Roma e il Lazio, dove la burocrazia è razzista

di Gianluca Cicinelli (*)

“L’onda lunga del Covid si sta ripercuotendo più fortemente sulla vita dei cittadini più fragili, in particolare su quelli di origine immigrata, già soggetti a una macchina amministrativa respingente che li esclude da molti diritti”.
Così Ginevra Demaio, che ha curato per l’Idos la XVII edizione del Rapporto Osservatorio sulle migrazioni a Roma e nel Lazio insieme all’Istituto di Studi Politici S. Pio V, sintetizza il modo in cui la burocrazia in maniera invisibile esclude anzichè includere i migranti. Nel Lazio sono il 12,3% del totale dei residenti in Italia, nel 2020 erano 635.569 per l’esattezza, concentrati per l’81,2% nella città metropolitana di Roma. Per dare l’idea, sul totale dei bambini nati nella Capitale nel 2020 il 15,2% sono stranieri.

Il primo problema con la burocrazia si è verificato, spiega l’Idos, già nello stilare le cifre del fenomeno. “Il nuovo metodo censuario, grazie al confronto con i movimenti amministrativi di altri archivi, ha fatto emergere dall’invisibilità tanti immigrati che, pur stabilmente presenti, non erano stati registrati come residenti (spesso in modo illegittimo) o, cosa ancor più grave, erano stati cancellati d’ufficio dalle anagrafi. Sono 11.056 a livello regionale, 13.154 nell’area metropolitana di Roma, 16.412 nella Capitale, 587 nella provincia di Latina. Eppure, dopo un recupero anagrafico così importante, che permetterà ad altrettante persone di accedere a servizi e diritti di base prima negati, nel 2020 sono stati nuovamente cancellati d’ufficio dal Lazio più di 22.000 stranieri”.

Presenti sul territorio ma invisibili all’anagrafe, esclusi dalla campagna vaccinale e isolati dalla digitalizzazione dei servizi pubblici, sempre meno occupati e sempre più assenti nelle scuole d’infanzia e primarie. Un quadro desolante dove dietro la mano anonima e deresponsabilizzante per la politica della burocrazia si nasconde un effetto concreto di penalizzazione per gli stranieri regolarmente presenti sul territorio. Inoltre i flussi migratori sono notevolmente diminuiti sia per il covid che per le restrizioni normative. Nel 2020 i permessi di soggiorno rilasciati sono stati 12.061 nel Lazio, inferiori del 42,4% rispetto al 2019, in assoluto la cifra più bassa nell’ultimo decennio.

Sono diminuiti per la prima volta nella regione gli alunni stranieri, soprattutto nella scuola dell’infanzia del 7,2%, contro una media nazionale del 5,8%, come in quella primaria, anche se molto in questo caso hanno contribuito le chiusure e le quatarantene causate dalla pandemia. Non ci sono invece scuse per quanto riguarda l’esclusione dalla campagna vaccinale di molti stranieri regolari che non avevano il codice fiscale ma erano in possesso dei codici Stp/Eni che erano stati rilasciati apposta per consentire le vaccinazioni. Non sono stati riconosciuti validi nonostante la normativa dicesse il contrario perchè esclusi dalla piattaforma per le prenotazioni.

Per quanto riguarda l’occupazione la diminuzione dei lavoratori stranieri a Roma tra il 2019 e il 2020 ha superato largamente quella degli italiani toccando l’8,5% contro l’1,7% dei lavoratori italiani. Alla perdita del lavoro è anche corrisposto un aumento considerevole del tasso di inattività con un picco del 5,5% contro l’1,1% degli italiani, nonostante, il lavoro straniero resti fondamentale in vari comparti e per la tenuta del sistema previdenziale.

(*)  in origine pubblicato su https://diogeneonline.info/roma-e-il-lazio-dove-la-burocrazia-e-razzista/

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