Inverosimilmente vero

di Mauro Antonio Miglieruolo

Qual è il mio problema!? Quale può essere il problema di una disgraziata che si lascia intenerire da tipi dimessi, timidi e miopi (dovreste vedere cosa può essere lo sguardo di un miope!) e magari anche pelati? Incontrarne uno, ecco quale può essere! e incontrarne uno per giunta bassettino, gambe storte e un sacco di peli dappertutto.

Il tipo mi fa gli occhi dolci, occhi verde mare, e rimango fregata (capita nella vita). Gli permetto, ahimè tapina, di divertirsi quanto più può, di darci dentro più che può e come ringraziamento il manigoldo mi rende gravida di un brutto vizio dal quale non riesco a staccarmi.

La foto è intitolata “intellettuale di destra”. Ma potrebbe attagliarsi benissimo a tanti intellettuali di sinistra. L’intellettuale sa, sa, ma non sa di non sapere nulla.

Come ho fatto a cascarci? A furia di belle frasi, sorrisi melensi, passeggiate romantiche mano nella mano, il sacrosanto rispetto dei miei tempi, cosa che non mi era mai successa e, per finire, il colpo di grazia, complice uno splendido tramonto estivo (immagine da fumetto rosa, il disco enorme del sole che galleggia tra due nuvolette leggere), le estasiate mistiche melodie di Enia.
Seguono settimane intense, lussureggianti. Mi lascio andare. Il tipo sembra innocuo, non avere altro interesse che per il mio corpo. Più lo conosce e più si infervora. Svela una fame di sesso ancestrale, di uno a digiuno da secoli, pare non abbia mai praticato donna, non s’occupa d’altro che di sbaciucchiarmi, manipolarmi (polipo terrestre) e tutto il resto. Invece (mai fidarsi della gatte morte, gli dai un dito si prendono tutto il braccio), il canchero tiene in serbo per me il peggio che possa capitare a una del mio ambiente: libri. LIBRI! Sissignore, ho proprio detto libri. Non occorre tu assuma quell’espressione schifata, lo sai bene quanta gente usa leggerli. Anche il mio canchero ha quell’abitudine. Con l’orrido in più, proprio a tanti viziosi, di far opera attiva di proselitismo.
La fa anche con me. Dobbiamo condividere tutto, afferma, altrimenti è lo stesso che continuare a star soli. Mi porta a casa sua, assenti i genitori, per esibirmi quel che nasconde sotto il letto. All’inizio penso a qualche bella rivista porno, di quelle tremende con tanti enormi brutti cosi in primo piano e comincio a ridacchiare come la scema che sono. Ma ecco che estrae un pacco di grossi insulsi volumi e me li mette sotto il naso, il sorriso suadente, mormorando insidiose parole di rettile, in sostanza l’invito a provarci. L’avesse proposto un altro l’avrei preso a schiaffi. Io leggere un libro? Ma per chi mi hai presa? suggerito da lui col suo tono distaccato malizioso, birbantello che invita alla trasgressione, che gli fa? lo sapremo solo noi due… diventa tutt’altro, non una faccenda di cui vergognarsi, ma mossa scaltra da superfighi della quale andare orgogliosa (cretina!).
Ci provo, do un’occhiata al romanzo, ma mal me ne incoglie. Mi ritrovo introdotta in un mondo alienato e terribilmente allettante, il mondo dei libri, questa specie di veleno che uccide gli occhi e scombina l’innocenza dello spirito. Che bastardo! Propinare a una personalità semplice incorrotta trasparente quale la mia, indifesa progenie della post-modernità, le insidiose seduzioni cerebrali permanentemente nascoste dentro le pagine di una qualsiasi opera! Il bastardo però se ne infischia dei subbugli che può far nascere. Di più: uguale a tanti lettori reputa una faccenda molto onorevole, di cui persino vantarsi (almeno nel suo proprio ambiente), maneggiare la carta stampata e diffonderne l’abuso.
