Non solo Covid: e se il “buon ritiro” fosse malo?

97esima puntata dell’«Angelo custode» ovvero le riflessioni di ANGELO MADDALENA per il lunedì della bottega

Ho un’amica (di un certo livello culturale) molto fiduciosa, forse troppo, nella scienza tecnologico-medica. Su fb spesso attacca i Novax. Mi dico: “non potrebbe concentrarsi su aspetti più concreti e cogenti, tipo il disastro della Sanità degli ultimi anni?”. Qualche giorno fa su «Il fatto quotidiano» un lettore scriveva: non sono i non vaccinati a far aumentare i contagi, ma le strutture sanitarie penose e gli investimenti mancanti.

Questa amica esce poco da casa, per una serie di motivi: freddo, età, pigrizia… Forse dettagli risibili ma mettiamoli in conto.

Un’altra amica, con tre dosi di vaccino, non riesce a muoversi per paura di contagi; lei quotidianamente frequenta la sua famiglia quindi risente del condizionamento psicologico (“se vedi gente poi contagi anche noi”). Però “scavando” un poco scopro che questa seconda amica da tempo soffre condizionamenti familiari (più precisamente materni): una pressione ulteriore potrebbe far saltare il tappo?

Nel malessere al tempo del Covid c’è sempre una “normalità borghese” sottesa che il rimescolìo di questi ultimi mesi (con strascichi di quasi due anni) fa emergere. Fa sempre bene l’emersione del latente?

Ho un amico che invece grida su fb: «basta con le assurde restrizioni». Lo invito a vederci ma è in una sorta di ritiro – “buen retiro” come si dice – stile “filosofo illuminato”. Temo che goda a rimanere nel suo brodo virtuale. Ciò mi rattrista: basterebbe uscire un po’ da casa, guardarsi intorno e incontrare persone nella dimensione pubblica per svoltare, anziché arrovellarsi e rimanere nel proprio guscio. C’è sempre un guscio borghese o di «mal ritiro»?

Ultima piccola storia di oggi: una signora (che abita a meno di un chilometro da me) mi dice «vediamoci». Dopo una serie di tentativi a vuoto spiega: «troppe faccende da fare a casa». Se però dicesse «vieni tu con la bicicletta o con il mimi-metrò» io arriverei lì in meno di mezz’ora. Mi chiede: «fai spettacoli prossimamente?». Le ho detto di no, però c’è un libro nuovo (lei ha prenotato, da novembre) e la rivista «La Strada della Malanotte». Lei si preoccupa di come vanno le cose in questo periodo ma non dovrebbe un po’ preoccuparsi per l’incapacità di superare 1000 metri di strada? Sospetto che sia il virus del mal ritiro o della “mala borghesia”.

A fine gennaio The Lancet ha pubblicato i risultati di una ricerca, dal titolo «I vaccini non fermano i contagi», in cui si «mostra come la trasmissione delle varianti di Sars- CoV2 non sembra essere significativamente diversa fra persone vaccinate e non vaccinate». Un editoriale del Wall Stret Journal il 27 gennaio (scritto da Marty Makary, docente di salute pubblica alla John Hopkins School of Medecine) sottolinea la crescente sfiducia dell’opinione pubblica verso le istituzioni sanitarie, dovuta alla denigrazione delle diverse evidenze scientifiche: «L’immunità naturale è stata demonizzata. Ma, dopo due anni di raccolta dati, la superiorità dell’immunità naturale sull’immunità da vaccino è ormai chiara. Eppure, si è fatto di tutto per “sbarazzarsi” anche dei guariti, di coloro che avevano meno probabilità di infettare gli altri». Le nuove evidenze quindi incrinerebbero la logica alla base di molte scelte prese in questi mesi – «pass vaccinali», Italia in testa – e che sembra invece cristallizzata!

Allora mi viene da nuotare controcorrente: tutto questo pandemonio è comunque una botta di vita, perché prima la normalità era noiosa per non dire mortifera.

Altrove ho scritto che in un piccolo ufficio postale dove vado spesso (e chissà in quanti luoghi simili) da qualche mese si verifica qualcosa che ha del paranoico o dello schizofrenico: non più (e già quello era grave!) come un anno fa scene di persone anziane costrette a rimanere fuori al freddo a rischio di ammalarsi, quando basterebbe la mascherina e la distanza (nessuno vuole farsi contagiare o stare a stretto contatto in un luogo chiuso, basta un po’ di buon senso!) ma da qualche mese c’è uno scollamento totale dalle indicazioni ufficiali; anche se c’è scritto che 18 (altrove 12) persone possono entrare ci sono uomini e donne che aspettano fuori anche se dentro stanno solo in tre!

