Scor-data: 7 novembre 1919

Muore Margaret Fisher, una piccola storia di aberrazioni scientifiche

di Marco D ‘Eramo (*)   

Si sa che il 7 novembre 1917 (ma era ottobre secondo il vecchio calendario) una rivoluzione trionfò in Russia e cambiò la storia del secolo. Il 7 novembre di due anni dopo moriva Margaret Fisher, vittima di una aberrazione scientifica che pure voleva cambiare la storia. Ecco come Marco D’Eramo ricostruì la vicenda in lungo articolo uscito sul quotidiano «Il manifesto» del 24 novembre 2009.(db)

Questa non è solo la storia di un grande economista che uccise sua figlia per fede nel positivismo. E’ anche la vicenda di una strage di massa causata da un’aberrazione scientifica. Ed è il racconto di come una follia può essere giudicata dai contemporanei «il più decisivo progresso» nella ricerca medica. L’economista era Irving Fisher che l’attuale recessione ha riportato in auge […] Un mostro sacro come Aloys Schumpeter lo definiva «il più grande economista che l’America abbia mai prodotto». […]

Con la stessa certezza con cui esprimeva i suoi pareri economici, Fisher si battè per molte altre cause. […] Divenne igienista intransigente, vegetariano e fautore dell’eugenetica (cioè del «miglioramento della razza»). […]

Fisher divenne molto amico di John Harvey Kellogg, il miliardario quacchero fondatore dell’impero dei corn-flakes che ideò come sostituti igienisti e religiosamente accettabili al tradizionale breakfast di uova e pancetta. […] All’inizio del secolo, Fisher prese l’abitudine di portare tutta la famiglia nel famoso centro salute di Kellogg, il Battle Creek Sanatorium in Michigan, dove i Fisher praticavano idroterapia, dieta vegetariana, esercizio fisico e attenta sorveglianza della propria attività intestinale: le infezioni intestinali erano considerate particolarmente nocive dal devoto magnate. […]

Ma intorno al 1916 l’obbediente figlia del grande economista, Margaret Fisher, cominciò a dar segni di squilibrio mentale. Aveva passato i 20 anni ma ancora viveva coi genitori e lavorava come segretaria personale del padre che nel 1918 le trovò un appropriato giovane con cui accasarsi. Ma proprio allora la ragazza cominciò ad avere allucinazioni auditive, a parlare di miracoli, a comportarsi in modo strano. Margaret fu ricoverata nell’aurea istituzione in cui allora i ricchi d’America solevano rinchiudere la follia familiare, il Bloomingdale Asylum a White Plan. Ma lì fu diagnosticata schizofrenica e non maniaca depressiva: una diagnosi grave perchè a quel tempo la schizofrenia era considerata incurabile.

Fu allora che i Fisher sentirono parlare dello psichiatria (allora si diceva «alienista»)Henry Aloysius Cotton e della sua «portentosa scoperta». Dal punto di vista universitario Cotton aveva tutte le carte in regola […]. Non è possibile comprendere il favore con cui fu accolta la sua «scoperta» senza immergersi nel clima dell’epoca, in cui faceva furore il «paradigma infettivo». Risaliva a pochi decenni prima la scoperta di Louis Pasteur e Robert Koch, tra gli altri, del ruolo giocato dagli agenti patogeni nel causare e diffondere alcune malattie. Era quel che Paolo Vineis ha chiamato il paradigma mono-causale: la malattia come unico effetto di un’unica causa bacillo, germe o virus […] Altre patologie risultavano elusive e irriducibili a questo schema: reumatismi, artriti, nefriti. E naturalmente le «malattie mentali» che allora erano attribuite alla «degenerazione» per tare ereditarie o invece, sulla scia di Freud, ai traumi infantili: ambedue tesi che Cotton qualificava di «pseudoscienza».