Rammento il primo libro che mi sottopone, il bel disegno sulla copertina e dentro la meraviglia di quel diluvio di parole poste l’una accanto all’altra, parole atte a evocare l’immagine di un mondo nuovo, in un modo nuovo, completamente diverso dal cinema-TV, una maniera fantastica, inebriante, dalla quale, basta una sola volta, non so più staccarmi (una vera droga). Altro che i libri di scuola, le odiose appendici della tortura mattutina! Altro che le interminabili lezioni di Italiano! Chi costruirà le cose che vi piacciono tanto? blatera l’insegnante ogni volta che manifestiamo insofferenza. Senza intellettuali, la società non va avanti…
Non sono problemi che ci riguardino, ribattiamo convintissimi delle nostre ragioni, ma del governo se mai…
Stupida! mi viene da pensare dopo aver scoperta la mia indegna perversione. Non è questione di utilità sociale, ma di evoluzione personale. Non per tutti, PER SE STESSI! Per il proprio piacere. I libri sono come le ciliegie, uno tira l’altro. La prima pagina invita alla seconda, dalla seconda alla terza, continui galleggiando beata tra le immagini, finché la più bella non ti centra e tu, un sorriso sulle labbra, poggi la testa sul cuscino e resti a riflettere sullo splendore dell’invenzione che ti è stata propinata.
Ma, c’è un ma. Il peggiore dei ma.
Leggere è attività individuale individualistica, mica si può praticare in gruppo, uno si deve isolare dagli altri, fare il morto su una poltrona, abituarsi a navigare negli artifici, sognare più che vivere… si fa da soli, per diventare soli, per restare soli… è un’attività che trasforma chi la pratica, lo rende strano, diverso… parole nuove, di difficile comprensione gli fioriscono sulle labbra, idee sconosciute, audaci e pericolose, si fanno avanti, si diventa criticoni, incontentabili… tutto quello che prima andava bene, non va più bene, il gruppo stesso è posto in discussione… il che ne provoca la reazione di rigetto. Sentendosi aggredito, insidiato nella sua intima essenza, il gruppo rifiuta, vomita, irride a tale attività. La fiuta e si rivolta.
È quel che capita a me. Per quanta abilità adoperi nel dissimulare le tendenze recenti vengo ugualmente sniffata e scoperta. Le piccole volpi che compongono la banda si accorgono ben presto della mia trasformazione e prendono a lamentarsene. Sto diventando una sapientona pretenziosa che pronuncia parole con troppe sillabe, di significato incerto e valore palesemente ornamentale. Una che si vanta, esibisce erudizione… quest’ultima parola ad esempio, erudizione, la prima volta che mi scappa di pronunciarla è tutto un fiorire di sorrisi e poi di gran pacche sulla schiena, anche sul fondo schiena. E BRAVA LA NOSTRA SAPUTELLA! Brava davvero, me la sono andata a grattare sul dizionario inciampando faticosamente sulle sillabe, alcune settimane prima non me lo sarei neppure sognato, al punto non esito un istante, dicendomi che mi frega, non lo verrà a sapere nessuno! inserisco nel lettore il CD del Devoto-Oli, e vado alla caccia del significato delle parole.
A quelli della banda però, moralisti rigorosi e impenitenti (macché i libri proprio non esistono!), per loro il mondo è tutto uno sfasciare auto in sosta, rompere vetrine, sgraffignare mele sui banchi della frutta, pestare extracomunitari e scrivere frasi oscene sui battenti dei cessi pubblici, non passano inosservati gli esiti di quell’attività masturbatoria (la masturbazione delle meningi). Eh, tu, – iniziano a borbottare – quante arie ti dai… e così dicendo mi condannano spietatamente irreversibilmente. Chiudono con me, il che è il medesimo che chiudermi fuori dal mondo. Normali, capito? come tutti! UGUALI! è il nostro motto, lo pronunciamo in continuazione e, se necessario, lo pestiamo persino sul muso. Beh, l’unica cosa che veramente conti è fare i bravi, alias rigare dritto, niente smanie intellettualistiche, leggere giornali, riviste e simili cazzate, i piedi ben piantati in terra, guardarsi dai poliziotti, non farsi cogliere in flagrante e scorrazzare a duecento all’ora sulle auto prese in prestito…
Per farla breve, una parola sbagliata oggi, una fuori luogo domani, la frase fuori misura dopodomani, mangiano la foglia e principiano a guardarmi storto (bello questo principiano!). Oppure prendono le distanze e mi diventano sarcastici. Non trascorre molto tempo che anche il fidanzato e l’amica del cuore mi chiedono insinuanti che hai bambina, che ti succede? Navighi un po’ sullo sconvolto… La bambina commette l’errore di azzardare un principio di confessione e ambedue, dopo aver fatto tanto d’occhi, prendono commiato sbattendo la porta. Non vogliono aver niente a che fare con me, una tonta, buzzicona, rimbambita corrotta del mio calibro. Lo scandalo si allarga, investe l’intero circondario, se ne parla quasi ovunque, entra in casa e ipoteca pesantemente l’attenzione di genitori, fratelli, sorelle e persino del portiere del condominio, ah! signorina, questo proprio da lei non me lo aspettavo!
