Quello che stanno soffrendo i palestinesi

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Un gran numero di sudafricani afferma che “quello che noi abbiamo sofferto è un picnic in confronto a quello che stanno soffrendo i palestinesi”*

a cura di Francesco Masala

 

tre nuovi sport israeliani: il lancio del pesticida, il tiro alla palestinese e, last but not least, trova la spia

 

Israele ammette: spruzzati erbicidi su Gaza – Michela Sechi

Aerei israeliani hanno spruzzato erbicidi sui campi di Gaza, lungo il confine con Israele. Lo ha ammesso un portavoce dell’esercito israeliano interpellato dal sito di informazione israeliano +972mag. “L’irrorazione con erbicidi e con inibitori della germinazione è stata condotta in un’area vicino al confine la settimana scorsa, per agevolare le operazioni di sicurezza dell’esercito”, ha spiegato il militare.

Da anni le guardie di frontiera israeliane sparano a chiunque si avvicini al muro che separa Gaza e Israele. L’IDF ha instaurato unilateralmente unano-go zone larga diverse centinaia di metri dalla parte palestinese della barriera. Ora sembra che l’Esercito israeliano abbia deciso di instaurare anche una no-grow zone, un’area dove non cresce vegetazione e che sia dunque più controllabile.

Peccato che i veleni spruzzati in quell’area lungo il muro siano finiti anche sui campi coltivati, distruggendo raccolti di spinaci, piselli, fagioli e prezzemolo. Secondo l’agenzia di stampa palestinese Ma’an, l’irrorazione sarebbe avvenuta dalle 6 alle 9 del mattino per 3 giorni consecutivi. Risultato: la distruzione di 1500 dunams (371 acri) di coltivazioni nella parte centro-orientale della Striscia e di 200 dunams (50 acri) di coltivazioni nella zona di Khan Younis. Senza contare che gli erbicidi sonosostanze dannose per la salute delle persone e contaminano la terra e l’acqua.

Durante la guerra del Vietnam gli stati Uniti spruzzarono erbicidi e sostanze defolianti (l’Agente Arancio) sulla giungla che dava riparo ai Vietcong. Ma quando la tossicità di queste sostanze divenne evidente, la comunità internazionale le mise al bando tramite la Convenzione ENMOD, il trattato internazionale che proibisce l’uso militare delle tecniche di modifica ambientale. La Convenzione è entrata in vigore nel 1978 e oggi conta 77 paesi aderenti, maIsraele non l’ha firmata.

Le terre più fertili di Gaza, le uniche coltivabili, si trovano proprio a ridosso del confine con Israele. La no-go zone non è mai stata delimitata e i civili palestinesi non sanno fin dove possono spingersi, per coltivare i loro campi o per raccogliere macerie o pezzi di metallo che vengono poi riciclati. I soldati sparano a chi supera quel confine invisibile, ma nessuno sa dove sia.

L’associazione israeliana Gisha (Centro legale per la libertà di movimento) ha inviato una richiesta scritta all’esercito israeliano per sapere quali siano le regole. La risposta è arrivata diversi mesi dopo, ma non ha fatto molta chiarezza. Secondo l’esercito, i civili palestinesi possono avvicinarsi fino a 300 metri dal confine, mentre i contadini possono avvicinarsi maggiormente, fino a 100 metri dal confine. Ma come fanno i soldati a distinguere – dalle loro torrette – se chi si avvicina al muro è un semplice abitante di Gaza o un contadino?

Eppure negli scorsi mesi la Croce Rossa Internazionale aveva profuso gli sforzi per permettere a 500 contadini di Gaza di ritornare a coltivare i loro campi lungo il confine, gravemente danneggiati dall’attacco israeliano del 2014. Si tratta proprio della striscia di terra che si trova fra i 100 e i 300 metri dal reticolato, scrive l’OCHA (Agenzia Onu per gli Affari Umanitari nei Territori Palestinesi Occupati).

