Maurizio Cometto: I restauratori

Questa vicenda inizia quando Nino Bixio viene ferito a una gamba da tre cinesi (con il contrabbasso)

su una spiaggia siciliana; ben celati in una macchina del tempo Vladimir Majakovski e Giampaolo Dossena annotano l’episodio e cominciano a litigare… (Daniele Barbieri)

Nella mia azienda lavora una persona che ha un nome molto simile al mio. Si chiama Fabio Corsi, e fa parte dell’amministrazione. Non lo conosco bene, so solo che ha più o meno la mia età, e che è iscritto al sindacato.

I nostri due indirizzi e-mail lavorativi hanno lo stesso dominio, ovviamente, e differiscono soltanto per una singola insignificante “a”. Il mio è “f.corsi”, il suo “fa.corsi” (l’indirizzo standard ce l’ho io, in quanto assunto prima di lui).

Capita a volte che mi arrivi qualche mail di lavoro destinata a lui. Lo capisco facilmente dal contenuto dell’e-mail, lavorando io in un campo – quello della qualità – che col suo non c’entra nulla. Quando succede, rispondo al mittente della mail mettendo il mio “quasi-omonimo” per conoscenza, e avviso entrambi dell’errore.

Sono le dieci di mattina di un mercoledì di metà aprile. Ormai da due giorni piove, di una pioggia leggera e sonnacchiosa. Il mio vicino di scrivania, il compagno Giorgio, è silenzioso ma al contempo nervoso. Sta più tempo del solito al computer, non capisco se per lavoro o per altro. Il compagno Giorgio è chiacchierone e scherzoso, ma sulle sue cose non si sbottona facilmente. Per questo non sono ancora riuscito a capire il motivo di questo suo comportamento, che dura ormai da qualche settimana.

Alle dieci e mezza mi arriva quell’e-mail.

Oggetto: Appunti sulla Restaurazione – 47

Fratelli, siamo sicuri che Torino possa ancora essere il centro propulsore? La situazione si è rovesciata. Oggi è Torino (Torino in senso lato) che dev’essere riconquistata. Vi chiedo di farmi pervenire i vostri commenti prima del prossimo consiglio. Grazie.

Il mittente è un certo “i.balbo@restauratori.it”. Non sono indicati i nomi dei destinatari, c’è solo il mio indirizzo. Deve avere mandato l’e-mail a un indirizzario mantenendo tutti in copia nascosta.

Chiamo subito il compagno Giorgio. Non risponde. Mi alzo e vado accanto a lui; sentendomi arrivare riduce a icona la finestra che stava usando, giurerei quella della posta.

– Vieni un po’ a vedere che razza di mail mi è arrivata – gli dico.

– Cosa?

– Doveva essere indirizzata a Fabio Corsi. E’ stranissima, ti dico, vieni a leggerla.

Il compagno Giorgio mi segue; la legge.

Ho come l’impressione che il suo viso impallidisca.

Subito dopo irrigidisce la mascella, e sbuffa lievemente.

– Cazzate – dice, scuotendo la testa.

– Ma cosa cavolo significa?

– E che ne so? Sarà tipo un gioco di ruolo. Girala a Fabio Corsi, e dimenticala.

– Provo a girargliela. Però non è detto che fosse indirizzata a lui. E se invece fosse stata per me?

– Ma che cazzo dici, Fabri? Ci capisci qualcosa, tu?

– No.

– E allora è ovvio che non era indirizzata a te. Per favore, girala a Fabio. E poi cancellala.

Il compagno Giorgio conosce molto meglio di me Fabio Corsi, in quanto anche lui è iscritto al sindacato.

– E va’ bene, va’ bene, gliela giro.

Come al solito rispondo al mittente, cioè a quell’“i.balbo@restauratori.it”, mettendo in copia Fabio Corsi.

Credo che ci sia stato un errore, e che questa e-mail non fosse destinata a me, ma al mio collega Fabio Corsi. Per favore mi dia conferma della cosa. Se fosse così, prenda nota della differenza di indirizzo, in modo da evitare in futuro il ripetersi dell’errore. Grazie.

Tempo due minuti e mi arriva un’e-mail di Fabio Corsi.

Non era per me questa mail. Secondo me si tratta di spam, mi è già successo di riceverne di simili. Cancellala e lascia perdere il tutto.

Qualcosa nel tono o nelle parole scelte mi lascia un po’ perplesso.

– Mi ha risposto Fabio. Dice che si tratta di spam.

– Giusto! Non può che trattarsi di spam – fa il compagno Giorgio.

– Mi ha consigliato di cancellarla.

– Visto che avevo ragione? Cancellala, è meglio. Magari è qualche virus a scoppio ritardato…

Proprio in quel momento squilla il telefono. E’ il mio capo, che mi chiede di partecipare a una riunione per un’emergenza improvvisa. Per il resto della giornata mi dimentico completamente di quell’e-mail.

La sera torno a casa tardi. La prima cosa che faccio quando entro in soggiorno è accendere la TV; c’è il telegiornale delle venti. Mentre Parker e Betty mi seguono con le code ritte, entrambi affamati, ascolto i titoli del Tg.

La solita politica. La solita dichiarazione delirante del leader di uno dei partiti di governo. “Il popolo padano è pronto a imbracciare i fucili”.

Mentre preparo le ciotole ai gatti, mi trovo a riflettere sul significato di “popolo padano”. Quali persone lo compongono? Forse tutti quelli che hanno votato quel partito?

Nel Nord Italia vivono milioni di emigrati dall’Italia del Sud.

E poi imbracciare i fucili per cosa? In nome di quale ideale? E al fine di conquistare quale libertà?

Il Nord Italia è la zona più ricca del P aese, e una delle più ricche d’Europa.

Scuoto la testa. Si tratta solamente di provocazioni, già sentite mille volte, e in mille salse differenti. Eppure proprio stasera, chissà perché, mi colpiscono di più.

Sto preparando una frittata quando mandano un’intervista al leader di governo.

La Costituzione è figlia di un periodo in cui i cattocomunisti dominavano il Paese. Per questo va riscritta, da cima a fondo”.

Già m’immagino il coro di dichiarazioni di protesta, dal Quirinale al partito dell’opposizione. Questa volta, in effetti, forse ha esagerato. Ha detto “riscritta da cima a fondo”, non semplicemente “modificata”.

Mi ritorna in mente d’improvviso l’e-mail. Mi ricordo soltanto una frase, chissà perché. “La situazione si è rovesciata”.

Per fortuna non l’ho cancellata, come mi hanno consigliato di fare Fabio Corsi e il compagno Giorgio.

Domani mattina voglio rileggerla. C’era qualcosa, in quell’e-mail, di troppo specifico. Non poteva trattarsi di un semplice “spam”.

Finisco in fretta di mangiare. Alle nove e mezza passa a prendermi Gianluca. Ogni mercoledì sera andiamo a vedere un film in un cineforum del centro.

La scena del ballo de “Il Gattopardo”. E’ la seconda volta che la vedo. Per Gianluca è la prima in assoluto.

Rimaniamo entrambi ipnotizzati dal fascino di quelle immagini. C’è poca gente nella piccola sala. Non ha importanza, è la magia del cinema che conta.

Quando il film finisce e si riaccendono le luci, chiedo a Gianluca se gli è piaciuto.

Gianluca si alza e si volta a guardarmi. E’ alto poco più di un metro e sessanta. Ha gli occhi azzurri, magnetici, e le guance arrossate.

– Esteticamente è bello, bellissimo. E mette anche in luce alcuni aspetti di quel periodo che molti continuano a ignorare.

