La crocefissione di Pinocchio

di Ignazio Sanna (*)
«In su chelu siat» è il titolo della versione in sardo di uno dei più bei pezzi di teatro partoriti dalla compagnia cagliaritana Lucido Sottile, «Holy Peepshow», scritto e diretto da Tiziana Troja e Michela Sale Musio (http://www.youtube.com/watch?v=e6uvYn9LiU4). Si tratta di una fusione sincretica di due storie ben note, che presentano alcuni aspetti in comune e altri che le mantengono ben distinte. L’immagine emblematica del risultato è quella del Pinocchio reduce dal Paese dei balocchi che, legato a una croce, disperato, invoca il Padre.
Lo spettacolo prevede che il pubblico sia indirizzato presso le varie “stazioni” da un sacerdote accompagnato da due aiutanti (Padres Ispirituales) interpretati da Angelo Trofa, Valentina Fadda e Vanessa Podda. Nella versione in italiano (in quella in sardo non c’è) la prima tappa è in uno spazio in cui una ragazzina fantasma, Bernadette/la Balena (Ombretta Pisanu), il volto coperto dai lunghi capelli, compie una danza spettrale, che non può non richiamare alla mente il personaggio chiave del film giapponese «Ringu» (The Ring). Poi s’incontra Santa Maria Mercedes Lopez/Grillo Parlante (su Pibitziri Limbudu) – cioè Antonella Puddu – che polemizza con gli esponenti dell’Ecclesia in un idioma misto di sardo, spagnolo e italiano. È poi la volta di Santu Frantziscu/Geppetto, l’interpretazione del quale da parte di Daniele Meloni merita la prima sottolineatura per la qualità del risultato. Dopo il suo monologo s’incontra un inquietante «tableau vivant» con il Gatto e la Volpe, che chiama in causa il fenomeno drammatico della pedofilia nella Chiesa. Ecco poi un ragazzo e due ragazze (Gabriele Vaccargiu, Valentina Puddu, Michela Laconi) che danzano su «Get Back» dei Beatles nel Campo dei Miracoli, presso Fatima, con una di loro che sfoggia orecchie d’asino ad hoc. La scena seguente è la più forte, segnata dall’eccellente interpretazione di Michela Sale Musio, spaventosa e tragica sintesi in un unico corpo di un Pinocchio provvisto di arti inferiori asineschi (che possono ben ricordare i piedi di capro del dio Pan, che ha poi dato luogo all’iconografia demoniaca classica) e un Gesù Cristo con barba e catene.
InSuChelu-foto
(foto di Michelangelo Sardo).
E’ il momento più toccante, che mette decisamente a disagio lo spettatore, anche per l’androginia del personaggio interpretato, vale la pena di sottolinearlo ancora, con totale e disturbante adesione emotiva da parte dell’attrice, semplicemente perfetta. A farle da spalla Maria Maddalena/su Sitzigorru (Alessandra Leo), nella versione in italiano interpretata da Ilenia Cugis. Eccellente anche la performance di Felice Montervino, nella versione in sardo, nei panni di Monsignor Mangiafuoco e dei suoi Burattini, Pinocchiu (Margherita Delitala) e su Carabineri (Emanuele Masillo). Prima della chiusura con una eterea Madonna (Nostra Segnora)/Fata Turchina (sa Jana Asula) color azzurro cielo, interpretata da Tiziana Troja, che dispensa «segreti» – di Fatima? – agli astanti, ci si ritrova tutti nel Paese dei Balocchi. Nella versione in sardo al centro della scena ci sono i Tenores di Neoneli (conosciuti in Sardegna e fuori anche per la collaborazione con l’Elio di Elio e le Storie Tese, nel progetto Neonelio), che narrano le gesta, se così possiamo dire, di Pinocchio, accompagnati dagli strumenti di Bruno Camedda, Orlando Mascia e Eliseo Mascia.
Un plauso particolare merita la scelta di riproporre lo spettacolo, nato in italiano, nella variante logudorese del sardo, quella della poesia più rappresentativa, quella di Peppino Mereu e Montanaru. Operazione linguisticamente non certo facile per attori provenienti dalla zona di Cagliari, dove si parla l’altra variante principale, il campidanese. Il che dimostra, en passant, che il pregiudizio provinciale di molti sardi, ovvero che la loro stessa lingua sia un fenomeno del passato, irreversibilmente inattuale, è del tutto infondato.

(*) Terzo appuntamento con la rubrica «L’isola del giovedì: cinemanonsolo» dove Ignazio Sanna racconta e racconterà cosa accade sulla scena sarda con un occhio agli altri universi. Settimanale o magari quattordicinale ma sempre di giovedì; ovviamente sono gradite le segnalazioni, potete inviarle qui o direttamente a Ignazio. (db)

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