«Stanze di viaggio»

di Rossana Corti

StoriDrangur

«La misura dei passi è scandita da una piuma bianca che guida il cammino… Ho scoperto una città nascosta dal frastuono del traffico di auto, persone e merci. Una città che guarda i passanti e si nutre delle loro speranze e delle loro paure, affamata di vita e che si muove nel silenzio… mutando la sua forma… la posizione degli oggetti… Nessuno le fa caso, ma lei è viva e si trasforma! Per continare a esistere… E qualche volta capisci di non aver mai guardato davvero… E che niente può essere chiuso in una sola forma, perché tutto muta per continuare a vivere… e preservare la propria essenza…».

«Tutto ha avuto inizio con uno sguardo da lontano… Cosa stavo cercando in quel luogo distante dai miei passi quotidiani, tra palazzi e strade che avevano altri suoni e odori? Forse un segno del destino… ? E chi ero io prima di quello sguardo…? Forse dormivo in me… ».

«Una vita fatta di percorsi da scegliere. Di strati di memorie da esplorare con prudenza, perché a volte è bene chiudere i ricordi in cassetti invisibili, dove possono “riposare” e non continuare a ferire… A volte la misura dei passi compiuti è data dalle distanze segnate tra un punto e l’altro della propria anima. Per potersi ancora aprire allo stupore e alla speranza».

«Era una casa uguale a mille altre, ma ogni stanza era uno spazio selvaggio, popolato di segreti passaggi verso altri mondi, nessuno uguale al precedente, che aspettavano avidi /esploratori / portatori di storie nuove con cui costruire viaggi senza tempo».

«Avevo percorso un lungo tratto della galleria, guidata/o dalla luce delle lampade e dal passo della mia guida che, senza incertezze, mi conduceva nel ventre della grotta. Sentivo l’odore di quel mondo sotto il mondo, fatto di terre mai illuminate dal sole e di denti di calcare, in cui risuonavano i passi moltiplicati nelle cavità d’ombra. A volte mi sembrava di non aver mai conosciuto null’altro che quell’ombra e quegli odori indecifrabili… e mi pareva di tornare a casa… in un luogo sicuro dove nessuno avrebbe giudicato la mia inadeguatezza… e avrei trovato pace».

«Il treno stava attraversando la pianura e oltre i finestrini scorrevano le immagini di una terra verde, fatta di campi arati e di vigneti, con radi alberi di ulivo e ville circondate da mura alte abbastanza da segnare i confini delle proprietà, ma non da nasconderle agli sguardi dei curiosi. E così restava impresso il colore di un roseto in fiore o l’ondeggiare dei bucati stesi al vento… E ci si poteva immaginare le vite delle persone che vi abitavano… sentendosi incapaci di comprenderne le scelte di vita o invidiosi di quella tranquillità d’animo di cui parevano godere… Niente più di un momento, di un pensiero fugace, mentre il treno continuava il viaggio con il suo carico di anime in transito, costrette o smaniose di spingersi verso un altrove che poteva essere una gabbia o un mutamento».

«Muoversi in gruppo, ordinatamente, dietro a una guida che illustra le ragioni della bellezza e del valore storico & sociale di monumenti di un passato ormai lontano, morto e stramorto come le persone che li costruirono, facendo foto e cercando di contenere la propria noia. E poi… all’improvviso… restare colpiti da un particolare tra quelle forme che prima sembravano tutte uguali… Essere sopraffatti dall’emozione violenta della scoperta di un oggetto che sentiamo fuori posto lì dentro… a noi famigliare… senza spiegarcene il motivo… E nulla è più uguale a prima, perché proviamo la sensazione di essere stati ingannati… e non ci sentiamo più al sicuro… perché forse il passato non è mai passato e ci osserva come attraverso uno specchio…».

«C’era una volta un giovane cavaliere che si muoveva per tutte le terre remote in cerca dell’impresa che lo avrebbe ricoperto di gloria e reso degno di essere ricordato tra le genti. Ma nessun bosco celava incantamenti, nessuna grotta draghi dormienti, nessun villaggio pativa le violenze di orchi o di briganti. Ovunque andasse regnava la pace e tutti i luoghi, alla fine di molti mesi di inutile cerca, gli parvero uguali. Lo sconforto ormai dominava il suo animo impetuoso quando incontrò una bimba coperta di stracci e con i capelli arruffati di foglie e pruni intrecciati. La bimba gli domandò aiuto e il cavaliere, sperando infine nell’impresa agognata, la seguì dove lei gli indicava. Trovò una casa di pietra con una parete e il tetto crollati, un campo pieno di sassi e dalla terra inaridita, un albero di melograno spoglio con i rami protesi come dita nell’aria vuota. Non vide pericoli all’intorno né mostri terribili. La bimba gli disse: “Ricostruisci e ripara la vita”. E il cavaliere non riuscì a far altro che scendere dal suo cavallo, levarsi l’armatura e iniziare a riportare alla vita quel luogo in sfacelo. Non sentì il tempo passare, né la fatica del lavoro, né i morsi della fame. Si fermò solo quando la casa fu riparata, il campo reso fertile e seminato, l’albero ricoperto di foglie verdi e di rossi fiori splendenti. E in quel momento si sentì felice. La bambina che pareva, al contempo, non essersi mai mossa né mai esistita, gli sorrise e gli spiegò: “Tu hai scelto di ricostruire e di riparare la vita di un luogo che non era più caro a nessuno e così tu ora avrai per sempre un luogo dove risanare le ferite della tua anima.” Il cavaliere non lasciò più quel luogo».

«Chi era quell’uomo che stava inseguendo da una strada all’altra, sempre più stanco, sotto la luce feroce del sole? Perché era così importante per lui il disegno che gli aveva rubato? Non lo ricordava più, né aveva importanza… Sapeva solo che tutto ciò che contava per lui pareva racchiuso in quel foglio di carta disegnata… E ormai anche il camminare a passo svelto era diventato difficile… La sete lo tormentava e il ladro sembrava sempre più lontano e invincibile… Vedeva tutte le pareti dei palazzi uguali…come velate di una patina lucente… Alla fine si fermò, stremato, e si vide circondato da un mondo di specchi, che intrecciati in un labirinto gli rimandavano la sua immagine di uomo solo con in mano stretto un foglio di carta disegnato. Distese il disegno e vi si vide raffigurato mentre dormiva, con scritte le parole : “Puoi ancora cambiare la tua vita e farne ciò che ha senso per te”. Vi fu buio e poi l’uomo riaprì gli occhi, scoprendosi disteso nel suo letto. E capì che lui non era condannato a essere soltanto ciò che era sempre stato».

(19 maggio 2015)

 

NELL’IMMAGINE Stóri Drangur, la grande rupe dell’isola di Vágar alle Fær Øer. (db)

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