La peggio è mia madre, sembra impazzire. Ulula che è una bellezza, erra stravolta da una stanza all’altra, si strappa i capelli, si percuote il viso e me lo percuote, piange e si compiange. Che vergogna, figlia mia, che vergogna! Povera lei, cosa ha mai fatto per meritare una figlia degenere! Questo è perché gliele hai date sempre vinte, l’accusa il genitore maschio, convinto che la sua discendenza sia stata tirata su male, troppo male. Miracolo non mi sia messa a far la puttana, geme, sebbene sarebbe stato quasi meglio, oggi non ci si fa più caso a certe bazzecole, avrei senz’altro dato meno di che mormorare ai vicini. I fratelli si limitano a formulare vaghe minacce, a protestare, in casa nostra la cultura non ci entra! preoccupati soltanto dei possibili contraccolpi all’interno della loro combriccola. Si sono già menati con qualcuno per causa mia, temono di non riuscire a far fronte all’ondata di derisioni, lazzi, battutine sceme e sfottò che rischia di sommergerli (è un vero miracolo che non mi riempiano di botte, come invece ha provveduto a fare mammina). In compenso non fanno altro che sbraitare brutta stronza! Cosa ti salta in testa? Nessuno di noi lo fa, tu perché sì invece?
Ignoro perché lo faccia. Anche io, uguale agli amici, un tempo mi vantavo di non leggere, ero persuasa si trattasse di un’attività da scemi, starsene immobili per ore a farsi venire il mal di testa percorrendo con gli occhi righe interminabili di caratteri a stampa, cacatine di mosca, le definivo, quando invece ci si può sbomballare con le playstations, sdraiate lunghe al sole rosolate da giugno a settembre, sgranchire le ossa incalzati da ritmi pop, tecno, rock, metal, latino, cinque ore minimo al giorno, e al mattino la corsa sfrenata per tornare a casa?
Leggere libri? Che cavolo! Che passatempo sarebbe? borbottano tutti, borbottona anche io, ne ho sparate la mia parte contro i pedanti che capitavano a tiro… gli altri perseverano (piace questa parola?) nella ripulsa, io invece ho avuto la sfortuna di incontrare il pervertito mascalzone profittatore occhialuto, del quale sai, e mi sono trasformata tanto da diventare irriconoscibile ai miei stessi occhi.
È successo tutto all’improvviso, come in un sogno, o un incubo. La suggestione di un momento e la caduta nel vizio (dicono che accada lo stesso con l’eroina). Me ne rammarico, sì certo, troppe sofferenze ha provocato; eppure, sottilmente, dentro di me continuo, non sono veramente pentita. Fingo di rimproverarmi, ma non mi rimprovero. Non del tutto, almeno. A volte penso si tratti solo di strategia, i miei medesimi tormenti un’apparenza per mitigare la disapprovazione, l’assalto alle barricate che attuano contro di me. Quando proprio non posso più della pressione psicologica che adoperano, chiudo gli occhi e ammetto: è vero, È VERO! sono stata una pazza, una sconsiderata… ma dentro di me invariabilmente aggiungo: e lo sono ancora. Pazza, sconsiderata…
Infatti, credimi, l’auto-da-fé del grosso dei miei libri a cui mi vedi costretta è una miserabile finzione, una commedia recitata a beneficio di parenti e amici. I battimani che ascolti, i fischi, le sputazzate sprezzanti sul mucchio al centro del giardino e i rutti, le scoregge, le bottiglie di vino-birra che passano di mano in mano, disgustano te quanto addolorano me. Non ci sono in questo scempio. Il mio corpo è qui, l’anima vaga sofferente tra le pagine in fiamme, l’ira per il misfatto riesce ad avere persino agio sull’onta per lo scalpore provocato.
