Lana e l’Agency: un’eroina di Hayao Miyazaki
di Carlo Cumino (*)
Creata da Hayao Miyazaki nel 1978 per la serie Conan, ragazzo del futuro (liberamente ispirata al romanzo The Incredible Tide di Alexander Key), la piccola Lana è stata il prototipo della protagonista miyazakiana e l’antenata di molte eroine dell’animazione giapponese negli anni a venire.
Quello che colpisce di Lana, via via che si prosegue con la serie, è il suo grado di capacità di agire (agency in inglese) malgrado sia una ragazzina spaventata, rapita da una potente città-stato (Indastria) il cui dittatore vorrebbe usarla per trovarne il nonno (il professor Briac Rao) unico detentore dei segreti dell’energia solare. Energia per noi pulita, ma che nel mondo di Conan, 20 anni prima era stata usata per le armi elettromagnetiche colpevoli dell’innalzamento dei mari e la morte di quasi tutti gli esseri viventi.
L’agency
Miyazaki aveva già esperienza con Heidi e Anna dai capelli rossi nello scrivere di bambine a loro modo risolute che erano il fulcro delle loro storie. Quello che è affascinante di Lana è il contesto in cui si muove, molto più drammatico di Heidi e Anna, e l’anno di produzione della serie, il 1978. Certo vi erano state eroine come Lady Oscar, donne indipendenti come Fujiko di Lupin III, pallavoliste determinate come Mimì Ayuhara, e addirittura super-eroine come la cyborg Cutie Honey, ma Lana era diversa. Oscar era una donna adulta, così come Fujiko e Honey (quest’ultime disegnate anche per il piacere del pubblico maschile) mentre Mimì è un’adolescente o se preferite una giovane adulta.
Lana invece era una bambina, che sembrava ricalcare lo stereotipo dell’orfanella in difficoltà e della principessa rapita. Preziosa solo perché era la nipote di uno scienziato ed era dotata di poteri telepatici, ma fin dai primi episodi la vediamo dotata di una grande forza non solo morale, ma anche d’azione: Tiene testa al dittatore di Indastria (Repka) malgrado questi le punti una pistola che la marchierebbe come pariah, riuscendo con la sola forza delle sue parole a dimostrare all’uomo che non ha potere su di lei! Inoltre, salva più volte la vita a Conan, il protagonista “titolare” dell’opera.
Già Conan, questo bambino selvaggio, allegro che corre a piedi a nudi, dotato di forza sovraumana, la cui avventura inizia proprio con il voler salvare Lana, il quale non è un eroe invincibile! Quando ritroverà Lana a Indastria, sarà la bambina a far sì che lui non venga scoperto e più avanti Lana stessa si libererà dalle corde a cui era legata con i denti per prendere una lancia e salvarlo dall’affogamento.
La serie s’intitola Conan perché quello che ci viene mostrato è il viaggio del bambino, ma non è solo Conan a salvare Lana: loro due si salvano a vicenda più di una volta! E il viaggio di Conan non è semplicemente fatto per salvare la ragazzina che gli piace, ma anche per trovare buoni amici in quanto – come detto da suo nonno prima di morire – “Nessun uomo può vivere da solo.”
L’eredità di Lana
Il segno che Lana (ma in generale la serie di Conan) ha lasciato in Miyazaki è già visibile nei protagonisti del film Laputa, castello nel cielo, prodotto a seguito del successo di Nausicaa della valle del vento, primo film dello studio Ghibli (fondato dallo stesso Miyazaki) che invece presentava una protagonista più adulta. Il legame fra i due protagonisti di Laputa, Sheeta e Pazu è l’evoluzione di quello fra Conan e Lana.
La stessa Sheeta è una Lana con una pettinatura diversa e come l’eroina di Miyazaki ha un gioiello con una pietra azzurra. Elemento che in Conan era un ninnolo, ma fondamentale nel film: difatti Sheeta e la sua pietra hanno poi portato Hideki Anno alla creazione di Nadia – de Il mistero della Pietra Azzurra – una tredicenne vegetariana, testarda e a tratti maschiaccio, riprendendo l’estetica steampunk e i temi di pacifismo e rispetto per la natura cari a Miyazaki.
