Lucignolo o Geppetto? Contro Harari

di Gualtiero Via

Lucignolo era giovane, simpatico, svelto, trasgressivo, accattivante, disinvolto e perfettamente a suo agio con l’ideologia consumista.

Geppetto era vecchio, lento, tradizionalista, poco avvezzo alle novità, pochissimo adattato all’ideologia consumista.

Se il nostro destino di essere umani dev’essere quello di adattarci all’ambiente in cui ci troviamno, il filosofo giusto è Harari (è poi un piazzista, per quanto molto bravo; ma per farsi piacere qualcosa un filosofo è sprecato, ci vuole un piazzista).

Se invece vogliamo affermare, difendere, ritrovare la nostra dignità – e potestà – di essere umani senzienti, sull’ambiente (sociale, politico, economico ecc) in cui ci troviamo abbiamo tutto il diritto di porci ogni genere di domanda e di porre all’ordine del giorno ogni genere di decisione.

 

Se non conoscete Harari:

https://www.treccani.it › enciclopedia › yuval-noah-harari

 

Per Gunther Anders affermare «l’uomo è antiquato» era la più radicale delle denunce. Per Harari è una constatazione, dalla quale deve discendere niente altro che l’adattarsi. Il “cambiamento” è assurto a valore assoluto e necessitante: l’educazione vi deve essere subordinata e consacrata assolutemante.

Per chi vuole rispondere a Ulisse «sì, fummo fatti come bruti e tu piantala, vecchio!», Harari è perfetto. Per chi ritiene che dobbiamo conservare lo spazio mentale e la possibilità concreta di agire per il modo e il mondo in cui vogliamo vivere – e per il mondo che vogliamo consegnare ai nostri figli – Harari appare come una sirena da cui guardarsi, per tornare ai grandi esempi di radicalità, alterità, critica libera.

Il “sottotesto” del breve intervento qui condiviso è semplicissimo: i “populismi” sono brutti e cattivi, i loro avversari – e ciò che essi criticano – sono il bello e il buono. Ma non ci sono forse promesse non mantenute, menzogne, insicurezza crescente, paura, aumento della povertà alla base del consenso ai “populismi”? Questa domanda va invece evitata, perchè rischia di riportare al pensiero critico, e al mettere sotto indagine ciò che i “populismi” – a torto o a ragione, bene o male – dichiarano di contestare.

E’ possibile che Harari per la parte del suo pensiero (diciamo) previsionale abbia in gran parte ragione. Se fosse così la nostra possibilità di scelta rimarrebbe di fatto molto più circoscritta al come morire piuttosto che al come vivere. Ma anche se fosse così, quella di Harari resta la propaganda del criceto, che dalla sua ruota non è prevsto che possa uscire.

La politica e il futuro – Yuval Noah Harari

La politica e il futuro – Yuval Noah Harari

 

La Bottega del Barbieri

3 commenti

  • Giorgio Chelidonio

    Nonostante la sua notorietà e l’immagine promozionale che i suoi libri sappiano “spiegare”, ìl viaggio evolutivo di “Homo & parenti” ,(viventi estinti e in estinzione latente) …non l’ho mai letto nè mi vien voglia di leggerlo (su pressante consiglio di un amico appassionato di preistoria, ne ho scaricato, un paio d’anni fa, il pdf di una sua vecchia edizione ma dopo una rapida scorsa l’ho lasciato dov’era).
    Mi sto invece addentrando (con fatica) in “7 lezioni e mezza sul cervello”: l’autrice provocatoriamente inizia affermando (da psico-neurologa) che il nostro cervello non si è evoluto per pensare ma per permettere al corpo di sopravvivere alle sfide ambientali.
    Un’evoluzione non finalistica che tengo d’occhio, senza perdere di vista Homo heidelbergensis e le tracce della sua capacità progettuale né Kenyanthropus, il suo ipotetico trisavolo.

  • Gian Marco Martignoni

    A proposito di Harari, che ha indubbiamente raggiunto una certa notorietà, fresco della lettura di Adriano Prosperi, segnalo che il nostro valente storico annota a pagina 4 di “Un tempo senza storia ” che lo storico israeliano in tempi anti covid-19 ” parlava di un trionfale presente in cui l’umanità si era lasciata per sempre alle spalle carestie, pestilenze e guerre “.

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