Kashif Reza: a Imola, conversando con il nemico

Esco di casa verso le 11:30 per prendere il pane. Vedo il banchetto della Lega Nord: un cartello con scritto “raccolta firme per mandare via gli ambulanti abusivi”. Passo senza fermarmi ma la coscienza comincia criticarmi: mi sento quasi in colpa per non essermi fermato a chiedere che cosa era questa raccolta firme.

Compro il pane e mi dirigo a casa, ma raggiunto il banchetto leghista mi fermo quasi d’istinto: li fisso per un ventina di secondi senza dire nulla. Poi mi avvicino e chiedo con voce cordiale: “scusate per cos’è questa raccolta firme?”. Un ragazzo giovane, con maglietta verde e fazzoletto al collo di identico colore, si avvicina e con altrettanta cordialità mi risponde: “per mandare via gli ambulanti abusivi”. Gli dico che non è chiaro. Il ragazzo spiega che vanno mandati via, in quanto abusivi, perchè vendono senza avere una licenza e a differenza degli altri venditori non pagano le tasse. Gli rispondo: “probabilmente non hanno la licenza ma non vi sembra assurdo mentre stiamo attraversando una crisi politica, economica-finanziaria e sociale di raccogliere firme per mandare via gli ambulanti abusivi?”.

Mi si avvicina una donna sulla quarantina (era già lì prima che io arrivassi) e fa: “guardi che non sono del partito ma questa gente fa molte cose giuste; dove lavoro io la maggior parte delle lavoratrici sono extracomunitarie che accettano condizioni di lavoro impossibili”. Le chiedo se lei è precaria. Risponde di sì e aggiunge che probabilmente rischia di perdere il posto a causa delle sue colleghe disposte a lavorare ai minimi salari. Le rispondo che anche io sono precario e che quando c’è stato lo sciopero generale, il 25 giugno, sono andato a scioperare mentre i miei colleghi, la maggior parte italiani, sono rimasti a casa oppure sono andati al mare. La cosa mi ha infastidito anzi mi sono incazzato con i miei colleghi – le dico – e li ho chiamati crumiri. “Lei signora pensa che sia colpa loro? Certamente un po’ ma i responsabili principali sono coloro che spingono le persone ad accettare queste condizioni. I miei colleghi che non hanno scioperato per la maggior parte sono precari, quindi avevano paura di perdere il lavoro in una situazione come questa, così anche le sue colleghe accettano una qualunque condizione perchè se rimangono senza lavoro rischiano di perdere il permesso di soggiorno e diventare clandestine quindi criminali”.

La signora mi risponde: “guardi che io ho veramente paura di uscire di casa alla sera”. Allora le chiedo: “la spaventa di più un ambulante che vende i fiori oppure una manovra finanziaria di 24 miliardi che pagheranno solo gli operai e le operaie come me e come lei?”.

Non risponde e si allontana con il ragazzo giovane. Comprendo che la mia presenza non è molto gradita. Si avvicina una donna e mi dice: “Abbiamo capito, ora se ne può andare? Non condividiamo affatto ciò che lei sta dicendo … Quindi se ne può andare?”.

Allora si avvicinano due signori, uno abbastanza giovane (sui 35-40) mentre l’altro è un pochettino più anziano, forse l’età di mio padre portata male. Il giovane mi dice: “lei sa che i negozianti che pagano le tasse onestamente vendono quelle 20 rose in meno perchè ci sarà qualcuno che comprerà dai venditori ambulanti i fiori perché costano di meno visto che questi altri non pagano le tasse?”. Io lo guardo perplesso e gli chiedo se sta scherzando: “guardi che se quell’abusivo lì, che è passato prima, alla fine della serata riesce a vendere tutte le rose, guadagnerà al massimo 40 euro”. Mi viene incontro l’uomo più anziano e con una voce alquanto alterata dice: “la questione non è di due euro o quattro o venti euro ma è una questione di principio”. Detto questo si gira e si allontana. A me sboccia un sorriso spontaneo che si trasforma in risata e gli grido dietro: “se la questione è di principio allora sono d’accordo anche io, ma allora a questo punto cadiamo nella più grande contraddizione italiana, perchè abbiamo come presidente del Consiglio un mafioso che è anche uno dei più grandi evasori di tasse”.

Il ragazzo più giovane dice che le mie affermazioni su Berlusconi sono contestabili. Ridendo ribatto: “se è contestabile il fatto che Berlusconi sia condannato per vari crimini, allora è tutto contestabile. Contestabile è questa democrazia, questa repubblica, questo parlamento e anche quei 400 stronzi che ci rappresentano al governo sono contestabili. Ma soprattutto è contestabile quello” e gli indico il simbolo del fascio sotto il quale loro fanno il banchetto.

