Scor-data: 31 ottobre 1711

Nasce Laura Bassi, la donna che sconfiggerà “la Dotta”

di d. b. (*)  

Pochi mesi prima, il Collegio «dei dottori leggisti» di Bologna aveva rifiutato a una ragazza la laurea in legge. Ma il 17 aprile 1732 – con Laura Bassi – la “dotta” si arrende e per la prima volta una donna è ammessa nelle aule accademiche.

Bologna ha celebrato con molte iniziative, fra cui una bella mostra, il terzo centenario (31 ottobre 1711) della nascita di Laura Bassi. Ma purtroppo poco se n’è parlato.

Figlia di un avvocato, studiò privatamente (le donne non erano ammesse all’università). Non solo si laureò in Biologia e Filosofia ed entrò a far parte della Accademia delle scienze ma fu la prima donna in Europa a diventare «professora e filosofessa» – questi i termini dell’epoca – nell’università. Ma soltanto nel 1776, poco prima della morte, le fu conferita la cattedra.

Si sposò con Giuseppe Veratti ed ebbe 8 figli: altro scandalo perché all’epoca le poche donne “studiose” erano destinate alla clausura. Con il marito divise passioni scientifiche e una vita fra impegno intellettuale e clamore permanente. Ebbe anche la fortuna di avere dalla sua il cardinal Lambertini (che poi divenne papa): piccolissima eccezione – e se si vuole tardiva e parzialissima riparazione storica – in una Chiesa cattolica che sempre osteggiò la scienza come ogni emancipazione femminile.

Interessante la mostra «Laura Bassi e le altre filosofesse di Bologna». Nelle vetrine si notava una medaglia d’epoca a lei dedicata: «L’unica donna che ha potuto vedere in faccia Minerva, la sapienza». Pensandoci bene è un gran complimento a lei ma un insulto a tutte le altre. Comunque lei non si accontentò del ruolo di «Minerva bolognese». Si gettò nel dibattito culturale e scientifico europeo (fra Voltaire, Beccaria e Volta) e ricercò in molti campi: mareee, gas, astronomia, elettricità, microscopi, calcolo integrale… Fu anche «disputante» alla funzione anatomica pubblica, una sorta di duello scientifico davanti a professori e studenti (tutti maschi appunto).

I suoi funerali furono davvero di popolo perché evidentemente una parte della città molto l’amò. Non tutti però. Trattati e poemi con titoli come «Le dottoresse ignoranti» o «Disgrazie di donna Urania» avevano lei nel mirino. Fra il 1771 e il ’72 si svolse a Bologna persino «la disputa sull’utero pensante» a partire da un libretto del medico Petronio Zecchino dove si sosteneva (ed era teoria diffusa) la dipendenza dell’intelletto femminile «dai movimenti dell’utero» e perciò «la necessità di una guida maschile per le donne».

In questo senso il manifesto che pubblicizzava le iniziative per ricordarla era un capolavoro di ironia: in primo piano il viso di Laura Bassi ma sotto la gonna è visibile il “teatrino” accademico riunito. Nei locali della mostra era possibile vedere anche spezzoni di «Laura Bassi, una vita straordinaria», un beldocumentario di Enza Negroni.

Oggi un cratere su Venere porta il suo nome mentre a Bologna le sono intitolate una scuola e una via (altrove non risulta). Ma davvero, nell’anno a lei dedicato, almeno chi abita a Bologna la conosceva? Io feci un piccolo test: 10 fra studenti e studentesse (o così si dichiarano) in zona universitaria, a casaccio. «Conoscete Laura Bassi? E Lazzaro Spallanzani?». Solo due hanno idea di chi fosse lei mentre 5 sanno qualcosa del suo allievo, cioè Spallanzani. Se Minerva era ed è donna sembra che l’informazione circoli poco.

(*) In blog altre volte si è parlato di Laura Bassi: basta digitare il suo nome su “cerca” e troverete i post. Non si pensi che le dispute sull’«utero pensante» siano cessate nel ‘700 o nel 1800. Subito dopo la seconda guerra mondiale, quando in Italia le donne entrarono in magistratura “il teatrino” si ripeté praticamente identico. Una mia amica, Sarina Aletta, molti anni fa costruì uno spettacolo (tristemente esilarante) sulla inferiorità femminile mettendo insieme i testi scientifici di inizio ‘900 e le canzoni dell’epoca.

Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 31 ottobre fra l’altro avevo ipotizzato: 490: Fidippide a Maratona; 1517: le tesi di Lutero; 1553: in Ecuador nasce la prima comunità di neri in America Latina; 1893: in Italia entra in vigore «il tempo universale» cioè Greenwich; 1926: muore Houdini; 1974: arrestato il generale Miceli; 1977: il generale Mino esplode in volo; 1986: in Calabria affonda la Mikigan, ennesima nave dei veleni; 1997: tutti assolti al processo Moby Prince. E chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.

Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

 

Redazione
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  • Giorgio Chelidonio

    Sin dal dimorfismo sessuale (la diversa corporatura che contraddistingue le antropomorfe), passando dall’ipotesi de “La donna che non si é evoluta. Ipotesi di sociobiologia” di Sarah Blaffer Hrdy (Franco Angeli, 1985) (un testo tosto che ho molto amato) fino a “la guerra fra i sessi é l’unico tipo di guerra in cui i nemici dormono regolarmente insieme” (Quentin Crisp), ma senza dimenticare che la maggior parte dei maschilisti sono allevati (e quindi educati) dalle femmine che sono loro madri ….. le mie riflessioni degli ultimi 40 anni hanno cercato di evidenziare che l’evoluzione di ominidi e sedicenti Homo sapiens sia stata in gran parte “guidata” da donne, spesso depositarie della memoria di gruppo: come negli entelli (descritti dalla Blaffer Hrdy) i maschi si azzerano reciprocamente in insensate e spesso cruente sfide per diventare “maschio alfa”, un ruolo che, se ottenuto, per mantenerlo devono sfibrarsi “a morte”. L’evoluzione, quindi, é femmina ma lo “scimmiottare” l’aggressività degli “alfa” di molte “maschie” finisce per involvere miseramente il ruolo evolutivo del “femminile”.

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