piccole opere cattive

di Francesco Masala,

non se ne può più delle grandi opere, ponte sullo Stretto, Tav, Expo, a volte ci riescono, altre no.

ma le piccole opere non fanno meno danni.

 

che senso ha distruggere terreni fertili per produrre energia che non serve, se non a chi prenderà gli incentivi per molti anni?

che senso ha distruggere terreni fertili per una strada che per un mese all’anno farà risparmiare cinque minuti di fila a chi la percorrerà (e dopo che arriva cinque minuti prima non saprà che fare, in quei cinque minuti risparmiati)?

dietro le grandi opere ci sono migliaia di piccole opere, corruzione, distruzione, cementificazione (che è irreversibile, en passant), furto continuo di beni comuni.

 

 

COMITATI SARDI In RETE

MANIFESTO D’INTENTI

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La storia recente della Sardegna è quella di un territorio costellato di progetti economici  calati dall’alto e dall’esterno, progetti i cui benefici restano in capo alle lobbies economico-finanziarie che li propongono, laddove i costi di tali progetti sono invece scaricati sulla collettività, attraverso gli incentivi economici, i danni ambientali, sociali ed economici da essi causati. Si tratta di un meccanismo collaudato che si ripete da decenni e lascia dietro di sé un tessuto economico incapace di provvedere autonomamente alle proprie necessità, comunità sfilacciate, costrette ancora oggi a vedere le energie più fresche allontanarsi alla ricerca di quelle possibilità che una progettualità ad uso e consumo di pochi ha cancellato; un paesaggio ferito da interventi decontestualizzati e privi di qualsiasi relazione con l’ambiente circostante e l’economia locale, un territorio privato delle competenze e delle popolazioni che ne garantiscano la tenuta e l’assetto.

 

Le rovine lasciate da decenni di gestione dissennata del territorio sono sotto gli occhi di tutti: altissimi livelli di disoccupazione, povertà, disagio sociale, spopolamento, abbandono delle campagne, dissesto idrogeologico, sottrazione di estensioni vastissime di territorio per usi militari e industriali – con annesso inquinamento che si ripercuote sulla salute pubblica – accaparramento di vastissime zone a vocazione agricola in tutta la Sardegna con il pretesto della produzione di energia da fonti rinnovabili o assimilate, veicolate da una disastrosa politica di incentivi statali (Cip6, Conto Energia, Certificati Verdi etc..), che ha fomentato pure e semplici operazioni di carattere speculativo. Questo è lo scenario con il quale si deve confrontare chi ancora vuole ostinarsi a vivere in Sardegna, nonostante tutto.

È in questo quadro così delineato – che, senza la complicità della classe politica e amministrativa e a comportamenti complici della società sarda, non si sarebbe mai potuto comporre – che nasce l’esigenza da parte delle popolazioni di reagire, rinsaldare le comunità e strutturare una linea di difesa nei confronti dell’aggressione incessante verso il territorio. I Comitati spontanei che nascono in ogni luogo della Sardegna, pur con diverse forme organizzative ed obiettivi, sono accomunati dalla necessità di ricostruire le comunità per poter immaginare un futuro, di resistere ad un uso del territorio che emargina chi quel territorio lo abita, costringendolo a vivere da straniero in casa propria o ad emigrare.

Purtroppo l’opposizione dei singoli Comitati, da sola, spesso non basta. Sono troppo forti gli interessi che investono le singole comunità: interessi di grosse aziende nazionali e multinazionali, in grado di relazionarsi direttamente ai diversi livelli di governo sovranazionale, statale e regionale, e perciò in grado di avere la meglio sulle ragioni di popolazioni la cui voce spesso non arriva oltre il livello regionale, e anche a quel livello trova interlocutori poco interessati al territorio e al rispetto delle prerogative di una Regione a Statuto Speciale, quale è la Sardegna.

