Ferrovieri: lavoro, salute e pensione

I materiali del convegno (del 2 maggio) pubblicati sulla rivista «Ancora in marcia»

Il convegno del 2 maggio ha avuto una grandissima partecipazione, segno che le tematiche all’ordine del giorno, lavoro, salute e pensione, sono molto sentite tra il personale.

È stato raggiunto addirittura il numero massimo di partecipanti ammessi dalla piattaforma on line, 100 persone, fatto non previsto che ha purtroppo impedito di seguire a molti altri colleghi che sono rimasti in “sala d’attesa”.

L’iniziativa è stata impreziosita anche dalla partecipazione di alcune personalità di rilievo, quali la senatrice Susy Matrisciano, presidente della Commissione Lavoro del Senato, Vito Totire (medico del davoro, dell’Associazione Esposti Amianto) e Massimo Franchi, giornalista de “il manifesto”.

Un estratto degli interventi del convegno è stato pubblicato sul canale YouTube di Ancora In Marcia.

 

La relazione introduttiva

Dopo i saluti del nostro “nonno” Ezio Gallori, ha aperto i lavori Matteo Mariani, caporedattore di Ancora In Marcia, che ha presentato gli argomenti facendo anche una breve cronistoria degli avvenimenti che hanno riguardato il Personale Mobile dai punti di vista della pensione e del contratto, nell’ultima decina d’anni.

Mariani ha ricordato dell’improvviso innalzamento dell’età pensionabile di macchinisti, capitreno e manovratori delle ferrovie, che è passata in un colpo solo da 58 a 67 anni, e dei ripetuti peggioramenti delle condizioni di lavoro con gli aggravamenti causati dai vari rinnovi contrattuali: a seguito di ripetuti peggioramenti, il personale si trova oggi a lavorare 10/11 ore di prestazione giornaliera, fino a 3 notti settimanali, con riposi giornalieri e settimanali che hanno visto drastiche riduzioni e con l’agente solo. Tutto ciò ha portato gravi danni ai lavoratori, con tanti colleghi che si sono ammalati, tanti che sono diventati inidonei alla mansione per motivi di salute, ma soprattutto non possiamo dimenticare la tragica scia di morti della quale Ancora In Marcia sta tenendo il conto: siamo arrivati addirittura a 121 macchinisti morti dal 2015 ad oggi.

Matteo Mariani ha poi fatto un resoconto dei vari tentativi messi in atto da rappresentati politici per riparare all’ingiustizia subita dai ferrovieri in campo pensionistico, con le varie proposte di legge o emendamenti presentati, nel corso degli anni, da SEL, dal Movimento 5 Stelle, dalla Commissione Lavoro della Camera nella sua interezza, dal senatore Airaudo, dal senatore Puglia ecc…

L’ultimo atto a favore dei ferrovieri, in ordine cronologico, è quindi la Risoluzione della Commissione Lavoro del Senato, che impegna il governo ad intervenire con provvedimenti legislativi al fine di ridurre il carico di lavoro del personale ferroviario che lavora a turni e a valutare il suo inserimento nelle categorie dei lavori usuranti.

Ma di questo importante documento, frutto di un lungo lavoro di analisi e di audizioni da parte della Commissione, che poteva quindi fornire ulteriori documentate motivazioni ai sindacati per chiedere modifiche in senso migliorativo della normativa di lavoro del personale Mobile, i soliti CGIL, CISL, UIL, FAST, UGL ed ORSA hanno deciso di fregarsene del tutto. Hanno infatti firmato il CCNL senza modificare la normativa nemmeno di una virgola e rimandando eventuali interventi alla prossima scadenza, tra un paio d’anni, aspettando magari che di macchinisti ne muoiano un po’ di più e che il numero di ferrovieri ammalati e inidonei cresca ulteriormente.

 

La vicenda pensioni

La storia dell’ingiustizia da noi subita in campo pensionistico è stata approfondita da Marco Crociati, Responsabile della Commissione Pensioni di Ancora In Marcia, il quale ha presentato un riepilogo di tutte le iniziative della rivista su queste tematiche, che sono anche state pubblicate nei numeri scorsi. Crociati ha richiamato anche un articolo di alcuni anni fa in cui i macchinisti si auto definivano “collezionisti di paradossi” in quanto, pur sopportando la sommatoria di tutte le caratteristiche di disagio che caratterizzano le singole categorie di “usuranti”, non sono mai stati inseriti tra queste categorie. Anche Crociati ha richiamato le proposte di legge presentate al fine di sanare la situazione, in particolare il DDL Puglia, firmato anche dalla senatrice Matrisciano, che prevederebbe il ripristino dei 58 anni di età per la pensione di macchinisti, capitreno e manovratori, con la possibilità inoltre di potersi ritirare dal lavoro a 55 anni in caso di sopraggiunta inidoneità definitiva alla mansione.

