Le nostre vite fra Nizza, Bari, Tav e Baiardo

I mostri di metallo sono tanti…

di Angelo Maddalena

Angelo-camion

La strage di Nizza ci dice molte cose e possiamo provare ad ascoltarle, andando al di là dei soliti moralismi possibilmente. Ieri mi trovavo a Baiardo, provincia di Imperia, 900 metri sul livello del mare. Per arrivarci si percorre una strada molto stretta per almeno 3 Km. Ho fatto autostop e mi hanno dato un passaggio una coppia di americani che vivono ad Apricale. A un certo punto c’era un macchinone che veniva in senso contrario e abbiamo dovuto rallentare, anzi fermarci e abbiamo rischiato di strisciare le fiancate. Niente di più niente di meno. Il paese di Baiardo è antico e con le strade strette, i carruggi, eppure ci circolano macchinoni, SUV, di turisti stranieri prevalentemente. Mi sono messo a giocare in paese con dei ragazzini, a calcio. Nella piazzetta della Chiesa – si chiama Piazza Parrocchiale, non più grande di un campo di calcetto – però c’erano almeno dieci automobili parcheggiate che riducevano lo spazio a un campetto di calcettino! Poi è arrivato un furgone della San Carlo con la foto del cuoco Cracco nella fiancata. Ha parcheggiato lì per almeno un’ora, lo spazio si è ristretto, e ogni tanto i bambini finivano a palleggiare sul sagrato della Chiesa, tanto per dire quanto spazio rimaneva. Poi è arrivato un altro camion sempre stile quello della San Carlo, e i bambini hanno protestato, dicendo “la piazzetta è piccola”, “vogliamo giocare”, fortunatamente il furgone (il secondo) se n’è andato dopo pochi secondi! Un incubo? Un inferno? Sì, quasi.

Poi c’era la notizia del TIR che ha distrutto la vita di decine di persone, a Nizza, il 14 luglio, non lontano da noi quindi, non più di 80 Km. Ieri ho comprato «La Repubblica» per leggere la notizia di Nizza. Ho letto un editoriale di Bernardo Valli e un altro di Ezio Mauro, dove c’era scritto che un TIR, che di solito trasporta le nostre merci e collega le nostre città, è diventato strumento di morte! Ma come? A parte che il TIR è stato sempre simbolo di prepotenza e pericolo sulle autostrade e sulle strade asfaltate… ma poi è anche vero, che il TIR, come i SUV sono pericolosi: l’automobile in generale «è l’invenzione più disastrosa della razza umana», come c’è scritto nel libro di Colin Ward «Dopo l’automobile». Il trasporto pubblico è diventato un “pericolo pubblico” anche grazie al potere dell’industria dell’automobile. E a Bari quello che è successo meno di una settimana fa ce lo ricorda tragicamente (la rapina della TAV è direttamente collegata alla mancanza di fondi per i treni e le linee secondarie e regionali soprattutto a sud). Ogni anno solo in Italia 6 mila persone perdono la vita in incidenti stradali, insomma, la strage continua: dalla devastazione di Taranto a opera dell’Ilva alla TAV in Val di Susa e non solo. Anche un opinionista moderato come Curzio Maltese qualche mese fa diceva che lo scandalo della Wolkswagen non aveva minimamente intaccato o fatto riflettere sull’urgenza (non opportunità ma proprio urgenza) di mettere in discussione il mito dell’automobile. Chiunque sia e per qualunque motivo lo abbia fatto, l’uomo che ha colpito a morte decine di persone a Nizza… è solo una punta di iceberg. Anche per questo dovremmo darci un’altra possibilità di pensare e ripensare il nostro sistema sempre più al collasso. Ma temo che noi preferiamo “suicidarci in pace”, amen!

Però ieri mentre cantavo al Castello di Dolceacqua è arrivata una coppia di ragazzi di Nizza. Hanno comprato il mio cd. MI hanno detto che erano venuti «per cambiare aria». (Dolceacqua è a pochi km da Ventimiglia). Ho chiesto dove si trovavano la sera del 14 luglio, e mi hanno detto che erano a casa, e abitano vicino alla Promenade des anglais. Non hanno sentito niente perché dormivano, e avevano spento i telefonini, per cui i loro genitori non riuscivano a raggiungerli. Il fratello di lei è andato a bussare alla loro porta alle due del mattino, preoccupato, lei ha aperto la porta e lui si è messo a piangere dalla gioia. Questo racconto mi ha aperto il cuore, li ho voluti abbracciare, ero commosso. Ho sentito l’umanità e il sangue circolarmi nelle vene, ho sentito la vita di una collettività riflessa in quella di uno o due individui. Una grande tenerezza… al di là dell’astrattezza mediatica di numeri, ho incontrato i loro volti.

17 luglio, nei pressi di Nizza

 

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