Si fa quindi impellente la necessità di unire le voci, le competenze, la passione dei diversi Comitati locali, per porsi all’altezza delle controparti in modo da imporre il rispetto per le comunità, i loro diritti, le loro esigenze e la loro progettazione del territorio, per spezzare il senso d’impotenza su cui marciano gli speculatori, e così riprendere in mano il proprio destino…

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Coordinamento Sardo Non Bruciamoci il Futuro – Comitati Sardi InRete

Al Presidente della Regione Sardegna

Richiesta di moratoria

Nel rivendicare il diritto dei cittadini all’accesso alle informazioni e alla partecipazione ai processi decisionali che coinvolgono l’ambiente, la salute, il lavoro e il benessere sociale (diritto sancito da numerose normative internazionali, europee e statali) i comitati, gruppi territoriali e associazioni della Sardegna impegnati su questi temi portano all’attenzione dei cittadini e dei decisori politici quanto segue:

• è in atto una schizofrenica politica industriale tesa a trasformare la Sardegna in una piattaforma energetica per progetti di sviluppo esterni all’isola e in centro di commercio, stoccaggio o smaltimento di merci, di fonti energetiche e di rifiuti prodotti altrove, anche mediante l’accaparramento delle migliori terre a preminente vocazione agricola, con la conseguente ulteriore marginalizzazione delle tradizionali attività agro-pastorali;

• notiamo la sostanziale inerzia della Regione Autonoma della Sardegna nel rivendicare il diritto legittimo nella gestione dei bacini idrici, degli impianti idroelettrici e di altre fonti energetiche rinnovabili esistenti utili ad una produzione energetica nel rispetto della salute dei cittadini e degli intessi degli operatori del settore primario e del turismo;

• osserviamo come la politica verticistica non partecipata (chi amministra attualmente ha il mandato da appena il 18% degli elettori Sardi) sia spesso funzionale agli interessi delle lobby finanziarie e speculative estranee agli interessi dei Sardi favorendo l’accumulazione, la centralizzazione e il trasferimento fuori dell’Isola della ricchezza prodotta lasciando solo le macerie ambientali, sanitarie e sociali;

• in una situazione di degrado ambientale e sociale diffuso, di aggressioni continue al nostro territorio, di minaccia alla nostra salute, assistiamo ad una continua esclusione dalla possibilità di partecipare come singoli e come comunità alla costruzione di un nuovo modello di sviluppo lontano da quello che negli ultimi 50 anni ha portato la nostra Terra ad avere il triste primato di regione con l’estensione più vasta di territorio contaminato (445 mila ha), associato ad elevati tassi di incidenza e di mortalità per malattie delle popolazioni residenti, e sul piano sociale a registrare i tassi di disoccupazione, particolarmente giovanili, tra i più alti dello Stato;

• un Governo Centrale “amico” con il D.Lgs 23 dicembre 2013, n. 145, convertito con modificazioni dalla L. 21 febbraio 2014, n. 9 (in G.U. 21/2/2014, n. 43) e noto come Decreto “Destinazione Italia”, ha posto le basi per un sostanziale disimpegno degli inquinatori dall’obbligo di bonifica a partire dalla sottoscrizione di accordi di programma con lo Stato ed Enti

Locali per una riconversione industriale di tali aree, con agevolazioni fiscali a carico della comunità e spesso indirizzate, come a Porto Torres e a Portoscuso, a scelte non certo sostenibili sul piano ambientale, sanitario ed economico portate avanti in assenza di una preventiva efficace azione di bonifica;

• il medesimo Decreto “Destinazione Italia” vede lo Stato avocare a se competenze che riguardano la nostra Isola nel settore ambientale come nella ricerca di risorse geotermiche per la produzione di energia elettrica con possibile compromissione di ulteriori 200 mila ha, in un momento nel quale fioriscono nel territorio sardo innumerevoli progetti di produzione energetica con ricorso alle biomasse, ai biodigestori, ai mega parchi eolici, ai campi fotovoltaici, ai mega impianti termodinamici solari in aree a vocazione agricola, fino alle trivellazioni per la ricerca di idrocarburi e ai nuovi inceneritori di rifiuti.

CHIEDIAMO un atto urgente di MORATORIA che preveda:

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Cari amici,

qualche settimana fa il Comune di Orosei ha notificato ad oltre 120 proprietari coltivatori in regione Arbolotta, nella piana del Comune, l’avvio del procedimento relativo alla apposizione del vincolo preordinato all’esproprio per l’esecuzione dei lavori di collegamento delle SS 125 e 129 con nuovo ponte sul fiume Cedrino.

A seguito di tale notifica, un gruppo di proprietari si è costituito in comitato, contestando la scelta del Comune per il danno irrimediabile che arreca a una delle zone più belle, più fertili e intensamente coltivate dell’agro del comune a fronte, soprattutto, della assoluta inutilità dell’opera, il cui preventivo di spesa supera i ventidue milioni.

La necessità dell’opera, secondo gli intendimenti del comune, si giustifica con l’esigenza di dirottare il traffico dall’interno dell’abitato verso la nuova strada di circonvallazione.

