Non per tutti: il servizio (in)civile

da «Corriere dell’immigrazione» (*)   

Ragazze e ragazzi che vivono in Italia non possono fare il servizio civile perché l’anagrafe non li certifica come italiani. «Ingiusto» dicono molti e l’Asgi chiede una nuova legge. L’esperienza decennale dell’Emilia-Romagna dimostra che si può fare.

Lungo e pieno di ostacoli in Italia il cammino del servizio civile. Nasce nel 1972 come alternativa alla leva: chi, per i più vari motivi, rifiutava le armi chiedeva di poter «servire la patria» in altra maniera invece di finire in galera come era successo fino ad allora. Anche dopo la legge del ’72 il servizio civile viene sabotato o limitato dalla macchina statale ma, nonostante tutto, gli “obiettori” alla divisa crescono di numero. Oggi il quadro è assai mutato: la leva non è più obbligatoria e al servizio civile (pur con malfunzionamenti e con finanziamenti dati con il contagocce) vengono riconosciuti due meriti indubbi: assicurare allo Stato di poter impiegare ragazzi in attività utili alla collettività e garantire ai giovani un’importante esperienza lavorativa (la prima per molti) e formativa all’interno dei bisogni sociali.

C’è chi fa notare che alcune di queste attività sono poco sociali e/o che anche nel servizio civile (come in quello militare di una volta) i soliti raccomandati si imboscano: entrambe queste critiche sono vere ma per fortuna si tratta di eccezioni negative in un quadro d’insieme largamente positivo per la società come per i ragazzi “in servizio”.

Doverosa precisazione. Anche se le consuetudini della lingua italiano fanno prevalere il maschile, il termine sin qui usato – cioè ragazzi – è doppiamente errato: perché il servizio civile lo fanno anche le ragazze e anzi sono maggioranza.

Dove la legge sul Scn (il Servizio civile nazionale) è invecchiata, quasi mummificata, è sull’intreccio fra cittadinanza e universalità dei diritti e dei doveri. Nell’Italia di oggi ben pochi (solo Lega e Forza Nuova?) si sognerebbero di non riconoscere il diritto allo studio per chi nasce o cresce qui anche se non è di origini italiane certificate doc e dop. E il tentativo dell’allora ministro Maroni di escludere dalle cure mediche alcune persone definite clandestine è fallito perché si tratta di un diritto universale e nessuno, in testa i medici, può limitarlo. Eppure il diritto e dovere di «servire la patria» – con o senza armi – per ora viene negato a una parte dei ragazzi che, pur vivendo qui, l’anagrafe non certifica come italiani.

Assurdo al punto che alcune Regioni, in testa l’Emilia-Romagna, hanno deciso di trovare una scappatoia, affiancando un bando regionale «universale» – cioè aperto a tutti – a quello nazionale.

Con la legge 20 del 2003 la Rer (Regione Emilia-Romagna) affianca il servizio civile regionale al bando nazionale – scegliendo di farlo uscire esattamente nello stesso momento – per ragazze e ragazzi domiciliati (non solo residenti) anche senza cittadinanza. Per quest’anno a esempio parliamo di 48 progetti in Emilia-Romagna con 133 posti per giovani che non sono anagraficamente italiani: Bologna 12 posti, Ferrara 16, Forlì-Cesena 17, Modena 22, Parma 15, Piacenza 8, Ravenna 13 Reggio Emilia 17 e Rimini 13.

In più quest’anno la Rer ha lanciato un progetto straordinario nazionale di Scv, servizio civile volontario chiamato«Per Daniele: Straordinario Come Voi» (il riferimento è a Daniele Ghillani, un ragazzo di Parma che il 16 ottobre 2012 ha perso la vita mentre svolgeva servizio civile a Senador Canedo, in Brasile) per le quattro province terremotate della Regione che coinvolge – nell’assistenza e nell’educazione – 450 giovani, di cui 350 italiani del servizio civile nazionale più 100 stranieri e comunitari del servizio civile regionale (Modena 45 posti, Ferrara 31, Reggio Emilia 15 e Bologna 9) con capofila il Comune di Modena e 80 enti coinvolti. Altre notizie si trovano sul sito esseciblog nella sezione servizio civile e stranieri http://www.esseciblog.it/esseciblog/2013/01/servizio-civile-e-stranieri-posizioni-a-confronto-sul-bando-speciale-per-il-terremoto.html.

Andrea Marisaldi, dell’ufficio Servizio civile della Rer conferma questo quadro: «La nostra è una esperienza consolidata con il chiaro obiettivo di integrare anche i giovani che non hanno cittadinanza italiana. Sappiamo che per molte ragazze e ragazzi aver fatto il servizio civile è stato un passo importante nella crescita e nelloro inserimento».

E’ evidente che la Rer auspicava e auspica che questa opportunità sia data a livello nazionale perché evidentemente il problema non è risolto, né si potrebbe risolvere, in una sola Regione.

Più in generale la questione degli “stranieri” si colloca all’interno di una non più rimandabile riforma della legge. «Il servizio civile rimane – per cittadini italiani e no – una esperienza di nicchia, non accessibile a tutti numericamente (i posti sono pochi) nè temporalmente» precisa Elena Gazzotti che in passato ha lavorato nel Copresc – ovvero il coordinamento provinciale degli enti servizio civile – di Modena: «esperienza guardata con grande interesse anche perché tanti giovani non hanno altre opportunità». In attesa di una riforma complessiva, qualcosa però si sta muovendo anche sulla questione dei giovani non anagraficamente italiani: detto dell’Emilia-Romagna, la situazione è questa.