A questo punto il signore mi risponde: “quella è la nostra storia”.

Io ribatto: “una storia sbagliata”.

Lui insiste: “la propria storia va ricordata”.

Io replico: “sì, bisogna ricordare una storia sbagliata ma averne la nostalgia e abbracciarla è un altro conto”.

Il più giovane dice che dal modo in cui mi ponevo aveva capito di quale schieramento facevo parte.

“Guardi che ha capito male – rispondo – io non faccio parte di nessun schieramento”.

Lui insiste che sicuramente facevo parte di un partito di sinistra.

Lo guardo e chiedo se a Imola esiste un partito di sinistra oppure se ce n’è uno a livello nazionale”.

E lui: “visto che non fai parte di nessun schieramento perchè non fai un movimento? Guarda che noi prima eravamo dei puntini, abbiamo fatto questo movimento stando vicino alla gente e capendo le loro esigenze…”.

Lo interrompo: “no, voi avete cavalcato le paure della gente e giocato sull’ignoranza di una popolazione poco informata. Voi state facendo politica alimentando la paura della gente, avete riscosso i vostri consensi sulla discriminazione degli immigrati; ma comunque parliamo del federalismo fiscale. Si può anche essere d’accordo ma visto che voi siete per la legalità e il federalismo fiscale è nel vostro programma politico perchè non parlate del nuovo ministro del federalismo, che è sotto processo?”.

Il più giovane interviene: “quel ministro non è stata scelto dalla Lega ma dal Pdl”. Nel frattempo gli altri leghisti avevano già smantellato il loro banchetto…  Quello mi guarda e fa: “ci vediamo la prossima volta”.

E io: “ci potete scommettere perchè da sabato prossimo distribuiremo un volantino di controinformazione di fronte al vostro banchetto”.

Redazione
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7 commenti

  • sono molto grato a Kashif per avermi raccontato questa piccola-grande storia che per certi versi mi ricorda “il teorema della linea 94” di Lorella Zanardo (sempre qui sul blog). I finestrini del bus 94 sono tutti chiusi e con il caldo si soffoca ma … tutte/i restano immobili, apatici, rassegnati; solo dopo che una persona (Lorella) inizia ad aprire i finestrini un po’ di persone dicono “era ora”: perchè non potevano farlo loro?
    Rispetto alla Lega è lo stesso: ci soffocano, ci insultano, ci tolgono l’aria… perchè non apriamo i finestrini, non li contestiamo (in modo nonviolento) non proviamo a respirare? Kashif mostra la via, seguiamola.
    Forse chi non è di Imola si sorprenderà che in una città con una tradizione di sinistra (e con tante persone uccise dai nazifascisti durante la Resistenza) ci sia ancora qualche vecchio fascio in giro sui palazzi. Purtroppo è così. Quando ero piccolo ce n’erano tantissimi anche a Roma: poi nel 1968 in una scuola molte e molti presero una scala e un martello e ne smantellarono uno. Furono imitati e di simboli fascisti ne rimasero pochi: Roma fu più bella (o meno brutta, fate voi; io non ci tengo particolarmente a esaltare la bellezza di una città dove tanta gente veniva e viene fatta vivere nella merda mentre i costruttori e soprattutto il Vaticano tengono decine di migliaia di appartamenti vuoti).
    Ripensando a quella scuola romana del ’68… “Datemi un martello” era il ritornello di una vecchia canzone del movimento operaio statunitense. Perchè no? Un martello, una scala, 5-6 persone e un simbolo fascista in meno. Se lo facciamo a Imola ci denunceranno (chi e per cosa?). Io sono pronto e ho la scala. Chi viene con me e porta un paio di martelli?
    Aria fresca anche sui muri.

  • Sono incappato in un banchetto della Lega al mercato. Al militante (poi ho scoperto che è un consigliere regionale) che mi porgeva un volantino ho risposto: “no perchè seminate cattiveria mentre ci rubate l’acqua per fare affari coi soliti noti”. Ha balbettato che nella nostra regione non è così. Forse è andato in confusione perchè, mentre ad un’accusa di razzismo avrebbe avuto la risposta pronta, quella di cattiveria ha toccato qualcosa magari rimasto in lui dall’infanzia.