Orario di lavoro e leggi ad esso correlate

Claudio Grimaldi, della redazione di Ancora In Marcia, ha ricordato come alcuni gruppi di lavoratori siano sottoposti ai controlli alcolemici e tossicologici. Controlli, anche a sorpresa, che non si limitano a verificare se il lavoratore che si presenta in servizio è idoneo a svolgere adeguatamente il suo compito, ma entrano “a gamba tesa” nella loro vita privata, indagando sulle abitudini del lavoratore circa l’assunzione di sostanze stupefacenti o l’utilizzo di bevande alcoliche: per queste ultime emergono casi di positività anche in coloro che non possono certo definirsi alcolisti.

Tra questi lavoratori ci sono non turnisti e turnisti e c’è anche il personale dei treni, che svolge turni aciclici: ci sono infatti servizi, considerati diurni, che iniziano alle ore 5,00 del mattino, ma che, in realtà, impongono la sveglia alle 3,30 o alle 4,00 di notte. Talvolta si inizia il lavoro alle 5 (ben prima dell’alba) e qualche altra volta, a quella stessa ora, si termina di lavorare. Il disallineamento e l’irregolarità di tali sequenze danno meglio l’idea delle difficoltà del fisico a reggere tali irregolari ritmi di sonno veglia. Se poi simili prestazioni sono ravvicinate (e chi svolge i turni aciclici, sa bene che dopo un servizio notturno c’è spesso una mattina intorno alle 5) si comprende meglio quale squilibrio ne deriva per il fisico e chiunque può intuire perché dopo 43 anni di questi orari si muoia prima.

L’età media di vita non è uguale per tutti i lavoratori: nell’ultima indagine a noi nota, ha ricordato Grimaldi, i macchinisti mediamente muoiono prima dell’attuale pensione di vecchiaia.

Nonostante questo, non ci sono regole più “restrittive” sull’orario di lavoro dei Macchinisti e, più in generale, sull’orario del personale dei treni: per loro valgono gli stessi limiti legali applicati a qualsiasi altro lavoratore, cioè quelli previsti dal D.lgs. 66/2003.

Il sindacato, in sede di contrattazione, a queste incongruenze non ha saputo o non ha voluto porre rimedio, in più c’è il problema che manca un obbligo di applicare lo stesso CCNL di comparto, il che agevola la concorrenza sul costo del lavoro, quella fatta sulla pelle dei lavoratori.

Serve quindi un deciso intervento dello Stato, che imponga regole comuni a tutte le imprese che operano nel medesimo settore e che imponga controlli seri anche sullo stato di salute dei lavoratori a seguito di queste drammatiche condizioni di lavoro: che senso ha controllare se sono drogato o ubriaco, e disinteressarsi completamente del fatto che io possa recarmi al lavoro, a guidare un treno, ubriaco di sonno, o drogato di stanchezza arretrata?

C’è bisogno di regole certe, uguali per tutti, in senso più restrittivo. Ad esempio abbiamo bisogno di norme legislative che amplino il periodo notturno, ad esempio dalle 0 alle 6 (almeno per chi svolge turni aciclici) e che escludano la consecutività dei servizio notturni.

 

Dalla politica

La redazione ha portato alla platea i saluti dell’onorevole Lucia Azzolina (M5S), ex ministro dell’Istruzione, che ci aveva comunicato di non poter partecipare al convegno a causa di impegni presi in precedenza. Azzolina nel suo messaggio si è detta “avvilita nel leggere i numeri (i 121 macchinisti morti, NDR)” e ha aggiunto “le morti sul lavoro in Italia rappresentano un gravissimo problema nazionale, tutt’oggi irrisolto.

Non hanno invece potuto essere presenti a causa di imprevisti l’onorevole Chiara Gribaudo (PD) della Commissione Lavoro della Camera e il senatore Vincenzo Carbone (IV) della Commissione Lavoro del Senato.

Nel suo intervento la senatrice Susy Matrisciano (M5S), ha descritto il percorso che ha portato alla Risoluzione della Commissione Lavoro del Senato, un lavoro lungo, pensato al fine di tutelare la salute di chi lavora nelle ferrovie ma anche dei viaggiatori, il cui iter si è poi arrestato negli anni 2020 e 2021 in quanto il Parlamento è rimasto fermo alle sole decretazioni d’urgenza.