– Quali aspetti?

– Quelli riassumibili nella famosa definizione di “questione meridionale”.

Usciamo. A piedi ci affrettiamo verso un pub per bere una birra. E’ passata mezzanotte e pioviggina ancora, ma sento che Gianluca ha bisogno di parlare. Mi sembra bello carico.

– Era meglio se quell’altro se ne stava a casa, invece che partire da Quarto – inizia.

– Non hai mai pensato che se davvero non si fosse imbarcato, e non si fosse fatta l’Italia, il tuo bel partito non avrebbe mai avuto ragione di esistere? – lo punzecchio.

– Dovevano fermarsi all’Emilia e alla Romagna, e lasciare perdere tutto il resto, intendo dallo Stato Pontificio in giù. Certo che non avrebbe avuto ragione di esistere, e sarebbe stato un bene. Lo Stato del Nord Italia sarebbe oggi una realtà, e sai meglio di me che in potenza è il più fiorente e ricco d’Europa.

– E come si chiamerebbe? “Repubblica Padana”?

– La Savoia sarebbe ancora nostra, e magari la Svizzera e l’Austria si sarebbero annesse spontaneamente dopo la Prima guerra mondiale. Hai idea di che magnifica nazione sarebbe venuta fuori? Ordinata, pulita, laboriosa, ricca…

– Che stronzate – sorrido, sorseggiando la birra.

– Non sono stronzate. Anche l’Italia del Sud ne avrebbe tratto giovamento. Sotto i Borboni stavano meglio, anzi, in quel periodo prosperavano, lo sanno tutti.

– Sono cose del passato. Oggi l’Italia è unita. Dividerla sarebbe fare un passo indietro.

– Ti sbagli. Sarebbe un passo avanti. Rimediare a un errore del passato.

– Soprattutto per noi ricchi e benestanti del Nord, che non dovremmo più mettere mano al portafoglio, vero?

Scuote la testa.

– E invece anche per quelli del Sud. Le cose vanno male, laggiù, perché non c’è fiducia nelle Istituzioni. Non collaborano, se ne fregano, anzi: odiano lo Stato, e fanno di tutto per fregarlo. E’ l’atavica eredità dell’odio che provarono gli antenati contadini nei confronti di chi cacciò i Borboni dalle loro terre. Lasciali soli, e vedrai che troveranno il modo di far funzionare perfettamente la loro barca. Magari dando carta bianca alle mafie. Ufficializzandole come forma di governo: un esempio come un altro di regime, perché no?

– Ora stai esagerando.

– E’ che sono un sognatore, tutto lì.

– Mi paiono più incubi che sogni, i tuoi.

Gianluca sorride e mi fissa, spalancando i suoi occhi magnetici.

– Sai cos’è incredibile? Che riesco a parlare di queste cose solo con te. L’unico dei miei amici che sta dalla parte avversa. Pazzesco…

Sorrido a mia volta.

– Se ne parlassi con i tuoi colleghi, molto probabilmente ti caccerebbero dal partito. Sei troppo estremista anche per loro.

– Mah, chi lo sa?

Sorseggiamo le birre. Il locale si sta svuotando. Guardo l’ora: è quasi l’una. Domani mattina in ufficio sarà dura. L’e-mail, mi viene in mente. Devo ricordarmi di rileggerla.

– Sei pronto anche tu a imbracciare il fucile?

Di nuovo alza gli occhi e mi guarda.

– Certo. E’ inutile che fai quella faccia. Voi della sinistra non potete capire il senso di cameratismo, di unità e di fedeltà ai principi e al direttivo che c’è da noi.

– Ma tu pensi davvero che esista questo “Popolo del Nord” pronto a scendere in battaglia?

– Certo che esiste. Siamo in tanti, e voi avete sempre sottovalutato la nostra determinazione. Non è un caso che voi negli anni avete perso voti, mentre noi ne abbiamo sempre guadagnati.

Non gli chiedo né per cosa dovrebbero combattere, e neppure che senso avrebbe una sommossa da parte di gente che sta fin troppo bene.

Usciamo dal locale e mi riaccompagna a casa.

Ho conosciuto Gianluca a una festa da Cristina. E’ un collega di lavoro del suo ex fidanzato, Lorenzo. Mi è rimasto subito simpatico per la sua verve e per la sua passione cinematografica, al di là delle differenti vedute politiche.

Quando si confida e mi parla dei suoi sogni in fondo mi sta ancora più simpatico. Capisco che si tratta soltanto di proiezioni idealizzate del suo bisogno di ordine. Della sua paura del diverso.

La mattina dopo arrivo al lavoro e il compagno Giorgio appena mi saluta.

– Ma cosa ti è successo? – domando.

– Niente, niente…

– Problemi al sindacato?

Si gira e mi fissa.

– Ma in che mondo vivi? Non l’ascolti la radio, non li leggi i giornali? E lasciamo perdere la televisione, che è meglio.

– A cosa ti riferisci in particolare?

– Alla crisi di governo, a cosa vuoi che mi riferisca?

Scuoto la testa, perplesso.

– Ma non dovresti essere contento?

– Contento? Vedrai quando cominceranno le prime sommosse come saranno tutti contenti. E non dirmi che non ti avevo avvertito.

Lascio cadere il discorso perché ho appena acceso il computer e aperto il programma della posta, anche se non avevo mai sentito il compagno Giorgio così apocalittico.

Ho dieci mail non lette. Non m’interessano quelle. Scorro la pagina delle mail in arrivo, alla ricerca del mittente “i.balbo”.

Non lo trovo.

Faccio una ricerca inserendo come parola chiave “balbo”. Niente.

C’è solo la risposta di Fabio Corsi, ma era senza cronologia, per cui non rimane traccia della mail originaria.

Ma dov’è finita? Sono sicura di non averla cancellata.

Telefono al sistemista.

– Vorrei recuperare un’e-mail che mi è arrivata ieri. Intorno alle dieci di mattina. Mittente un certo “i.balbo@restauratori.it”.

– Aspetta che guardo. Ecco qua. Mi risulta cancellata ieri sera alle diciotto e dieci.

A quell’ora ero già uscito dal lavoro.

– E’ possibile recuperarla?

– Mi dispiace ma non è possibile.

– Ma non fate ogni sera il back-up del server della posta?

– Il back-up non riguarda il cestino dei file di posta.

Metto giù. Ma chi può averla cancellata? Chi ha accesso alla mia posta?

Di sicuro il sistemista. E poi il mio capo. Chi altri?

Forse il compagno Giorgio. Conosce la mia password. Forse si è connesso tramite Internet, e l’ha cancellata da lì, ma perché l’avrebbe fatto?

– E’ strano – dico. – Non trovo più quella mail che mi è arrivata ieri mattina.

– Eh? Quale mail?

– Quella che credevo fosse destinata a Fabio Corsi.

– Ah, lo spam. Ma non l’avevi cancellato?

– Sono sicuro di no. Tu non ne sai niente?

– Io? E a me che mi frega degli spam che ricevi tu?

Durante questo scambio di battute il compagno Giorgio non si è mai voltato dallo schermo del computer.

Scuoto la testa e cerco di iniziare a lavorare, ma continuo ad avere il nervoso.

– Ricordati delle mie parole di prima – dice a un certo punto il compagno Giorgio, rompendo il silenzio.

– Quali parole?

– Non hai sentito ieri sera? Quelli sono pronti a imbracciare i fucili.

– Ma va là, e tu credi a quel pagliaccio?

Ha una breve risata.

– Se ci credo io ha poca importanza. Ma certa gente è sicura che presto succederà un quarantotto. E ti assicuro che quella gente sa il fatto suo.

