Il meglio del blog-bottega: 42

andando a ritroso nel tempo (*)

Riccardo Venturi: «Dall’altra parte»

 

PatCarra-donneUomini
Non mi piace e non mi piacerà mai voltare gli occhi dall’altra parte.
Anche perché non è che una donna ammazzata, ferita o violentata da un uomo abbia per me una qualche nazionalità, e men che mai una religione. È soltanto una donna ammazzata, ferita o violentata. È soltanto l’ennesima vittima della più brutale violenza maschile. Una delle tante. La differenza non sta in questo. La differenza sta soltanto in quello che fa comodo.
Che un uomo ammazzi la moglie a sassate e ferisca la figlia, è un atto orribile. Da chiunque provenga, anche perché questo chiunque è sempre un uomo. E non m’importa se sia pakistano, italiano o marziano. Farne un discorso di
religione o di cultura è semplicemente e criminalmente disonesto, in un Paese come il nostro dove si ammazza almeno una donna al giorno. Ma è un Paese, questo, dove la disonestà è regola.
La prima disonestà, in questi fatti, consiste nel famoso
risalto dato alla notizia. Consiste nello scomodarsi dei ministri, delle carfagne, delle santanchè (minuscole volute). Nessuna carfagna che dichiari di volersi “costituire parte civile” per una qualsiasi delle decine di donne ammazzate dai mariti, dai conviventi, dai padri, dai fratelli o comunque da un uomo. Nessuna santanché che faccia la vomitevole “pasionaria” quando uno di questi crimini li commette un italiano, cioè nel 98% dei casi.
Uomini assassini che non soltanto non vengono fatti oggetto di nessuna campagna di stampa, ma addirittura giustificati o comunque “capiti”, quando addirittura non blanditi. Per l’italiano che ammazza una donna c’è sempre un tentativo di
comprensione. Quando anche lui si ammazza dove aver compiuto la strage, c’è sempre qualcuno pronto a dichiarare che è stato lasciato solo. E allora decidiamoci. Perché allora anche il pakistano che ha ammazzato la moglie e ferito la figlia dovrebbe essere giustificato, con lo stesso metro. Dovrebbe essere “capito” e blandito. Dovrebbe diventare un eroe anche per i maschilisti nostrani; quelli che, poi, sono immediatamente pronti a farsi paladini dei “diritti delle donne” quando c’è di mezzo un islamico.
Curioso che il fatto di oggi, quello per cui si è scomodata la carfagna, sia accaduto proprio in una “Novi”. Vi ricordate di quell’altra Novi, quella “Ligure” che in realtà è in Piemonte? Della coppiettina di fidanzatini piemontesi che fece fuori madre e fratellino, Erika e Omar? Vi ricordate di quando la ragazza uscì fuori simulando un
tentativo di rapina e urlando che erano stati gli albanesi? Vi ricordate della fiaccolata della Lega Nord che era già bell’e pronta, stroncata soltanto dall’arresto dei due? E vi ricordate che i due decisero di passare all’azione perché la madre si opponeva alla loro storia? Allora, ne deduciamo che è nella cultura piemontese ammazzare madre e fratellino quando un genitore si oppone? Ah, a proposito: naturalmente il povero Omar fu presentato immediatamente come succube della perfida fanciulla, il povero, debole ragazzo stregato dalla maliarda.
Ne fanno, questi signori e queste signore, un fatto di
cultura. Proprio come la ragazzina sedicenne che, qualche tempo fa, mi disse che i rumeni stuprano perché è nella loro cultura. Sto cominciando a provare un odio profondo per un altro stupro, quello che si sta compiendo (anzi, è stato già compiuto) nei confronti della nobile parola “cultura”; e i nomi dei suoi stupratori si conoscono benissimo. Ma ce la avete presente la carfagna (continuo imperterrito con le minuscole) che dichiara che “L’Italia non accetta tradizioni che violano i diritti delle donne”? Come sempre, tragedia e ridicolo si toccano quando ci sono di mezzo personaggi del genere. Il Paese europeo più arretrato in qualsiasi diritto, e non solo delle donne, che nelle parole di questa serva si erge a baluardo. “Anche questo è un modo per essere vicina alle giovani immigrate, per far capire che il nostro Paese è con loro ogni volta che vedono lesa la libertà e il diritto di essere cittadine libere”. Sono ancora parole della carfagna, come dubitarne. Il nostro Paese è con le giovani immigrate. Ad esempio rinchiudendole nei CIE. Ad esempio espellendole, chiudendo loro ogni porta, permettendo tranquillamente che siano sfruttate in ogni modo, negando loro (o frapponendo mille ostacoli) al ricongiungimento familiare. Conclude stratosfericamente la carfagna (sempre più minuscola): “L”Italia respinge e rifiuta con decisione ogni forma di prevaricazione degli uomini sulle donne”. Qui si impone soltanto il classico no comment.
Li chiama
delitti patriarcali, la carfagna. Sono, invece, ed esclusivamente, delitti maschili. Quotidiani, senza tregua. Le uniche risposte date sono orribili ciance che servono soltanto a mascherare la realtà. Si costituisca pure “parte civile”, la carfagna: quando, domani, l’ennesimo zio stuprerà la nipote, quando l’ennesimo marito geloso, depresso, solo ecc. ammazzerà la moglie, quando l’ennesimo padre volerà in cielo assieme a tutta la sua santa famiglia, allora, come per incanto, scompariranno culture, dèi, patriarchi e quant’altro.
Per questo è necessario non voltarsi
mai dall’altra parte. Si volti dall’altra parte, e possibilmente scompaia per sempre, chi genera razzismo e repressione. Si volti dall’altra parte chi giustifica l’italiano e condanna il pakistano. Si volti dall’altra parte chiunque abbia trasformato la parola cultura in scontro. Si voltino dall’altra parte i paladini a targhe alterne. Si volti dall’altra parte la rappresentante di un “governo” che non solo non intende “costituirsi parte civile”, ma che non ha speso nemmeno una parola per l’assassinio premeditato di Teresa Buonocore; e assieme a lei i pennaioli che l’hanno immediatamente etichettata di camorrista. Ma a tutti questi, a tutte queste, il nome “Teresa” non interessa. Interessano loro soltanto nomi come “Hina” o “Sanaa”. Le stesse Hina e Sanaa cui, ogni giorno, annullano ogni tipo di futuro assieme alle Terese.
Lo faccio raramente, ma vorrei invitare a leggere anche:
Cattolico accoltella la moglie, è emergenza cristianiLa ministra Carfagna e gli immigrati

