Boia di Stato: chi si oppone e chi racconta

Tre articoli dal Foglio di collegamento del Comitato Paul Rougeau; a seguire la presentazione e il sommario del numero 259 (maggio 2019)

IL NEW HAMPSHIRE ABOLIZIONISTA IN BARBA AL GOVERNATORE SUNUNU

Abolita la pena di morte in New Hampshire, uno stato che non compie esecuzioni dal 1939

Il parlamento del New Hampshire, lo Stato nordamericano che non compie esecuzioni da 80 anni ed ha un solo condannato a morte, il 30 maggio è infine riuscito ad abolire la pena di morte nonostante la stenua opposizione del Governatore Chris Sununu. La dinamica abolizionista in New Hampshire è in atto da parecchi anni ma le leggi abolizioniste proposte sono fallite o per mancanza di voti in parlamento o per l’opposizione dei governatori (1).

Nel 2000 la legge abolizionista approvata dai due rami del parlamento cadde per colpa della governatrice di allora, Jeanne Shaheen, che oppose il suo veto. La successiva governatrice, Maggie Hassan, favorevole all’abolizione, avrebbe firmato la legge in proposito, ma tale legge non passò al Senato dove ricevette 12 voti a favore e 12 contrari.

La pena di morte in New Hampshire era prevista in un limitato numero di casi: omicidio di un giudice o di un poliziotto, omicidio su commissione, omicidio nel corso di una violenza carnale, nel corso di alcuni reati di droga, nel corso di una violazione di domicilio, omicidio commesso da un ergastolano.

Lo stato del New Hampshire non ha messo a morte nessuno dopo il 1939 ed ha un solo condannato a morte: il nero Michael Addison.

Già passata alla Camera dei Rappresentanti l’11 aprile, la legge abolizionista è stata approvata dal Senato con 16 voti a favore e 8 contro: esattamente la maggioranza dei 2/3 necessaria per vanificare il veto che il governatore Sununu aveva già posto.

Chris Sununu, ha subito dichiarato di essere profondamente deluso dal voto del Senato: “Sono stato sempre coerentemente al fianco dei tutori dell’ordine, delle famiglie delle vittime del crimine, di cloro che perseguono la giustizia nell’oppormi all’abolizione della pena di morte perché questa era la posizione giusta da prendere.”

Le ultime polemiche pro e contro la pena di morte si sono accese intorno al caso di Michael Addison, il solo ospite del braccio della morte del New Hampshire, che nel 2006 uccise il poliziotto Michael Briggs.

La legge abolizionista non è retroattiva e quindi occorrerà un provvedimento ad hoc per salvare Addison. I sostenitori della pena capitale, a cominciare dal governatore Sununu, già strepitano contro tale (logica e prevedibile) eventualità.

(1) Vedi numeri 212, 214, 248, 250, 252, 258.

LA DINAMICA ABOLIZIONISTA IN ATTO NEGLI STATI UNITI DAL 1846

Il New Hampshire è il 21° Stato degli Usa che ha abolito la pena capitale, unendosi a una lista sempre crescente (ma ancora 29 Stati permettono la pena capitale).

La lista degli Stati che hanno abbandonato la pena capitale e l’anno dell’abolizione:

New Hampshire, 2019

Washington, 2018

Delaware, 2016

Maryland 2013

Connecticut, 2012

Illinois, 2011

New Mexico, 2009

New York, 2007

New Jersey, 2007

Rhode Island, 1984

Massachusetts, 1984

North Dakota, 1973

Iowa, 1965

West Virginia, 1965

Vermont, 1964

Alaska, 1957

Hawaii, 1957

Minnesota, 1911

Maine, 1887

Wisconsin, 1853

Michigan, 1846

Michael Graczyk intervista il morituro Juan Castillo a maggio del 2018

8 CONSIGLI DI MICHAEL GRACZYK AI REPORTER DAL BRACCIO DELLA MORTE

Michael Graczyk si è occupato di pena capitale per oltre 35 anni come reporter dell’Associated Press prima di andare in pensione nel 2018 (NOTA 1). Ha assistito ad oltre 400 esecuzioni in Texas, lo Stato che detiene il primato del numero di esecuzioni portate a termine da quando la Corte Suprema degli Stati Uniti ha ripristinato la pena capitale nel 1976. Oggi, Graczyk scrive ancora sui detenuti nel braccio della morte ma lo fa come giornalista freelance.

Nel sito Journalist’s Resource della scuola di giornalismo di Harward è stata pubblicata una interessante intervista fatta a Graczyk il 10 maggio.

Ecco gli otto suggerimenti che Michael Graczyk, tramite l’intervista, dà agli aspiranti giornalisti:

1 – Fatevi un’esperienza diretta del sistema di giustizia penale.