Matrisciano ha sottolineato il fatto che la Risoluzione non è un semplice invito, ma un atto che impegna il governo a seguire l’indirizzo che il Parlamento gli darà; è inoltre già stata trasmessa anche al Ministero del Lavoro.

Sui possibili esiti della Risoluzione e quindi sulle possibilità che possano finalmente arrivare delle soluzioni concrete per i problemi dei ferrovieri, la Presidente della Commissione Lavoro ci ha comunicato che intanto è in corso un tavolo per ridefinire le categorie dei lavori usuranti e ad ogni modo l’occasione per un intervento legislativo più completo potrebbe essere la Legge di Bilancio.

Per quanto riguarda invece il DDL Puglia, tale proposta è stata regolarmente depositata ma tuttora non calendarizzata e il fatto che la legislatura stia per finire non fornisce troppe garanzie di successo in questo senso.

 

Lavoro e salute

Il dottor Vito Totire, ha confermato tutte le nostre preoccupazioni in merito alle ricadute dei turni di lavoro aciclici sulla salute, comunicandoci anche che tra i lavoratori da lui seguiti nelle cause per l’amianto ci sono anche molti ferrovieri e macchinisti. Ha chiesto alla Redazione di visionare l’elenco dei 121 macchinisti morti, per poter analizzare la situazione nel suo complesso, ipotizzando anche di consultare le cartelle cliniche dei ferrovieri deceduti le cui famiglie fossero disponibili a fornirne il consenso.

Totire inoltre, pur confermando l’importanza di andare in pensione il prima possibile per lavoratori così sacrificati come il personale dei treni, ha raccomandato di non limitarsi comunque ad accettare i 58 anni di età in cambio di mantenere la normativa con i limiti attuali; i 58 anni vanno bene, ma contemporaneamente la normativa va alleggerita, altrimenti il risultato sarebbe quello di andare sì in pensione un po’ prima, ma comunque già in condizioni di usura irreparabili.

 

Solidarietà dal Manifesto

Massimo Franchi, giornalista de “il manifesto”, che in più di un’occasione ha ospitato nostri interventi sul tema delle condizioni di lavoro e della pensione dei ferrovieri, ha espresso solidarietà alla nostra causa, ha affermato che secondo lui la possibilità che la Risoluzione del Senato si trasformi in un intervento legislativo dai contenuti soddisfacenti è tutt’altro che scontato. La Risoluzione non è in alcun modo impegnativa per il governo, soprattutto in questi tempi in cui si va avanti di emergenza in emergenza.

Come soluzione a suo avviso percorribile ha citato il caso degli edili, che sono riusciti ad ottenere un abbassamento dei propri requisiti per accedere all’APE Sociale. Secondo Franchi può essere quindi risolutivo che si crei un intervento che faccia pressione nei confronti della politica, affinché i provvedimenti necessari vengano attuati.

Franchi ha anche ribadito l’importanza dell’unità sindacale, in quanto la divisione è causa di debolezza dei lavoratori e giova unicamente al padrone.

Ha inoltre confermato il suo impegno e quello del Manifesto a pubblicare notizie sulle nostre vertenze; questo sarà possibile compatibilmente con le disponibilità di spazio sul giornale, ma la volontà di darsi una mano rimane.

 

Dai sindacati

Il moderatore del convegno Gianluca Cardinale ha precisato che Ancora In Marcia ha formalmente invitato a partecipare al convegno tutte le organizzazioni sindacali, sia quelle di base che quelle firmatarie del contratto; solo alcune hanno colto l’invito.

E’ intervenuto quindi Roberto Testa (USB), che ha ripreso il concetto già introdotto in precedenti occasioni di “atipici tra gli atipici”: il personale mobile delle ferrovie non solo appartiene ai lavoratori “atipici”, in quanto non lavora la classica giornata 8/9-16/17, ma su turni che comprendono anche servizi notturni, ma dagli “atipici” si distingue ulteriormente in quanto i propri turni non hanno alcuna regolarità, potendo i ferrovieri iniziare e terminare a qualsiasi ora del giorno e della notte, e con una prestazione giornaliera, 10/11 ore, che è addirittura più lunga di quella dei ferrovieri che fanno giornata e lavorano 7 ore e mezza al giorno. Testa ha poi ribadito le problematiche della riduzione del sonno e dei riposi troppo corti.

