Madri contro l’operazione Lince – Un appello

Redazione

Riceviamo e pubblichiamo un appello del collettivo “Madri contro l’operazione Lince” di Cagliari


Vi chiediamo

· l’ adesione “pubblica” a questo appello per email o per contatto telefonico personale.
· l’attivazione di iniziative personali o collettive di informazione e discussione a sostegno dell’iniziativa.
Madri Contro la repressione Contro Lince        madricontrorepressione.lince@gmail.com
Pagina Facebook                     https://www.facebook.com/groups/231626255330663

 

Appello

Siamo un gruppo di Madri dei 45 giovani sotto processo per l’operazione Lince.
Dall’inizio del processo contro i nostri figli e altri attivisti dei movimenti contro le basi militari, ci ritroviamo davanti al tribunale di Cagliari ogni volta che le nostre forze e i nostri impegni di lavoro e di cura delle nostre famiglie ce lo consentono.
Ci ritroviamo davanti al tribunale di Cagliari per chiedere, attraverso la nostra presenza, che sia posta fine a questa volontà repressiva mirata ad annichilire gli ideali, i sogni e i progetti ,non solo dei nostri figli, ma di un’intera generazione, attraverso operazioni poliziesche e giudiziarie persecutorie che hanno prodotto accuse gravissime ed esorbitanti rispetto alla realtà dei fatti cui si riferiscono.
L’ Operazione Lince è un’inchiesta della procura di Cagliari sviluppatasi, a partire dal 2014, nei confronti di movimenti e associazioni impegnati nelle lotte e nelle manifestazioni contro l’occupazione militare della Sardegna, contro le basi Nato e contro le devastanti esercitazioni militari che vi si svolgono.
La chiusura delle indagini ha portato ad una quantità di accuse che vanno, in un crescendo spropositato, da reati connessi alle manifestazioni di piazza, fino all’accusa gravissima di Associazione con finalità di terrorismo.

Definire terroristiche le manifestazioni del legittimo dissenso nei confronti dell’occupazione militare – che ha tra i suoi effetti il fatto che nei diversi poligoni in Sardegna si fanno esplodere l’80% di tutte le bombe esplose nel territorio nazionale- è quanto meno sconcertante e paradossale se per terrorismo si intende “ l’uso di violenza illegittima, finalizzata ad incutere terrore nei membri di una collettività organizzata e a destabilizzarne o restaurarne l’ordine, mediante azioni quali attentati, rapimenti, dirottamenti aerei e simili”(www.treccani.it).
Davanti a tale distorsione della realtà , che sembra finalizzata a stritolare tanti giovani e la loro coscienza antimilitarista,
noi Madri
siamo qui a testimoniare la nostra condivisione dei motivi delle proteste dei nostri figli e delle migliaia di cittadini sardi che nei decenni hanno manifestato contro l’occupazione militare;
esprimiamo con forza il nostro diritto a opporci a quello che appare come un teorema accusatorio basato su postulati ideologici. Uno Stato di diritto dovrebbe riconoscere la libertà di manifestare il proprio pensiero.

Chiediamo perché lo Stato italiano, attraverso la Presidenza del Consiglio e il Ministero degli Interni, si sia costituito parte civile, mentre non ha ritenuto di costituirsi parte civile in altri processi quali quelli per
la strage di Viareggio
i morti di Teulada e di Quirra.
Quali sono i motivi veri dell’operazione Lince e delle gravissime accuse con le quali si vogliono stritolare i nostri figli e si vuole imbavagliare la loro legittima protesta? L’interesse dello Stato italiano che incassa 50mila euro l’ora (*Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07735 del 2017*) per l’affitto agli eserciti di tutto il mondo e a società private dei poligoni e delle basi, potrebbe essere uno dei motivi che hanno portato all’operazione Lince.
La lotta contro l’occupazione militare è parte della storia della Sardegna dove è allocato il 65% del totale del demanio militare italiano.
Ciò ha portato migliaia di persone alle manifestazioni di Capo Frasca, Teulada, Quirra, persone di estrazione sociale, di cultura e formazione politica e umana quanto mai diversificate che, però, hanno condiviso gli appelli alla mobilitazione.
L’esistenza di questa consapevolezza è un altro dei motivi che muovono l’operazione Lince.
Le accuse che sono mosse ai nostri figli comportano delle ripercussioni pesantissime sul piano personale, familiare e sociale, sul lavoro, sullo studio e sulle prospettive di vita.
Noi non lo permettiamo e verremmo qui, davanti al Tribunale di Cagliari, davanti al Palazzo di Giustizia, come presidio di solidarietà a cui vi invitiamo ad aderire.
Ci rivolgiamo alle persone , ai lavorator* della formazione, accademic*, della cultura dello spettacolo dell’arte, dell’informazione, avvocat* e magistrat* perché si apra una riflessione e un dibattito che non rimanga confinato nelle aule del tribunale e nel privato degli accusati ma che tocchi la sensibilità dei singoli e renda la giusta dimensione ideale perché nessuno può ritenersi tranquillo e immune dal pericolo della repressione di pensiero e libertà sancite dalla Costituzione italiana.
Vi chiediamo pertanto:
· l’ adesione “pubblica” a questo appello per email o per contatto telefonico personale.
· l’attivazione di iniziative personali o collettive di informazione e discussione a sostegno dell’iniziativa.
Madri Contro la repressione Contro Lince