– Quale gente?

– Vedrai, vedrai…

Non rispondo e cerco di concentrarmi di nuovo sul lavoro. Per fortuna squilla il telefono, è un collega della progettazione che mi chiede informazioni. Così riesco quasi a dimenticare le frasi sibilline del compagno Giorgio.

La vita trascorre sui soliti binari. Forse la gente è solo un po’ più nervosa del solito. Ma ci si saluta come sempre, si fanno le due chiacchiere in ufficio e al bar, di sera ci si trova in compagnia e si ride.

Eppure il Paese è spaccato in due, così dicono alla televisione, così scrivono sui giornali.

La crisi di governo, causata dal crearsi di una nuova corrente nel partito di maggioranza, ha reso fortemente instabile l’equilibrio istituzionale.

Mentre steso sul divano con Betty sulla pancia e Parker nell’incavo delle cosce mi concedo un meritato riposo, sento (alla radio) una nuova dichiarazione da parte del leader del partito secessionista.

Non si può tornare indietro. Qui non servono neppure le elezioni anticipate. Il Nord è stufo di tutta questa marmaglia romana.”

In studio alcuni giornalisti commentano che questa volta è impossibile fare previsioni su cosa accadrà.

Arriva la dichiarazione di un ministro, il luogotenente del leader che ha appena parlato.

Le ronde padane si stanno organizzando come nuclei di resistenza. Il Nord è pronto a insorgere.”

Subito dopo mandano la pubblicità.

E dopo la pubblicità, ecco il capo di governo:

Il nostro storico alleato non verrà meno ai suoi doveri.”

Ma cosa stanno dicendo? Ma non fanno parte anche loro, ormai, della “marmaglia romana”? E come possono dei “nuclei di resistenza”, tutto all’improvviso, “insorgere”?

Non riesco a capire.

La temperatura mediatica non è mai stata alta come in questi giorni. Fuori, nella vita reale, come ho detto, sembra tutto tranquillo. Ma forse qualcosa sta filtrando.

Forse nel segreto di magazzini o di scantinati, nelle città, nelle campagne, davvero si sta preparando un colpo di Stato.

La spaccatura del Paese, questa volta irreparabile.

E nessuno ne sa nulla: tutti la considerano una specie di “fiction”.

La notte non riesco a dormire. E’ più forte di me: l’orecchio è teso a captare rumori da fuori, o dagli altri appartamenti. Forse i miei vicini hanno già comprato delle armi, magari non per attaccare, ma per difendersi.

Paranoie, paranoie, solo paranoie.

E capisco cosa sta alla loro origine. La mail misteriosa di ieri e la sua sparizione. Le strane parole del compagno Giorgio, la fretta di farmi cancellare l’e-mail da parte sia sua che di Fabio Corsi.

Sono entrambi iscritti al sindacato. Sono anche iscritti a uno dei partiti di estrema sinistra, se non ricordo male. Cosa staranno tramando nell’ombra?

Quell’e-mail non era uno spam. E’ stata indirizzata a me per uno sbaglio, naturalmente. Ma era un messaggio vero, reale.

Mi ritornano in mente due frasi.

La situazione si è rovesciata. Rovesciata come? Rispetto a quale precedente status-quo?

Oggi è Torino (Torino in senso lato) che dev’essere riconquistata. Perché riconquistata? Per sottrarla a chi?

E cosa significa in senso lato?

Forse sto esagerando. Non sarà uno spam, ma può essere una specie di gioco di ruolo. Un simulare a Risiko, “dietro le quinte”, il reale scontro politico.

Forse è così. Ma forse no. Devo cercare di saperne di più, altrimenti non riuscirò più a chiudere occhio la notte, e con me non dormiranno i miei poveri gatti.

La mattina dopo aspetto che arrivi l’ora del caffè. Scocca alle dieci e un quarto. Entra Giampi dall’ufficio accanto, e il compagno Giorgio si alza.

Io rimango fermo e concentrato sullo schermo, contrariamente al solito.

– Non vieni?

– Oggi no, grazie. Ho un po’ di acidità di stomaco. E poi devo finire un lavoro.

– Attento a non farti venire l’ulcera.

Si allontanano. Nessuno in giro. Mi alzo e vado al “laptop” del compagno Giorgio.

E’ bloccato. Ma io conosco la sua password, perché gliel’ho vista digitare milioni di volte. Queste informazioni servono sempre.

Digito “enricob61”. Lo sfondo del desktop, una foto della figlia dodicenne, appare sullo schermo. Ripristino la posta.

Scorro le cartelle. Nulla di strano; tutta roba di lavoro. Controllo le ultime mail ricevute, in particolare quelle dell’altro ieri.

Niente.

Vado in Esplora Risorse. Seleziono “C:”, il disco locale. Scorro le cartelle.

Una si chiama “Pussavia”. E’ l’unica con un nome strano. Entro dentro.

Altre cartelle. “Foto”, “Articoli”, “Giochi”, nulla di importante. “Vivalitalia”; questa è sospetta.

Doppio clic.

Dentro c’è un’altra cartella. Il suo nome, per qualche motivo misterioso forse soltanto in apparenza, mi fa mancare per un attimo la terra sotto i piedi. E’ come se certi lontani e assurdi sospetti diventassero di colpo realtà.

Nuova Carboneria”.

Ma che roba è?

Doppio clic. Appare un messaggio. Il testo è in una casellina grigia, accanto a una croce bianca in un cerchio rosso.

Impossibile accedere a C:PussaviaVivalitaliaNuova Carboneria.

Accesso negato.

Sento delle voci che si avvicinano. Giampi e il compagno Giorgio stanno arrivando. Chiudo il messaggio, chiudo Gestione Risorse, torno appena in tempo al mio posto.

– Ma sei ancora lì attaccato al computer? -, fa Giampi, scuotendo la testa.

– In questi giorni lavora troppo, mi sa che ha deciso di fare carriera.

– Tanto è inutile, Fabri. Tu non c’hai la stoffa del dirigente.

Non commento. Quelle due parole ancora mi girano per la testa. “Nuova Carboneria”.

E’ un gioco di ruolo? Una specie di simulazione degli avvenimenti che portarono all’Unità d’Italia?

O forse qualcosa di più?

– Ehi! Hai toccato il mio computer?

– Cosa? No, perché?

– E’ strano. L’avevo bloccato prima di andare al caffè.

Accidenti alla mia sbadataggine.

– Sicuro che l’avevi bloccato? Qui dentro ultimamente sono un po’ tutti con la testa per aria.

– Tu per primo, mi sa. Ah, tra parentesi, sai cosa mi ha detto il Giampi?

– Cosa ti ha detto?

– Ha ricevuto una specie di convocazione a una riunione nella sede del partito, per domani sera.

– Non sapevo che fosse un attivista.

– Chi, lui? E’ iscritto a quella banda di razzisti, ma da quel che so io non fa parte di quelli pronti a imbracciare il fucile. A lui interessano solo i soldi, per quello blatera sempre di federalismo.

– Ci andrà?

– Pensa di sì. E’ curioso per via dell’oggetto dell’incontro.

– Che sarebbe…?

– “Istruzioni per tutti i militanti, attivisti e simpatizzanti, in vista delle prossime operazioni”.

Il compagno Giorgio mi sta fissando con gli occhi spalancati; sotto i baffi non sorride più.

– “Prossime operazioni…” Ho paura, Fabrizio. Non so te, ma io ho paura.

Non dico nulla. Torniamo a dedicarci al lavoro, entrambi (io di certo) con la testa altrove.