La foto è un’immagine dell’omicidio premeditato patriarcale di Teresa Buonocore, frutto della cultura italiana e di tradizioni che violano i diritti delle donne. Vi fa impressione, vero, leggere una cosa del genere?

Cattolico accoltella la moglie, è emergenza cristiani di Miguel Martínez

http://kelebeklerblog.com/2010/10/04/cattolica-accoltella-la-moglie-e-emergenza-cristiani/

Solo dalle 15 fino a mezzanotte di ieri, ecco la scia che ha lasciato dietro di sé il terrore cristiano in Italia. Una violenza cieca, incessante, che si esercita sui più deboli, che si finanzia con il traffico di droga, che si manifesta in barbariche orge. E girano armati per il nostro Paese!

Un cattolico di 60 anni accoltella la moglie a Piacenza.

Un gruppo di cristiani a Taggia (IM) salta in aria mentre preparano esplosivi – i media asserviti e politicamente corretti parlano di “fuochi pirotecnici”.

Una folla di cristiani aggredisce un giornalista di Piacenza Sera che aveva osato cercare di capire cosa stava succedendo in una discoteca.

Durante un rito orgiastico di cristiani, a Fara Sabina, una ragazza in coma, decine in ospedale.

A Villafranca Massa, un cristiano che si aggirava armato di fucile ha sparato alla gamba a un’altra persona. Solo dall’inizio dell’anno, assassini cristiani hanno ucciso sette persone con la scusa della caccia.

A Roma, cristiano alla guida di un Mercedes travolge tre bambini in bici.

Quindici cristiani arrestati a Civitavecchia per spaccio di cocaina.

Cattolico (cileno) cerca di rubare una borsa in un ristorante e viene linciato dai frequentatori (cattolici). Nemmeno tra di loro sanno vivere in pace!

E questi vorrebbero costruire chiese vicino a casa mia!

(*) Come l’anno scorso, ad agosto la “bottega” (che prima dell’11 gennaio 2015 fu blog) recupera alcuni vecchi post che a rileggerli, anni dopo, sono sembrati interessanti. Il motivo? Un po’ perché quasi 8mila articoli sono taaaaaaaaaaaaanti e si rischia (nonostante i “santi” tag) di perdere la memoria dei più vecchi. E un po’ perché nel pieno dell’estate qualche collaborazione si liquefà: viva&viva il diritto alle vacanze che dovrebbe essere per tutte/i. Vecchi post dunque… di 5 anni fa all’incirca: recuperati con l’unico criterio di partire dalla coda ma valutando quali possono essere più attuali o magari spiazzanti. Il “meglio” è sempre soggettivo ma l’idea è soprattutto di ritrovare semi, ponti, pensieri perduti… in qualche caso accompagnati dalla bella scrittura, dall’inchiesta ben fatta, dalla riflessione intelligente: con le firme più varie, stili assai differenti e quel misto di serietà e ironia, di rabbia e speranza che – noi speriamo – caratterizza questa blottega, cioè blog-bottega. La vignetta – ripresa dalla rete – è di Pat Carra. (db)

 

 

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