Al loro posto propose una teoria rivoluzionaria «che riduceva tutta l’eterogenea miriade di manifestazioni della follia a un’unica causa soggiacente» (Andrew Scull): la chiave stava nei germi e nel pus. […]. Intorno al 1915 Cotton cominciò perciò a investigare sistematicamente i suoi pazienti con raggi X, microscopi e altri macchinari per individuare le sepsi focali della follia che si nascondevano nel corpo per minare la mente. E questi germi Cotton li individuò, o credette di averli stanati, nelle gengive dei denti e poi nello stomaco, negli intestini, nel collo dell’utero. Una volta individuati essi potevano essere eliminati e così guarire «l’85 dei casi di follia»: allora non esistevano gli antibiotici e l’unica via praticabile per eliminare i germi sembrava l’asportazione. Dal 1916 Cotton cominciò perciò a rimuovere denti. E se la follia permaneva passò alle tonsille, ai seni nasali. Poi al colon, alle milze per una progressiva pulizia del corpo dei pazienti.

Può sembrare un delirio ma questa teoria fu accolta addirittura con entusiasmo dalla buona borghesia statunitense. […] La scienza moderna mostrava che c’è un germe della follia, un batterio dell’insania e che basta rimuoverlo per condonare alle famiglie l’inferno casalingo: basta rimuovere un dente, o al massimo un tratto dell’intestino, e tutto tornerà normale. Alienati e alienate benestanti si precipitarono al manicomio di Trenton dai quattro angoli degli Usa, pronti a pagare prezzi esorbitanti per farsi asportare la follia.

Nel 1919 anche Irving Fisher affidò sua figlia a Cotton. […] Dopo gli esami, Cotton diagnosticò un allargamento del colon con impossibilità di usare i raggi X e quindi la necessità di una laparotomia. Poi Cotton scoprì che anche «il collo dell’utero era eroso». La diagnosi di Cotton lasciava aperto ai Fisher uno spiraglio di speranza […] Ad agosto accettarono la rimozione del collo dell’utero della figlia […] Il 15 agosto Margaret fu operata […] Questa volta l’infezione scoppiò davvero nel corpo martoriato e il 7 novembre 1919 Margaret Fisher morì.

Ma era il prezzo del progresso: Cotton citò il caso in conferenze pubbliche e Fisher continuò a credere alla teoria della sepsi focale. […] Le malattie mentali stavano crescendo a un tasso quattro volte più rapido della popolazione ma, scriveva il «New York Times», grazie a Cotton «c’è speranza».[…]

Margaret Fisher non fu la sola a rimanere sotto i ferri del dottor Cotton: lui stesso riconobbe che il tasso di mortalità era del 30% ma un assistente di Adolf Mayer condusse uno studio accurato sulle cartelle cliniche e concluse che il tasso di mortalità era del 45%: quando gli furono presentati questi dati, il boss di Cotton, Adolf Meyer, soppresse i risultati e lasciò che la strage continuasse.

Come scrive in «Madhouse» il massimo esperto della vicenda, Andrew Scull, «quando Cotton morì nel 1933, centinaia di pazienti erano morti e altre migliaia erano stati mutilati». Anche se chirurgia addominale cessò con la sua morte, le altre tecniche di Cotton continuarono a essere usate per quasi tre decenni […] Le sue vittime inclusero amaramente i suoi propri figli, Henry Junior e Adolph, cui furono strappati i denti come misura profilattica per la loro immatricolazione a Princeton. In seguito, ambedue si suicidarono.

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 7 novembre fra l’altro avevo ipotizzato: 1357: strana storia a Siena [in «Specchi» di Galeano]; 1910 muore Tolstoj; 1867: nasce Marie Sklodowska Curie; 1903: nasce Konrad Lorenz; 1913: nasce Albert Camus; 1932: Roosevelt annuncia il New Deal; 1936: “debutto” delle Brigate Internazionali; 1940: clamoroso crollo del ponte di Tacoma; 1977: primo rapimento della Banda della Magliana; 1979: nascono i Sem Terra; 1980: ucciso Mimmo Beneventano; 1991: varata nuova strategia Nato; 1995: «Koraline»,una vicenda di navi tossiche; 2007: gran casino sulla RU486. E chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.

Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

 

Redazione
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