Nuova Carboneria”. E se non fosse soltanto un gioco di ruolo?

Per: i.balbo@restauratori.it

Da: f.corsi

Oggetto: Richiesta informazioni

Gentile signor Balbo, mi chiamo Fabrizio Corsi e sono un collega di Fabio Corsi e Giorgio Forieri, che suppongo lei conosca molto bene.

Le scrivo perché la sua mail di mercoledì scorso, credo erroneamente indirizzata a me, mi ha a dir poco incuriosito.

Mi scuserà se mi permetto di porgerle delle domande tanto dirette, ma non trovo modo migliore per arrivare al punto.

Dunque: chi siete? Cosa sono questi vostri “appunti sulla Restaurazione”? Che cosa mi può dire di una società segreta che si fa chiamare “Nuova Carboneria”?

Mi sono fatto un’idea su di voi, ma non posso, ovviamente, sapere se corrisponde a verità. Se vi corrispondesse, e se ne fossi degno, sarei lieto di iscrivermi alla vostra società. Capisco da molti segnali che lo scontro si avvicina, e se devo scegliere una parte, scelgo la vostra (la nostra).

I vostri ideali sono i miei ideali, anche se non possiedo la vostra energia, la vostra perseveranza, e la vostra capacità mimetica.

Rimango in fiduciosa attesa di una sua risposta.

Cordialmente.

Fabrizio Corsi.

Arriva di nuovo il mercoledì sera senza che nulla di rilevante accada. La mia mail è rimasta senza risposta. Cosa mi aspettavo, del resto?

L’ho scritta alle tre e trentacinque di una notte passata a vegliare, mentre Parker rovistava nel suo cassetto preferito, e Betty non la smetteva di fare le fusa sdraiata sul termosifone ormai freddo.

Il governo è ufficialmente in crisi. Il Presidente della Repubblica ha iniziato le consultazioni. Il leader del partito secessionista ha alzato il tiro delle sue dichiarazioni.

Le elezioni anticipate non ci spaventano. Ma siamo stufi di compagni di viaggio che pensano solo a salvare la poltrona e a evitare la galera. Popolo padano, è giunta l’ora di imbracciare i fucili. La Milizia Verde è una realtà, il tempo del reclutamento è venuto. Preparatevi! Perché se non ci sarà il federalismo, ci sarà la secessione, e il Nord finalmente verrà liberato!”

Nessuno ha commentato queste frasi. Sono stati messi da parte perché dichiaratamente non cercano alleati, e per questo nessuno se li fila. Che senso ha ancora corteggiare un pazzo scatenato?

Qui a Torino la vita procede tranquilla. Dove sono queste fantomatiche Milizie Padane? Se davvero esistono, io non le vedo.

Il compagno Giorgio è sempre più cupo, ha sempre meno voglia di parlare. Giampi sembra sia andato a quella riunione del partito, ma non ne abbiamo saputo nulla, perché si è chiuso in un silenzio impenetrabile. In quanto a Gianluca, lo vedrò stasera; ma invece che al cineforum, andremo a prenderci una pizza.

Al telefono mi ha detto, con una voce che stentavo a riconoscere: “Questa sera niente cinema. Questa sera ho bisogno di parlarti sul serio.”

Ho detto che Gianluca me l’ha presentato Cristina. Durante quella serata, mi ricordo, rimanemmo seduti sul divano a parlare di cinema. Avevamo entrambi visto da poco “Le vite degli altri”, e ne cantavamo le lodi.

Con quello sguardo azzurro e magnetico, la parlantina facile e la battuta pronta, era un piacere stare a sentirlo. Ma intuii già da subito le sue simpatie politiche, forse per via dell’astio che metteva nel giudicare quel periodo storico – gli anni della Stasi nella Germania dell’Est. In seguito seppi che le confidava davvero a pochi, eppure trasparivano da ogni suo gesto e da ogni sua parola.

Fu la terza o la quarta volta che ci vedemmo che cominciammo a parlare di politica. Fui io a introdurre l’argomento, con una battuta, poi però parlò soprattutto lui. Per motivi misteriosi divenni da subito il suo confessore preferito; certe sue aspirazioni segrete credo di essere l’unico a conoscerle.

Abbiamo anche fatto un paio di viaggi insieme. Un anno in Austria (meta scelta da lui), un altro a Praga (meta scelta da me). In Austria andammo in auto, e guidai io per tutto il tempo, perché lui voleva godersi il panorama delle Alpi in santa pace.

Guidare con dei passeggeri a bordo gli faceva venire l’ansia.

Arrivo a piedi alla pizzeria e lui è già davanti all’ingresso. Capisco subito che è nervoso. Si nota dalla piega della bocca, e dai gesti bruschi con cui si muove.

La pizzeria è quasi vuota. Ci sediamo in un angolo, un po’ al riparo dal resto della sala. Ha prenotato lui.

E’ stranamente silenzioso. Ordiniamo le pizze, poi lui mi guarda e domanda:

– Non sei curioso?

– Per natura sì, sono curioso, anche se non si direbbe.

– Stronzo. – Non sorride. – Intendevo curioso di quello che devo dirti.

– Si tratta di qualcosa che devi dirmi per forza?

Ecco che finalmente sorride.

– Se mi fai questa domanda, vuol dire che hai capito.

– Non ho capito un bel niente, invece.

– Ascolta. Non ti sei accorto di quello che sta succedendo in giro?

Appoggio la bocca sulle mani giunte, i gomiti sul tavolo.

– No, non mi sono accorto di nulla.

– E va’ bene. Allora è mio compito svegliarti. E’ di questo che devo parlarti, in fondo.

– Svegliarmi? Svegliarmi da cosa? Sto forse dormendo?

– Smettila di scherzare. Sto parlando sul serio. Qualche sera fa c’è stato un grande comizio del leader della nostra sezione del partito. Così è stato in tutte le sezioni di tutta la Padania. Il leader ha spiegato ciò che in fondo al cuore già presentivamo. Abbiamo urlato la nostra adesione alla linea. Dovevi esserci, Fabri, era uno spettacolo. Siamo in tanti, non puoi neanche immaginare quanti. Il materiale necessario è già arrivato. Sono stati allertati tutti, iscritti e simpatizzanti. Chi vuole stare in prima linea può farlo, e io lo farò. Chi vuole rimanere a casa, è libero, ma con i dovuti accorgimenti. Dovrà appendere un fazzoletto verde alla porta. Solo in questo modo avrà la certezza di non subire conseguenze.

Il locale ora si sta riempiendo. Ecco là una coppia, lei indossa un abito scollato nero e scarpe coi tacchi, lui ha una polo e un paio di pantaloni bianchi. Più lontano si sta formando una tavolata di liceali.

– Fazzoletto verde? – domando.

– Sì. Ricordalo bene anche tu, Fabri. Un fazzoletto verde.

Arrivano le pizze.

– E’ per questo che volevi parlarmi, allora…

Le sue parole mi hanno profondamente turbato. Non tanto per quello che significano, in fondo. E’ come se d’improvviso ciò che sempre sospettavo, e cioè che Gianluca fosse un pazzo esaltato, si fosse manifestato in tutta la sua verità.

Sembra quasi un partecipante a un gioco di ruolo, che comincia a scambiare il gioco con la realtà.

Capisco che l’unica è dargli corda.

– Come si svolgeranno le operazioni?

Gli occhi gli brillano, e al contempo sorride.

– Non posso dirtelo, Fabri. E’ coperto da segreto. Tu poi, con le tue idee comuniste…

– Non sono un comunista.

