La penisola Delta: metafora della distruzione

di Carlo Bellisai

La Terra è vasta e ci sono tanti luoghi remoti di cui si parla poco, o non si parla. Non si parla della plastica che viaggia sul Po, sul Reno e sul Danubio, tantomeno di quella sul Gange. Avete avuto notizie dei popoli dell’Oceania che rischiano di essere sommersi, a causa dell’innalzamento del livello del mare? O della situazione degli indios dell’Amazzonia, assediati dagli speculatori e dalle bande armate?  Ma non è una questione di distanze: talvolta anche ai luoghi più prossimi non si presta la dovuta attenzione.

E’ questo il caso di quel promontorio costiero del sud-ovest della Sardegna, che geograficamente termina a mare con il Capo Teulada, ma che militarmente viene denominato PENISOLA DELTA.

Siamo all’interno del poligono di Capo Teulada, un territorio complessivo di 7.200 ettari, istituito nel 1956. Qui gli eserciti della NATO e anche quelli di altri paesi, più o meno alleati, si esercitano mettendo in campo armi vere, che distruggono la natura e quindi i vegetali, gli animali, gli uomini, che ne respirano l’aria. Si è calcolato che nel piccolo agglomerato di Foxi, sito a pochi chilometri in linea d’aria dalla Delta, l’incidenza di leucemia e tumori e molto più alta che nei territori vicini. La penisola delta rappresenta solo il 4% del territorio della base militare, esattamente quello che viene utilizzato per i bersagliamenti. Da atti depositati alla Procura si evidenzia che dal 2008 al 2016 il sito è stato bersagliato da 860.000 colpi, fra cui almeno 11.785 missili M.I.L.an. Quel che si evince dalle poche foto satellitari rese pubbliche è che la copertura vegetale del promontorio è quasi del tutto scomparsa.   A questo proposito va ricordato che, in alcune aree interne al poligono e immediatamente adiacenti, sono stati da tempo istituiti due Siti di Interesse Comunitario: l’Isola Rossa, meta di colonie di uccelli marini, e Dune Bianche di Porto Pino, splendida conformazione di alte dune di sabbia costiere. Sito, quest’ultimo, totalmente all’interno della base ed aperto alla fruizione pubblica solo nei mesi estivi.

Ora che i vertici militari del Poligono di Capo Teulada sono sotto processo a Cagliari per disastro ambientale, l’apparato tenta la carta della proposta di un progetto di bonifica della penisola delta. Il 15 dicembre 2022 è stata depositata alla Regione Sardegna, la richiesta di una “valutazione di incidenza ambientale” per una possibile bonifica della Penisola Delta. Ma il progetto presentato appare lacunoso, generico e soprattutto gestito dai soli militari, senza partecipazione civile e senza coinvolgimento delle associazioni ambientaliste.

Quello che si propone è infatti di sgombrare un po’ quell’area, per ricominciare a bersagliarla come prima.

C’è inoltre il precedente dell’”Operazione Pasubio”, svolta dai militari dal 2014 e conclusa solo nel 2021. Consisteva nella creazione di un sentiero e nella bonifica dei materiali riscontrati nelle zone limitrofe. Fonti dello stesso Ministero della Difesa attestano che il totale di area bonificata corrisponde ad appena un settantesimo della superficie totale della Delta. E ci hanno impiegato sette anni, con l’impiego di oltre novanta soldati ed identificando, tra l’altro, numerose testate inesplose. Possiamo dar loro credibilità?

Su questo tema si è svolto un interessante convegno-dibattito alla MEM di Cagliari lo scorso 14 gennaio. Il prezzo delle servitù militari è sempre più salato per la Sardegna, in termini di inquinamento e degrado ambientale, di salute pubblica, di occupazione territoriale, di perdita economico-turistica. L’immagine stessa della nostra isola, bella perché ancora in parte naturale e selvaggia, viene deturpata dall’ingombrante presenza delle armi e della guerra, obbrobrio della storia umana.

Le sorti della Penisola Delta e del a noi caro Capo Teulada, geografia della Sardegna, sono anche una metafora sul futuro del nostro pianeta. Stanno fingendo di bonificarlo, allo scopo di continuare a distruggerlo. Questa avidità, questa ingordigia di un sistema economico predatorio che continua a violentare quella natura cui noi stessi apparteniamo, si estende in tutto il mondo. Questo folle progetto, che pone le gesta umane al di fuori del contesto naturale e della stessa biologia, risulterà comunque sconfitto dalla Storia.

Se ci sarà ancora chi potrà raccontarla.

Redazione
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