbe aspettare se mandasse il suo romanzo in lettura – e che non riceva nemmeno una risposta, neanche un “La smetta. Di lei non ne vogliamo sapere nulla”.

C’è ancora un’altra possibilità: in mezzo a news di alcuni mesi prima, per puro caso, lo scrittore trova una frase: “Siamo sempre alla ricerca di nuovi autori [e meno male: lo dicevo io che qualcuno mi cercava!] e desideriamo ricevere i vostri manoscritti inediti per vagliare una possibile pubblicazione”. Prepara subito una mail e i vari allegati richiesti, dalla sinossi alla scheda libro, ai primi capitoli o file completo, e spedisce. Tempo due secondi e la mail torna indietro, con quei messaggi sibillini da cui si intuisce che l’utente ha la casella piena (se succede a un privato si può pensare che sia fuori casa e che non apra la sua posta da parecchi giorni, ma la casa editrice non sembra possibile sia fuori sede… e se non apre la sua posta da tanti giorni…).

Lo scrittore non demorde (ricordate? È quell’essere cocciuto che scrive tomi enormi completamente inutili. Se non è caparbio lui…) e ritorna nel sito della casa editrice, cerca un altro modo di contattare la redazione, trova un form tipo quello di cui sopra e, non ancora contento, si illude che questi almeno… e spedisce un messaggio: Gentilissimi, avete la casella di posta piena e le mail a voi indirizzate tornano indietro. Avrei bisogno di comunicare con voi. Spero possiate liberare presto la casella. Distinti saluti.

Certo, non lo faranno oggi, si dice guardando lo schermo, ma domani…

È ancora lì che aspetta.

Lui è ansioso di comunicare ma se dall’altra parte non c’è nessuno, con chi comunicherà?
E quando riceverà qualche risposta, cosa accadrà?

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IL  DISEGNO  è  di  ROLAND TOPOR

(*) Come l’anno scorso, ad agosto la “bottega” – che prima dell’11 gennaio 2015 fu blog – recupera alcuni vecchi post che a rileggerli, anni dopo, sono sembrati interessanti. Il motivo? Un po’ perché 10mila articoli (avete letto bene: 10 mila) sono taaaaaaaaaaanti e si rischia di perdere la memoria dei più vecchi. E un po’ perché nel pieno dell’estate qualche collaborazione si liquefà: viva&viva il diritto alle vacanze che dovrebbe essere per tutte/i. Vecchi post dunque… all’incirca di 5 anni fa: recuperati con l’unico criterio di partire dalla coda ma valutando quali possono essere più attuali o spiazzanti. Il “meglio” è sempre soggettivo ma l’idea è soprattutto di ritrovare semi, ponti, pensieri perduti… in qualche caso accompagnati dalla bella scrittura, dall’inchiesta ben fatta, dalla riflessione intelligente: con le firme più varie, stili assai differenti e quel misto di serietà e ironia, di rabbia e speranza che – speriamo – caratterizza questa blottega, cioè blog-bottega. (db)

 

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