  • care e cari,
    evidentemente a Imola è periodo (lo è sempre?) di ambulanti e di piazza … o di agorà per dirla in lingua greca.
    Verso le 11 di oggi mi trovo a passare dal centro, piazza Matteotti per la precisione e vedo che intorno al cc, sigla di chitarrista-cantante (con potente impianto di amplificazione) sotto i portici ci sono due CC, nel senso di carabinieri. Non intendo cosa dicono i due tutori dell’ordine (si fa per dire) pubblico (si fa per dire) ma sento la voce del cc perchè non ha spento il microfono.
    Mi avvicino. Uno dei due CC in divisa chiede al cc amplificato di chiudere appunto l’impianto perchè quella è “una conversazione privata”. Il cc ribatte “non ho niente da nascondere”. Discussione tesa. Il cc minuscolo polemizza con un CC in divisa sulla differenza fra democrazia e dittatura. Il tipo con la divisa (non il pennacchio come nella canzone) fa un gesto verso l’altoparlante e dichiara: “allora lo chiudo io”. Il cc senza divisa lo gela: “lei ci provi e io vado qui dietro e la denuncio alla polizia”. Il CC desiste. Uno a zero per il cc senza divisa.
    Si è radunata una piccola folla. Alla richiesta di documenti il cc tranquillo li consegna ai CC, ribadendo che quello va bene, fanno il loro dovere, ma che lui ha tutte le autorizzazioni necessarie per suonare: è il suo lavoro. Direi due a zero.
    “Ma lei disturba” insiste il CC. “Macchè” replica il cc. “Lei è arrogante” rincara il CC. “Sono nel mio diritto di suonare” ribadisce il chiatarrista-cantante.
    “Vero che è arrogante?” dice il CC rivolgendosi alla piccola folla. “Assolutamente no” intervengo io e spiego perchè. Tre a zero.
    Vi risparmio un po’ di ping-pong ma mi pare che i CC in divisa desistano, nel dubbio lascio il mio numero di telefono al cc senza divisa. Servisse un testimone… Gli dico che ha ragione ma che forse il volume era un po’ alto, quello sì. Io ero passato prima e (come altre volte in passato) fra me e me avevo pensato: “gran bella voce ma qualche decibel in meno non guasterebbe”.
    Un altro osserva: “ma canta bene però, così lo sentono tutti”. Ha ragione anche lui.
    Interessante anche la piccola chiacchierata che ho avuto con 3-4 delle persone presenti prima di andar via. Diversi i pareri sul volume del cc ma tutti notavano che quando i negozi, le pizzerie, le feste pubbliche assordano la gente i carabinieri e altri divisati non si vedono mai. Invece contro gli ambulanti (regolari in questo caso) ecco che spuntano, catti-cattivissimi, veloci. Aggiungo io che il sonoro delle pubblicità nella stazione di Bologna rende impossibile ascoltare gli annunci e magari chi sta lì vorrebbe proprio sapere un orario in ritardo o un binario cambiato invece dei soliti spot dementi.
    Finisce qui. Mi torna in mente Kashif ma anche il teorema della linea 94.
    Che ne dite?

  • Tanti pochi fanno assai…..

    Bravo Reza, e grazie cmq. a tutti voi perchè mi fate sentire “appartenente”… Il che purtroppo mi succede solo, recentemente, tra una ristretta cerchia di amici.

    Intanto, vi informo di una cosa ai Mondiali Antirazzisti di Casalecchio, sabato 10 luglio:

    il gruppo dei Combattenti per la Pace, composto da ex soldati israeliani ed ex prigionieri palestinesi che dal 2005 operano insieme per la fine dell’occupazione militare e per la legalità e la giustizia servendosi degli strumenti della “non violenza”, con l’ Associazione per la Pace , il Centro Lavoratori Stranieri CGIL-BO, Nexus Emilia-Romagna, Associazione Yoda, Mashi, Associazione Pari Opportunità e Sviluppo, Donne in Nero, Coordinamento Bolognese Campagna B.D.S.