Clemente Garruto (SGB) ha affermato che ancora una volta i sindacati ai tavoli hanno dimostrato, delle due l’una, la propria incapacità o complicità. Avevano a disposizione la Risoluzione del Senato, ricca di contenuti inconfutabili, ed erano a conoscenza del notevole attivo in bilancio delle ferrovie, presentato proprio pochi giorni dopo la firma del contratto, e non sono riusciti ad ottenere nessuna riduzione dei carichi di lavoro, ma nemmeno soldi! Riferendosi anche ai tanti macchinisti prematuramente deceduti, Garruto ha definito i morti sul lavoro degli “omicidi bianchi”.

Andrea Paolini (CUB), che ha fatto riferimento all’assenza al convegno dei sindacalisti delle sigle firmatarie, ha concentrato il proprio intervento sulla riflessione di come portare avanti le istanze dei ferrovieri, passando dalla Risoluzione del Senato ad atti concreti e tangibili. Il percorso proposto dalla CUB è quello di organizzare scioperi, manifestazioni, assemblee; ad esempio è già in calendario uno sciopero generale del sindacalismo di base per il prossimo 20 maggio con il quale si richiede anche la riforma della legge sulle pensioni. Sul problema delle coperture finanziarie che viene spesso messo davanti, secondo la CUB le risorse ci sono, il problema è che vengono destinate ad altro.

Paolini ha poi richiamato il lavoro fatto dai macchinisti di Mercitalia, riunitisi nel CMC (Coordinamento Macchinisti Cargo), che tra le varie iniziative ha prodotto un questionario sui temi lavoro e salute che, sottoposto al Dott. Totire, ha suscitato non poche preoccupazioni per la gravità delle problematiche emerse e ha confermato la necessità di seri interventi al fine di ridurre le possibili cause di malattie.

Secondo Fabio Riberti (ORSA) la firma dell’ultimo contratto, che lascia invariata la parte normativa, contraddice il lavoro della Commissione del Senato.

L’ORSA Marche e Umbria, di cui lui fa parte, ha espresso la propria contrarietà alla firma del contratto. Ora occorre fare sintesi tra tutti coloro che militano nel sindacato per portare avanti il lavoro della Commissione, in quanto il lavoro del macchinista è davvero diventato insostenibile. E’necessario quindi che vi sia unità di tutti coloro che la pensano allo stesso modo e che intendono contrastare le attuali inaccettabili condizioni di lavoro.

 

Interventi dalla platea

Sulla necessità di motivare sindacati e lavoratori ad agire è intervenuto Roberto Favretto, che ha ribadito l’assoluta ragione che hanno i ferrovieri a richiedere interventi migliorativi sulla pensione e sull’orario di lavoro.

Remigio Smaldone ha citato per esperienza anche personale alcune patologie che sono comuni ai macchinisti, senza essere ad oggi riconosciute come conseguenze del tipo di lavoro. Maurizio Puma ha parlato dell’importanza della riduzione dell’orario di lavoro come strada per ridurre gli infortuni.

Savio Galvani ha ribadito che non è giusto penalizzare chi fa i lavori più pesanti, mentre le norme dovrebbero tener conto delle differenze delle varie mansioni. Anche secondo lui occorrono maggiori rapporti di forza a favore dei lavoratori e un’occasione da non perdere è lo sciopero generale dei sindacati di base del 20 maggio.

Maria Nanni ha fatto un collegamento sui problemi della giustizia in Italia con il caso di Viareggio, nel quale la Cassazione ha escluso l’incidente sul lavoro, con gravi conseguenze sia per i lavoratori che per gli RLS che si sono costituiti parte civile. Ha inoltre espresso apprezzamento per tutti coloro che si mettono al servizio dei lavoratori, ribadendo però la necessità di maggiori rapporti di forza.

Danilo Taborri ha narrato la sua esperienza da macchinista, confermando che gli ultimi anni, tra agente solo e aumento dei carichi di lavoro, e la pensione allontanata di tanti anni, sono stati senza dubbio i più faticosi.

 

Conclusioni

Matteo Mariani, ringraziando i numerosi partecipanti al convegno, ha concluso con l’impegno della redazione a proseguire nella sua opera mantenendo i contatti con i Parlamentari e le forze politiche che si sono impegnate a favore dei ferrovieri.

Sicuramente oltre al sostegno ai Parlamentari che si adopereranno a portare avanti la Risoluzione del Senato è necessario l’impegno di tutti con l’obiettivo di aggregare il più possibile, per andare verso quell’unità e quei rapporti di forza richiamati da moltissimi interventi.

Seguiranno quindi al più presto altre iniziative di Ancora In Marcia.

QUI IL VIDEO: https://youtu.be/6OGD8mLkRqk

 

Redazione
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