M5s: più chiarezza su immigrati e diritti umani

di Julio Monteiro Martins

L’affermazione elettorale del Movimento 5 Stelle ha avuto l’effetto di risvegliare in una parte dei cittadini di sinistra, soprattutto nell’ambiente intellettuale, una curiosità e un interesse vivace e meno condizionato da preconcetti riguardo al movimento di Beppe Grillo, un moto di simpatia ancora guardinga, che riflette un desiderio di crederci e di tenere a bada il proprio scetticismo, in una sorta di «sospensione dell’incredulità» simile a quella del lettore coinvolto nella trama di un romanzo avvincente.

Tuttavia, trattandosi di persone abituate a fare un uso severo della propria ragione, la tentazione a credere e a scommettere non può oscurare i dubbi e le obiezioni rimaste, create soprattutto da certe lacune che riguardano argomenti sensibili e prioritari, come per esempio quelli legati agli immigrati e ai loro figli nati in questo Paese e quelle che riguardano una legge, a oggi inesistente, contro la tortura.

Durante l’ultima campagna elettorale Grillo è stato accusato da una stampa unanimemente ostile di tutto e del contrario di tutto, attribuendogli qualsiasi difetto – da barbaro nazista e perfido terrorista, da black bloc a nemico pubblico numero uno – come dimostra, non senza ironia, la lunga lista di epiteti preparata da Marco Travaglio per «Il Fatto Quotidiano». In questo strenuo – e inutile – sforzo di demonizzazione dell’uomo e delle sue idee è stata riproposta più volte una sua frase riguardante «schiaffi ai marocchini» che in verità, come mostra Travaglio, era il suo contrario, una denuncia alle botte di un poliziotto a un immigrato. La frase era stata estrapolata ad arte dal suo contesto e maliziosamente proposta in tv come una sua affermazione e non come quello che era: Grillo, durante lo spettacolo, imitava proprio il ragionamento xenofobo di un poliziotto. In questo caso l’equivoco, frutto di una manipolazione in cattiva fede, sembra pienamente chiarito.

Lo stesso ancora non si può dire riguardo alle battute sullo «Ius soli», ossia, il benaugurato diritto dei bambini nati in Italia da genitori stranieri di acquisire automaticamente la cittadinanza italiana, come avviene nella maggior parte dei Paesi europei, ma che non esiste nel nostro Paese, dove vige ancora l’arcaico «Ius sanguinis», secondo il quale la nazionalità è conferita in base alle caratteristiche razziali, una legge ingiusta e barbara che esclude e rende apolide, senza patria, ragazze e ragazzi di cultura e lingua italiana, molti dei quali non hanno mai conosciuto altro Paese che l’Italia dove sono nati e cresciuti. La questione, nel caso, fa riferimento a una battuta di Grillo che manifestava una bocciatura dello «Ius solis» con la motivazione che ci sarebbe «il rischio che le donne africane incinte vengano tutte a partorire in Italia» o qualcosa del genere. La questione, per quanto ne sappia, non è stata ulteriormente approfondita da Grillo ed è rimasta in sospeso, pesante come un macigno. Ecco, questa è una lacuna seria che esige un chiarimento immediato e tassativo. Qual è la posizione del M5S riguardo ai non-italiani che hanno scelto l’Italia per viverci e lavorare? Come Cinque Stelle vede il famigerato “pacchetto sicurezza” dell’ex-ministro Maroni, ancora in vigore, e la xenofobia istituzionale in questo Paese? Che politica pensa di adottare per gli immigrati e i loro figli? Come vede – e come sente – complessivamente la loro, o meglio la nostra, presenza all’interno della vita italiana?

Un’altra questione in attesa di chiarimenti riguarda la lotta per i diritti dell’uomo in Italia. Tutti ricordiamo «la sospensione della democrazia» durante i giorni del G8 a Genova nel 2001, i massacri e le torture inflitte ai giovani dimostranti pacifici, all’interno della scuola Diaz e successivamente a Bolzaneto, in quella che allora venne chiamata da un dirigente della Polizia «macelleria messicana». Sono passati più di dieci anni e soltanto alcuni poliziotti, autori materiali delle violenze, sono stati condannati o chiamati in giudizio, non i veri responsabili più in alto: il premier di allora, il ministro dell’Interno, i parlamentari della Repubblica venuti a Genova per assicurarsi che il compimento del massacro fosse fatto. Cosa dice il M5S di questo?

Dopo le torture e le umiliazioni fisiche e morali di cittadini inermi a Genova, ancora oggi l’Italia non ha elaborato una legge contro la tortura, per definirla e vietarla in chiare lettere, come da tempo hanno fatto altre nazioni occidentali. Chiedo se è nei piani del M5S proporre e difendere l’approvazione di una legge contro la tortura in Italia.

Il consenso e l’appoggio del ceto critico e intellettuale alla rappresentanza politica in espansione e gravida di futuro del M5S dipenderà in gran parte dalle sue risposte a queste domande fondamentali, e ad altre riguardanti per esempio la politica culturale, il rispetto alla memoria dell’antifascismo, i meccanismi di presa delle decisioni. Il ceto critico a cui mi riferisco forse non è numericamente rilevante, ma è composto dai formatori di opinione, da quelle menti il cui giudizio ponderato sulla realtà è ascoltato, rispettato e finisce per avere un forte peso morale e politico nel Paese e all’estero. Perciò far chiarezza su questi punti, se le risposte saranno in sintonia con i nostri princìpi, potrà amplificare e al contempo consolidare una convergenza “in progress”, un consenso salutare per la natura stessa delle trasformazioni in corso.

 

Redazione
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3 commenti

  • Una prima risposta al problema posto la si può trovare nell’intervista a Scibona che precede. Una intervista che, a proposito di destra e sinistra, chiarisce molto bene l’opera di spoliticizzazione operata dal PD. Personalmente non avrei esitazioni a definire uno come Scibona di sinistra, una definizione che però lo stesso rifiuterebbe!

  • Ho letto con interesse l’ articolo che non condivido sia nell’ ammirazione che nelle speranze per il M5s. Non conosco nessun comunista od organizzazione comunista che subappalti a Grillo ed al M5s, un movimento di massa di destra le questioni dei diritti civili o degli emigrati. Riguardo la seconda questione dobbiamo dare ad essa un respiro europeo o mondiale affermando con forza che nessun essere umano e’ uno straniero, nessun essere umano e’ un clandestino in nessun luogo di questo pianeta.

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