«La Dea fortuna» arriva dopo

44esima puntata dell’«Angelo custode» ovvero le riflessioni di ANGELO MADDALENA per il lunedì della bottega

Ho visto «La dea fortuna» di Ferzan Ozpetek, primo film che vedo di questo regista; so che ce ne sono altri famosi – tipo «Le fate ignoranti» – ma io peto veniam.

Sono approdato al cinema tardivamente. Dopo i 20 anni un mio coinquilino e cognato mi iniziò ai classici: «C’era una volta in America», «Cape fear» e altri, poi verso i 30 anni abitai in una casa-fraternità per pochi mesi e vidi «Terra e libertà» di Kean Loach. Sempre di Loach avevo visto «La canzone di Carla», sulla guerra della CIA contro i sandinisti in Nicaragua.

Insomma, fino a pochi anni fa ero stato al cinema 50 volte in quasi… 50 anni. Poi a Dolceacqua, al cinema Cristallo (ora chiuso ma in attesa di riapertura: e io lancio un appello!) ho recuperato un po’. Mi mancano tanti pezzi e tutto Ozpetek, tranne quest’ultimo che ho visto pochi giorni fa, ignaro dello stile e dei protagonisti (spesso omosessuali, mi hanno spiegato). All’inizio «La dea fortuna» mi sembrava pesante, forse come tanti film di qualità. Ambientato in case e terrazze romane con feste, molte coppie omosessuali, borghesi più o meno “alti”. L’inquadratura dell’inizio con i bambini che urlano dietro la porta… tornerà alla fine.

Quasi subito il film si fa intrigante ma intanto comincia il dramma. Certo c’è anche ironia che Edoardo Leo gestisce con stile scanzonato e sornione. Dopo la metà del film si entra in un mondo di sentimenti forti: malinconia e tristezza non si possono evitare. Più si va avanti e più la storia assume toni da tragedia. Il finale riscatta buona parte della tragedia e della tristezza. Questo è un film “scandaloso”, nel senso di meraviglioso che fa scandalo: non solo e non tanto perché per la morale bigotta i protagonisti sono due omosessuali (tra l’altro proprio a pochi km da dove abito io, in un cinema di Castiglion del Lago, il prete locale ha provato a sabotare il film, senza riuscirci).

Dopo qualche giorno che ci pensavo (o senza pensarci più di tanto) mi è venuta la “conclusione” o meglio la morale del film mi è apparsa chiara e lampante: due gay (Accorsi e Leo) che salvano una famiglia, anzi salvano due bambini, figli di una loro amica senza marito … e alla fine anche lei non ci sarà più. Accorsi e Leo accudiscono i bambini una prima volta, per un periodo breve, poi mentre va avanti la storia, e il loro amore attraversa un momento di crisi forte e a rischio separazione, ritrovano armonia anche grazie ai due bambini. Alla fine il colpo di scena che riscatta: Leo e Accorsi salvano i due bambini da una prevedibile sorte atroce, quasi come in una favola. Grazie Ozpetek. Ma anche grazie Benedicte e Wolf che mi ci avete portato… sebbene il cinema sia a due passi da casa mia, lo Zenith di Perugia.

QUESTO APPUNTAMENTO

Mi piace il torrente – di idee, contraddizioni, pensieri, persone, incontri di viaggio, dubbi, a volte autopromozioni, storie, provocazioni – che attraversa gli scritti di Angelo Maddalena. Così gli ho proposto un “lunedì… dell’Angelo” per aprire la settimana bottegarda. Siccome una congiura famiglia-anagrafe-fato gli ha imposto il nome di Angelo mi piace pensare che in qualche modo possa fare l’angelo custode della nuova (laica) settimana. Perciò ci rivediamo qui – scsp: salvo catastrofi sempre possibili – fra 168 ore circa che poi sarebbero 7 giorni. [db]

Redazione
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