«La crisi»

Il film di Colin Serreau raccontato da Chief Joseph

Regia: Coline Serreau – Interpreti: Vincent Lindon, Patrick Timsit, Maria Pacôme, Yves Robert, Annick Alane, Catherine Wilkening, Zabou, Gilles Privat, Marie-France Santon, Michèle Laroque, Tassadit Mandi, Clothilde Mollet, Christian Benedetti, Laurent Gamelon, Didier Flamande, Nanou Garcia – Sceneggiatura: Coline Serreau – Fotografia: Robert Aladzraki – Montaggio: Catherine Renault – Musiche: Sonia Wieder-Atherton – Durata: 95 minuti – Francia, 1992

LA TRAMA

Victor, un brillante avvocato di successo, scopre il giorno stesso in cui viene licenziato che la moglie se n’è andata con un altro uomo. Affidati i figli alla suocera per una breve vacanza in montagna, cerca inutilmente comprensione e conforto presso gli amici che non lo ascoltano neppure. Troverà la sua unica ancora di salvezza in Michou, un sempliciotto alla perenne ricerca di qualcuno che gli offra da bere e mangiare. Attraverso questo nuovo rapporto di amicizia capirà infatti la vera origine dei suoi problemi.

«La Crisi» – sceneggiato e diretto da Coline Serreau – è una bellissima commedia romantica, spiritosa e allo stesso tempo malinconica che affronta i problemi sociali con una sceneggiatura “alla francese” nel senso che gli autori d’oltralpe sono molto bravi a fare questo genere di prodotto. Pur essendo una pellicola vecchia di quasi trent’anni, è un bel ritratto ancora attuale sulle nevrosi, la solitudine, il ruolo di chi ci sta accanto, l’amicizia e soprattutto il razzismo.

Man mano che il film scorre la regista cerca di far risalire lo spettatore alle radici della maggior parte dei problemi che ci affliggono: egoismo, solitudine, odio, assoggettamento alla scala gerarchica. Viene descritta una società dove amore, gentilezza e rispetto reciproco sono fortemente latitanti: ogni persona è sola, depressa e afflitta da almeno un problema.

Quando Victor in un sol colpo perde la famiglia e il lavoro svaniscono tutte le sicurezze: si fa strada l’egocentrismo del protagonista teso a parlare dei suoi problemi con chiunque incontri, amici e parenti, anche quando questi ultimi sono messi peggio di lui. È uno scontro fra individualismi, ognuno deborda con suoi problemi ed è incapace di ascoltare gli altri. La commedia è divertente e ironica, ma permane una forte vena malinconica che la rende più seria di quanto sembri spogliandola di una apparente superficialità.

La frenesia della prima parte lascia il posto alla riflessione della seconda, perché occorre pensare e soprattutto bisogna mettere in campo la capacità di stabilire relazioni. Come spesso accade, i problemi vengono, se non risolti, almeno affrontati grazie agli “ultimi” cioè a coloro che non hanno nulla, il cui orizzonte sembra privo di prospettiva, eppure sono riusciti a conservare una fiammella di umanità.

A prima vista può sembrare un’umanità primordiale e rigidamente codificata, ma al contrario si tratta della capacità di mettersi in gioco: qualcosa che prescinde dalla classe sociale di appartenenza, l’indispensabile “fiammella” per illuminare il cammino quotidiano.

Michou è ignorante, ingenuo, razzista, rozzo ma non è costruito, è istintivo, schietto, si presenta candidamente con i suoi difetti (tanti) e i suoi pregi, forse pochi. Così il mondo offerto a Victor per conoscersi, comunicare e cambiare. E questo percorso segue la strada di quello che si è e di ciò che si potrebbe diventare passando per il labile confine fra il vero e il falso, la gioia e il dolore, la normalità e la diversità, muovendosi nella direzione di un’accettazione aperta e creativa dell’altro. Michou non recita una parte ma rappresenta sé stesso, offre i suoi talenti, non chiede compassionevole accettazione ma il riconoscimento di quello che è a prescindere che sia angelo o semplice viandante.

Coline Serreau con ma “La Crisi” ci offre un piccolo gioiello di umanità.

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

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