– Va’ bene, va’ bene. Mi raccomando, però. Il fazzoletto verde attaccato alla porta. Non sei uno degli obiettivi perché non sei iscritto a nessun partito avversario, insomma, non sei schedato. Ma qualcuno conosce le tue simpatie. Meglio non correre rischi. Io… non voglio averti sulla coscienza.

Smette di mangiare, prende il tovagliolo e si pulisce la bocca.

– Quando inizieranno le operazioni?

– Sono già iniziate. Le Milizie Padane esistono da anni, e sono ben addestrate. Poi ci sono i volontari, come me.

– Ma quando… attaccherete? Quali sono gli obiettivi?

– Mi dispiace, Fabri. Non posso dirti nulla. Ricordati solo il fazzoletto verde.

– Non provi neanche a reclutarmi?

Alza gli occhi azzurri e mi lancia uno sguardo espressivo, incredulo e al contempo affettuoso.

– Ti conosco troppo bene. Tu non starai mai da nessuna parte. Anche se sei di sinistra, non ti sporcherai le mani aiutando la resistenza, e aspetterai semplicemente che tutto ritorni alla normalità.

Mi viene d’improvviso voglia di colpirlo in qualche modo. Con un pugno. Con il coltello.

Reprimo l’istinto; è solo un povero pazzo esaltato.

Continuo a dargli corda.

– Cosa intendi con “resistenza”?

– Che molti cittadini, soprattutto intellettuali ed esponenti della media borghesia, cercheranno di impedire la secessione. Formeranno dei nuclei di resistenza. Ma è gente incapace di usare le armi. Li spegneremo subito. E al momento opportuno verranno deportati oltreconfine, nelle terre della Chiesa o in quella delle Mafie.

Non riesco più a parlare. Nella pizzeria, oltretutto, il rumore è aumentato. La tavolata di liceali fa un baccano d’inferno.

Altri tavoli si sono riempiti. Famiglie, colletti bianchi, persone sole. Gente normale.

E se tutti loro avessero a casa un fazzoletto verde, da appendere alla porta il giorno convenuto?

– Sei stanco? -, mi domanda Gianluca.

– Un po’. E tu?

– No. Non mi sono mai sentito bene come in questi giorni.

Usciamo dal locale. Fuori l’aria della sera è frizzante. C’è poca gente a passeggio, del resto siamo lontani dal centro.

– Allora ciao, ci sentiamo presto…

– Aspetta -, mi ferma.

Mette una mano in una tasca del giubbotto.

– Ecco il fazzoletto verde. Mi raccomando. Fuori dalla porta, bene in vista.

Lo prendo. E’ piegato e ben stirato, a formare un quadrato verde di pochi centimetri di lato.

– Come faccio a sapere quando lo dovrò appendere fuori dalla porta?

Mi da’ una pacca sulla spalla.

– Ti avvertirò io. Sei fortunato, Fabri. La nostra amicizia ti salverà.

– Cosa vuoi dire?

– I tuoi spocchiosi compagni di sinistra difficilmente si abbassano a frequentare gente come me. E per questo la pagheranno. Tu invece, grazie alla mia amicizia, ti salverai.

Sento che a queste parole dovrei reagire in qualche modo. Forse arrabbiarmi, forse insultarlo. O forse invece dovrei ringraziarlo?

Rimango in silenzio.

Rimango in silenzio, come di fronte a un malato di mente.

Finalmente ci separiamo, ognuno verso casa sua.

Sono a pochi isolati da casa, immerso nei miei pensieri e nel silenzio della sera inoltrata, quando sento degli spari.

Provengono da qualche parte, forse dall’intrico di strade che s’incrociano dietro il palazzo che sto costeggiando.

Mi blocco di colpo.

Altri rumori. Urla. Gente che scappa.

Comincio a correre anch’io. E’ più forte di me.

Quando finalmente mi chiudo la porta di casa alle spalle, mi appoggio con la schiena al battente, e cerco di riprendere fiato.

Parker e Betty, tranquilli, mi fissano seduti sulle zampe posteriori.

Sono tutto sudato. Meccanicamente prendo dalla tasca il fazzoletto verde. Lo spiego e mi netto la fronte e le tempie.

Il giorno dopo mi aspetto di trovare qualche accenno al Tg3, o almeno sui giornali. Niente. Forse mi sono sognato tutto?

Sì. Anche il discorso delirante di Gianluca. E’ stato tutto un sogno.

La crisi di governo continua. Le dichiarazioni dei leader politici si fanno sempre più grevi, sempre più apocalittiche. Siamo in piena campagna elettorale.

Il Nord è pronto a insorgere, è solo questione di giorni” dice il leader del partito secessionista. Nessuno replica più. E’ isolato, senza alleanze, dunque considerato fuori dai giochi.

L’ex leader di governo non abbandona la politica. Il nuovo candidato premier del partito è sempre lui. La sinistra si presenta con un leader nuovo di zecca, un’ex figura di spicco del mondo imprenditoriale.

Qualcuno sussurra che uno vale l’altro, che la vera sinistra non esiste più.

Ho smesso di sperare di ricevere risposta da quel misterioso “i.balbo”. Anche quella mail è stata un sogno, probabilmente. E le mezze frasi del compagno Giorgio, semplici commenti a cui ho attribuito eccessivi significati.

Forse dovrei chiedergli di quella cartella, “Nuova Carboneria”. Però vorrebbe dire ammettere di aver curiosato nel suo PC. Meglio lasciar perdere.

Gianluca non l’ho più chiamato. Neanche lui si fa sentire. Il suo fazzoletto verde l’ho chiuso in un cassetto, chissà per quanti anni rimarrà lì.

Si avvicina il 17 marzo 2011. Da qualche parte in città, forse, si preparano a festeggiare i centocinquant’anni dall’unità d’Italia. Alla televisione ne parlano poco, c’è la crisi di governo che occupa tutti gli spazi.

E se invece i deliri di quel leader, le parole circostanziate di Gianluca, il silenzio improvviso del Giampi, preludessero davvero a una specie di rivoluzione?

Due giorni prima dell’anniversario, un martedì, il compagno Giorgio mi manda un’e-mail.

Ti và domani sera di venire a cena a casa mia?

Mi giro e lo guardo:

– E c’era bisogno di mandarmi un e-mail per domandarmelo?

– Si tratta di un invito ufficiale – risponde. – Necessitava di una certa forma.

– Cucinerà tua moglie, voglio sperare.

– E certo, per chi mi prendi? Farà la carbonara.

– La carbonara…?

– E’ la sua specialità.

Accetto.

– Oggi sembri più di buon umore del solito.

Sorride sotto i baffi, prima di replicare.

– E’ l’allegria del soldato la notte prima di partire per il fronte.

Esco insieme al compagno Giorgio. Andiamo alla sua macchina, ed ecco la prima sorpresa. Di fianco alla macchina c’è Fabio Corsi. Sembra che ci stesse aspettando.

Non faccio commenti per non sembrare scortese. Il compagno Giorgio ha invitato anche lui. Perché non dirmelo prima, però?

Saliamo e partiamo. Il cielo è coperto, la sera ormai sconfina nella notte. Sono sul sedile posteriore. Ne approfitto per aprire la valigetta e tirare fuori la scatola di cioccolatini. Un gentile omaggio per la signora.

Nessuno dice nulla. Forse siamo solo stanchi. La giornata lavorativa è stata pesante.

Arriviamo a un incrocio. Seconda sorpresa. Invece che svoltare a sinistra, verso la tangenziale, il compagno Giorgio prende a destra, verso il centro.

Aspetto un commento, una spiegazione, ma non arriva.