“Alcuni giornalisti sono così isolati, che non hanno mai avuto a che fare con poliziotti, tribunali o criminali” dice Graczyk: “si presentano ad un’esecuzione e non hanno mai visto un cadavere …”

“Il mio consiglio è: familiarizza con le corti di giustizia. Fatti un’esperienza del mondo reale. Guarda un cadavere. Interessati dei poliziotti. Frequenta i tribunali. Leggi le opinioni delle corti. Quasi tutti i casi capitali arrivano nelle corti federali – almeno il 99% di essi. Devi capire come scrivono i giudici e come leggere le sentenze, come funzionano le corti supreme e le corti intermedie. Parla con gli avvocati degli appelli … e con i pubblici ministeri che portano le persone in giudizio e raccolgono le prove a carico”.

2 – Conoscete i fatti del caso di cui vi state occupando.

“É ovvio: conoscete il caso – sappiate di cosa è accusata tale persona, conoscete ciò per cui tale persona è stata condannata, sappiate chi sono i giocatori della partita” dice Graczyk.

In Texas, i detenuti trascorrono in media 15 anni e otto mesi nel braccio della morte. Per alcuni, l’attesa è molto più lunga. Secondo il Dipartimento di giustizia penale del Texas, i detenuti più longevi sono stati David Lee Powell, giustiziato nel 2010 per aver ucciso un ufficiale di polizia durante un fermo del traffico 32 anni prima, e Lester Leroy Bower, messo a morte nel 2015 dopo aver scontato 31 anni dietro le sbarre.

“In vari casi, i giornalisti non erano nemmeno nati quando si è verificato il crimine. Alcuni di questi casi sono davvero molto vecchi ” afferma Graczyk. “Conoscere il caso e farsi istruire e capire come funzionano i tribunali o non funzionano… Stai lontano dal gergo legale… la gente non lo capisce. Trovo sempre utile spiegare semplicemente le cose. Non c’è bisogno di rendere una cosa più complicata di quanto non lo sia già.

3 – Ricordate le vittime del crimine.

Lo spazio dato alla pena capitale in generale e alle esecuzioni tende specificamente a concentrarsi sugli uomini e le donne che sono accusati e condannati. Le storie, specialmente quelle scritte anni o decenni dopo il crimine, a volte menzionano a malapena le vittime e le loro famiglie.

Graczyk dice che cerca di assicurarsi che le vittime e le famiglie occupino una parte fondamentale delle sue storie, anche se a volte ciò può richiedere molto lavoro extra per rintracciare quegli individui.

“Se faccio uno sforzo per parlare con il detenuto, faccio anche uno sforzo per parlare con le vittime” dice. “Se non trovo nessuno mi dico che le esecuzioni possono accadere decenni dopo che qualcuno è stato condannato e così molte persone possono essersi trasferite o essere morte o irraggiungibili.”

4 – Evitate di chiedere alle famiglie delle vittime se un’esecuzione determina per loro una “chiusura del loro dolore”

“Una domanda che mi sorprende davvero quando la sento fare dai giornalisti ad un parente di una vittima di un omicidio è: «Questo dà fine alla tua sofferenza?» Questo è cliché. E’ allo stesso livello di «Come ti senti?» dice Graczyk.

Durante un’esecuzione, suggerisco di avvicinare gli amici e i familiari delle vittime in un altro modo. “Di solito chiedo loro, «Perché hai deciso di essere qui?» e «Sei deluso che ci sia voluto così tanto tempo?» se si tratta di un caso trascinatosi a lungo.” Se il detenuto li ha ignorati, [chiedi] «Quanto sei dispiaciuto del fatto che non ti abbia riconosciuto o espresso rimorso?» Ho parlato con abbastanza persone per capire che non esiste una fine del proprio dolore. Penso che sia una domanda inutile.”

5 – Quando vi occupate di un’esecuzione, concentratevi sul vostro ruolo nel fornire un resoconto fattuale dell’evento. Tenete sotto controllo i vostri sentimenti e le vostre opinioni.

“Non so come dirlo senza sembrare insensibile, ma se insisti con l’idea che tale persona sia innocente, sia stata vittima di un sistema corrotto, non hai intenzione di fare una buona storia – dice Graczyk – Mi dico, «Sei lì per fare un lavoro. Il tuo compito è quello di raccontare la storia di quello che è successo lì dentro. E se le tue emozioni assorbono il meglio di te, non puoi fare il tuo lavoro». Non posso dire che cosa succeda con una camera a gas, una sedia elettrica, un’impiccagione. … Qui in Texas, è stata usata solo l’iniezione letale. Essenzialmente: sono sdraiati, tu li stai guardando, vanno velocemente a dormire e non si svegliano. Non intendo essere insensibile, ma è quello che vedo.”

6 — Prendete nota.

Graczyk ha detto di aver visto alcuni giornalisti venire ad assistere a un’esecuzione senza scrivere nulla. Questo non ha molto senso secondo lui perché, afferma, ci sono così tanti dettagli che il giornalista deve ricordare: chi è venuto ad assistere all’esecuzione, per esempio, e quello che il prigioniero ha detto e fatto prima di morire. In Texas i dispositivi di registrazione audio e le telecamere non sono consentiti durante le esecuzioni ma i giornalisti possono portare con sé carta e penna.