Erano stati stanziati i fondi per aiutare gli agricoltori a ricostruire gli impianti di irrigazione, a rimettere in uso i pozzi, i serbatoi e le serre, ad acquistare i semi, a riempire le buche causate dalle bombe, a rendere di nuovo agibili le strade. Un lavoro di mesi, terminato proprio i tempo per le semina d’autunno e le piogge di novembre. E’ stata proprio la Croce Rossa Internazionale – scrive Ma’an – a constatare i danni causati dagli aerei israeliani, che nei giorni scorsi hanno gettato i pesticidi sulle nuove coltivazioni.

da qui

 

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Se avessero ucciso un cammello invece di un’adolescente palestinese gli israeliani sarebbero indignati per la sua morte – Gideon Levy

Se Samah Abdallah fosse stato un cammello, si sarebbe sentito parlare di lei. Se fosse stata un cammello, i soldati che l’hanno uccisa sarebbero in carcere . Se fosse stato un animale e non una palestinese di 18 anni , la sua uccisione avrebbe scioccato molti israeliani.

Ma Samah non era un cammello. Era una studentessa che sognava di diventare estetista e viveva nel remoto villaggio di Amuriya . Suo padre, Abed , a causa della tensione sulle strade, quel giornoaveva deciso di accompagnarla in macchina. Anche tra i Palestinesi ci sono padri preoccupati come Abed Abdallah. Senza nessun motivo un soldato in una torre di guardia di calcestruzzo fortificata ,ha sparato un proiettile nella testa di Samah mentre sedeva sul sedile posteriore, tra il fratello e la sorella. I soldati inizialmente hanno sostenuto, assurdamente che i passeggeri della vettura avessero un coltello, ma ben presto hanno ammesso che avevano sparato “per errore”. Tre settimane dopo Samah è morta in un ospedale israeliano.

Samah non era un cammello, per cui nessun mezzo di informazione israeliano ha riferito della sua morte. Samah non era un cammello, quindi non c’è stata una vera indagine sulle circostanze della sua morte. Il corpo del cammello che soldati delle operazioni speciali Duvdevan uccisero per una risata nel mese di novembre, è stato esaminato da un veterinario israeliano; nessuno ha raccolto le testimonianze della famiglia di Samah e nessuno ha ordinato l’autopsia sul suo corpo.

L’ Ufficio del portavoce dell’IDF che si è affrettato a esprimere shock per l’uccisione del cammello, definendolo “un incidente serio e non è in linea con quanto ci si aspetta dai soldati dell’IDF,” ha risposto in modo diverso e alquanto spregevole ad Haaretz per quanto riguarda la morte di Samah Abdallah: “Un terrorista brandiva un coltello ,così una forza dell’IDF ha aperto il fuoco … A seguito della sparatoria, sembra che i passeggeri di un veicolo , che si trovava dietro il terrorista, siano stati feriti … Si sta indagando e le conclusioni sono al vaglio della procura militare “. Si parla di feriti ,non dell’ uccisione di Samah, forse è una menzogna della propaganda palestinese anche se lei è stata ricoverata in un ospedale israeliano con l’approvazione della IDF . Naturalmente, nessuno è stato arrestato e si può credere ciecamente che l’inchiesta sarà sepolta; non si tratta di un cammello.

I reati di cui sono stati accusati i cammello-killer : armi illegalmente utilizzati , abuso sugli animali e ostruzione della giustizia – avrebbero potuto essere adeguati per gli assassini di Samah se fosse stata un cammello. I soldati che sono stati accusati della morte del cammello hanno espresso rimorso; nulla è stato ascoltato dai soldati che “sembrano” aver ucciso Samah. L’IDF non si è curata , naturalmente, di chiamare la famiglia in lutto in Amuriya. Perché dovrebbe? è successo qualcosa?

