Per salvare il pianeta serve un movimento morbido oppure…

bisogna gettar sabbia negli ingranaggi?

39esima puntata dell’«Angelo custode» ovvero le riflessioni di ANGELO MADDALENA per il lunedì della bottega

Cambiamenti climatici e… cambiamento di clima (antropologico e psicopolitico)

E’ un po’ di tempo che osservo alla lontana, distrattamente il movimento Fridays for future e ovviamente la figura di Greta Thumberg. Un movimento – mi sembra di capire – di una certa vastità e respiro globale o comunque così appare attraverso le “lenti” mediatiche. Negli ultimi mesi mi sono rimasti impressi un po’ di elementi dai quali volevo prendere spunto.

Il primo che mi è arrivato alle orecchie è il rifiuto di Greta di prendere l’aereo per gli Stati Uniti e quindi il suo viaggio in barca con il figlio della principessa di Montecarlo. Ovviamente da lì è derivato il programma – o la “raccomandazione” – da parte di Greta e del suo entourage (questo arriva dalla lente mediatica ma credo sia la sostanza) di non prendere aerei perché sarebbero causa di inquinamento.

Ricordo che un po’ di anni fa mi fece questo ragionamento una ragazza inglese fricchettona che era venuta in Sicilia. Io ero partito con l’autobus dalla Sicilia per il Belgio e poi per tornare avevo preso l’aereo. Lei mi disse che un viaggio in aereo inquinava come tanti e tanti in macchina. Io ero già avviato in un percorso che in quegli anni mi ha portato a “togliermi” la patente e a non guidare più. Insomma la ragazza fricchettona inglese ovviamente viaggia in automobile mentre io da vent’anni uso solo la bicicletta e i mezzi pubblici. Non lo dico per affermare “sono più bravo e più ecologico” ma perchè certi atteggiamenti da fricchettoni lasciano il tempo che trovano quando non sfociano in una sorta di ecofascismo. Potrei fare altri esempi come la raccolta differenziata portata all’esasperazione, di cui si trova una stupenda parodia nel film L’ora legale di Ficarra e Picone. Oppure citare molte persone anche laureate che vanno in paranoia se si butta un nocciolo di oliva nel mare non lontano da un Petrolchimico come quello di Augusta e da una centrale Enel di Siracusa: mi capitò vent’anni fa nel mare di Pachino. Avrei altri aneddoti: una mia amica qualche anno fa, sugli scogli di Genova, mi chiedeva se il torsolo di una mela avrebbe inquinato il mare! Siamo in una situazione di totale rincoglionimento “tecnico”, più che psicoemotivo. E di questo si dovrebbe parlare: di ecofascismo, di legalitarismo, di narcisismo, di masochismo (chissà se il libro di Eric Fromm, Fuga dalla libertà ci potrebbe aiutare; io credo di sì e dopo averlo letto pochi anni fa sento il bisogno di rileggerlo meglio).

Tornando a Greta qualche giorno è arrivata la “voce” di qualcuno che aveva contestato Greta e il movimento Fridays for future perché in un raduno di protesta aveva visto bottiglie di plastica in giro o una cosa del genere. Vorrei partire da queste quisquilie: forse sono tentativi di buttare fango.

Un movimento di giovanissimi (in radio ho sentito le voci di ragazzi e ragazze italiani) che chiede agli adulti di fare qualcosa per il clima a me sta bene: è un buon segnale etico, politico ecc. Ma poi mi dico: la direzione da prendere non è concentrarsi su quisquilie. Da diversi anni ci sono movimenti “morbidi” – per non dire fasulli – che arrivano sulla scena mediatica e poi si perdono: da Occupy Wall Street agli Indignados, che poi sono confluiti nei partiti politici spagnoli e si sono spenti.

Anche qui un paio di aneddoti. Anni fa in Francia ho visto un raduno degli indignados: niente di nuovo, ragazzi a piedi nudi, spossati di giorni e notti di dormire all’aperto, nelle piazze ma – come scrisse qualcuno in un muro di Roma il 15 ottobre del 2011 – «Pianta grane, non tende». E ho visto la deriva degli indignados che denunciavano chi attaccava i furgoni della polizia e assaltava le caserme o altri luoghi del potere. Io non agirei violenza: per la mia formazione o “educazione” che dir si voglia, forse per vigliaccheria o per chissà quale motivo. Mi chiedo se l’orizzonte di senso sia quello di attaccare o di non lasciare in pace il potere. Oppure di indebolirsi con sfibranti manifestazioni di mesi e mesi a dormire fuori per poi concentrarsi sulle bottigliette di plastica e sui viaggi in aereo da evitare. Avrebbe più senso concentrarsi sulle cause reali dell’inquinamento e della devastazione del clima come della nostra vita sociale.

