Pena di morte: Usa, Egitto e Pakistan

Tre notizie riprese dal notiziario del Comitato Paul Rougeau. A seguire la presentazione e il sommario del numero 281

UN INNOCENTE VERRÀ LIBERATO DAL BRACCIO DELLA MORTE DOPO 19 ANNI?

Julius Jones è stato condannato a morte in Oklahoma nel 2002 per un delitto commesso nel 1999. La sua condanna a morte è conseguita soprattutto dalla testimonianza di un co-imputato fornita in cambio di una forte riduzione di pena. L’8 marzo i legali di Julius Jones hanno presentato una domanda di grazia per lui, domanda sostenuta da oltre 6 milioni di firme.

Julius Jones, afroamericano, è nel braccio della morte in Oklahoma dal 2002 condannato per un omicidio che, secondo nuove e convincenti prove, non ha mai commesso.

Jones, che si è sempre dichiarato innocente, è stato accusato di aver ucciso 1999 Paul Howell, un uomo d’affari di Edmond.

Lo stato ha ricevuto critiche dopo la condanna di Jones, per aver fatto affidamento sulla testimonianza di Christopher Jordan, coimputato di Jones. Jordan aveva affermato di aver visto Jones sparare e uccidere Howell. In cambio della sua testimonianza, Jordan ricevette una condanna a soli 15 anni di carcere.

Secondo quanto affermato dai suoi familiari, Julius Jones stava cenando a casa sua mentre avveniva l’omicidio.

Varie persone hanno fatto dichiarazioni giurate in favore di Julius Jones.

Roderick Wesley, ora detenuto in Arkansas, ha firmato una dichiarazione giurata all’inizio di marzo affermando che Christopher Jordan gli ha confessato l’omicidio di Howell e che ha incastrato Jones con false dichiarazioni.

Un giorno stavo raccontando a Jordan dei crimini per cui ero stato condannato quando Jordan ha vuotato il sacco e mi ha parlato del suo crimine” ha scritto Wesley nella dichiarazione giurata. “Jordan mi ha detto: ‘il mio coimputato è nel braccio della morte per un omicidio che ho commesso io’. Mentre Jordan mi diceva questo, si comportava come se fosse dispiaciuto per quello che aveva fatto, ma mi disse anche che non aveva intenzione di saltare fuori e darsi in pasto ai lupi”. Wesley ha dichiarato di aver ricevuto la confessione quando erano in prigione insieme ma di non sapere chi era Jones finché non ha visto un documentario sul suo caso.

Wesley ha parlato con i legali di Jones in una serie di chiamate in videoconferenza per fornire maggiori dettagli sulla confessione di Jordan. “Se quest’uomo viene ucciso ingiustamente, continuando a nascondere queste informazioni mi sentirei come se avessi contribuito a metterlo a morte, e non posso vivere con questo sulla coscienza” ha dichiarato Wesley.

Ciò detto, Wesley è la terza persona a sostenere che Jordan ha confessato in prigione di aver ucciso Howell.

Manuel Littlejohn, un ex compagno di cella di Jordan, ha scritto in una dichiarazione giurata nel 2004: “Jordan dichiarò che si sentiva colpevole perché stava per implicare il suo coimputato, Julius Jones, in un caso di omicidio per evitare di essere condannato a morte” si legge nell’affidavit. “Jordan ha detto di aver avvolto la pistola usata per commettere l’omicidio in una bandana e di averla nascosta in casa di Julius Jones […]”.

Sempre nel 2004, Christopher Berry detenuto in Oklahoma firmò una dichiarazione giurata in cui affermava che Jordan si vantava “di essere la persona che aveva sparato alla vittima. Jordan diceva anche che essendo la prima persona a parlare con la polizia stava cercando un accordo e non avrebbe avuto la pena di morte”. Vale la pena notare che né a Wesley, né a Littlejohn, né a Berry sono stati offerti incentivi in cambio di informazioni su Jordan. Inoltre nessuno di loro si conosceva o aveva incontrato Jones.

