Monterenzio-amianto: un triste anniversario…

… della frase «non è una priorità», offensiva per la logica e la salute.

di Vito Totire (*)

Il problema del cemento-amianto riguarda anche Monterenzio come (purtroppo) quasi tutti i 7984 Comuni italiani.

Stiamo focalizzando l’attenzione su alcuni Comuni (non potendo occuparci di tutti); in assenza di una strategia chiara da parte dello Stato dobbiamo scegliere come interlocutori i sindaci in relazione al loro ruolo di autorità sanitaria locale. Va ricordato che diversi anni fa (stante un governo di “centrosinistra”) le forze politiche di maggioranza presentarono un progetto di legge che chiamarono «testo unico sull’amianto». Su quel testo la discussione parlamentare non iniziò mai: il cosiddetto testo unico (che commentammo con una serie di osservazioni) includeva il censimento capillare di tutto l’amianto e il cemento-amianto presente nel territorio italiano.

Dunque in mancanza di una chiara norma nazionale omogenea siamo costretti a “rincorrere” i vari sindaci con risultati effettivamente scarsi.

Torniamo a Monterenzio a partire da un “anniversario”: almeno 10 anni fa segnalammo la presenza di fibrocemento nel cimitero di san Benedetto del Querceto; la posizione dell’amministrazione comunale sulla questione fu: «non è una priorità».

Un approccio realistico al problema del cemento amianto è evidente e chiaro; le lastre “nuove” cioé appena fabbricate, se esposte alle intemperie dell’ambiente, cominciano a rilasciare fibre dopo un paio d’anni o anche prima. Le cosiddette linee guida regionali sono del tutto inadeguate alla gestione del rischio e vanno modificate; soprattutto alla luce dell’attuale situazione che i climatologi (e ormai anche l’opinione pubblica) definiscono di «mutamenti climatici». Oggi in un qualunque momento e in un qualunque sito in Italia una perturbazione atmosferica, una tromba d’aria, una particolare forza del vento possono determinare danneggiamenti con relativa massiccia dispersione di fibre. Una dispersione che tuttavia non si verifica solo in condizioni particolarmente critiche ma è sub-continua anche in condizioni di apparente assenza del rischio.

LA VICENDA NEL TERRITORIO DI BOLOGNA RELATIVA AI CAPANNONI DI VIA ARCOVEGGIO PARE NON AVERE INDOTTO LA NECESSARIA RIFLESSIONE SULLA STRATEGIA DA ADOTTARE.

Perché torniamo oggi su Monterenzio:

La nostra proposta di censimento capillare dell’amianto vale per tutti i Comuni; Monterenzio come altri non pare disponibile a parlarne (vedi anche il “carteggio” 2024-2025)

Come si diceva dobbiamo “festeggiare” amaramente il decennale dell’appello che abbiamo fatto nel 2016; i sindaci passano ma l’amianto è più longevo, non a caso uno dei nomi commerciali è eternit…

Recenti tentativi di approccio con l’amministrazione comunale sono stati negativi: il sindaco suggerisce di rivolgerci all’assessore, l’assessore non risponde…

Purtroppo qualche giorno fa abbiamo visto un ragazzino scorazzare con una bici attorno al cimitero dalla parte della tettoia in cemento-amianto; infatti il terreno immediatamente circostante al piccolo cimitero è parco pubblico; possiamo essere certi che non vi sia stata, sul suolo, dispersione di fibre? Il piccolo cimitero peraltro, come abbiamo più volte sottolineato, ha una rilevante importanza anche per testimonianze storiche ed artistiche ma il Comune di Monterenzio non ha colto le opportunità previste dalla legge regionale per la valorizzazione proposta dall’ex-assessore Filicori (è probabile che potesse venir fuori anche un finanziamento per la bonifica)

La logica secondo cui «non è una priorità» (dieci anni fa) vale ancora adesso? Con certi ritmi riusciremo a bonificare il territorio entro il 2100? o il 2226?

Un altro aspetto negativo del «non è una priorità» sta nel messaggio che questa condotta suggerisce ai cittadini; un “privato” o una azienda a fronte di un Comune che non dà un buon esempio non sono incentivati ad una condotta virtuosa; purtroppo può attecchire una condotta sbagliata: “se non lo fa un ente pubblico perché dovrei farlo io?”

Oltre che nel cimitero, la presenza di cemento-amianto a Monterenzio è rilevante: in particolare nella zona industriale ci sono diversi capannoni con questo tipo di copertura; anche per questo la nostra proposta di censimento capillare è pertinente ed urgente

Infine un episodio increscioso: nel 2025 abbiamo segnalato l’abbandono di alcune tubazioni in fibrocemento; non facciamo mai affidamento, per la valutazione della eventuale natura amiantifera di un rifiuto o di una tettoia, sul solo esame visivo macroscopico; è ovvio dunque che le nostre segnalazioni sono sempre per materiali in fibrocemento con possibile o probabile presenza di amianto; di questa segnalazione però non abbiamo avuto nessun riscontro! Non pare che sia stato presentato all’Uopsal Ausl un piano di lavoro standard per la bonifica; dunque rimane il primo interrogativo: il rifiuto è stato smaltito come rifiuto non amiantifero? questa decisione è stata preceduta da una valutazione tecnica? Su questo si è verificato un testa-coda fra Hera e Comune … Alla fine non ne abbiamo saputo niente ma continueremo ad indagare anche cercando di dialogare con i lavoratori che poi hanno smaltito il rifiuto (vedi foto) ; la questione è rilevante per scongiurare l’ipotesi di una esposizione indebita di lavoratori a rischio.

Conclusioni

La situazione in Italia è molto critica per quel che riguarda l’eredità e i postumi di produzione dell’amianto e quindi occorre uscire dall’attuale condizione di inerzia; nel territorio appenninico bolognese per bonificare certi siti (che erano in condizioni di degrado e di vetustà da lungo tempo) ci abbiamo messo a volte anche 5 anni; altri pur segnalati non sono stati ancora bonificati; questo comporta la presenza nel territorio (a 34 anni dalla legge 257-1992 sulle «NORME PER LA CESSAZIONE DELL’USO DELL’AMIANTO») di un rischio che deve essere immediatamente eliminato alla fonte per le note potenzialità morbigene dell’amianto che è un fattore di rischio cancerogeno per il quale (come per tutto i cancerogeni che danneggiano il DNA) non esiste una soglia minima di esposizione che possa essere considerata “sicura”: in sostanza occorre garantire ESPOSIZIONE ZERO.

Dunque proponiamo (per la ennesima volta):

Bonifica immediata dei siti individuati

Censimento capillare dell’amianto presente nel territorio previa ordinanza comunale sul modello di quella del Comune di san Lazzaro di Savena nel 2010 che sta dando buoni ed evidenti risultati

Bonifica immediata del cemento amianto nel cimitero di san Benedetto del Querceto

chiarimento delle procedure adottate per la bonifica delle tubazioni in fibrocemento rinvenute a Monterenzio nel 2026.

Siamo disponibili al dialogo e alla collaborazione ma le bonifiche devono procedere in maniera concreta e veloce per una effettiva tutela della salute pubblica.

(*) Vito Totire è portavoce di AEA-associazione esposti amianto e rischi per la salute

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