Scor-data: 7 novembre1903

Nasce Konrad Lorenz
di
Giorgio Chelidonio (*)  
Gli anniversari sono spesso così: te ne ricordi quando assumono la veste dell’ufficialità.
Non 110 ma 25 anni fa nei primi giorni di un ottobre che ricordo caldo e luminoso avrei dovuto incontrare Lorenz ad Altenberg. Avevo avuto l’impudenza di scrivergli qualche mese prima per porgli alcune domande su temi evolutivi, riguardanti le modalità di apprendimento e di trasmissione culturale presso gli scimpanzé che in quel tempo mi intrigavano in relazione alle ricerche che stavo conducendo sulle più antiche forme di utilizzo di strumenti naturali. Impudenza dicevo, ma motivata da trovarmi, allora, da un paio d’anni letteralmente “imprintato” dall’aver letto uno dei suoi ultimi libri:
«Il declino dell’uomo» (nota 1). Non era la mia prima lettura di un suo testo (diversi anni prima avevo cercato di “digerire” sia «Il cosiddetto male» che «L’aggressività») ma dalla primavera del 1985 mi ero sentito avvolgere dalle riflessioni che scaturivano da quel testo. Così nell’estate 1988 avevo inserito nella mia Ibm “testina rotante” un foglio per porgli delle domande.
Mi rendevo conto che stavo scrivendo a un premio Nobel ma la voglia era tale da osare: non potevo certo immaginare che qualche settimana dopo avrei ricevuto una sua lettera autografa in cui mi rispondeva ringraziandomi innanzitutto per i complimenti che avevo esternato al suo libro che, a suo avviso, non era stato molto capito già nella precedente edizione. Ma la mia sorpresa non era finita: dopo aver precisato di non essersi mai occupato di quel genere di ricerche, scrisse di esserne incuriosito ma che …le sue condizioni fisiche gli impedivano di venire a Verona. Quindi mi sarebbe stato grato se fossi andato a trovarlo ad Altenberg. Come resistere a un simile invito? Risposi subito affermativamente e in capo a una settimana mi giunse una lettera con cui la sua segretaria mi fissava l’appuntamento per i primi giorni di ottobre. Ovvio che “non stavo nella pelle” ma in quel tempo un altro evento stava per cambiarmi la vita: proprio in quei giorni doveva nascere mia figlia Costanza. Che fare? Non potevo certo rinunciare… interpellammo il ginecologo che seguiva mia moglie e lui sentenziò: a Vienna ci sono ottime cliniche, quindi potevamo tranquillamente rischiare quel viaggio. Ma pochi giorni prima una telefonata della segretaria (non c’era ancora Internet) mi avvertì che il professore era indisposto e che quindi mi avrebbero contattato per rimandare l’appuntamento alla prima data possibile. Purtroppo Konrad Lorenz, allora già ottantacinquenne, non si riprese più da quell’indisposizione e alcune mie telefonate per sollecitare l’incontro risultarono inutili perché si spense pochi mesi dopo (febbraio 1989). Ancora oggi quando chiamo Costy mia figlia mi rammento che avrebbe potuto chiamarsi Konstanze, come dicevamo allora pensando che avrebbe potuto nascere in una clinica viennese.
Nella storia del “padre dell’etologia” non conta certo l’episodio di questo mio mancato appuntamento straordinario, ma ugualmente mi piace condividerlo per far conoscere la grandezza della sua semplicità e disponibilità verso un “signor nessuno” che aveva osato porgli simili questioni. Proprio in quei mesi mi capitò di leggere una sua recente intervista: una sua foto scattata pochi mesi prima lo ritraeva con lo sguardo di “un vecchio bimbo”, quello stesso che si può intuire dal suo ultimo libro
«Salvate la speranza».
Non era dunque solo l’etologo reso famoso dalle foto con “l’ochetta Martina” ma un pensatore la cui grandezza risuona ancora, in tutta la sua attualità, in questa sua frase:
«Non fui mosso da interesse per il comportamento umano, e tanto meno per la cultura umana, se non nella mia vita tarda. […] Non so come mai così tardi, ma cominciai ad avvertire acutamente il pericolo insito nella distruzione dell’ambiente naturale da parte dell’uomo, e nel devastante circolo vizioso in cui agiscono la competizione commerciale e la crescita economica. Il fatto di guardare alla cultura come a un sistema vivente e di valutare le sue turbative come se fossero delle malattie mi ha fatto giungere alla convinzione che la principale minaccia alla futura esistenza dell’umanità risiede in quella che può essere opportunamente chiamata nevrosi di massa. Si potrebbe dire che i principali problemi che l’umanità si trova ad affrontare sono di natura etica e morale». (nota 2)

  1. (1) Edito da Arnoldo Mondadori, mi pare nel 1984. A questo indirizzo ne ho trovato un’intensa recensione: http://angolo-psicologia.blogspot.it/2010/04/un-libro-per-riflettere-il-declino.html

  2. (2)http://it.wikipedia.org/wiki/Konrad_Lorenz

 

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

 

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