    TI INVITANO A PARTECIPARE ALL’INTERVISTA-INCONTRO
    coordinata da LUISA MORGANTINI
    con ASHRAF KHADER (palestinese) e LIRI MIZRACHI (israeliana)
    di “Combattenti per la Pace”
    che si terrà

    SABATO 10 LUGLIO ALLE ORE 17.00

    ALLO SPAZIO KALAKUTA DEI
    MONDIALI ANTIRAZZISTI DI CASALECCHIO
    CENTRO SPORTIVO SALVADOR ALLENDE
    Via Salvador Allende – Casalecchio.

    http://www.mondialiantirazzisti.org
    http://www.cfpeace.org
    http://www.asteriscoradio.com

  • ginodicostanzo

    http://insorgenze.wordpress.com/2010/04/14/anatomia-del-discorso-leghista/

    Sondare la profondità storica dei discorsi politici può riservare notevoli sorprese proprio perché i comportamenti politici non sono determinati soltanto dagli eventi più recenti, ma si iscrivono in una storicità che in parte sfugge al loro controllo. E’ quanto dimostra Lynda Dematteo, giovane antropologa della politica di scuola francese, (le sue origini sono piemontesi), in un libro per ora pubblicato solo in Francia, L’Idiotie en politique. Subversion et néo-populisme en Italie, Cnrs éditions-Editions de la maison des sciences de l’homme, Paris 2007. Dedicato alle modalità del discorso politico tenuto dalla Lega nord, il volume raccoglie un lungo studio sul campo condotto nella zona di Bergamo. Il risultato della ricerca relativizza molto la presunta “rivoluzione leghista” mostrando come nella realtà il discorso padano mobiliti tematiche ancestrali mettendole a profitto con le paure contemporanee. Più che una rivoluzione, l’onda leghista evoca una sorta di Termidoro, quella che potremmo definire una reazione sociale di massa.

    Come nasce il discorso leghista?
    Esiste una relazione carsica tra l’opposizione cattolica allo stato unitario nei primi decenni di vita nazionale e il leghismo. Vi è una quasi totale sovrapposizione geografica tra ex province bianche e aree leghiste. L’autonomismo nordista ha le sue radici nei movimenti autonomisti che sopravvivono ai margini della Dc negli anni 50. Diffuso in alcune province periferiche, era conosciuto e ripreso da alcuni amministratori ed esponenti politici locali democristiani. L’attuale discorso della Lega nord è stato composto in quel periodo, quando nacquero esperienze come il Movimento autonomista bergamasco di Guido Calderoli che si presenta alle elezioni amministrative del ‘56, il Movimento autonomie regionali padane che partecipa alle elezioni politiche del ‘58 e del ‘67, l’Unione autonomisti padani di Ugo Gavazzeni che approva il suo statuto a Pontida, sempre nel ‘67, federando gruppi autonomisti lombardi, trentini, friulani e piemontesi. Anche se non si tratta di un’elaborazione ideologica vera e propria ma di un diffuso senso comune. Dopo essere sopravvissuto per decenni tra le pieghe profonde del territorio, tenuto a bada nei suoi accenti più reazionari dal partito cattolico, si rigenera e riemerge brutalmente in superficie quando la Dc crolla sotto i colpi delle inchieste giudiziarie.

    Nella tua ricerca sostieni che la sua matrice politico-culturale risale ancora più indietro?
    Rimonta alla tradizione cattolica antiliberale, al riflesso antigiacobino del clero legittimista, al retroterra guelfo e papalino che fa proprio il discorso del governo locale e delle autonomie e che si lega alle insorgenze popolari delle valli che vissero in modo ostile la campagna bonapartista, il triennio giacobino con le sue riforme che mettevano in discussione i vecchi diritti consuetudinari concessi dalla Serenissima, il Risorgimento delle élites urbane massoniche e rimasero indifferenti alla Resistenza egemonizzata dai comunisti.

    Come si concilia tutto ciò col paganesimo delle ampolle e i matrimoni celtici?
    Alcuni di questi riti sono inventati, come nel caso dell’ampolla, altri sono ripresi e dirottati, come accade per il giuramento di Pontida. La Lega se ne appropria e li deforma reinventando un proprio mito delle origini. Mentre il rito dell’Ampolla rinvia piuttosto al paganesimo classico dell’estrema destra, il giuramento di Pontida risale alla tradizione neoguelfa, al momento della riconciliazione tra i cattolici rimasti fuori dalla vita politica nazionale e lo Stato italiano. I leghisti ne capovolgono il simbolismo originario per trasformarlo in un patto contro Roma. L’esatto contrario del significato attribuito dalla tradizione neoguelfa che vedeva in Roma la sede del papato.