Sissignore, sono divisa dentro, irrimediabilmente lacerata. È tutto qui il problema di cui chiedi, in questa inattualità esistenziale dentro cui sono obbligata. Da una parte chi mi vuol mettere in riga, dall’altra la vocina silenziosa indocile che ripete instancabile un consiglio di ribellione, un magnanimo invito alla resistenza.
Ignorare, suggerisci tu? Far finta di nulla e continuare sulla strada di normalizzazione intrapresa? L’ordine e la morigeratezza, seguire la corrente, mettersi in pace con i miei e con il prossimo…
Forse.
Un giorno scoprirò se hai ragione o torto.
Per il momento il cammino a cui mi affido è il solito mio, il compromesso. Il non pendere né da una parte né dall’altra. Sorridere alla gente e, nel segreto dell’animo, lasciar libero corso alla realtà dei sentimenti. Ipocrisia, la chiami? IO invece l’appello sopravvivenza, unica possibilità di quiete.
Il grosso dei libri è sotto i tuoi occhi, brucia. I più intellettualmente impegnati, tuttavia, i più profondi e difficili, i prediletti, li ho preservati dentro un involucro di plastica che ho nascosto nell’angolo più riposto del giardino, in un pozzetto in disuso, lo stesso in cui, da bambina, occultavo i tesori infantili. Suppongo, lo leggo nella tua maschera di corruccio, che tu abbia compreso il quando il come di quel che ne farò. Di tanto in tanto, nelle poche ore di solitudine casalinga, papà e mamma al lavoro, i fratelli a bighellonare al Centro, andrò a ripescarli, scioglierò ansiosa l’involucro di protezione per sfogliarli avidamente, leggiucchiando qua e là, a caso, inebriata dalle parole che si susseguono, le righe costruite con eleganza, l’incontenibile singolare vitalità delle pagine.
Ah! ripeto, non fare quella faccia, amica. Ti ho guardata bene negli occhi, cara, ti ho guardata dentro. Presumo di avere intuito molto di te, o quantomeno qualcosa di importante per la quale nutri un solenne timore. Sbagli. Non occorre che tu tema. Non serve allarmarsi. Non c’è alcun pericolo nei libri, non mordono mica. Il pericolo sta nella testa della gente, un pericolo che cresce a dismisura, che si allarga a macchia d’olio e produce singolari effetti negativi. Il pericolo risiede nel pensiero fisso di ognuno che lo lega a certi riti e solo a quelli, alle abitudini, alle regole… Questa pira di libri, ad esempio. Il Sabba infernale che ha scatenato. Non si tratta di altro che della dolorosa illusione prodotta dall’arbitrio. Tu però non cedere all’avvilimento. Lascia perdere i pensieri morti. Abbi il coraggio di ammettere la tua propria debolezza e seguimi, ti farò prendere atto di persona, complici gli occhi, della verità autentica inscritta in ogni libro. Quella immediata, espressa nella narrazione e quella occulta, propria all’atto stesso di costruirla (un vero prodigio questo prendere la materia grezza inerte a disposizione e darle vita, darle bellezza, forma…). Rimarrai incantata, ne sono certa, vorrai anche tu godere i piaceri che migliaia di persone sperimentano ogni giorno.
Infine, che sarà mai? Se dovessi accertare, in questa prima prova, che veramente la lettura nuoce, non dovrai far altro che voltare le spalle e mandarmi a quel paese. Semplice, no? Se invece ne trarrai profitto sarà un bene per te e per me pure, ché non avrò più di che sentirmi sola…
Perché, vedi, comprendimi, lo capisci, vero? anche io ho bisogno, uguale all’occhialuto, di spezzare la solitudine consolandomi con la consapevolezza che, nello sconfinato deserto di pensieri che è diventato il mondo, c’è qualcun altro che condivide la mia medesima vertiginosa propensione per la lettura.

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.