Torino: chi uccide gli operai e chi lascia fare

di Vito Totire (*). A seguire «Morti bianche» di Carlo Soricelli.

Filippo Falotico, in primo piano sulla destra, con Roberto Peretto e Marco Pozzetti in una foto tratta dal profilo Instagram di Falotico

 

Strage di Torino: occorre una inchiesta pubblica; non crediamo all’ipotesi della “imprevedibilità”. Nella città della Tyssenkrupp impunita non c’è spazio per la rimozione.

Chiediamo venga istituito, sull’esempio dei mesoteliomi, il registro nazionale infortuni mortali sul lavoro (RENAINFMORTALI) che sia retroattivo – per gli ultimi 5 anni – con la speranza di non doverlo compilare con nuovi eventi e con l’aspettativa di mettere in campo uno strumento utile per la prevenzione.

Impossibile spiegare “dall’esterno” l’ultima strage sul lavoro a Torino (**): se riconducibile a una causa fisica o a un problema di organizzazione del lavoro. Le dinamiche degli infortuni sono sempre più complesse per la frammentazione dell’organizzazione del lavoro e dell’aleatorietà delle procedure per la “valutazione del rischio”. Alcune fonti asseriscono che non vi è stato cedimento del punto di appoggio della gru. Il servizio di medicina del lavoro della Ausl è intervenuto con i suoi primi rilievi di cui ovviamente non sappiamo ancora nulla. Quello che ci pare da escludere è che il tragico evento fosse davvero imprevedibile.

Basta con la consolatoria teoria della “calamità”. Altri eventi analoghi, spesso meno tragici, hanno a volte rivelato subito le cause: per esempio, smottamenti del terreno dopo forti piogge e cedimento del punto d’appoggio; oppure cedimenti di attrezzature non adeguatamente omologate.

Alcuni fattori di contesto sono stati già segnalati da alcuni sindacalisti: la “fretta” indotta dalla gestione del superbonus (sappiamo dalle cronache che a Bologna si è verificata una rissa fra esponenti di due imprese che si litigavano un punteggio). Se questa “fretta” è diffusa occorre che il governo rassicuri su una gestione del 110% su tempi più lunghi e comunque meno tassativi che consentano a tutti i potenziali fruitori di non essere esclusi. Se invece , per carenza di strumentazione, si verifica la tendenza a utilizzare attrezzature difettose occorre che anche questo aspetto sia tenuto preventivamente sotto controllo “il giorno prima”.

La “fretta” è una costante micidiale quasi sempre presente nei cantieri e foriera di infortuni o danni alla salute con più o meno lunga latenza. Si monta il ponteggio male o si vernicia a spruzzo piuttosto che a pennello perché si “deve” consegnare prima: la fretta è un fattore di rischio quotidiano.

Nel formulare le più vive condoglianze ai familiari dei lavoratori caduti – Filippo Falotico, Roberto Peretto e Marco Pozzetti – avanziamo l’istanza di riconoscimento di parte civile nel procedimento di indagine: per capire e cercare in futuro di prevenire analoghe tragedie.

(*) Vito Totire è medico del lavoro, portavoce della «Rete europea per l’ecologia sociale»

(**) Le vittime del crollo della gru hanno sono Roberto Peretto (52 anni), Marco Pozzetti (54 anni) e Filippo Falotico (20 anni). Ferito anche un altro gruista, Mirzad Svrka (39 anni, bosniaco e residente a Chivasso).

Morti bianche

di Carlo Soricelli dell’«Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro»

 

Chiamatele pure morti bianche.
Ma non è il bianco dell’innocenza
non è il bianco della purezza
non è il bianco candido di una nevicata in montagna
È il bianco di un lenzuolo, di mille lenzuoli
che ogni anno coprono sguardi fissi nel vuoto…
Anche quest’anno oltre mille morti
vite coperte da un lenzuolo bianco.
Bianco ipocrita che copre sangue rosso
e il nero sporco di una democrazia per pochi.

Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro

Aperto il 1° gennaio 2008 dal metalmeccanico in pensione Carlo Soricelli per ricordare i sette lavoratori della Thyssenkrupp di Torino morti poche settimane prima bruciati vivi.

La storia. Poco dopo l’una di notte del 6 dicembre, sulla linea 5 dell’acciaieria di Torino sette operai vengono investiti da una fuoriuscita di olio bollente, che prende fuoco. I colleghi chiamano i vigili del fuoco, all’1.15 arrivano le ambulanze del 118, i feriti vengono trasferiti in ospedale. Alle 4 del mattino muore il primo operaio, si chiamava Antonio Schiavone. Nei giorni che seguiranno, dal 7 al 30 dicembre 2007, moriranno tra atroci sofferenze a causa dall’olio bollente che ne aveva devastati i corpi: si chiamavano Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino.

