Giovanni Trimeri ..per non cancellare

di Sandro Sardella

è un po’ che con ‘sto libro di Giovanni Trimeri ci giro attorno ..

ogni tanto mi balla in testa .. come ci posso fare una nota? .. è

un saggio dedicato al manicomio di Feltre (ora chiuso abbandonato)

.. è memoria .. il Giovanni in giovane età c’ha lavorato (.. In fondo

sono solo quello che vendeva birre, caffè, sigarette e caramelle

menta a dei clienti fissi, clienti obbligati perché espulsi dalla

società dei consumi. ..) ..

 è scritto bene .. eh! il Trimeri è anche un raffinato valido poeta

un pirotecnico scrittore di storie per bambini e non ..

è molto documentata la storia dell’istituto e del suo ruolo

nel territorio feltrino .. e ci sono inoltre foto d’epoca foto che

mostrano l’attuale degrado .. e il tutto inframmezzato da episodi

di vita da riflessioni da collegamenti con la straordinaria esperienza

di Franco Basaglia e la legge 180 ..la psichiatria locale e quella nazionale

.. è un piccolo frammento del Novecento italiano .. ci sono storie e

c’è la Storia .. testimonianze scritte e orali di medici operatori pazienti ..

è un libro di periferia .. ma necessario importante .. pubblicato da una

piccola casa editrice perché ormai spesso le scritture più interessanti

i grandi editori le scartano perché non rendono e il “pubblico” vuole

distrarsi non pensare e poi ‘sta roba no se vende ..

Giovanni Trimeri : “Voci del verbo cancellare” – Ronzani Editore – 2024

(per incuriosire .. vado citando alcune frasi messe dall’autore in

apertura ai vari capitoli del libro  .. )

 

“Il Drago dell’oblio è sceso crudelmente sui luoghi del deseto

manicomiale, su questi luoghi di infinito dolore, e di indicibile

solitudine .. .. Alla memoria delle persone ferite nella loro anima

si dovrebbe accompagnare la memoria dei luoghi da loro abitati,

e da loro vissuti nel dolore e nella speranza contro ogni speranza,

anche se ora sono presenti solo alla memoria di chi li ha conosciuti.”

                                                                           (Eugenio Borgna)

 

“Si va in manicomio / per imparare a morire. “   (Alda Merini)

 

Quando sono diventato matto / ero molto distratto /

  non ho potuto / godermi la scena. “              (Federico Tavan)

 

“L’utopia può esistere solo nel momento in cui l’uomo sia

riuscito a liberarsi dalla schiavitù dell’ideologia, in modo da

esprimere i propri bisogni in una realtà che si riveli

costantemente contraddittoria e tale da contenere gli

elementi che consentano di superarla e trasformarla ..

Ciò che deve mutare per trasformare le istituzioni e i

servizi psichiatrici (come del resto tutte le istituzioni

sociali) è il rapporto fra cittadino e società nel quale si

inserisce il rapporto tra salute e malattia.

(Franco Basaglia e Franca Basaglia Ongaro)

 

L’importante è che abbiamo dimostrato che l’impossibile

può diventare possibile.                  (Franco Basaglia)

  

ma per concludere .. ho trovato a pag.280 una poesia del

Trimeri barista.. dedicata a un suo ex cliente ..

 

Ti ho sentito mentre gridavi

con la tua triste voce rauca

perché qualcuno aveva violentato

una paranoica nei cessi

o un alcolista era fuggito

un anarchico era stato incarcerato

o il nuovo governo era caduto.

Ti ho visto mentre frugavi nelle tasche

tra tabacco e briciole

alla ricerca degli ultimi spiccioli

per il caffè e maledicevi la suora

che misurava il tuo denaro.

Ho toccato il tuo corpo flaccido

inerte, agonizzante nel letto

perché pensavo ti fossi addormentato.

Ti ho visto mentre morivi

e non me ne rendevo conto.

I medici hanno detto

che il corpo non ha reagito.

So che hai voluto finire così

per l’incertezza degli anni a venire

per le tue sorelle randagie nel mondo

per l’abolizione della birra

dallo spaccio del manicomio

per una sorte da vero anarchico

senza prete, senza

il bacio d’addio dell’estrema unzione

senza parenti al capezzale

…all’anarchia si arriva dal socialismo…

e per due caffè e due birre

avevi schiere di compagni…

Inutili decine di flebo

fiale di lasix-ossigeno-camera isolata-.infermiere

psichiatrico

sei morto

il 20 agosto del ’76, Cinquantadue anni

di nome Mario, celibe, degente ospedale psichiatrico

ti sei lasciato morire

per commettere una pazzia

ed essere come volevano tu fossi.

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