Mi sporgo in avanti.

– Ma dove stiamo andando? – chiedo.

– Secondo te? – fa il compagno Giorgio.

Fabio Corsi si volta a guardarmi e sorride.

– Non dovevamo andare a casa tua? – insisto.

– C’è stato un cambiamento di programma.

– E sarebbe a dire?

– Stiamo andando in un posto dove sottopongono a tortura gli impiccioni che curiosano nel PC dei colleghi.

– Ma che cazz…

Mi lascio andare di nuovo contro lo schienale.

– Volete spiegarmi, per favore?

Di nuovo silenzio.

– Allora fatemi scendere.

– Stai tranquillo, cacasotto. Nessuno ti farà del male.

– Perché tutti questi segreti?

– Perché ci va’ così. Tanto hai già capito tutto – dice il compagno Giorgio.

Facciamo un giro strano. Forse dipende dal fatto che c’è un traffico intenso. Il compagno Giorgio svolta parecchie volte, anche per vie secondarie.

Alla fine mi sembra che finiamo nella zona del Quadrilatero Romano.

Finalmente ci fermiamo, di fianco a una ferramenta con le saracinesche abbassate. Scendiamo. Mettiamo le valigette nel vano posteriore, compresa la mia scatola di cioccolatini.

– Questa poi me la lasci. Tanto era per Nella, non è vero?

Annuisco. Vecchio golosone…

I marciapiedi sono deserti. Sembra una zona poco frequentata. Alla fine arriviamo a un portone, proprio di fianco a una “Pizzeria Bella Napoli”.

Il compagno Giorgio schiaccia uno dei pulsanti del citofono.

– Sì? Chi è? -,la voce di una donna.

– Santorre di Santarosa – risponde il compagno Giorgio.

La serratura scatta.

Nell’androne delle scale, buio e squallido, invece che salire cominciamo a scendere.

Entriamo in un corridoio su cui si affacciano, sui due lati, porte in lamiera – probabilmente cantine.

In fondo al corridoio una porta che sembra blindata.

Il compagno Giorgio bussa tre volte, con poderosi pugni sul battente.

La porta si apre. Un vano di un metro di profondità per due di larghezza. Ci accoglie un uomo di mezza età.

Richiusa la porta, l’uomo agisce su una pulsantiera collegata a un cavo, che tiene tra le mani.

Cominciamo a scendere. Una specie di ascensore. O forse un montacarichi.

Terminata la discesa, un’altra porta. L’uomo la spalanca. Vengo assalito dal vociare di una folla.

La prima cosa che mi colpisce, oltre al rumore, è l’illuminazione. Una luce calma, soffusa, d’altri tempi. Guardo le pareti e capisco; specie di lumi a petrolio spuntano dai muri a intervalli regolari.

Siamo finiti in un grande salone sotterraneo. Pieno di gente che urla e discute. In fondo al salone c’è un palco, su cui stanno parlottando alcune persone.

Sullo sfondo del palco, una gigantesca bandiera tricolore copre tutta la parete.

Seduti sulle sedie allineate davanti al palco, o in piedi, c’è la folla di almeno duecento persone.

Oltre al casino bestiale, si respira un’atmosfera ovattata, un po’ retrò.

– Dove cazzo mi avete portato? – urlo quasi, per farmi sentire sopra il trambusto.

– Sentirai tu stesso. Questa è la serata decisiva, caro Fabri. Tra poche ore il dado verrà tratto.

– Ma chi è questa gente? Cosa fanno quaggiù?

Il compagno Giorgio mi sorride.

– Ti ho portato a conoscere il tuo caro amico Balbo.

Poco dopo ci sediamo. Le voci man mano si spengono, la gente prende posto. Sul palco è rimasta soltanto una persona.

La persona comincia a parlare.

Prima mi sono guardato in giro, per vedere se c’era qualche volto noto. Vedo gente di ogni età, uomini e donne, ragazzi e ragazze; ma nessuno che conosco. Anche l’oratore ha una faccia che non mi dice nulla.

Verrò a sapere più tardi che si tratta di uno dei Gran Maestri della Nuova Carboneria. Addirittura sarebbe uno dei primi a esser stato contattato da “Loro”. Qualcuno vocifera che abbia incontrato “Lui” in persona.

Nel discorso di questo Gran Maestro, un uomo di media altezza, di mezza età, e con una gran barba nera, si fa spesso riferimento a questi misteriosi “Loro” e “Lui”.

Inoltre accenna spesso alla Restaurazione, e ai “Restauratori”. Intuisco presto che i “Restauratori” non sono nient’altro che gli affiliati della Nuova Carboneria. In quanto alla Restaurazione, è l’oggetto del suo discorso, e il fine ultimo – capisco – della società.

Il suo discorso comincia in modo secco e diretto. Il tempo è venuto, proclama. Non lo dicono solo Loro, è un informatore ad aver dato notizie certe. Il nemico è ormai preparato, come urla senza pudore ogni giorno il suo leader alla televisione. Le Milizie Padane sono realtà, e di esse fanno parte molte sezioni delle forze dell’ordine. Buona parte delle istituzioni locali, del resto, sono in mano ai secessionisti. Presto la notte dei lunghi coltelli porterà a compimento quanto in potenza si è già annunciato. Faranno il colpo di Stato, e il Nord sarà loro. Ma solo temporaneamente. Perché non hanno fatto i conti con noi. “Loro” ci hanno preparato a questo giorno, e noi sapremo comportarci di conseguenza. La nostra resistenza infatti non sarà isolata. Ha parlato poco fa al telefono con Lui, annuncia. Con Lui in persona, sì. E’ ancora a Palermo, e insieme ai fratelli delle sezioni del Sud stanno preparando la spedizione. Gli ha detto che i fratelli del Nord non saranno mai soli; i fratelli del Sud sono pronti a venire in nostro soccorso. Noi saremo come i contadini di quella terra baciata dal sole, che nel 1860 favorirono l’avanzata dei Mille attraverso la Sicilia. I ruoli si sono invertiti, ma il risultato finale sarà lo stesso. Non saremo da meno dei loro gloriosi antenati, così come loro laggiù non saranno da meno dei nostri. Dobbiamo preparare la loro venuta, solo così potremo essere di nuovo liberi, e uniti. Uniti tutti insieme. Viva l’Italia!, conclude.

Un boato risponde alla sua invocazione: “Viva l’Italia!”

– Ma chi sono questi Loro, chi è questo Lui? – è la prima domanda che mi viene in mente, e che urlo al compagno Giorgio.

– C’è il divieto di nominarli con il loro vero nome – mi risponde.

– E perché?

– Perché sono troppo preziosi. Sono loro i nostri veri leader, caro Fabri. Guai se si sapesse all’esterno di chi si tratta.

– E di chi si tratta?

Sorride.

– Mi prendi per scemo? Lo saprai domani, quando ti girerò tutte le e-mail. Benvenuto tra i Restauratori!

Circolano alcune bottiglie di spumante. Fabio Corsi ha afferrato tre calici al volo, e li sta riempiendo con una bottiglia. Si brinda al buon successo delle operazioni.

– Sono uno di voi? Ma mi ammettete così, senza neanche un esame?

– Balbo ha ricevuto la tua mail, e ha reputato che sei idoneo. E’ stato lui ad avvertirmi di portarti con noi.

– Ma come può conoscermi questo Balbo? Io non so neanche chi sia.

Brindiamo insieme agli altri. Sarà la folla festosa, le luci soffuse, l’odore di terra bagnata. Mi basta un sorso per sentirmi lievemente stordito.

