Gianluca Cicinelli: Tempesta sul router

Se qualcuno può bloccare internet e la sua circolazione di notizie viene meno la struttura stessa orizzontale della rete. Tradotto in umano significa perdere memoria e, soprattutto, democrazia.
Internet nasce proprio come un sistema di computer collegati nel mondo in maniera che nessuno costituisca il centro della diffusione d’informazioni. In tempi recenti, fino agli anni ’70  se un gruppo di golpisti o terroristi avesse voluto assumere il controllo del proprio paese bastava che occupasse centrali elettriche, palazzi del governo e televisione di stato. I militari statunitensi, ragionando sulla questione decisero di sviluppare un progetto, Arpanet era il suo nome, che rovesciava i termini: costruire una rete che non avesse come pricipio un computer centrale che erogasse tutte le informazioni ma rendere tutti i computer centrali e al tempo stesso funzionali allo scambio non univoco delle informazioni. In questo modo un gruppo di malintenzionati poteva assumere al massimo il controllo di una fetta di territorio e di servizi annessi, cioè non sarebbe più bastato attaccare un unico punto per mettere in ginocchio una nazione, ma il lavoro diventava molto più arduo per l’eventuale attentatore. Sotto un ipotetico bombardamento di Washington, per fare un esempio, tu puoi controllare il sistema di erogazione dell’energia elettrica di quella città dalla Florida come da Roma.

Ho schematizzato e semplificato molto, ma da questi principi basilari nacque internet, l’applicazione civile di queste elucubrazioni. Ogni volta che noi ci colleghiamo alla rete il nostro pc può allo stesso tempo ricevere e inviare informazioni, operazioni che compie la maggior parte delle volte a nostra insaputa. Vi sarete chiesti perchè di tanto in tanto vengono lanciati allarmi per virus che tutto sommato creano danni al tuo pc ma non ti formattano per intero il disco nè ti rubano dati. Il problema non è il nostro pc in questo caso, ma la facoltà che qualcuno si prende, infettando quanti più pc possibili con il virus o worm del momento, di utilizzare l’intera rete dei pc infettati per compiere attacchi verso un obiettivo importante, talvolta la Nasa altre volte i siti del governo statunitense, la Cia addirittura.

Nonostante noi li utilizziamo per montarci i filmini di casa e spedirli a parenti lontani i computer rimangono dei calcolatori più o meno potenti: centinaia di migliaia di calcolatori collegati insieme possono paralizzare persino il lavoro della Microsoft oppure, esempio degli ultimi giorni, i siti del governo italiano, come avviene per gli attacchi dell’organizzazione Anonymous. Questo sistema ha reso possibile la libera circolazione delle informazioni sulla rete, applicando i principi di democrazia e libertà anche all’informazione alternativa e indipendente. Ne sanno qualcosa in Cina e in Iran, dove nonostante i tentativi delle dittature governanti di bloccare la rete, il flusso delle informazioni sulle proteste contro quei regimi ha aggirato la censura di stato. E scusate se è poco.

Accade però adesso che sia diventato tecnicamente possibile paralizzare l’intera internet utilizzando 250 mila computer, stavolta bloccando non direttamente i pc ma i router, semplifichiamo dicendo che sono gli attuali modem per l’adsl  come quello che avete in casa, ma anche un instradatore di pacchetti di dati. Si inviano una serie di codici che i routers sono costretti a decodificare, perchè comunicano tra loro, anche con quelli nel vostro stesso palazzo, e grazie all’utilizzo di una specie di virus, perchè di fatto un virus non è nient’altro che un codice informatico, e quindi all’inconsapevolezza dei proprietari dei pc, sono in realtà molti meno di quel che può apparire superficialmente. Gli ingegneri che hanno condotto questo esperimento non sono certo i candidati a compiere malevolmente un’azione del genere, sono ricercatori, magari a breve un altro gruppo di ricercatori ci spiegherà come fronteggiare con solo 100 mila computer l’attacco messo a punto dagli altri ingegneri. Trovare “buchi” nei sistemi e correggerli è proprio il motore dell’evoluzione tecnologica informatica, non è questo a spaventare.
La preoccupazione riguarda invece le possibilità “politiche” che una simile falla consentirebbe. Innazitutto il blocco della rete consentirebbe il ritorno alle condizioni precedenti, quelle per cui diventa più semplice bloccare un unico punto di distribuzione delle notizie per bloccare l’intero flusso delle notizie. Poniamo che la rivolta in Egitto fosse del tutto invisa agli stati preoccupati per le conseguenze nell’area: mettere in atto un simile attacco per una settimana toglierebbe ai cittadini egiziani qualsiasi canale per far conoscere al mondo la realtà della repressione durissima subìta. Per questo motivo continuiamo in maniera talvolta anche didascalica ad invitare soprattutto gli umanisti a occuparsi comunque di tecnologia, perchè questa, oggi come ieri, non è affatto neutra.

ciuoti

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