    Non credi che la doppiezza sia uno degli strumenti che hanno favorito il successo alla Lega? Buona parte della sua retorica politica ricorre agli attacchi contro la casta dei politici, i giri di valzer, quando loro stessi sono una delle espressioni più compiute di questo trasformismo. In 20 anni sono passati dall’ultraliberismo delle origini al colbertismo tremontiano, dal paganesimo all’asse col Vaticano, dalla mistica celtica al clericalismo bigotto, la difesa del crocifisso e di Gerusalemme liberata. Dipinta come l’unico e l’ultimo partito ideologico, sembra piuttosto il partito delle giravolte…. La stessa cosa non sembra praticabile a sinistra, dove l’elettorato non perdona il doppio linguaggio e sanziona la doppiezza. Gli elettori della Lega al contrario la premiano.
    Non credo che sia proprio così, i militanti vivono male queste giravolte, almeno i più coerenti, c’è un turn over importante nel partito. Gli elettori invece si soffermano solo sulle principali parole d’ordine mai cambiate, quelle contro “Roma ladrona”, “Prima la nostra gente” ecc. Credo che la Lega rappresenti bene le contraddizioni della gente delle provincie bianche. Per esempio il libertinaggio di fatto e il bigottismo di facciata. Questa incoerenza lampante tra i discorsi moralistici e i comportamenti sociali è qualcosa di assai sorprendente per una francese. Anche in economia, più che di colbertismo parlerei di mercantilismo. Sono liberisti quando gli conviene e protezionisti quando si sentono in difficoltà. Hanno una concezione aggressiva delle relazioni commerciali. Non credo che il governo italiano assecondi le imprese come fa il governo francese, soprattutto quelle piccole e medie del Nord-Est che la Lega rappresenta.

    a proposito di idiozia leghista
    Eppure la Lega sfonda in territori nuovi, oltrepassa i confini delle antiche provincie neoguelfe.
    La Lega riesce ad avere successo perché non incarna la critica della politica ma la sua parodia. Scimmiottando il potere in qualche modo contribuisce alla dissoluzione del sistema stesso, non al suo rilancio. Nella strategia comunicativa dei suoi leader vi è un uso cosciente del registro buffonesco, del carnevalesco, della maschera. Umberto Bossi e Roberto Maroni hanno studiato a fondo la cultura dialettale. Ai suoi inizi radio Padania era paradossalmente una emittente di sinistra che difendeva la cultura locale, il dialetto, i temi della cultura popolare. Bossi tiene le sue prime conferenze sul dialetto all’inizio degli anni 80. La riattivazione degli stereotipi locali è servita a creare un sentimento d’appartenenza identitaria. In ogni singolo territorio la Lega ha riattivato degli stereotipi che creano legame sociale, un po’ come delle bandiere. La sinistra forse lo ha dimenticato ma i comunisti davano importanza alle maschere, negli anni 50 organizzavano il carnevale per consolidare il legame con le classi popolari.

    Nel libro evochi il gozzuto Gioppino, folkloristico valligiano bergamasco la cui idiozia era valorizzata come “un dono di natura”, per sostenere che anche i dirigenti leghisti camuffano la loro astuzia avvolgendola nella grossolanità.
    E’ quello che chiamo uso della maschera. Ad un certo punto anche il raffinato professor Tremonti è arrivato a dichiarare: «Noi siamo gente semplice, poche volte ci capita di leggere un libro… ». Recitare la parte dei finti sciocchi serve per sentirsi autorizzati a pronunciare qualsiasi cosa. Presentare il discorso razzista facendo uso del registro comico è una delle strategie tipiche dell’estrema destra. Basti guardare a come Céline camuffa nei suoi testi il razzismo attraverso la derisione e la comicità. Si tratta di una tecnica per far passare l’indicibile, renderlo udibile infrangendo il muro dell’intollerabile fino a sedimentare un senso comune che a forza di minimizzare accetta tutto. Spesso i militanti e i partecipanti ai comizi prendono le distanze e deridono gli eccessi verbali dei dirigenti della Lega. Un modo per esorcizzare e mettersi la coscienza a posto.

    A me sembra un gioco molto serio questo osare e imporre il punto di vista di quella porzione di società che rappresentano.
    In realtà provocano per ristabilire l’ordine legittimo. Un passo avanti per poterne fare due indietro. Osano, giocano la provocazione carnevalesca per suscitare un riflesso d’ordine. Non mirano alla rottura ma alla restaurazione.

  • ginodicostanzo

    Preciso che l’articolo da me postato nel commento sopra è di Paolo Persichetti, scritto per “Liberazione” del 16 Aprile 2010.

  • A quelli della Lega bisognerebbe fornire copia dei titoli de “la Padania” 1998: “Berlusconi sei un mafioso? Rispondi!” “Baciamo le Mani” o altri qui: http://www.alain.it/2009/04/15/berlusconi-sei-un-mafioso-rispondi-la-padania-1998/

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