L’Osservatorio ha registrate le morti sui luoghi di lavoro di tutti i lavoratori morti dal 1° gennaio 2008

http://cadutisullavoro.blogspot.it – L’Osservatorio indipendente di Bologna è su Facebook

 

 

Redazione
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5 commenti

  • Gian Marco Martignoni

    Oggi l’intervista a Raffaele Guariniello su La Stampa di Torino sgombra il campo da tutte le ipotesi che possono accreditare il solito incidente imprevedibile ma fatale.” Le procure tornino a fare inchieste preventive così si evitano le tragedie ” questo è il titolo dell’intervista, che andrebbe letta e riletta da quanti si sottraggono o o aggirano revisioni periodiche, ispezioni preventive, ecc..Oppure operano con certificati di formazione non fatta, stante che l’esaltato bonus del 110% ha determinato la nascita negli ultimi mesi di 11000 nuove imprese, all’insegna di quel ” libero mercato di noantri all’italiana ” di cui parla Cesare Damiano nel riquadro sopra. Guariniello ricorda gli interventi da lui predisposti nel centro di Torino, proprio per controllare le manutenzioni non fatte di una gru in Piazza della repubblica , rivendicando l’istituzione della procura nazionale del lavoro con il fine di agire sul piano preventivo e di conseguenza del rilancio a tappeto dei controlli. D’altronde, dopo la tragedia del Mottarone penso sia chiaro come la logica della compressione dei costi, unitamente alla fretta dettata dall’imperativo della competitività, producano una catena impressionante di morti che va contrastata con tutti i mezzi e le forze a disposizione.

  • DEPISTAGGIO

    Ho letto più volte che la causa del crollo a Torino delle due gru potrebbe essere stata un cedimento del terreno.

    Mi sembra che sia soltanto una mistificazione per depistare la ricerca dei colpevoli, perchè ovviamente l’eventuale cedimento del terreno sarebbe stato causato dall’insufficienza della base di appoggio.

    A sua volta questa potrebbe derivare dal non aver rispettato certi standard, dal non aver fatto alcun accertamento sulla tenuta del terreno, dall’aver eseguito una manovra incompatibile con quella base…

    Non è neanche da escludere che un eventuale cedimento del terreno invece di essere causa del crollo sia invece un effetto del crollo, che potrrebbe essere dovuto ad altre cause, come l’inadeguatezza della struttura o del suo deterioramento per altre cause…

    Sostanzialmente, la fatalità non esiste e serve a mascherare l’insufficiente prevenzione.

    Ad esempio, in un paese fortemente sismico come l’Italia, è previsto in loco un sistema di monitoraggio di scosse sismiche per interrompere subito l’uso di una gru per pericolo di terremoto?
    Basterebbe un sistema di allarme collegato ad un sismografo, ma immagino che non sia obbligatorio, pur essendo del tutto normale che nell’arco dell’utilizzo di una gru, o di un ponteggio sospeso, avvengano diverse scosse sismiche.

    Geri

  • Gian Marco Martignoni

    La storia del cedimento del manto stradale appare molto improbabile. Poichè ho seguito il settore edile per più di dieci anni, ed ancora oggi non mi sfugge lo stato di sicurezza di un cantiere , credo che la frantumazione della forma impresa e il lavoro nero siano due dei problemi con cui ci i dobbiamo misurare. Stando all’articolo di Roberto Ciccarelli su Il manifesto di giovedì 23 il ragazzo di vent’anni era assunto da metalmeccanico con l’apprendistato professionalizzante, Pozzetti era titolare di un’impresa artigiana ; un altro operaio era con il contratto della logistica, un altro con quello edile, mentre vi era pure una persona in qualità di amministratore unico di una società di noleggio di macchine edili.Quindi, ma Vito Totire potrebbe integrare le mie osservazioni, nessun coordinamento tra questi lavoratori , con il fatto che l’apprendista in cantiere non poteva essere da solo in quel cantiere per l’impresa metalmeccanica per cui era stato assunto, ma doveva essere affiancato da un operaio di maggiore qualifica. Con il senno di poi mi domando chi era il responsabile della sicurezza del cantiere, stante che per gli elementi di cui disponiamo non sappiamo chi era l’impresa a cui era stata affidata l’esecuzione dei lavori Tutte queste questioni dovranno essere approfondite dalla magistratura, con la triste constatazione che è il rischio la dominante di cantieri di tale natura.

  • L’inchiesta infortuni è spesso una procedura complessa; chi commenta la notizia della strage sula base di quello che si legge sui giornali non può che fare ipotesi; la ipotesi del cedimento del terreno , forse la prima che viene in mente, non è affatto “assolutoria” e non depone affatto per la “calamità naturale” essendo un evento prevedibile e quindi da monitorare “prima”; pertinenti sono le osservazioni di Martignoni sui rischi da interferenza; di recente nell’opporci ad una richiesta di archiviazione avanzata da un pm (ipotesi omicidio colposo in una RSA) abbiamo constatato che il parere reso al pm da un consulente NON CITAVA MINIMAMENTE IL DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEL RISCHIO NE’ IL DUVRI PREVISTO DAL DL 81/2008 (documento dei rischi da interferenza) ! con questo modo di procedere la prevenzione rimane una chimera; ora : per comprendere cosa è successo dovremmo cercare di seguire le indagini e formulare una istanza di costituzione di parte civile ; abbiamo già fatto questa ipotesi e pare sia giunto , anche grazie alle sollecitazioni di Martignoni ed altri, il momento di passare ai fatti.
    per la giustizia e per il futuro.

    Vito Totire

  • Gian Marco Martignoni

    Oggi sul quotidiano La Stampa a pagina 17 Massimiliano Peggio segnala che ” l’addetto specializzato di una azienda esterna aveva fornito alcune prescrizioni, riscontrando una anomalia nell’impianto che permette al braccio telescopico di allungarsi e mantenere in quota i carichi,” lasciando un appunto nella cabina di manovra. Altresì, emerge la mancata chiusura della strada, rispetto alle autorizzazioni concesse al cantiere aperto in quel luogo. Penso sia importante seguire gli sviluppi dell’inchiesta.

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