Secondo noi la motivazione è pretestuosa, a maggior ragione dopo la recentissima aggiudicazione dell’appalto ( 13 febbraio u.s.) relativo ai lavori di realizzazione della tangenziale Ovest e Nord di collegamento della SS 125 alla SS 129 dalla località Zanzi al Rimedio con lo scopo prioritario di eliminare l’attraversamento del centro abitato da parte dei mezzi pesanti da e per le cave. L’opera, attesa da circa dieci anni, ha un costo di circa due milioni ed è stata considerata di grande importanza per il comune di Orosei e per l’intero territorio e in grado di risolvere i problemi più gravi legati al traffico non solo dei mezzi pesanti.

A nostro avviso, viene meno, pertanto, una delle ragioni principali che sorreggono la motivazione a sostegno dell’opera in contestazione: la necessità di disciplinare il traffico veicolare, soprattutto durante la stagione turistica.

Come diciamo nel documento di contestazione inviato al Comune e alle forze politiche di maggioranza e di opposizione, il traffico legato all’afflusso turistico stagionale viene artificiosamente ingigantito per dare una parvenza di ragionevolezza alle motivazioni tese a giustificare la soluzione adottata.

Il problema, invero, si pone esclusivamente per qualche settimana all’anno e non si costruisce una nuova strada dal costo esorbitante e dal danno certo e irreparabile a un’oasi di pregio naturalistico straordinario e di grande fertilità e intensamente coltivata con colture di pregio, perché si assume l’esistenza, per pochi giorni all’anno, di un traffico veicolare appena sopra il consueto.

In ogni caso, ammessa l’esistenza di un problema connesso alla fluidità del traffico, noi abbiamo suggerito una soluzione ragionevole, capace insieme di eliminare l’inquinamento, di rendere fruibile l’abitato, di creare nuova occupazione e di utilizzare in modo proficuo una parte dell’ingente finanziamento disponibile: la costruzione di un parcheggio in apposita area e l’attivazione di un servizio di navetta per le località balneari.

La costruzione di una nuova strada non porta nessun beneficio al paese, neanche in termini occupazionali, consuma inutilmente territorio in un comune che ha subito, negli ultimi trent’anni, un processo di urbanizzazione violento senza creare sviluppo duraturo e con evidenti squilibri ambientali che ha lasciato segni dolorosi, e non rimarginati, nelle ultime due alluvioni.

La zona in predicato di espropriazione è allocata, come abbiamo detto più sopra, in un’oasi di inestimabile valore ambientale e produttivo: corre lungo la riva destra del fiume Cedrino, con terreni di natura alluvionale profondi e fertilissimi, in un contesto miracolosamente incontaminato, nel quale parecchie diecine di coltivatori praticano colture specializzate e che verrebbero sradicati con una miserabile indennità e un costo umano e sociale irreparabile…

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Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

  • Salve,
    conosco l’area e condivido le giuste motivazioni ad opere che nascono unicamente per muovere finanziamenti e occupare grossi capitoli di spesa senza adeguate valutazioni ambientali e soco-economiche. Inoltre sempre a Dorgali, Cala Gonone nella spiaggia o litorale di S’ Abba Meica, sono previsti interventi di consolidamento del costone roccioso (eboulis ordonnè) per mettere in sicurezza la spiggia sottostante, ma forse l’intervento proposto non è adeguato per il mantenimento dello splendido scenario, che in parte determina lo stesso flusso turistco. Anche qui mi auguro che tali lavori vengano bloccati se non dal comune dalla regione, non sono interventi sottoposti a V.I.A. Mentre è necessario tenere il livello di attenzione su possibili ulteriori richieste di permessi di ricerca geotermica nel supramonte di Dorgali e dintorni alto.
    Laura

  • Comunque alla marcia di Ottana è interventuto il sindaco di Dorgali, e giustamente l’amministrazione ha stoppato la richiesta di permesso di ricerca geotermica.

  • Francesco Masala

    ciao Laura, la cosa importante e che i comitati per ottime cause contro le “piccole” opere abbiano fatto rete, si vedano e discutano di come battere gli speculatori/inquinatori/ladri/corruttori, ecc.
    e ancora più importante è che appena una “piccola” battaglia sia vinta, quel gruppo continui a supportare tutti gli altri e a condividere le strategie vincenti, quello dei comitati in rete può diventare un ottimo modello di gestione dei territori (beni comuni) dal basso.

    mai visto questo?
    http://stanlec.blogspot.it/2014/05/una-storia-sbagliata.html

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