“Russi, preparatevi ai missili”

di Domenico Stimolo. Con un appello di Franco Astengo “per il movimento della pace”

Sembra quasi di assistere, sollazzati sulle poltrone del cinema o di casa, ad uno dei tantissimi film dell’orrore, del terrore, di guerra “fantastica”, e quant’altro di immaginario, che hanno sommerso il mondo negli ultimi decenni, tutti essenzialmente di marca statunitense.

Adesso la realtà, almeno nelle parole pronunciate, supera qualsiasi asticella dello spavento.

Novelli Frankenstein-Stranamore “ armati” di valigetta addetta ai comandi atomici, in maniera sguaiata urlano contro tutto e contro tutti.

Una crisi internazionale, questa che ha come epicentro la Siria – disossata da sette anni di guerra, tra le due massime superpotenze di una portata mai vista, per leggerezza, insolenza e sregolatezze, neanche ai tempi della “guerra fredda”, quando il quadro del confronto e dello scontro riguardava le ideologie, con il mondo diviso a blocchi. Ben superiore alla famosa crisi dei missili a Cuba. Ben altri, nelle singole individualità e nelle aggregazioni di comando, per spessore e “senso di responsabilità” nella gestione del terrore, si trovavano in quell’epoca sulla plancia decisionale.

Adesso non c’è nessuna trattativa aperta, o che in maniera auspicabile possa delinearsi – del tanto mi da tanto -, per fare sbollire le intemperanze. La qual cosa ci fa piombare sull’orlo del precipizio generale.

C’è solo l’irruenza, la creazione e la ricerca del nemico che già nel corso degli ultimi anni è cambiato fantasmagoricamente tante volte – sul tavolino del laboratorio degli orrori, che in quattro e quattr’otto, da sera la mattino, può scatenare la guerra nucleare.

E’ proprio la vittoria dell’indefesso e gigantesco apparto-raggruppamento ( lobby) delle armi, onnivora di immensi profitti, che sul piano “culturale” ed operativo ha imposto nello scenario mondiale la propria falce distruttrice.

I resti europei dei fu imperi coloniali, che oggi continuano le balde imprese sotto altre mentite spoglie, sono pronti ad intervenire con i loro bagagli militari, fedeli sempre nei secoli al comando impartito. A sostegno del grande impero mondiale. Pronti a determinare una enorme carneficina come già precedentemente avvenuto in Iraq e Libia.

Questa volta, però, l’altro grande militare mondiale è pronto con la pallottola in canna.

Tutti sono direttamente collegati con i missili nucleari.

In Italia tutto è tranquillo, a partire dalle strutture di rappresentanza politica. Gli organi istituzionali, come noto, sono in “sonno”, date le ragioni conosciute da tutti. I Partiti, nessuno ha la maggioranza che rappresenta il cuore della giusta democrazia, sono alle prese con i loro incomprensibili pronunciamenti, ognuno si gioca la parte buffonesca del “ io tengo il comando”.

In questo contesto sulla grande potenziale tragedia in atto sovrasta il silenzio! Nessuno si pronunzia. Come se il nostro Paese fosse collocato ai confini della Papuasia.

I cittadini sono lasciati soli con le proprie angosce. Come se si vivesse nel distorto mondo cinematografico o televisivo.

TERRIFICANTE!

 

UN APPELLO PER IL MOVIMENTO PER LA PACE

di Franco Astengo

L’orologio della storia sta battendo l’ora della guerra globale?

La situazione in Siria presenta elementi molto preoccupanti nella direzione di una risposta affermativa all’interrogativo iniziale.

Forse non siamo mai stati così vicini al “pericolo totale” neppure nei momenti più drammatici della “guerra fredda” tra i grandi blocchi militari nella seconda metà del ‘900: la guerra di Corea, la crisi dei missili a Cuba, la fase di avvio della presidenza Reagan.

E’ certo che davvero la fase che era stata definita della “globalizzazione”, si è conclusa e, come si era avvertito già da tempo, si stanno riformando concentrazioni armate contrapposte già di fronte l’una all’altra nelle zone più calde, a partire dal Medio Oriente (non dimenticando gli altri possibili scenari).

Sicuramente le cose stanno in maniera molto più complessa di quanto sia possibile descriverle a questo  punto, ma la sostanza degli atti pare proprio condurre alla necessità di lanciare un grido d’allarme.