– Capirai domani perché di questo Balbo ci fidiamo ciecamente.

La notte dormo un sonno leggero, agitato ma sottilmente esaltato. Quando suona la sveglia mi pare che siano passati pochi minuti. Parker e Betty si stanno già inseguendo per la casa, in preda alle reminiscenze predatorie dell’alba.

Non mi pare vero di dover andare a lavorare, come tutti i giorni. Accendo la Tv e al telegiornale parlano di nuovo della crisi di governo. Ci saranno le elezioni anticipate, è ufficiale.

Ascolto le notizie con nuova attenzione. Le solite dichiarazioni dei soliti personaggi. Sembra il consueto teatrino a cui siamo assuefatti da anni.

Qualcuno di loro finge. La cosa incredibile è che finge dicendo la verità. Svia i sospetti buttando in faccia a tutti quello che presto sarà consolidato.

Ma davvero è così?

Fuori c’è il consueto traffico del mercoledì, che tra tutte le mattine è quella più caotica. Le facce sulle auto sono assonnate come sempre. Il nervosismo impera, ma si tratta del nervosismo standard.

Anche al lavoro nulla di strano.

Il compagno Giorgio appena mi saluta. Sembra di malumore. Vorrei parlare di ieri sera, sentire i suoi commenti, avere la certezza che tutto è stato reale.

Non oso affrontare l’argomento per primo.

Per fortuna la giornata viene presto accelerata da un’emergenza in produzione. Vengo chiamato e poi devo organizzare una riunione. Non dico che dimentico, ma quasi.

Sono passate le diciotto e mi appresto a lasciare l’ufficio, stanchissimo, quando finalmente il compagno Giorgio parla.

– Ti ho girato al tuo indirizzo privato il pacchetto delle e-mail – dice, quasi borbottando sottovoce.

– Cosa?

– Stai calmo, per favore. E’ importante far finta di niente. Le e-mail di cui ti parlavo ieri sera, no?

– Quelle di Balbo?

– Balbo, e altri come lui. Vai a casa e leggile. Prima leggi il mio commento, però, ti aiuterà a capire meglio tutto.

– Cosa c’è da capire? E’ tutto così chiaro.

Sorride mostrando i denti un po’ anneriti.

– Ti credi tanto furbo? E’ vero il contrario, invece. In questa faccenda le cose basilari sono anche quelle meno comprensibili.

– Va’ bene. Domani ti dirò cosa ne penso.

– Dubito che riuscirai a formulare dei pensieri coerenti, domani.

Fuori sul marciapiede quasi mi metto a correre.

Non so cosa pensare. Quello che provavo stamattina, una lieve esaltazione mista a una sorta di incredulità, non si è affatto placato. Parker e Betty sono seduti sul tavolo, di fianco al mio PC portatile, e mi guardano agitando le code.

E’ passata mezzanotte e fuori c’è un silenzio di tomba. Rileggo le parole scritte dal compagno Giorgio. Le mail di cui accennava, quelle “di Balbo e di altri come lui”, erano allegate a parte in un file di testo.

Caro Fabri,

eccoti le mail, o meglio, gli “Appunti sulla Restaurazione”. Sono in totale centocinquantuno, ma sono brevi. Leggili tutti. Solo così potrai entrare pienamente nello spirito della “Nuova Carboneria”.

Ti chiederai quando hanno cominciato ad arrivare, a chi, e perché. Alle prime due domande posso risponderti con dei fatti. Alla terza, beh, credo che le parole che leggerai nelle mail potranno aiutarti a capire. A meno che tu non abbia già capito, furbo come sei.

Hanno cominciato ad arrivare circa due anni fa. Allora la “Nuova Carboneria” ancora non esisteva. Eravamo tutti sparsi, chi iscritto a un partito, chi a un sindacato, chi a qualche associazione, chi libero cittadino.

La prima mail è arrivata a un centinaio di persone. Tutti attivisti in partiti dell’opposizione o di governo, in associazioni di volontariato, in sindacati, eccetera. Gente in un modo o nell’altro implicata in politica o nel sociale, insomma.

Le successive mail hanno toccato man mano un bacino sempre più vasto, e allora è cominciato il passaparola. Di lì ad aggregarsi in una società, segreta per forza di cose, il passo è stato breve. E non solo perché suggerito dal contenuto dei messaggi, come in effetti era.

Ora siamo in tanti, e soprattutto, siamo sparsi in tutta Italia. E a differenza di due anni fa, abbiamo fiducia, crediamo nei nostri leader. Il nostro entusiasmo è tornato, ed è incontenibile.

Con loro la vittoria è sicura, anche se la paura rimane, perché il nemico è forte e organizzato.

Ho omesso volutamente la domanda forse più importante: “chi” ha inviato queste mail? Non credere che nel corso di questi due anni non siano state fatte delle indagini. I risultati non hanno fatto altro che confermare i nostri sospetti, e insieme rinfocolare ancor di più le nostre speranze. Il dominio delle mail, “restauratori”, non risulta registrato da nessuna parte. E le stesse mail sembrano “invisibili” ai grandi database di tutti i domini nazionali e mondiali. Insomma, queste mail risultano “reali” soltanto per i loro destinatari.

Loro” sono loro, Fabri, capisci? Forse non esistono fisicamente, ma il loro spirito è ancora ben vigile e attivo, e al momento del bisogno si è risvegliato. E quale momento più importante di questo, quando l’unità del nostro caro Paese è messa seriamente in pericolo?

Solo uno di Loro si è manifestato fisicamente. Lui è giù, in Sicilia, e sta organizzando la spedizione. E’ stato visto da molti nostri fratelli siciliani e campani, e ha parlato al telefono con molti dei nostri Gran Maestri.

Tutti dicono che è esattamente come ci si dovrebbe aspettare che fosse.

L’idea di incontrarlo, quando il giorno fatidico sarà giunto, e la sua spedizione toccherà finalmente Torino, mi riempie di gioiosa aspettativa.

Ma ora basta parlare. Leggi le e-mail, e se poi riuscirai a dormire, cerca di riposarti. Il momento di combattere sta per arrivare, e tu ormai hai scelto da che parte stare: la parte giusta, la parte che vincerà.

Domani potremo parlarne, se vorrai, ma non sul lavoro, è troppo pericoloso.

Il momento di combattere”. Ho gli occhi che mi bruciano, eppure non ho sonno. Già mentre leggevo quelle e-mail, mi è capitato spesso di ripensare a Gianluca.

Forse dovrei telefonargli. Ma per dirgli cosa? E’ troppo pericoloso.

Eppure non posso lasciarlo, abbandonarlo a un destino ormai segnato.

E se invece fosse tutta un’illusione, e Loro una specie di allucinazione collettiva?

La chiave è tutta lì. Chi è iscritto alla Nuova Carboneria è gente che prima era insoddisfatta, gente che aveva bisogno di una guida, di un leader dal polso sicuro. Ora quella guida l’hanno, l’abbiamo trovata, al di là di ogni più rosea aspettativa.

Ma se fosse soltanto una nostra proiezione mentale?

I morti sono morti: non scrivono e-mail.

Eppure il compagno Giorgio (e non soltanto lui, ovviamente) dice che “Lui” è ritornato, ritornato in carne e ossa, e guiderà la spedizione decisiva.

Da fuori d’improvviso un rumore. Una brusca frenata di un’auto, con gli pneumatici che stridono sull’asfalto. Da qualche parte per le strade di Torino, ma non troppo lontano da qui.

Parker e Betty hanno drizzato le orecchie e incurvato in avanti le vibrisse.

