Scor-data: 2-3 agosto 1944

Venezia: un marinaio annega e i nazifascisti fanno strage

di Fabrizio Melodia (*)  

Ogni via di Venezia ha la sua storia, reale o leggendaria che sia, ricordata nei nomi impressi in quei cartigli bianchi, detti “nizioeti”, che riportano gli evocativi nomi di calli, ponti, campielli, piazzette. Hanno la singolare caratteristica di essere direttamente dipinti sulle pareti dei luoghi, quadri di significato impressi sulla rete pulsante del labirinto, il cuore del pesce di cui Venezia costituisce sostanza e forma.

Ogni luogo racconta di sé, ogni snodo rimanda ad altro, un autentico labirinto borgesiano fatto pietra e realtà, un’idea assoluta che genera e rigenera ogni suo angolo più recondito, trasformandolo in ciò che prima veniva percepito parzialmente.

Venezia soffrì molto durante le guerre che la sua “storia ufficiale incontrò” e la seconda guerra mondiale mise in risalto il suo volto rivoluzionario e antifascista, spesso squisitamente comunista e anarchico.

Molti episodi cruenti sconvolsero le sue vie, rimanendo impresse come il suono nei solchi di un disco in vinile, con la puntina giusta e l’amplificatore buono: memoria e Storia, senza possibilità di essere revisionata a causa di una millantata e ipocrita imparzialità dei vincitori.

In Riva dei Sette Martiri, al tempo Riva dell’Impero, nella notte tra l’1 e il 2 agosto 1944 un marinaio della marina militare tedesca (la Kriegsmarine) annegò. I marinai quella notte bevvero e cantarono per molte ore, suscitando il rimprovero di molti abitanti della zona.

I tedeschi pensarono subito a un attentato partigiano e sette partigiani furono fucilati sulla stessa riva. Un avviso del 3 agosto della Platzkommandantur, riportato da «Il gazzettino», riferisce: «In seguito all’uccisione di una sentinella della marina tedesca, il comando di piazza germanico ha preso le seguenti decisioni: sette persone, che in seguito ad accertamenti risultano essere stati dei terroristi, sono state stamane fucilate sul luogo dell’attentato».

In realtà il marinaio morì in seguito all’annegamento, perché ubriaco. La stessa Resistenza veneziana negò subito ogni addebito e ogni responsabilità. Il cadavere del marinaio ubriaco fu rinvenuto qualche giorno dopo la fucilazione dei sette antifascisti.

I sette condannati erano oppositori politici e renitenti alla leva e furono scelti nelle carceri di S. Maria Maggiore e da Ca’ Littoria, sede del Pnf e tristemente nota per le camere di tortura.

Fin dalle prime ore del 3 agosto, i tedeschi rastrellarono molte abitazioni vicine alla Riva dell’Impero per costringere centinaia di residenti ad assistere alla fucilazione.

I condannati furono portati sulla riva, legati a una corda sospesa fra due pali e fucilati alle sette del mattino.

I loro nomi:

Bruno De Gasperi, 20 anni, di Trento.

Girolamo Guasto, 25 anni, di Agrigento.

Alfredo Gelmi, 20 anni, di Trento.

Luciano Gelmi, 19 anni, di Trento.

Gino Conti, 46 anni, di Cavarzere.

Alibrando Armellini, 24 anni, di Vercelli.

Alfredo Vivian, 36 anni, di Venezia.

Quest’ultimo era la figura più nota, tra i fucilati. Comunista dalla giovinezza e operaio alla Breda di Marghera fra il 1930 e il 1932. Nel 1936 emigrò in Francia. Tra il ’37 e il ’39 fu volontario nella guerra civile spagnola, dove rimase ferito. Con la sconfitta della Repubblica spagnola fu arrestato e tradotto in un campo di concentramento francese dove rimase per due anni e mezzo. Nel ’41 fu consegnato dai francesi ai fascisti e fu condannato a 5 anni di confino a Ventotene. Dopo il 25 luglio ’43 fu liberato. Organizzò e costituì un Gap denominato “Venezia”, operante nella città lagunare e nella provincia, in particolare a San Donà di Piave. Arrestato, grazie a un tranello tesogli dai fascisti, fu torturato più volte ed atrocemente, ma lui non parlò mai. Il nizioeto che riporta il nome “Riva dei Sette Martiri” fa bella mostra di sé presso la lapide commemorativa recante il nome dei partigiani. Il circolo di Rifondazione Comunista “2 agosto”, nelle vicinanze della riva, presso la sede locale dell’Anpi, ricorda nel suo nome il tragico evento.

Opere di approfondimento:

G. Paladini – M. Reberschak, «La resistenza nel veneziano. Documenti», Comune di Venezia, Venezia, 1985, pp. 139-146.

G. Turcato, «Plotone di esecuzione sulla Riva dell’Impero. 3 Agosto ’44», in G. Turcato – A. Zanon Dal Bo, «1943-45. Venezia nella Resistenza», Comune di Venezia, Venezia, 1976, pp. 235-242.

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 3 agosto avevo ipotizzato la nuova/vecchia disciplina (2007) sul segreto di Stato in Italia, una schifezza bi-partisan che da sola spiega il degrado italiano. Ma chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.

Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

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