I terremoti e il gasdotto «Rete Adriatica»

Le denunce del «Gruppo di intervento giuridico»

di Giorgio Chelidonio  

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Già nel 2013 [1], ben ricordando la sismicità delle zone che dovrebbero essere attraversate dal gasdotto denominato “Rete Adriatica”, il «Gruppo di intervento giuridico» [2] ne aveva sottolineato la rischiosità (e la pericolosità in caso di danneggiamento da sisma): non solo l’allora recente terremoto de L’Aquila (ma anche quello umbro-marchigiano del 1997) ne erano evidenze, ma anche il fatto che su 28 località attraversate dal progetto ben 14 erano classificate in zona 1 (massimo rischio) e le altre 14 in zona 2 (rischio elevato).
Inoltre il «Gruppo di intervento giuridico» sottolineava che il suddetto gasdotto avrebbe attraversato aree di depressione tettonica, una definizione che allora poteva sembrare un po’ criptica ma che si constata con l’abbassamento (fino ad un massimo di 70 centimetri) che il terremoto di domenica 30 ottobre ha prodotto su un’area di circa 130 chilometri quadrati [3].
Eppure, stando ad una breve ma attenta ricerca su Internet, sono ben rare le notizie di attenzione partitica su un rischio rivelatosi così macroscopicamente dopo lo sciame sismico tuttora in corso; con un’unica lodevole eccezione che è stata diffusa nel comunicato emesso il 31 ottobre dai «Comitati cittadini per l’ambiente di Sulmona», una zona classificata a “rischio 1” [4] e nel cui territorio dovrebbe essere installata la centrale di compressione del suddetto gasdotto. Su quest’ultimo tema specifico, sui rischi della “faglia del Monte Morrone” e sui possibili disastri in caso di danneggiamento sismico del gasdotto “Rete Adriatica” suggerisco di leggere il documento stilato da Maria Trozzi nel gennaio 2016 [5]. Ma anche la richiesta di “presidi sismici” avanzata pubblicamente da un gruppo di geologi – abruzzesi e non – già nel 2013 [6]. Con simili evidenze pare impossibile che non ci si voglia rendere conto della rischiosità di un simile impianto in zone appenniniche soggette a faglie attive tali da produrre dislocazioni e dislivelli bruschi.
Perciò… leggiamo e divulghiamo l’appello del 2 novembre [7].

LINKS

(1) #0000ff;">https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2013/04/23/un-gasdotto-nelle-zone-piu-a-rischio-sismico-ditalia/

(2) #0000ff;">https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/about/

(3) #0000ff;">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=26104 + #0000ff;">http://247.libero.it/focus/37127016/1/lo-scalino-di-15-km-creato-dal-terremoto/

(4) #0000ff;">http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=26104

(5) #0000ff;">https://report-age.com/2016/01/18/la-faglia-del-morrone-e-la-piu-pericolosa-ditalia-secondo-lingv-e-nei-pressi-insistono-con-il-metanodotto-e-centrale-snam/

(6) #0000ff;">http://www.reteabruzzo.com/2013/10/26/faglia-del-morrone-i-geologi-della-valle-peligna-chiedono-presidi-sismici/

(7) #0000ff;">https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2016/11/02/basta-una-volta-per-tutte-con-il-gasdotto-rete-adriatica-nelle-aree-piu-sismiche-ditalia/#more-16309

#0000ff;">http://ilfaro24.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/08/faglia-monti-sibillini.jpg :
NELLA FOTO:
una frattura prodotta dalla faglia dei Monti Sibillini, probabilmente attivatasi con il sisma aquilano del 2009 (foto del geologo Paolo Galli e postata sulla pagina Facebook geologi.it.); quest’ultima pare connessa ai terremoti che hanno colpito il Centro Italia negli ultimi 2 mesi.

 

Giorgio Chelidonio

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