Svirgolando tra Africa, Salvini, Bossi (inedito) e altro

Decima puntata dell’«Angelo custode» ovvero le riflessioni di ANGELO MADDALENA per il lunedì della bottega

Giorni fa ho visto l’intervista di Bruno Vespa a Salvini in «Porta a porta», disturbato dalle “slinguate” di Bruno Vespa ancor più che dalle baggianate di Salvini (con il quale sono vaccinato): fermo restando che Salvini per me rimane un criminale in giacca e cravatta, corresponsabile di crimini istituzionali e politici. Come quando dopo le sue famigerate parole “la pacchia è finita”, Sumayla Shoko veniva ammazzato a fucilate. Non c’è un collegamento diretto ma dopo certe parole molti si sentono legittimati e rinforzati a commettere gesti abominevoli, da Luca Traini in poi. Voglio considerare sensate le parole di Attilio Del Vinco, il quale dice che Salvini cavalca un vento che già c’è. Quando pensavo – mesi e anni fa – a questa evenienza, mi dicevo (anche per difendermi interiormente): «Vabè, peggio di Minniti non potrà fare». In realtà un po’ è così… ma non è così semplice. Certo, in questo caso ci sono anche i 5 Stelle che appoggiano Salvini. Minniti aveva un appoggio simile? Forse sì, nel centro destra, in generale. Più di un anno fa a Ventimiglia parlavo con E.B. (storicamente del PCI, oggi del Pd) che ha vissuto tanti anni in Africa lavorando come funzionario del governo italiano, scrivendo libri sull’Africa e sulle migrazioni: con il decreto Minniti ho scoperto che lui è d’accordo con la distinzione fra “migranti economici” e richiedenti asilo. Quando E:B. ha esposto pubblicamente queste tesi ha suscitato perplessità perché rifiutare i “migranti economici” non rispetterebbe la Convenzione di Ginevra.

Per certi versi allora “meglio Salvini”, perché porta alle estreme conseguenze tutto ciò e lo rende plateale, suscitando reazioni e risposte, da Saviano a tanti altri che stanno reagendo.

Ho visto in un tg le immagini del Festival di Lamezia di letteratura contro le mafie: sentendo parlare Nicola Gratteri, superprocuratore antimafia calabrese che continua a pubblicare libri sull’argomento. A proposito di migranti parla come Salvini: bisogna bloccare le navi, non farli partire dall’Africa ecc. All’osservazione di chi lo intervistava «così dicendo lei abbraccia la linea Salvini» lui risponde: «Io non abbraccio nessuno, dicevo queste cose già dieci anni fa». Lì ti rendi conto delle patacche mediatico letterarie, come questo Gratteri. E ti chiedi: ma che senso ha lottare contro le mafie se poi si sostiene la mafia del traffico dei migranti (due più due fa quattro: se vuoi ostacolare qualcosa in modo illogico il flusso non si ferma ma passa dalle vie illegali e sommerse). In questo senso è vero quello che dice Goffredo Fofi di Roberto Saviano, cioè che è uno dei pochi intellettuali a dire ce qu’il faut dire dei migranti, di Salvini ecc forse rischiando anche di perdere la scorta.

A suo tempo ho espresso alcune perplessità su Saviano, ma in questo momento (come per certi versi Balotelli) è davvero uno dei pochi personaggi pubblici che sta esponendosi e utilizzando il suo successo come megafono per difendere i più deboli e chi sta vicino ai più deboli.

Mentre pensavo di scrivere queste cose, su Radio radicale ascoltavo le parole di un “conferenziere italiano” il quale spiegava la schiavitù economica che la Francia impone all’Africa con la moneta cosiddetta franco CFA, che significava «colonie francesi d’Africa» e successivamente «comunità frances d’Africa». In poche parole «la Francia è l’unico Paese al mondo che gestisce ancora la moneta delle sue ex colonie oltre mezzo secolo dopo la loro indipendenza» (https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2016/10/23/il-franco-cfa-una-moneta-nociva-per-gli-stati-africani/).

Allora ho pensato a una cosa piuttosto elementare ma che il “salvinismo” tende a farci dimenticare: oltre la Francia, anche gli Stati Uniti, la Russia e la Cina stanno accaparrandosi il continente africano. Questa è una di quelle cose che dovremmo ricordarci sempre, altro che i “rossobrunismi” e le baggianate che attirano anche alcuni: tipo quella secondo cui Soros e Open Society avrebbero un piano per far arrivare africani in Europa così da abbassare i salari europei e altre castronate del genere. In questo ricapovolgimento generale trovo un ragionamewnto interessante sulle pagine de Il Venerdì di Repubblica (22 giugno 2018): «La versione di Umberto B» si intitola l’intervista. Ed ecco le parole del vecchio Bossi: «Serve un accordo per aiutare i Paesi poveri. Quelle sui respingimenti sono solo chiacchiere: non è possibile se non li vogliono indietro. Perché i problemi non si risolvono dicendo ‘rimandiamoli a casa’. Continueranno a venire perché il vero problema è stata la globalizzazione, che ha distrutto le piccole imprese artigiane africane. Sono stati i Paesi ricchi a uccidere quelli poveri, perciò la gente scappa». Sarà che l’età porta saggezza o che l’essere fuori dai giochi e dalle campagne elettorali permette di dire cose che in altri periodi sarebbero state sconvenienti, sarà quel che sarà, ma è un discordo saggio.

Per chiudere con un argomento a me caro segnalo un pezzo forte di Daria Galateria, nell’ultima pagina del Venerdì (la rubrica si chiama Vite parallele) con il titolo «Per i mezzi pubblici meglio Parigi o London?». London sarebbe Jack London, anche se poteva sembrare Londra (detto all’inglese). Dopo aver accennato che in Estonia dal 1° luglio i mezzi pubblici saranno gratuiti e che Anne Hidalgo, sindaco di Parigi, ha lanciato quest’anno uno studio di fattibilità per trasporti urbani gratuiti, Daria Galateria ci parla del metodo “London”: viaggiare gratis sui treni e i mezzi pubblici sistemandosi sui tetti o a cavalcioni sui respingenti. London fu anche arrestato per vagabondaggio. Ma rimane attuale e vivo il messaggio, anzi oggi sarebbe molto più comodo: meno controlli, più posti a sedere liberi nelle Frecce e sui treni in generale, però anche “paura di vivere”.

L’alienazione (e la depressione psicopolitica) è anche figlia della paura di viaggiare liberamente e quindi di vivere?

QUESTO APPUNTAMENTO

Mi piace il torrente – di idee, contraddizioni, pensieri, persone, incontri di viaggio, dubbi, autopromozioni, storie, provocazioni – che attraversa gli scritti di Angelo Maddalena. Così gli ho proposto un “lunedì… dell’Angelo” per aprire la settimana bottegarda. Perciò ci rivediamo qui – scsp: salvo catastrofi sempre possibili – fra 168 ore circa che poi sarebbero 7 giorni. Se volrete sostenerlo nel suo creativo vagabondare invitatelo in qualche spazio libero per le sue rappresentazioni e/o comprategli cd e libri. [db]

LA VIGNETTA – scelta dalla redazione – E’ DI BENIGNO MOI

 

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