Gli USA hanno ripreso il ruolo da “gendarme del mondo” ma non sono soli, anzi sono fronteggiati con forza.

Siamo di fronte alla costruzione di un nuovo bipolarismo tra le potenze imperiali o meglio a “vocazione imperiale”.

Naturalmente si tratta di uno scenario ben diverso da quello della “guerra fredda” post-secondo conflitto mondiale ma che, comunque, richiama due elementi molto importanti da valutare nel quadro di un’azione politica di sinistra da questa parte del continente, nell’Europa Occidentale: all’interno, cioè, di uno scenario nel quale agiscono le strutture economico-politiche dell’Unione Europea:

1)      Il ritorno della geopolitica intesa come riassunzione di centralità del concetto di “spazio vitale” e di egemonia per l’accesso e l’utilizzo delle risorse energetiche;

2)      Il riproporsi, proprio all’interno dello spazio vitale detenuto dall’Unione Europea, di una questione di vero e proprio schieramento che questa volta non comporta però l’opzione riguardante una scelta di civiltà. Non ci sono più a fronteggiarsi il capitalismo liberale di marca USA e il “socialismo reale” di stampo sovietico ma i due modelli del neo nazionalismo e della vocazione protezionistica USA e della “vocazione imperiale” russa (ben esplicitata del resto dal sistema di alleanze che si sta creando nella regione mediorientale), all’interno di un gioco molto complesso dal punto di vista dell’intreccio economico, produttivo e di scambio di capitali all’interno del quale andranno valutati anche altri fattori: dal ruolo della Cina a quello del livello di tensione complessiva nell’estremo Oriente a partire dal tema del nucleare in Corea del Nord.

La sinistra occidentale che non ha trovato una propria dimensione politica rispetto al tema dell’Unione Europea, del dominio delle banche, dell’egemonia tedesca sull’insieme dei principali punti della filiera produttiva, della moneta unica e del deficit di democrazia adesso è chiamata a muoversi sul terreno prevalente del rapporto con Oltreatlantico attraverso la compiuta acquisizione del richiesto meccanismo di ritorno alla subalternità.

Lo scenario incombente è quello di un conflitto globale di dimensioni e qualità ben diverse da quelli periferici, di natura neo-coloniale, che abbiamo vissuto nel corso di questi anni sugli scacchieri mediorientali, dell’Asia Centrale , dell’Africa, dell’Estremo Oriente e dell’Europa.

Mentre l’Italia appare completamente priva di una politica estera e le prospettive della formazione del nuovo governo fanno temere, sotto questo delicatissimo e cruciale aspetto, il peggio del peggio.

E’ proprio il caso allora di invitare con forze i soggetti politici ancora presenti a sinistra perché riprendano a considerare la necessità di una mobilitazione immediata sul tema della pace e del disarmo.

Tra le tante proposte che possono essere lanciate in una visione di superamento dell’attuale assetto dell’Unione Europea (che appare anch’essa completamente priva di una propria politica al riguardo dei temi fin qui indicati) quello del disarmo da attuarsi nel cuore del Continente e di una posizione fermamente contraria a ogni escalation bellica dovrebbero trovarsi al centro dell’iniziativa politica, sia nella dimensione interna, sia in quella transnazionale (che un tempo avremmo definito come internazionalista).

Questi appena elencati costituiscono temi d’intervento che sicuramente sopravanzano quelli di natura più direttamente economica.

La sinistra occidentale va chiamata, attraverso l’espressione di una politica di pace, a riassumere per intero la prospettiva di una sinistra di opposizione e di un rinnovato movimento per la pace.

Al momento però non sembra proprio esistere sinistra e non s’intravvede l’avvio di un forte movimento per la pace come invece era accaduto nei frangenti di estrema tensione all’epoca della guerra fredda che sono stati richiamati in precedenza e anche successivamente, se ricordiamo gli stessi anni’90.