Forti del loro statuto di Regioni autonome sia Valle d’Aosta che Friuli Venezia Giulia hanno previsto percorsi di servizio civile per ragazzi delle scuole dai 16 ai 18 anni: non ci sono vincoli di cittadinanza ma di residenza. Nella Provincia autonoma di Trento il servizio civile è universale.

Sono possibili percorsi di servizio civile (per ragazzi dai 18 ai 29 anni residenti, oltre che con cittadinanza italiana) in Veneto come in Liguria ma, in questo secondo, caso al servizio possono accedere anche giovani in «esecuzione penale esterna dal carcere» nonché 16-18 enni.

Simile la situazione in Toscana: servizio civile regionale dai 18 ai 28 anni aperto anche ai diversamente abili senza vincolo di cittadinanza ma di residenza.

La Regione Sardegna ha finanziato un fondo specifico e dovrebbe attivare il servizio civile regionale.

Dunque qualcosa si è mosso a livello delle Regioni. A livello nazionale però la legge resta legata ai vecchi schemi, ignorando quanto nel frattempo l’Italia sia cambiata e che intorno a noi sono cresciute le «seconde generazioni» (cioè i figli di migranti) o, preferisce dire qualcuno, i «nuovi italiani» figli di una società sempre più meticcia e spesso fiera di esserlo.

Il dibattito è aperto ma a livello di governo e Parlamento finora non ha trovato risposte.

Di fronte alla permanente esclusione degli “stranieri” dal bando del servizio civile, pochi giorni fa Asgi (Associazione studi giuridici immigrazione) e Anp (Avvocati per niente) hanno protestato. Vale leggere per intero quanto scritto.

«L’accesso dei giovani stranieri al servizio civile non deve essere posto in alternativa con la doverosa estensione delle possibilità di accesso alla cittadinanza. Asgi e Apn esprimono il più vivo rammarico per la scelta del ministero per l’Integrazione di riproporre anche quest’anno il bando per il servizio civile mantenendo la clausola che lo riserva ai soli cittadini italiani. La decisione del ministero ripropone un comportamento già censurato dalla magistratura in quanto il tribunale di Milano, con una sentenza poi confermata dalla Corte d’Appello, ha dichiarato che impedire ai giovani stranieri stabilmente residenti in Italia l’accesso al servizio civile, costituisce una illegittima discriminazione.

L’estensione del servizio civile anche ai giovani stranieri sarebbe stata coerente anche con la recente apertura del pubblico impiego agli stranieri lungo soggiornanti (disposta con la “legge europea 2013”) che ha confermato come la cittadinanza non costituisca più la condizione per poter concorrere al pubblico interesse. Ugualmente, si ricorda l’imminente scadenza (il 25 dicembre 2013) del termine per recepire la direttiva 2011/98 che obbliga gli Stati membri ad applicare rigorosamente il principio di parità di trattamento fra cittadini e stranieri regolarmente soggiornanti. In tale contesto normativo – che riguarda la tendenziale uguaglianza fra italiani e stranieri – l’accesso dei giovani stranieri al servizio civile non deve essere posto in alternativa con la doverosa estensione delle possibilità di accesso alla cittadinanza, come invece dichiarato dal ministero per l’integrazione alla Consulta del servizio civile. Asgi e Apn continueranno ad assumere tutte le necessarie iniziative, anche giudiziarie, per riaffermare il principio di uguaglianza e consentire ai giovani stranieri di adempiere attivamente anche al dovere di solidarietà fissato dall’articolo 2 della nostra Costituzione».

Il concetto di «pubblico interesse» torna anche nella testimonianza di Siid Negash, uno dei primi stranieri che in Emilia-Romagna si è inserito nel servizio civile regionale.

«Sono arrivato in Italia nel ‘99, come studente universitario e sono poi rimasto con un permesso di lavoro. Nel 2004 ho fatto il servizio civile presso Trama di terre, un’associazione di donne native e migranti, a Imola. Per me è stata una esperienza fondamentale per avvicinarmi a realtà sia sociali che lavorative. All’inizio ero soprattutto curioso ma poi sono rimasto nel giro e questo ha aiutato la mia crescita, il mio inserimento in Italia. Proprio dopo il servizio sociale mi sono inserito nel gruppo imolese della Rete G2, le cosiddette seconde generazioni, e poi della Next Generation Italy, un punto di aggregazione per ragazze e ragazzi di origini straniere. E anche qui consiglio i giovani – in generale e a maggior ragione i “nuovi italiani” – di fare domanda per il servizio civile. Vedo che molti poi rimangono nel giro del sociale e questo mi pare positivo da ogni punto di vista. Conosco anche due ragazzi che avevano interrotto la scuola e per i quali il servizio civile è stato la molla per riprendere gli studi. Insomma dare questa opportunità è nell’interesse di tutti».

(*) Questa mia inchiesta è stata pubblicata – parola più, parola meno – giorni fa sul settimanale «Corriere dell’immigrazione» (è qui: http://www.corriereimmigrazione.it/ci/) accompagnato da una lunga e articolata scheda su «Come» si presenta il servizio civile regionale in Emilia-Romagna» (db)

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