Laura Boella – Otto marzo – anche dopo –

l’8 marzo già è trascorso, lo dice il calendario. Con questo primo intervento, inizia un Otto marzo – anche dopo. 

 

 

Laura Boella – Questo otto marzo

[Ringraziamo Laura Boella (per contatti: laura.boella@unimi.it) per questo intervento.

www.nonviolenti.org

Laura Boella, docente di storia della filosofia morale all’Universita’ di Milano, e’ tra le massime studiose di Gyorgy Lukacs, Agnes Heller, Ernst Bloch, Hannah Arendt; e’ impegnata nella ricostruzione del pensiero femminile nel Novecento; fa parte della redazione della rivista filosofica “aut aut”. Opere di Laura Boella: Il giovane Lukacs, De Donato, Bari 1977; Intellettuali e coscienza di classe, Feltrinelli, Milano 1977; Ernst Bloch. Trame della speranza, Jaca Book, Milano 1987; Dietro il paesaggio. Saggio su Simmel, Unicopli, Milano 1987; (a cura di), Letture e discussioni intorno a Levinas, Jankelevitch, Ricoeur, Unicopli, Milano 1988; Parole chiave della politica, Mantova 1995; Hannah Arendt. Agire politicamente, pensare politicamente, Feltrinelli, Milano 1995; Morale in atto, Cuem, 1997; Cuori pensanti. Hannah Arendt, Simone Weil, Edith Stein, Maria Zambrano, Tre Lune, Mantova 1998; con Annarosa Buttarelli, Per amore di altro. L’empatia a partire da Edith Stein, Cortina, Milano 2000; Le imperdonabili. Etty Hillesum, Cristina Campo, Ingeborg Bachmann, Marina Cvetaeva, Tre Lune, Mantova 2000; Grammatica del sentire. Compassione, simpatia, empatia, Cuem, Milano 2004; Sentire l’altro. Conoscere e praticare l’empatia, Cortina, Milano 2006; Neuroetica. La morale prima della morale, Cortina, Milano 2008]

 

L’8 marzo le donne hanno poco da festeggiare.

Certo, la rivoluzione femminile e’ avvenuta nel campo delle professioni, del sapere, della societa’. Resta ancora – anzi si allontana sempre piu’ – la rivoluzione nel campo della politica e nella mentalita’ femminile. Cresce l’estraneita’ femminile nei confronti della politica istituzionale cosi’ come dell’assunzione di un effettivo potere ai vertici delle industrie. Difficile distinguere tra l’inasprirsi della lotta tra gli uomini per il potere (con l’ulteriore riduzione degli spazi per le donne) e la crescente consapevolezza femminile dell’inutilita’ di una battaglia che ha regole e condizioni non condivise.

L’8 marzo fornisce in ogni caso l’occasione per considerare con attenzione l’essere donna oggi. In particolare, per tentare di leggere un fenomeno che oggi a molti appare inquietante e causa soprattutto di disordine, ma che appartiene allo sviluppo della civilta’ umana, se la si guarda nel segno della differenza di donne e uomini. Si tratta della disparita’ di piani, di valori e di atteggiamenti esistenziali delle donne rispetto a quelli degli uomini e della domanda fondamentale che ne scaturisce.

Oggi le donne, con la difficolta’ a dare significato all’oscura resistenza nei confronti dei tempi, delle richieste, delle modalita’ per aver successo in politica, in economia, nella scienza, appaiono portatrici di uno squilibrio, esposte persino all’enfatizzazione mimetica dei comportamenti di una societa’ che continua a non essere affatto leale nei loro confronti.

E’ possibile che, nella crisi del passaggio d’epoca che stiamo vivendo, tale squilibrio rappresenti un elemento di movimento e di valore?

Si tratta di una condizione difficile da sostenere e i cui lati distruttivi sono noti a tutti, ma che proprio per questo e’ tanto piu’ necessario leggere nel suo pieno significato. I numerosi esempi che hanno riempito le cronache recenti di donne esperte di denaro, e non di amore, sembrano ad alcuni segnare la definitiva eclisse del valore della differenza di donne e di uomini, la cui unica forma di sopravvivenza rimane la dipendenza meccanica tra natura biologica e cultura, convenzioni e modelli sociali o il suo esatto rovescio, il conflitto insanabile.

E’ un dato di fatto che le donne si trovino in una situazione di non contemporaneita’, di non allineamento sull’asse del presente della nostra epoca. Si tratta di qualcosa che e’ ben diverso dal rimanere indietro o dall’andarsene per proprio conto, offrendosi, a seconda dei casi, come vittima o carnefice sull’altare del presente.

La non contemporaneita’ rispetto al presente della nostra epoca e della nostra societa’ e’ una forza e un valore che ogni donna puo’ liberare dentro di se’ come il significato del suo non aderire completamente al contesto dominante.

Si tratta di rimettere in gioco un ordine naturale – ma anche sociale e mentale – delle cose, offrendosi a un diverso modo di essere, che rifiuta di schiacciarsi sulle contrapposizioni, sulle porte strette relative alla liberta’, all’autonomia, al diritto di essere felici.

Cosa fa l’ Antigone di Maria Zambrano? Per onorare la sepoltura del cadavere del fratello, versa una brocca d’acqua sul sangue raggrumato delle ferite. Riapre, per cosi’ dire, il gioco della violenza guerriera e dell’autorita’ della legge, con un gesto di amore e di pieta’ che materialmente scioglie, rende fluido cio’ che altrimenti si fisserebbe in eterno come simbolo della malvagita’ umana.

 

per informazioni e invio testi:
clelia pierangela pieri – xdonnaselva@yahoo.it
luigi di costanzo       – onig1@libero.it
 

Clelia

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