LA VIGNETTA – scelta dalla redazione – è di VAURO

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

3 commenti

  • Sit In in solidarietà con il popolo siriano
    CAGLIARI Piazza Garibaldi Martedì 17 aprile dalle ore 17’00 alle 20’00

    Nella notte fra il venerdì e sabato scorso il cielo siriano è stato illuminato da più di cento missili sparati dagli USA, Francia e Gran Bretagna.
    Noi consideriamo questa aggressione, al pari di quella operata dalla Turchia nella città di Afrin, e delle continue violazioni dello spazio aereo siriano di Israele, atti che portano ad una progressiva e sempre più rapida escalation del conflitto in atto e allontano ogni prospettiva di pace.
    Con questo sit in, oltre che protestare contro l’aggressione intendiamo chiedere al governo italiano di non rendersi complice delle “Nazioni alleate”.
    Chiediamo che nessuna base, nessun apporto logistico deve essere fornito a nazioni che esportano guerra e morte.
    Continuiamo a chiedere l’uscita dell’Italia dalla NATO.
    Cagliari Social Forum
    http://www.cagliaripad.it/305679/siria-cagliari-scende-in-piazza-contro-la-nato-e-limperialismo-americano

  • domenico stimolo

    COMUNICATO DEL COMITATO DI BASE NOMUOS/ NOSIGONELLA

    MANIFESTAZIONI A CATANIA E A SIGONELLA

    Fermiamo i massacri in Medioriente Giù le mani dalla Siria!
    Nessuna base di guerra in Italia Smilitarizziamo Sigonella!

    Il recente attacco alla Siria delle forze armate di Francia, Usa e Gran Bretagna sta facendo degenerare un conflitto, già esplosivo, in Siria ed in tutto il Medioriente. Da mesi il sultano di Turchia, Erdogan, bombarda il Kurdistan siriano, Rojava ( da dove è partita l’eroica Resistenza che ha sconfitto i terroristi dell’ISIS),nell’indifferenza/complicità delle diplomazie internazionali ed in più viene lautamente finanziato dai governi europei (6 miliardi di euro!) per detenere i profughi siriani e curdi. In Italia si accolgono sanguinari dittatori e si respingono i migranti che fuggono da conflitti causati dalle potenze occidentali, dalle petromonarchie arabe e dallo stato sionista d’Israele; per completare questa tragica situazione si criminalizzano le Ong umanitarie e si sequestrano le loro navi- Iuventa nel porto di Trapani ed Open Arms nel porto di Pozzallo- malgrado abbiano salvato la vita a decine di migliaia di donne, uomini e bambini

    La Sicilia, anche in questa guerra ha un ruolo centrale (come fu per la guerra in Libia nel 2011), a partire da Sigonella, dove stazionano e decollano i pattugliatori Poseidon, i giganteschi droni-spia Global Hawk, i micidiali droni armati di missili Predator; inoltre dal 24 aprile al 25 maggio l’aeroporto di Fontanarossa subirà limitazioni dei voli per dare priorità agli interventi di morte degli esportatori di democrazie con le loro bombe intelligenti.

    La nostra isola in questi giorni è diventata il principale avamposto di questa infame guerra, dal porto nucleare di Augusta all’aeroporto di Pantelleria, dai radar di Lampedusa a Niscemi; proprio dalla base Usa di Niscemi s’inaugura l’operatività delle parabole Muos, mentre continua la micidiale funzione della gigantesca antenna NRTF, a bassa frequenza LF, che orienta i sottomarini nucleari Usa.

    Dalla prima di guerra in Iraq nel ’91 i governi in Italia, per giustificare le loro scellerate politiche neoimperialiste hanno accusato chi è sceso in piazza contro la guerra di essere al servizio del dittatore di turno da eliminare: Saddam Hussein, i talebani, Gheddafi…Hassad; così si continua a calpestare impunemente la Costituzione (art. 11 “L’Italia ripudia la guerra…”).

    Quando i nostri governanti ed i media al loro servizio ci parlano della difesa della “nostra” civiltà, della “nostra” democrazia per chiederci il consenso alle loro politiche imperialiste, essi intendono la difesa dei profitti del complesso militare-industriale (le spese militari quest’anno arriveranno a 25 miliardi di euro, mentre subiamo sanguinosi tagli alle spese sociali: scuola, sanità, pensioni)

    A 35 anni dalla grande stagione di lotta contro gli euromissili a Comiso ed a 5 anni dalle mobilitazioni popolari NoMuos dobbiamo riprendere in mano il nostro destino opponendoci a quest’ennesimo crimine contro l’umanità .

    Giovedì 19 aprile ore 17,30 presidio cittadino in via Etnea, angolo via Prefettura
    Sabato 21 aprile ore 15 manifestazione a Sigonella

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