Cece Jones-Davis, un’attivista che ha contribuito a lanciare la campagna “Giustizia per Julius” in Oklahoma, è convinta che le nuove prove suggeriscano che lo stato ha detenuto un uomo innocente per oltre due decenni. “Julius Jones non ha ucciso Paul Howell”, ha dichiarato Jones-Davis al giornale Black Star News. “A questo punto, è chiaro chi è stato. È impensabile procedere con questa esecuzione sapendo che il vero assassino è là fuori ed ha confessato, in più occasioni, il suo crimine”.

Il 25 febbraio scorso, i sostenitori di Jones si sono uniti ai membri della sua famiglia e ai leader religiosi di Oklahoma City per una manifestazione e una marcia fino agli uffici dell’Oklahoma Pardon and Parole Board (Commissione per le Grazie dell’Oklahoma), dove hanno consegnato scatole contenenti petizioni firmate da oltre 6 milioni di persone che esortavano la Commissione per le Grazie e il Governatore Kevin Stitt a concedere a Jones clemenza e commutare la sua condanna a morte.

L’Oklahoma Pardon and Parole Board l’8 marzo ha iniziato a considerare la domanda di grazia di Jones. Se tale commissione dovesse respingere la domanda di grazia, sarà fissata una data di esecuzione per il condannato.

Dal canto suo l’accusatore David Prater, ha scritto una lettera all’Oklahoma Pardon and Parole Board opponendosi alla commutazione della pena. “Negli ultimi anni, Julius Jones e i suoi avvocati si sono impegnati in una campagna coordinata e allarmante di disinformazione, stimolata dalla frenesia dei media, che è specificamente mirata a manipolare e ingannare il pubblico attraverso la diffusione di mezze verità e, spesso, di vere e proprie bugie”, ha scritto Prater nella sua lettera, notando che Jones aveva una “vasta storia criminale” che includeva tentativi di taccheggio e furti d’auto.

UNA FRENESIA DI ESECUZIONI IN EGITTO

Nel Paese governato in maniera dittatoriale dal presidente Abdel Fattah Al-Sisi la pena di morte viene usata sempre di più, tanto che per Amnesty International è difficile, se non impossibile, tener conto delle esecuzioni che vengono portate a termine con un ritmo crescente.

La mattina del 2 marzo, le autorità egiziane hanno messo a morte 11 persone condannate per reati commessi negli ultimi anni. “11 persone sono state giustiziate nella prigione di Burj Al Arab. tutte condannate per omicidio”, ha dichiarato un funzionario della prigione che ha precisato: “I crimini sono stati commessi negli ultimi anni nei governatorati di Alessandria e Beheira”.

5 persone, tra cui 3 donne, erano state messe a morte due giorni prima, il 28 febbraio.

A dicembre Amnesty International aveva stigmatizzato “l’ondata febbrile” di esecuzioni in Egitto, confermando che decine di condanne a morte sono state portate a termine in questo paese durante i mesi di ottobre e novembre 2020.

Amnesty ha precisato che nei mesi di ottobre e novembre 2020 le autorità egiziane hanno messo a morte almeno 57 persone, un numero di esecuzioni pressoché doppio di quelle portate a termine nell’intero 2019.

Le autorità egiziane si sono imbarcate in un’ondata di esecuzioni frenetiche negli ultimi mesi… e in alcuni casi dopo processi di massa che sono in gran parte ingiusti” ha dichiarato Philip Luther, responsabile per il Medio Oriente e il Nord Africa di Amnesty International.

Amnesty ritiene che il numero di condanne a morte portate a termine sia in realtà maggiore, “perché le autorità egiziane non pubblicano statistiche sulle esecuzioni o sul numero di condanne a morte, né informano le famiglie o gli avvocati prima dell’esecuzione delle sentenze capitali”.