“Se non sei in grado di prendere appunti, non farai nulla di buono lì dentro” dice Graczyk. “Ho visto giornalisti non prendere appunti e tornare e poi parlare di ciò che hanno visto. Qualcuno può avere una memoria fotografica, ma non conosco troppe persone che l’hanno. “

7 – Prestare attenzione ai dettagli chiave.

Graczyk dice che i giornalisti dovrebbero notare le varie cose che vedono e sentono mentre si trovano nella camera della morte. Ascolta la dichiarazione finale ” dice. “Riferiamo l’ultima cosa che questa persona ha deciso di dire e vogliamo farlo bene.”

Ha aggiunto che i giornalisti dovrebbero includere dettagli chiave che probabilmente non potrebbero ottenere chiamando un funzionario della prigione.

“Una volta un editore leggendo una storia che scrissi mi disse: «La storia è OK, ma non fa capire che eri lì. Era qualcosa che potevamo ottenere chiamando il sistema carcerario e chiedendo loro quello che è successo» spiega Graczyk, offrendo esempi di cosa cercare prima, durante e dopo un’esecuzione. I movimenti che [i detenuti] possono aver fatto o se hanno preso un respiro o hanno tossito quando le droghe hanno avuto effetto. Se guardavano le persone che entravano nella camera della morte per vederli morire. Se hai un’idea di dove è andato l’ago, se c’era un tatuaggio lì. Fornire al lettore un’immagine migliore di ciò che sta accadendo … Quando vai lì, vuoi dire alla gente quello che hai visto e quello che hai sentito. Ho parlato con persone che hanno assistito ad esecuzioni sulla sedia elettrica o nella camera a gas e possono riferire il fatto che non vi è un buon odore. Ma le iniezioni letali sono molto, molto cliniche. … Non ti ci soffermi sopra, ma fai riferimento a qualcosa per dimostrare al lettore o all’ascoltatore che eri lì. ”

8 – Preparatevi a come reagire se un prigioniero si rivolge a voi dalla camera della morte.

Poiché Graczyk intervista i detenuti durante gli anni e nelle settimane precedenti alla loro esecuzione, molti di loro lo conoscono. Con sua sorpresa, due detenuti hanno provato a iniziare conversazioni con lui nella camera della morte.

“Lì dentro sono successe alcune cose che non mi aspettavo e da ciò ho imparato. Prima di tutto, mi è successo almeno due volte… Quando sono entrato, hanno alzato gli occhi e mi hanno salutato. Devi essere preparato per un evento del genere. Devi sapere se è il caso di reagire e come reagire. Ricordo che entrai e il detenuto disse: «Ciao, Mike!» Cosa dici a qualcuno che sta per morire? Sono stato preso alla sprovvista. La seconda volta, credo di aver annuito. Soprattutto se sei vicino ad un parente di una vittima, sii consapevole. Non devi dire qualcosa troppo amichevole o scortese.”

NOTA 1 – vedi numero 251

LA PRESENTAZIONE E IL SOMMARIO DEL NUMERO 259

Questo numero è dedicato in gran parte alle esecuzioni capitali verificatesi negli Stati Uniti nel mese di maggio. Delle esecuzioni e dei delitti commessi dai condannati a morte dobbiamo dare descrizioni agghiaccianti sforzandoci di conservare un ottimismo di fondo.

Ma non ci sono solo cattive notizie in questo numero. Un’ottima notizia è quella dell’abolizione della pena di morte nel New Hampshire cui si è arrivati vincendo la caparbia opposizione del Governatore Chris Sununu.

Prima di salutarvi vi anticipo che si è appena concluso il tour in Italia di Dale Recinella e di sua moglie Susan che dedicano tutta la loro vita all’assistenza dei condannati a morte della Florida, delle loro famiglie e delle famiglie delle vittime dei crimini, nonché a promuovere la causa abolizionista nel loro Paese e in Europa.Al tour di Dale e Susan sarà dedicata buona parte del prossimo numero.

Giuseppe Lodoli per il Comitato Paul Rougeau

SOMMARIO

Il New Hampshire abolizionista in barba al governatore Sununu        

La dinamica abolizionista in atto negli Stati Uniti dal 1846                   

Giustiziato in Tennessee per un omicidio compiuto 35 anni fa              

Messo a morte in Alabama per un delitto commesso a 19 anni di età   

In Florida messo a morte un folle violentatore omicida              

Giustiziato in Alabama un rapinatore che uccise un ecclesiastico         

L’accusatrice Aramis Ayala, contraria alla pena di morte, lascia         

Dura requisitoria di Amnesty contro il presidente del Venezuela         

Ordinata una serie di esecuzioni dal presidente nordcoreano?             

8 consigli di Michael Graczyk ai reporter dal braccio della morte        

Un film su Cameron Willingham innocente ucciso in Texas nel 2004  

Notiziario: California, Malawi, Pakistan, Tennessee, USA                   

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 2 giugno 2019

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Giuseppe Lodoli
Ex insegnante di fisica (senza educazione). Presidente del Comitato Paul Rougeau per il sostegno dei condannati a morte degli Stati Uniti.
Lavora in una scuola di Italiano per stranieri di Sabaudia (LT) (piu' che altro come bidello).

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