So che mio nonno – non l’ho conosciuto, è morto nel 1960 – diceva da vecchio socialista: «le macchine e la televisione rovineranno il paesaggio, le relazioni umane, l’aria, insomma il mondo». Una volta mio padre mi fece notare che per costruire i garage dove mettere le macchine, in molte case di tanti paesi e città la vita di strada è stata fortemente limitata: prima c’erano spazi che permettevano di vivere la strada. Di questi argomenti parlano osservatori acuti come Colin Ward – in Dopo l’automobile – o Ivan Illich e altri tipo Jean Robert (Tempo rubato è il titolo di un suo libro).

Mi è piaciuto leggere su Il fatto quotidiano – il 17 settembre nella pagina dedicata alla Fiera dell’auto di Francoforte – notizie sul movimento Sand im Getriebe (Sabbia negli ingranaggi). Già il nome dà l’idea di azioni precise e determinate. Ho letto che hanno bloccato per ore gli ingressi alla Fiera dell’auto e l’autostrada. Maria Klee, portavoce di queste “tute bianche” dice parole che io reputo forti ed energiche: «con queste azioni illegali di disobbedienza civile noi volevamo dire “Non vi lasceremo continuare la festa”». Il finale dell’intervista alla Klee credo sia un’orizzonte di senso sul quale bisognerebbe insistere, legalmente e illegalmente: «Vogliamo città senz’auto perché crediamo sia necessario per raggiungere gli obiettivi legati al clima e perché migliora la qualità della vita delle persone, si guadagna più spazio e in tanti eviterebbero di ammalarsi di polveri sottili. Per avere città senza auto c’è bisogno di servizio pubblico gratuito e infrastrutture per la bicicletta». La frase “si guadagna più spazio” spazza via le illusioni circa le auto elettriche o a idrogeno che non risolvono il problema e comunque occupano spazio. La questione del servizio pubblico gratuito l’ho sempre ripetuta, anche nel mio monologo teatrale (poi un libro edito da Eris) Amico treno non ti pago. Andare al cuore e alla radice delle cose per risolvere i problemi richiede più fantasia e più energia di tante illusioni e delle raccomandazioni morbide.

QUESTO APPUNTAMENTO

Mi piace il torrente – di idee, contraddizioni, pensieri, persone, incontri di viaggio, dubbi, autopromozioni, storie, provocazioni – che attraversa gli scritti di Angelo Maddalena. Così gli ho proposto un “lunedì… dell’Angelo” per aprire la settimana bottegarda. Siccome una congiura famiglia-anagrafe-fato gli ha imposto il nome di Angelo mi piace pensare che in qualche modo possa fare l’angelo custode della nuova (laica) settimana. Perciò ci rivediamo qui – scsp: salvo catastrofi sempre possibili – fra 168 ore circa che poi sarebbero 7 giorni. [db]

L’IMMAGINE – scelta dalla “bottega” – è di Giuliano Spagnul.

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

3 commenti

  • E non dimenticate l’anarchico e nonviolento “Contro l’ingiustizia, e la devastazione capitalistica ed ambientale, disobbedienza civile nonviolenta. Perché noi non siamo come loro, ne’ come vorrebbero che fossimo”.
    Questo molti compagni lo ignorano, lo ascoltano con sospetto. Non esiste una violenza giusta da contrapporre alla violenza ingiusta. La violenza è sempre uguale a sé stessa e produce altro dolore.

  • angelo maddalena

    grazie Sergio per il tuo commento tempestivo e pertinente, credo che la tua citazione si riferisca alla giustezza della “sabbia negli ingranaggi” come orizzonte di senso di una disobbedienza civile e determinata e mirata

  • Daniele Barbieri

    care e cari

    se già amate Angelo Maddalena o se volete sentirlo dal vivo, ecco il calendario delle sue prossime narrazioni in Umbria e in Sicilia:

    28 settembre – Cortona: teatro nel Fienile, Maddalena canta «A partire dal Trasimeno»

    29 settembre – Perugia, anfiteatro Parco Sant’Angelo: «Poveri e pazzi» , monologo con chitarra

    5 ottobre – Grotte di Montecucco (Gubbio): «Poesie dentro le grotte»

    9 ottobre – Troina (Enna), Libreria Città aperta: «Eremo in canto»

    10 ottobre – Leonforte (Enna): Cinema teatro: «Poveri e pazzi»

    12 ottobre – Pietraperzia (Enna): «Poveri e pazzi»

    9 novembre – Perugia, Gastronomai dei filosofi: «Canzoni di cielo di terra e d’acqua»

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