L’organizzazione per i diritti umani non è stata in grado di verificare in modo indipendente i rapporti dei media filogovernativi su altre 30 esecuzioni portate a termine nello stesso periodo.

Amnesty International osserva che “l’ondata di esecuzioni” ha fatto seguito ad un incidente verificatosi a settembre nella famosa prigione di Tora, a sud del Cairo, in cui 4 poliziotti e 4 detenuti del braccio della morte sono rimasti uccisi durante un tentativo di evasione fallito.

L’organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch ha ricordato che le autorità egiziane nel mese di ottobre hanno portato a termine 49 condanne a morte nell’arco di 10 giorni (1).

Amnesty International e Human Rights Watch hanno esortato le autorità egiziane, a cominciare dal presidente dittatore Abdel Fattah Al-Sisi, a “fermare immediatamente” le esecuzioni.

(1) Vedi numero 276

 

CRISTIANO GIÀ ALL’ERGASTOLO PER BLASFEMIA CONDANNATO A MORTE

Un cristiano pakistano che sconta l’ergastolo per blasfemia viene condannato a morte. Il procuratore capo elogia la sentenza capitale e dice che l’ergastolo era “ripugnante” per le prescrizioni dell’Islam.

Il 10 marzo un tribunale pakistano ha condannato a morte Sajjad Masih Gill, un membro della Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno, precedentemente condannato all’ergastolo per aver inviato sms che diffamavano il Profeta Maometto.

Gill, originario della città di Gojra nella provincia del Punjab, era stato condannato all’ergastolo a luglio del 2013 per aver inviato un sms blasfemo a un musulmano nel dicembre 2011. La condanna includeva una multa di 314.500 rupie (circa 2.000 euro).

Gill era stato arrestato dalla polizia che era risalita al numero del suo cellulare attraverso un ripetitore.

Nel 2015 un fratello e un nipote di Gill hanno riferito di essere stati aggrediti e minacciati da persone sconosciute mentre tornavano a casa dopo aver visitato Sajjad Masih Gill nel Carcere centrale di Sahiwal, la più grande prigione dell’Asia che occupa 283.000 metri quadrati.

Nel 2016, 2 avvocati difensori del condannato avevano ricevuto minacce simili da parte di uomini armati sulla strada che collega Kasur a Lahore. Entrambi avevano difeso Gill presso l’Alta Corte di Lahore.

La notizia della condanna a morte di Gill è stata salutata con soddisfazione dall’avvocato musulmano Zeeshan Ahmed Awan, in un post su Facebook.

Costui ha scritto che la corte ha accettato la tesi dell’accusa che la pena capitale era l’unica possibile per la blasfemia e che l’ergastolo era “ripugnante” per le prescrizioni dell’Islam.

Le leggi sulla blasfemia del Pakistan prevedono la morte come massima punizione per chi insulta il Profeta Maometto. Gli attivisti per i diritti umani dicono che le leggi sono state usate per perseguitare i seguaci di altre religioni ed anche le minoranze musulmane come quella degli sciiti.

Da notare che il mese scorso l’Alta Corte di Lahore ha rinviato la discussione del tanto atteso appello di Shagufta Kausar e del marito Shafqat Emmanuel, una coppia cristiana che rischia la pena di morte da 7 anni dopo essere stata condannata per blasfemia.

Ralph Northam, governatore della Virginia, firma la legge abolizionista

FOGLIO DI COLLEGAMENTO INTERNO DEL COMITATO PAUL ROUGEAU – Numero 281 – Marzo 2021

Ecco il nostro Foglio di Collegamento il cui sommario è riportato qui sotto.

Il numero 281 si apre con un articolo sull’abolizione della pena di morte nello stato della Virginia, un avvenimento importante nella storia dell’abolizione della pena capitale negli Stati Uniti d’America e nel mondo. Un evento che ha avuto una grande risonanza e di cui si sono occupati anche i media italiani. 

