Fra il sindaco (di Cesena) Paolo Lucchi e…

… Nerio Alessandri di Technogym un abbraccio (opportuno?)

di Davide Fabbri (*)
Fra poco – alle ore 17 – il sindaco di Cesena Paolo Lucchi inaugurerà alla Malatestiana il Festival della Letteratura sportiva sponsorizzato – fra gli altri – da Technogym. Subito dopo

ci sarà l’intervento di Nerio Alessandri, patron di Tecnogym.
Il 12, 13 e 14 settembre prossimi l’associazione sportiva “Time To Move” – con il patrocinio del Comune di Cesena e la presenza fondamentale di Technogym (presidente Nerio Alessandri), Wellness Foundation (presidente Nerio Alessandri) – presentano all’Ippodromo per il secondo anno consecutivo “Cesena in Fitness”. Una vera e propria campagna pubblicitaria gratuita a favore dei macchinari della Technogym.
Chi mi conosce bene sa che da diverso tempo sto scrivendo su facebook le anticipazioni di una “biografia non autorizzata” sul mitico personaggio che è Nerio Alessandri. Rileggetevi per favore le cose che qui ripubblico: vi chiedo se è opportuno che il Comune di Cesena – attraverso il sindaco autoritario e “primo uomo al comando” – continui a collaborare con Technogym come ora.
Ovviamente non desidero sminuire l’importanza di tale impresa nel nostro contesto territoriale, ma sottolineare certi comportamenti e azioni che non mi appaiono del tutto etici e opportuni.
Nerio Alessandri è il leader indiscusso della Technogym spa, azienda produttrice di attrezzature per palestre e centri fitness, che conta di oltre 50.000 installazioni nel mondo. La holding che controlla il 60% di Technogym ha sede nel Granducato di Lussemburgo, un modo di pagare meno al fisco. Gli esperti la chiamano “ottimizzazione fiscale”. Significa che l’imprenditore Alessandri sfrutta i benefici assicurati dalle legislazioni compiacenti dello Stato del Lussemburgo allo scopo di diminuire il peso delle imposte nel bilancio aziendale. Grazie a una non meglio precisata “operazione finanziaria” la holding con base nel Granducato realizza gli utili. Tutti profitti esentasse, perché la legge lussemburghese prevede un’imposizione praticamente nulla sugli utili societari. Niente di nuovo sotto il sole: da sempre così vanno le cose nel paradiso fiscale del Lussemburgo.
La holding della famiglia Alessandri che controlla Technogym nel giugno 2008 ha ceduto a un fondo anglosassone (fondo Candover) il 40% delle quote, incassando 600 milioni di euro.
Il giornalista e blogger Andrea Giacobino (direttore responsabile di Bluerating, mensile della consulenza finanziaria e di bluerating.com, collabora con MF, Milano Finanza, Italia Oggi, Il Mondo, ilmondo.it e Italpress; precedentemente ha diretto Investire, ha lavorato per L’Informazione e Avvenire collaborando anche per Il Sole 24Ore e Panorama) cura il blog “Finanza dietro le quinte” e molto meglio di me ha già descritto queste vicende. Qui desidero riprendere un suo illuminante post pubblicato il 9 febbraio 2014, intitolato: «Mister Fitness e i 600 milioni in Lussemburgo». Scrive Andrea Giacobino: «“Ragazzi, andate all’estero a studiare, ma poi tornate in Italia. Il futuro è qui. E il made in Italy è vincente”. Nerio Alessandri, geniale creatore di Technogym, azienda leader del fitness, la sua ricetta la sbandiera ai quattro venti da anni. Considerato un alfiere dell’imprenditoria nazionale, Alessandri si è guadagnato a fine dello scorso anno anche un posto nel Consiglio d’amministrazione di Moncler, l’azienda dei piumini protagonista dell’Ipo miliardaria. Eppure Mister Fitness ha consistenti interessi all’estero. E precisamente in Lussemburgo, che brilla per essere un paradiso fiscale. Attraverso la sua Nextrend, infatti, ha sottoscritto quote del fondo lussemburghese Charme fondato da Luca Cordero di Montezemolo, che proprio la settimana scorsa ha ceduto la quotata Poltrona Frau agli americani di Haworth, dando un altro fulgido esempio del made in Italy che si arrende al profumo dei soldi stranieri. Non solo: sempre in Lussemburgo c’è la Salhouse Holding, emanazione del fondo di private equity Candover a cui Alessandri ha ceduto il 40% di Technogym nel 2008. Ma poi Mister Fitness ha un suo gioiello tutto suo nel Granducato di Lussemburgo. Si chiama Finwellness e ha appena depositato un bilancio che evidenzia liquidità per quasi 108 milioni di euro, investimenti per 343 milioni e la bellezza di 485 milioni di utili che sono stati riportati a nuovo nel corso degli anni, per l’esattezza dal 1997, quando la Finwellness è stata costituita. Con la scatola lussemburghese Alessandri aveva bazzicato investimenti qua e là, come una quota in Capitalia e poi era stato in predicato per entrare in Alitalia ai tempi del governo Prodi. Tramite Finwellness il re del fitness ha successivamente investito in Bhp, la holding della famiglia Burani protagonista di un quasi storico crack a Piazza Affari, con tanto di relativo risvolto giudiziario. Ma ciò non ha impedito ad Alessandri di accumulare un tesoro di quasi 600 milioni, fra cash e profitti. In Lussemburgo. E quindi in ottima forma (fiscale)».
