IL MIO METODO (pabuda)

m’industrio:

a spanne,

a eliche interrotte.

m’arrangio:

di certo,

a grappolo acerbo

d’idee.

penso scudisciate.

cammino piano

ma a tutto gas:

butto il peso

sul lato destro

poi recupero

il baricentro

e un po’ di

buonsenso,

sollevando

più del dovuto

il piede sinistro

e con quello saluto

(l’aria morbida, rasoterra).

io di solito saluto

quasi tutti quelli

che incontro,

ma preferisco

quelli che incrocio

sul mio lato sinistro.

per salutare

un poco rallento,

ma poco:

io di solito

recupero il tempo,

il ritmo e il ricordo.

dovessi salutare tutti

stringendo la mano

sarebbe un bell’imbarazzo:

pare che la mia mano destra

dispensi

una morsa, un morso, una presa,

un’idea, una sberla, una stretta

difficile da interpretare,

così su due piedi.

quindi, saluto con: un pensiero intenso,

delle parole scelte caso per caso,

un cenno del capo e un sorriso dritto

in mezzo agli occhi

e un’occhiata alle scarpe:

di solito, tutto si risolve nel migliore dei modi

e riprendo il passo necessario:

dritto di direzione, ondulato d’esecuzione.

Pabuda
Pabuda è Paolo Buffoni Damiani quando scrive versi compulsivi o storie brevi, quando ritaglia colori e compone collage o quando legge le sue cose accompagnato dalla musica de Les Enfants du Voudou. Si è solo inventato un acronimo tanto per distinguersi dal suo sosia. Quello che “fa cose turpi”… per campare. Tutta la roba scritta o disegnata dal Pabuda tramite collage è, ovviamente, nel magazzino www.pabuda.net

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