Una cosa simile succedeva nella primavera 2020, quando vedevo donne e uomini con la mascherina all’aperto. Se facevo notare che non era il caso, camminando da soli, di tenere la mascherina, quasi sempre mi sentivo rispondere: «E’ vero, ma ho paura della multa» (o dello sguardo degli altri?). Nessuna motivazione sanitaria ma solo “poliziesca” assimilata per via di canali televisivi, social e carta stampata: in una parola: infodemia!

Ho visto di recente due video interviste interessanti a Pierangelo Buttafuoco e a Fabrizio Gatti.

Una frase mi è rimasta impressa di Buttafuoco: «Gli artisti in Italia, sono diventati gendarmi del potere» riferendosi all’inizio del periodo pandemico. Queste parole di Buttafuoco hanno un senso profondo e grave, non solo per la mancanza di ribellione o critica da parte di molti “artisti” nei confronti di Governo e istituzioni ma per la perdita di creatività: non è tanto la capacità di mettere in dubbio le decisioni più o meno repressive o discutibili che manca, quanto elaborare creativamente ciò che (ci) accade negli ultimi due anni .. e che già da prima era latente, adesso è solo “denudato”.

L’artista in quanto tale inventa, crea, elabora la realtà per illustrare vie d’uscita, per giocare con le “regole”: non necessariamente ignorarle (cosa che possono fare tutti ed è anche un po’ banale) quanto “giocarci”. Manca il gioco dei bambini e degli scemi che l’artista fa suo… ma se è piegato alle logiche di mercato ovviamente abdica alla funzione primaria, cioè saper vivere!

Vivere i conflitti, ça va sans dire: la vita è conflitto o non è!

Quindi tu artista che non sai abitare un conflitto sei un grigio impiegato. Ovviamente esistono e resistono artisti veri che stanno elaborando creativamente (da Bobo Rondelli a Davide Vietto, a Skulla, Antonio Carletti, Mino De Santis, Pamela Guglielmetti, Gianluca Lalli): non sono inseriti totalmente in un circuito di mercato e dunque non hanno perso la creatività. Però risultano invisibili, tagliati fuori dall’ immaginario collettivo, dalla “cittadinanza mediatica”.

Ho ascoltato Fabrizio Gatti presentare il suo ultimo libro «L’infinito errore, la storia segreta di una pandemia che si doveva evitare». Gatti anni fa aveva pubblicato «Bilal», libro-inchiesta sul viaggio di un ragazzo afghano arrivato in Italia nascondendosi sotto un camion ed è giornalista de «L’Espresso».

Eppure «L’infinito errore» l’ho visto per poco tempo nelle vetrine e solo dopo un anno dall’uscita vengo a sapere da lui (nel video in cui presenta il suo nuovo libro) alcuni retroscena all’inizio del 2020: ci sono accordi economici importanti fra Cina e Italia, il “pacco” di Di Maio che firmò l’accordo «Via della Seta» e a gennaio 2020, mentre dalla Cina arrivano segnali di un virus pericoloso e contagioso, sapete cosa succede? Raddoppiano i voli fra i due Paesi e ovviamente ciò contribuisce a far arrivare velocemente il virus dalla Cina all’Italia dove, guarda caso, si diffondono i contagi a macchia d’olio: soprattutto a partire dalla Lombardia, da dove partono i voli degli imprenditori lombardi.

Esiste forse anche un virus della rabbia per questi giochetti. Viene anche da pensare che tutta la smania e la paranoia delle mascherine (che non c’erano all’inizio, quindi non servivano, ma poi sono arrivate e quindi servono!), dello stare a casa a tutti i costi sia per seguire l’esempio della Cina!

Provoco e lo ridico: al di là dei poveri morti (che si potevano in gran parte evitare con una migliore samità) perché non pensare che tutto questo pandemonio sia una paradossale botta di vita? Sì, perché la normalità – intesa come addormentamento delle coscienze e obnubilamento delle volontà – è più noiosa e mortifera di queste gincane che almeno vivacizzano e spiazzano, soprattutto dovrebbero costringerci a pensare.

QUESTO APPUNTAMENTO

Mi piace il torrente – di idee, contraddizioni, pensieri, persone, incontri di viaggio, dubbi, autopromozioni, storie, provocazioni – che attraversa gli scritti di Angelo Maddalena. Così gli ho proposto un “lunedì… dell’Angelo” per aprire la settimana bottegarda. Siccome una congiura famiglia-anagrafe-fato gli ha imposto il nome di Angelo mi piace pensare che in qualche modo possa fare l’angelo custode della nuova (laica) settimana. Perciò ci rivediamo qui – scsp: salvo catastrofi sempre possibili – fra 168 ore circa che poi sarebbero 7 giorni. [db]

Redazione
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