Devo cercare di dormire, anche se non ho sonno. Mi farà bene. Domani, a mente lucida, avrò una prospettiva migliore su tutto.

Ora è un po’ come se fossi ubriaco.

Nei giorni successivi scambio soltanto poche parole con il compagno Giorgio. Non parliamo né della sua e-mail, né di tutto il resto. E’ come se mi avesse preso una specie di paura.

Paura che sia tutto reale.

Ma una sera prendo l’auto e vado in centro. Entro nel Quadrilatero Romano. Parcheggio molto vicino a quella pizzeria, “Bella Napoli”.

Oramai conosco la parola d’ordine: oramai sono uno di loro.

Sapevo che c’era un incontro. Le mail mi arrivano, puntualmente, come a tutti gli altri. Il compagno Giorgio e Fabio Corsi sono già dentro.

Non si tratta di un comizio. Neppure di una riunione. Sul tavolo in fondo alla sala, davanti alla grande bandiera tricolore, ci sono delle ingombranti casse di legno scoperchiate.

Mi metto in fila dietro agli altri. I lumini a petrolio spargono la loro luce soffusa su tutto. Forse per questo gli oggetti che sono distribuiti, almeno visti da lontano, sembrano meno minacciosi.

Arrivo in cima alla fila. Tocca a me. L’uomo con la gran barba nera, che aveva gridato “Viva l’Italia!” alla fine del suo comizio, mi fissa per qualche secondo.

Poi mi porge la pistola.

La guardo. La prendo tra le mani; non credevo fosse così pesante. L’uomo mi porge anche una scatola: le munizioni.

Mi allontano con il mio fardello.

Il compagno Giorgio e Fabio Corsi hanno ricevuto la stessa dotazione.

Non ci scambiamo commenti. Decido di andarmene prima della fine delle operazioni. Il compagno Giorgio esce con me; lo accompagno alla sua auto.

– A Nella i tuoi cioccolatini sono piaciuti – dice finalmente, mentre apre lo sportello.

– Ma non contare balle, li hai mangiati tutti tu.

Sorride.

– Non è vero. Gliene ho lasciato qualcuno, ma solo perché è a dieta.

Passano altri giorni, l’attesa è fremente. La vita procede regolare come sempre. E’ stata fissata la data delle elezioni: tra un mese e mezzo.

L’Italia è senza governo.

La pistola e le munizioni le ho messe in una scatola per scarpe sotto il letto.

Ho dovuto sgridare almeno dieci volte Parker e Betty, prima che capissero che non devono ficcare il naso lì dentro.

Il leader dei secessionisti è sparito dai telegiornali. Intervistano soltanto i partiti delle due coalizioni. E’ stato messo nel dimenticatoio dai soloni che tirano le fila dell’informazione.

Poveri illusi. Capisco che è tutto frutto di una precisa strategia. E’ furbo quell’uomo, furbissimo.

Lui e le sue Milizie Padane colpiranno nel momento di maggior debolezza del Paese, e nel periodo in cui nessuno sembra accorgersi della loro minaccia.

Mi sembra di parlare come Gianluca. Gianluca… non si è fatto più vivo. Cosa devo fare con lui?

Il pensiero della pistola sotto il letto, carica, mi mette in una certa agitazione.

Eppure per il resto è tutto normale. Esco spesso la sera con Cristina e Alberto, e con altri amici. Chissà se anche loro sanno, oppure sono ignari come sembra?

Forse dovrei avvertirli, ma non posso farlo. Soltanto Loro possono decidere se una persona può entrare nella Nuova Carboneria, come è successo a me. E certi segreti non possono uscire al di fuori della società.

Il giorno è arrivato.

Oggi, cinque maggio duemilaundici. Il giorno è arrivato.

Prima di partire per il lavoro ho scaricato la posta. Lo faccio regolarmente ormai da due mesi. D’abitudine loro spediscono le mail proprio di notte.

L’occhio mi cade subito su quella mail non letta. E’ delle cinque e cinquantuno. Il mittente mi fa quasi sobbalzare sulla sedia.

E’ la prima volta che Lui in persona scrive.

Mi vengono in mente, in un istante, varie possibilità. Tirare giù le tapparelle e blindare la porta e chiudermi in casa. Prendere la macchina e fuggire in Francia. Telefonare al compagno Giorgio e chiedergli di ospitarmi da lui.

Vado in camera e tiro fuori la scatola da sotto il letto. Parker e Betty subito si fiondano ad annusare. Non li scaccio via.

Guardo la pistola.

Rimetto tutto a posto. Mi siedo davanti al computer. Apro l’e-mail e la leggo.

Da: g.garibaldi@restauratori.it

Oggetto: Appunti sulla restaurazione – 172

Fratelli, l’ora è giunta. La partenza è prevista per oggi. Non saremo mille, come l’altra volta, ma molti di più. Voi che state al Nord, non disperate. Alcuni di noi sono già in mezzo a voi, in avanscoperta, e vi aiuteranno al momento del bisogno. Il nemico attaccherà presto, prestissimo. Ma dovrà fare i conti con noi. Questa volta sarà il Sud a conquistare il Nord. Sarà una battaglia feroce, ma noi siamo pronti. E quando la vittoria sarà nostra, tutto diverrà più semplice. L’Italia sarà unita come mai nella sua storia. Perché il cerchio sarà chiuso, centocinquant’anni dopo, e nulla e nessuno potrà recriminare. Viva l’Italia, viva i Restauratori!

Sto leggendo per la quinta volta l’e-mail. Emozioni contrastanti mi bloccano alla sedia. L’impulso più forte è quello di chiamare il compagno Giorgio, di sentire cosa dice.

Poi sento un rumore. Il cellulare. E’ arrivato un messaggio.

Con gesto automatico lo prendo. E’ Gianluca, possibile? Gianluca che mi scrive proprio adesso.

Leggo il suo messaggio:

Fabri, è per la prossima notte. Ricordati di appendere il fazzoletto verde fuori dalla porta.

UNA BREVE NOTA

Maurizio Cometto lo avete già incontrato (due volte considerando una mia rec) su codesto blog. Non ricordo più per quale mia perversione lo sfidai a scrivere un racconto con Nino Bixio, Giampaolo Dossena, tre cinesi con il contrabbasso e bla-bla; insomma la frasetta iniziale. Lui mi prese quasi sul serio, può capitare persino questo. In ogni caso, questo racconto mi pare molto bello. Se in sottofondo non sentite il contrabbasso (mai confonderlo con il contrappasso) fatevi vedere da un otorino; la battuta sarebbe ocuneo, visto che Cometto nacque lì. (db)

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

3 commenti

  • Azz’, bello! Un ritmo davvero incalzante. Mi ha riportato alla mente un racconto di Benni ne “L’ultima lacrima”, dove descriveva un’azione della guerra di secessione padana.
    (ho di nuovo il mio computer)

  • Avevo aperto il post già ieri, ma poi ho preferito lasciarmi la giusta calma per leggerlo.
    Ed è arrivata, la giusta calma, ma non è durata molto!
    Questo racconto ha una presa invidiabile, certo i tempi che viviamo influiscono, ma indipendentemente dalla sensazione fastidiosa (quella somigliante a una incredula paura) che il leggerlo produce, è condotto molto, molto bene.
    Un piacere averlo letto.
    Bravo, Maurizio, e grazie.
    (a te sempre, db)

    clelia

    p.s. Leggo che c’è altro di suo, qui da te. Lo cercherò volentieri per leggerlo ancora.

  • Grazie Gino e Clelia, i vostri apprezzamenti sono molto graditi.
    Un caro saluto.
    Maurizio

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