Samah è morta ed è stata sepolta nel piccolo cimitero di fronte a casa sua. La scorsa settimana la sua famiglia si è ritirata nel suo dolore. Questo è ciò che accade quando vengono uccisi tutti quelli che hanno un coltello, indipendentemente dal pericolo che costituiscono: Il ciclo di abbattimento insignificante continua e si espande. La politica del sorteggio veloce e il desiderio di uccidere hanno portato alla morte di ebrei e di palestinesi . Questo è ciò che accade quando la disumanizzazione va sempre più in basso: La vita di una donna palestinese, innocente vale meno di un cammello così sembra, agli occhi della maggior parte degli israeliani.

da qui

 

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Urrà per le spie di Breaking the Silence – Gideon Levy

Urrà per gli informatori: sono spie. Urrà per le donne che denunciano le aggressioni sessuali: sono spie. Urrà per coloro che installano telecamere nascoste nei macelli per documentare gli abusi sugli animali. Urrà per coloro che denunciano le violenze sui pazienti negli istituti psichiatrici e per coloro che denunciano la violenza domestica : sono spie Un grande evviva, naturalmente, a coloro che documentano i crimini dell’occupazione e li fannno conoscere all’opinione pubblica israeliana e internazionale . Urrà per coloro che non restono in silenzio di fronte a questi crimini, evviva Breaking the Silence.

L’ondata di incitamento selvaggia contro l’ONG Breaking the Silence, è fondata su due affermazioni : sono bugiardi e sono spie.La prima è falsa , la seconda è assurda. Nessuno ha trovato in Breaking the Silence una menzogna , nemmeno l’impostore MK Oren Hazan.

L’occultamento è la radice del male.

La leadership israeliana, l’esercito, la società ei media sono tutti convinti che un esercito di occupazione possa essere morale, che un esercito che ha ucciso migliaia di persone innocenti a Gaza sia il meglio del meglio e che un esercito che spara ai lanciatori di pietre e agli accoltellatori indiscriminatamente sia al di sopra di ogni sospetto. Tutto questo dimostra perché è indispensabile esporre la verità in Israele e in tutto il mondo.

Sì, quando il paese è sottoposto al lavaggio del cervello e si rifiuta di vedere, non c’è altra scelta che rivolgersi al mondo. Coloro che vogliono nascondere la verità all’estero non vogliono che ci sia la luce in Israele

Breaking the Silence è più patriottico di qualunque altro militare . Il loro giorno di gloria verrà. Essi sono molto più coraggiosi dei vigliacchi che sparano a morte alle ragazze armate di forbici. Sono gli unici che possono ancora salvare il perduto l’onore della IDF nel mondo. Se la diplomazia israeliana è ancora efficace in qualsiasi parte del mondo, è grazie a Breaking the Silence. Se c’è ancora una possibilità di parlare con le persone di coscienza in tutto il mondo, è grazie alle “spie”.

Le “spie”, coloro che hanno rivelato al mondo le iniquità dei regimi malvagi dei loro paesi sono gli eroi della storia. Chi sono i dissidenti, se non “spie” e chi sono gli eroi, se non i dissidenti? Nel nuovo Israele i testimoni dell’insabbiamento dell’uccisione di due terroristi palestinesi catturati vivi da agenti dello Shin Bet nel Bus 300 , sarebbero bollati come traditori e quelli che hanno rivelato nel 1950 i massacri a Kibiya e a Kafr Qasem sarebbero accusati di farlo per motivi dannosi. Il nuovo Israele non vuole sapere di tutto questo. Forse applaudirebbe ai macellatori di Kafr Qasem ed ai crani frantumati del Bus 300 .

Questa società basata sulla negazione ha raggiunto l’acme e pericolosamente sta perdendo il contatto con la realtà. Israele non vuole sapere ciò che viene fatto in suo nome e dichiara guerra a coloro che cercano di impedirgli di dire: “Non lo sapevo”.

Questa guerra folle si affianca all’assordante e spaventoso coro nazionale che comprende la maggior parte dell’opposizione e di quasi tutti i media. Tutti sanno che l’occupazione è criminale ed è il male , ma tutti vogliono negarla .

Tutti insieme ora dicono: Morte ai traditori, morte alla verità.

da  qui

 

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Io sono palestinese, di Carlos Latuff (da qui)

 

*diceva nel lontano 2010 l’attivista sudafricano anti-apartheid ed ex ministro Ronnie Kasrils (qui)

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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