Alle atmosfere di Nadia, Luputa e Conan si deve anni dopo (2012) la creazione di Jane Buxter, protagonista della serie animata Il segreto della sabbia. Un’eroina diversa da Lana o Nadia: Jane è infatti una bambina con l’hobby della meccanica alla ricerca dei fratelli scienziati, ma che dimostra la resilienza delle ragazze dette sopra.
Le eroine sul modello mizakyiano sono tutte in grado di dire “no”, malgrado la situazione in cui si trovano. Figure che non sono solo guerriere come Nausicaa e la principessa Mononoke, ma anche bambine vittime di abusi emotivi come Ponyo del film omonimo (una moderna sirenetta) e Chihiro de La città incantata. Oppure giovani donne prive di ogni potere (magico e non) come Sophie de Il castello errante di Howl, la quale con le sue sole forze rompe una maledizione che la costringe alla vecchiaia e tiene testa alla potente Sulliman, maga che funge da consigliera di guerra per un re!
Lana e le altre sono inoltre nate non sulle spalle dei robottoni, ma dei Meisaku: quelle serie che adattavano storie occidentali di bambini che andavano avanti malgrado le situazioni di disagio che vivevano (Remì, Heidi, Anna Shirley, Pollyanna ecc). Sono eroine che – anche se messe in condizioni di svantaggio – rimangono coscienti del loro unico e vero potere davanti a figure autoritarie come Repka e Sulliman e in cui risiede il nucleo della loro capacità di agire: Dire No!
A oggi, credo che in ogni eroina di Miyazaki possa rivedersi chiunque si senta impotente (al di là di età e genere) poiché la morale che esse portano è universale. Nella narrativa tutto è simbolico, e se ben letti i simboli possono ispirare e diventare patrimonio collettivo di ogni persona.
(*) Da qualche tempo è ripresa la “buona” abitudine del martedì. Con «di Marte si parte» in “bottega” trovate – ogni martedì – almeno un articolo dalle parti della fantascienza (e/o del fantastico). Ci sarà… SCSP ovviamente, sigla che sta per «Salvo catastrofi sempre possibili». Si accettano, anzi si sollecitano, contributi e critiche, commenti e segnalazioni, al limite invio di libri agli/alle squattrinati/e “martediane/i” che siamo noi.


E non dimentichiamo la strega novizia Kiki, che da sola, crea un servizio di consegne a domicilio a cavalcioni di una scopa, salva il fidanzatino e la città in cui vive e continua la sua ricerca del “sangue della strega”. E ricordiamo anche le protagoniste di Totoro, molto autobiografiche…
Sono estremamente felice che in bottega si parli di Conan, da sempre il mio anime preferito. Ci siamo un po’ tutti innamorati delle trccine di Lana, del correre a piedi scalzi di Conan e della saggezza del nonno. È una classica storia che alterna leggerezza, malinconia e speranza allo stesso tempo. Tanti anni dopo, quando vidi “il mio amico Totoro” ebbi l’epifania che anche quell’anime che tanto avevo amato era di Myiazaki. E cominciai a connettere molti punti.
Come si fa a non amare i personaggi femminili di Miyazaki?
Lo scorso mese ho rivisto Porco rosso al cinema e anche lì il personaggio di Fio, il meccanico (la meccanica?) che ripara l’aeroplano del protagonista, sorprende e conquista.
Vorrei sottolineare come, in Conan ma anche in altre opere, i personaggi femminili agiscono senza essere guerriere, nel senso che comunemente si dà a questa parola.
Grazie per questo bell’articolo, rinfrescante in questi giorni roventi.
Grazie Carlo Cumino per questo splendido mini saggio su Lana e tutte le altre eroine di Miyazaki-san E Grazie anche per la preziosa citazione sul cristallo azzurro- ciondolo “trasportato” in “Nadia e il mistero della Pietra Azzurra”, anime tv che adoro ❤️
Ho condiviso il link per leggere il tuo pezzo sul Blog di Daniele nel mio profilo Fb https://www.facebook.com/share/p/1RkNiMbAbm/
Concordo su tutto quel che hai scritto