Alle notizie positive riguardanti gli Stati Uniti si aggiungono notizie negative, o addirittura orripilanti, provenienti da Egitto, Iran, Corea del Nord, Vietnam.

Chiude il numero un articolo storico sull’esecuzione di una donna in Inghilterra nel 1936, articolo corredato da due foto che ci aiutano a ritornare indietro nel tempo.

Vi ricordo che gli articoli comparsi nei numeri precedenti del Foglio di Collegamento, ai quali rimandano le note in calce ad alcuni articoli di questo numero, si trovano nel nostro sito www.comitatopaulrougeau.org

Giuseppe Lodoli
per il Comitato Paul Rougeau

 

SOMMARIO 

È ufficiale: la Virginia ha abolito la pena di morte, evviva!

Un innocente verrà liberato dal braccio della morte dopo 19 anni?

Ingiustamente condannato a morte in Mississippi sarà indennizzato

Una frenesia di esecuzioni in Egitto

Fucilati in Corea del Nord per aver distribuito video illegali         

Nigeriano condannato a morte in Vietnam per un reato di droga 

Cristiano già all’ergastolo per blasfemia condannato a morte

Giustiziata in Iran dopo che la figlia opta per ucciderla

Impiccata in Inghilterra nel ’36 la falsa infermiera D. Waddingham

Notiziario: Algeria, California, Iran                             

Scriveteci all’indirizzo paulrougeau@tiscali.it per comunicarci il vostro parere su quanto scriviamo, per chiederci ulteriori informazioni riguardo ai temi trattati, per domandarci dell’andamento delle nostre campagne in corso, per esprimere il vostro accordo o il vostro disaccordo sulle posizioni che assumiamo.

Pagina Facebook: Amici e sostenitori comitato Paul Rougeau contro la pena di morte

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 31 marzo 2021

 

AIUTIAMOCI A TROVARE NUOVI ADERENTI

È di vitale importanza per il Comitato potersi giovare dell’entusiasmo e delle risorse personali di nuovi aderenti. Pertanto facciamo affidamento sui nostri soci pregandoli di trovare altre persone sensibili alla problematica della pena di morte disposte ad iscriversi alla nostra associazione.

Cercate soci disposti anche soltanto a versare la quota sociale.

Cercate soci attivi. Chiunque può diventare un socio ATTIVO facente parte dello staff del Comitato Paul Rougeau.

Cercate volontari disposti ad andare a parlare nelle scuole dopo un periodo di formazione al seguito di soci già esperti.

Cercate amici con cui lavorare per il nostro sito Web, per le traduzioni. Occorre qualcuno che mandi avanti i libri in corso di pubblicazione, produca magliette e materiale promozionale, organizzi campagne e azioni urgenti, si occupi della gestione dei soci, della raccolta fondi ecc.

Se ogni socio riuscisse ad ottenere l’iscrizione di un’altra persona, l’efficacia della nostra azione aumenterebbe enormemente!

ISTRUZIONI PER ISCRIVERSI AL COMITATO PAUL ROUGEAU

Per aderire al Comitato Paul Rougeau invia un messaggio all’indirizzo prougeau@tiscali.it con una breve autopresentazione e con i tuoi dati: nome, cognome, indirizzo postale. Appena puoi paga la quota associativa sul c. c. postale del Comitato Paul Rougeau.

Le quote associative annuali sono le seguenti:

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Attenzione: L’edizione e-mail del Foglio di Collegamento è gratuita per tutti, soci e non soci, basta chiederla inviando un messaggio a: prougeau@tiscali.it

 

Giuseppe Lodoli
Ex insegnante di fisica (senza educazione). Presidente del Comitato Paul Rougeau per il sostegno dei condannati a morte degli Stati Uniti.
Lavora in una scuola di Italiano per stranieri di Sabaudia (LT) (piu' che altro come bidello).

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