Technogym impiega circa 2.000 dipendenti in 13 filiali in Europa, Stati Uniti, Asia, Sud America, Australia, Medio Oriente ed esporta il 90% del fatturato in 100 paesi. La società è stata fornitrice esclusiva per i centri di allenamento degli atleti nelle ultime cinque edizioni dei Giochi Olimpici.
Nerio Alessandri è nato l’8 aprile del 1961, è presidente e fondatore dell’impresa Technogym spa (dal 1983), è presidente di Wellness Foundation (dal 2002), è membro del Consiglio direttivo di Confindustria (dal 2004). E’ amico personale di Silvio Berlusconi, Matteo Renzi, Luca Cordero di Montezemolo, Giorgio Squinzi.
Chi mi segue da tempo sa che sto scrivendo un libro bianco – assieme a due giornalisti free lance con l’appoggio di un editore coraggioso fuori regione – su Mister Fitness, in pratica una “biografia non autorizzata”.
I capitoli del libro-bianco riguarderanno prioritariamente: gli intrecci fra politica e affari, le cause legali contro la concorrenza, la scarsa attenzione ai diritti dei lavoratori, la disattenzione ai problemi ambientali del territorio (Villa di Celincordia della società AL.NE. di Cesena “docet”), la delocalizzazione di parte della produzione a Maly Krtis in Slovacchia, le querele temerarie di Nerio Alessandri contro alcuni giornalisti coraggiosi che hanno osato raccontare la realtà dei fatti.
Il 20 novembre 2013 ho ricevuto una pesante intimidazione da parte di Nerio Alessandri. Mi è pervenuta una raccomandata da parte di uno studio di 16 avvocati bolognesi che tutelano “l’onorabilità e la professionalità” dell’ingegnere (Alessandri non è laureato, ha una laurea ad honorem) Nerio Alessandri. Il patron di Technogym si è sentito diffamato dal sottoscritto. Lo studio di avvocati di Alessandri mi ha invitato a provvedere a rimuovere i miei post scritti sulla mia bacheca di facebook entro due giorni. Ovviamente non ho tolto nulla. Ci mancherebbe. Tutto quello che ho scritto su Nerio Alessandri e la Technogym sono la realtà, una scomoda verità. Gli avvocati hanno minacciato di presentare pesanti querele nei miei confronti, se non fossero stati rimossi tali contenuti, in ogni sede, sia civile che penale, con tanto di richiesta di risarcimento del danno.
Cosa avevo scritto?
«Nerio Alessandri, imprenditore sociale? Da non credere. E’ accaduto su Rai Tre. Il programma è TV Talk. Giorgio Gori, ex direttore di Canale 5 e ora consigliere della comunicazione del premier Matteo Renzi (una delle edizioni della Leopolda ha avuto fra gli ospiti proprio Nerio Alessandri), associa la figura di Adriano Olivetti (imprenditore che si distinse per innovativi progetti industriali, basati sul principio secondo cui il profitto aziendale deve essere reinvestito a beneficio della comunità) all’imprenditore cesenate Alessandri della Technogym. Per me questa è disinformazione totale, una vera e propria distorsione della realtà. Una ragione in più per realizzare al più presto un libro bianco di inchiesta giornalistica – assieme ad amici giornalisti – su Alessandri, una “biografia non autorizzata” su Mister Fitness, sui suoi intrecci fra politica e affari, sulla sua scarsa attenzione ai diritti dei lavoratori, sulla sua disattenzione ai problemi ambientali del territorio (Villa di Celincordia di Cesena docet)».
Affermazioni che ticonfermo, verità che non possono essere rimosse. Personalmente sono stato intimidito e querelato parecchie volte in questi ultimi anni per l’ipotetico reato di diffamazione a mezzo stampa: alla fine sono sempre stato assolto o prosciolto prima di ogni processo penale, poiché ho sempre raccontato la realtà dei fatti, scomoda ma di verità si trattava. L’iniziativa di chi intimidisce con querele temerarie è riconducibile in larga misura ad azioni strumentali che compromettono la serenità di un cittadino – uomo politico, con grave incidenza sul diritto di libera espressione del pensiero, essenziale in un regime democratico. Il clima di intimidazione che si vuole determinare costituisce un fattore che reputo molto grave. Il motivo di questa intimidazione va sicuramente ricercato nella mia rigorosa e scomoda attività politica e di contro-informazione che, con tono critico ma senza ricorrere a offese o diffamazioni di alcun tipo, denuncia situazioni che altri non vedono o non sentono.
Questo mio comportamento politico dà ovviamente troppo fastidio; pertanto gli avversari di turno ricorrono alle chiare e significative intimidazioni nei confronti di opinioni motivate di critica politica.
Io non ho leso e non intendo ledere l’onorabilità dell’imprenditore Alessandri. Una cosa comunque è certa: le intimidazioni non avranno il risultato di far zittire una voce libera.