madricontrorepressione.lince@gmail.com
Pagina Facebook https://www.facebook.com/groups/231626255330663

 

 

La Bottega del Barbieri

6 commenti

  • Pinella Depau

    grazie per la diffusione di questo appello!

  • Pingback: Madri contro l’operazione Lince – Un appello | Quaccheri Medio Olona – www.quaccheri.it

  • Laura Santoro

    C’è solo un commento da fare VERGOGNA!

  • Paola Miniero

    Grazie per averci informato di questa situazione molto grave!

  • È veramente una situazione gravissima che potrebbe cambiare con la collaborazione di tutti noi

  • Pierpaolo Piludu

    QUESTA TERRA È LA NOSTRA TERRA

    Ho aderito all’appello delle Madri dei 45 giovani sotto processo per l’operazione Lince.
    Il 12 ottobre del 2019 a Capo Frasca, insieme a migliaia di ragazzi, famiglie con bambini e persone di ogni età, giunte da ogni parte della Sardegna, c’ero anche io.
    Ricordo tanti visi sorridenti, musica, canzoni, un’atmosfera gioiosa: donne e uomini che avevano percorso un gran numero di chilometri, spinti non dall’odio o da pulsioni violente, ma da un amore verso la nostra isola; persone arrivate sin lì con la speranza che, in quelle terre, per decenni devastate e umiliate da veleni, proiettili e bombe, possano rinascere boschi, orti, campi di grano…
    Non riesco a capacitarmi del fatto che, a conclusione di quella bellissima giornata di festa e di impegno civile, 45 ragazzi siano stati indagati e per 5 di loro addirittura siano stati emessi provvedimenti di sorveglianza speciale, gli stessi che vengono rivolti ai mafiosi…

    Forse è il momento di fermarsi e provare a riflettere.
    La sensazione è che, attraverso questi provvedimenti, si siano voluti raggiungere due obiettivi: da un lato, intimorire chiunque abbia partecipato o intenda partecipare a nuove, simili manifestazioni; d’altro lato, spostare l’attenzione su un problema di ordine pubblico, invece che sulla questione “basi militari in Sardegna”.

    Dando per scontato che le massime autorità militari abbiano operato e operino sempre per il bene della popolazione, per difenderla, per tutelare la sua salute, per preservarne il territorio, forse, dopo oltre 60 anni di occupazione militare, le autorità dovrebbero quantomeno rendere conto dei risultati del loro operato: in che condizioni si trovavano terra e mare quando è stato consentito loro di recintarli? In che condizioni si trovano oggi? Che conseguenze ha pagato e sta ancora pagando la nostra isola per queste servitù? Per tutti i sardi, questo dovrebbe essere un argomento all’ordine del giorno, come lo è stato quello del rifiuto delle scorie nucleari.

    Ingenuamente, verrebbe da pensare: una comunità che chiede di poter vivere in modo pacifico nella propria terra, si sente minacciata da ragazzi che vorrebbero tagliare, simbolicamente, qualche centimetro di filo spinato, o dagli eserciti italiani e di mezzo mondo che, all’interno di quei chilometri di filo spinato sperimentano nuove armi ricreando scenari di guerra?
    L’auspicio è che, con la presa di coscienza di un numero sempre maggiore di sardi, in quei terreni si possa riprendere presto a seminare grano… e a si fai unu bagnu a Capo Frasca o a Quirra!

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