«La nostra vita comincia a finire il giorno che diventiamo silenziosi sulle cose che contano»: così Martin Luther King Jr.
Uno dei tanti capitoli del libro bianco che sto scrivendo sarà dedicato alla Villa di Celincordia di Cesena, con mega-attrezzaia e imponente parcheggio interrato, intestata alla società AL.NE. srl – acronimo di Alessandri Nerio (il 100% delle quote sono di proprietà di Nerio Alessandri).
Il pubblico ministero dell’accusa Monica Galassi al processo penale in tribunale a Forlì ha affermato che «siamo di fronte a condoni edilizi illegittimi, ideologicamente falsi, basati su dichiarazioni non veritiere di AL.NE, condoni edilizi illegittimi rilasciati dal Comune di Cesena».
Indipendentemente dalle sentenze dei tribunali, ho sempre cercato di tenere alta l’attenzione sull’uso distorto del nostro territorio collinare di pregio: il Comune di Cesena avrebbe dovuto tutelare maggiormente il proprio territorio e avrebbe potuto evitare gli enormi impatti ambientali di tali costruzioni, se avesse accolto le proposte di noi ecologisti sulla inedificabilità dei versanti collinari più pregiati dal punto di vista paesaggistico e ambientale.
Durante il processo penale di primo grado sulla Villa della società AL.NE. i consulenti tecnici Ing. Stefano Giunta e Avv. Donato Giunta (consulenti del PM Monica Galassi) hanno evidenziato una miriade di difformità fra il progetto presentato da AL.NE., il progetto concessionato dal Comune, il progetto realizzato. Le difformità riguardavano: il dimensionamento della Villa (fatta passare impropriamente per fabbricato rurale) e della mega-attrezzaia, volumi interrati non completamente autorizzati, spostamento e traslazione degli edifici, sbancamento e rimodellamento della collina con movimento terra pari a 20.000 metri cubi, difformità sulle destinazioni d’uso degli spazi, assenza di vitalità delle aziende agricole acquistate da AL.NE. per poter realizzare gli interventi edificatori.
Inoltre il Comune di Cesena mai e poi mai avrebbe dovuto autorizzare quattro provvedimenti di condono edilizio poichè – ha affermato il PM Monica Galassi – la società AL.NE. del gruppo Technogym avrebbe presentato dichiarazioni false (falsificazione delle date della fine lavori) al fine di ottenere i condoni edilizi; per il PM dell’accusa sono state cioè dichiarate realizzate delle opere che non si erano ancora completamente costruite a quella data.
E’ infine antipatico e inelegante parlare di sé. Lo faccio per dovere d’informazione. Il sottoscritto, ai tempi consigliere comunale ecologista di Cesena, ben prima del sequestro preventivo della lottizzazione di Celincordia (sequestro avvenuto il 13 ottobre 2004 da parte della magistratura) aveva segnalato agli uffici comunali dell’Edilizia privata del dirigente Marco Bonaretti il 4 marzo del 2004 presunte irregolarità a tale lottizzazione; segnalazione caduta nel vuoto.
Il «Corriere di Cesena» del 5 marzo 2008 scrisse: “Il pubblico ministero Monica Galassi durante il processo ha eletto Davide Fabbri a paladino dell’interesse della comunità: “Se il suo esposto non fosse stato sottostimato, il problema si sarebbe risolto prima”». (
Cesena, 10 settembre 2014)

(*) In questo post Davide Fabbri riprende notizie che sono già apparse in codesto blog ma ho deciso che valeva la pena “bissare” per due ragioni; 1) come dicevano i latini repetita iuvant; 2) a Cesena – e non solo – molti fanno finta di non sapere oppure dicono “che problema c’è?” ma io invece credo che questi intrecci e i relativi silenzi non giovino all’interesse pubblico … in un’Emilia-Romagna ormai rossa quasi solo per vergogna (db).

 

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