Clelia Farris, il fantastico crimine di scrivere

Ha pubblicato 5 romanzi (*) e molti racconti di fantascienza, il suo grande amore. Ma la cagliaritana Clelia Farris lascia capire che prima o poi tenterà altre strade. Intanto si gode di essere finalista al Premio Urania, il più importante in Italia per la fs, e da qui parte l’intervista. (**)

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In finale al Premio Urania: come e perché?

«Avevo tentato l’Urania molti anni fa, con un’opera immatura. Ho voluto riprovare adesso perché Uomini e Necro è un ottimo romanzo. Ho unito due passioni: l’ambientazione desertica e gli zombi. Siccome il termine è inflazionato, mi sono inventata la parola necrospiranti: sono zombi particolari, parlano e capiscono ciò che gli è capitato. E ognuno si nutre in modo differente, secondo la propria morale. È una storia sull’accettazione della diversità, anche in noi stessi. Come tutte le mie storie, ha molti collegamenti con la Sardegna. Il protagonista si chiama Antine, proviene da una comunità rurale chiusa e l’ambientazione potrebbe essere una Sardegna prossima ventura, arida e piena di contrasti».

Su 5 finalisti all’Urania quest’anno per la prima volta 3 sono donne: cosa significa? Conosce le altre due?

«Di Giovanna Repetto non ho letto nulla, di Emanuela Valentini avevo letto un racconto ed ero convinta che avrebbe vinto lei. Un bel segno che 3 donne siano arrivate in finale. All’estero, da anni, le scrittrici di fantascienza spopolano. Qui da noi forse ci si sta svegliando».

Un bilancio della sua lunga relazione con la fs?

«Continueremo a vivere insieme per i prossimi mille anni. Ci faremo ibernare e lascerò scritto nel testamento che, qualora l’umanità decida di abbandonare questo sovraffollato pianeta, ci porti su Marte ma anche più in là. Non si può viaggiare nello spazio senza la fantascienza appresso».

Un passo indietro: laurea in psicologia e poi?

«Bella domanda. Uguale a quella che mi sono fatta dopo la laurea. Scherzi a parte, ho subito pensato di mettere a frutto quel che avevo studiato scrivendo romanzi e racconti. Mi piace scavare nei personaggi, mettere a nudo pregi e difetti, per questo nelle mie storie non c’è divisione netta fra buoni e cattivi. Ogni carattere ha luci e ombre».

Non ha blog, non fa apparizioni pubbliche: Clelia Farris è timida?

«Sono un sirboni travestito da essere umano. Ma la timidezza scompare davanti alla pagina vuota. Parlo moltissimo attraverso romanzi e racconti. Bisogna cercarmi lì».

Quando nacque la passione per la fantascienza?

«Mio babbo comprava l’edizione italiana della rivista Asimov’s, la leggevo da bambina. Poi un giorno portò a casa un certo romanzo… 2001: odissea nello spazio. Devo essere stata infettata allora. Preso il morbo, non te ne liberi più».

E la passione egiziana?

«L’Egitto antico è stato funzionale ai due romanzi ucronici, La pesatura dell’anima e La giustizia di Iside. Mi occorreva una società mediterranea con un forte culto dei morti e della giustizia post-mortem. Ho aggiunto l’idea forte delle storie: l’anima dell’assassino in cambio di quella della vittima. Ma bisogna prendere l’assassino entro 24 ore…».

Anni fa parlò di un’amica “editor” che la riempiva di botte, insomma di critiche; è ancora così?

«Eh sì. Per fortuna col tempo sono migliorata e ora le “botte” sono diminuite. Credo non esistano scrittori senza editor. L’editor è la loro ombra, il loro dottor Jekyll che interviene a mettere ordine dopo che mr. Hyde ha commesso il crimine. Il crimine di scrivere».

Com è la “torta” Farris? Psicologia, sardità, esser donna, ecc sono “fette” grandi o piccole?

«Sicuramente essere donna è preponderante. Il corpo non è solo l’interfaccia col mondo ma mente incarnata, non c’è un confine tra i due. Poi la Sardegna è senza dubbio il mio luogo dell’anima, quindi prende una gran fetta. L’altro aspetto preponderante è la mia attitudine all’osservazione. Prendo nota delle dinamiche fra le persone e le riporto nei romanzi».

Presente, condizionale, futuro prossimo e futuro remoto?

«Scrivo, scriverei, scriverò, scriverò di più».

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(*) «Rupes Recta», «Nessun uomo è mio fratello», «La pesatura dell’anima», «La giustizia di Iside» e «La madonna delle rocce»; mentre «Uomini e Necro», che ha partecipato all’Urania, per ora non è stato pubblicato.

(**) Questa intervista è apparsa il luglio – al solito: parola più, parola meno – sul quotidiano «L’unione sarda». Nell’articolo ho usato il «lei», come è consuetudine bei media, anche se abitualmente io e Clelia ci diamo del «tu». Per ragioni di spazio sono saltate due brevi domande/risposte che recupero qui sotto; bellina la battuta sul Dna dei sardi che è stato al centro di una vicenda… di cronaca. Insomma come sempre fs e mondo cosiddetto reale si inseguono, ispirano e attorcigliano.


Corre voce che lei stia per dare un addio alla fantascienza: come mai proprio ora? e per fare che? sarà un lungo addio alla Chandler o alla De Andrè, oppure una breve separazione alla Modugno?

«Stiamo scherzando? Di recente ho avuto un’ottima idea: il DNA dei sardi viene sottratto alla popolazione, con la scusa degli studi genetici, e rivenduto al peggior offerente da una multinazionale che commercia in scambi di materiale biologico. Prevedo un best-seller dalla tiratura sempiterna».


La domanda non fatta qual era?

«La domanda non fatta è la migliore: quella a cui non devo rispondere».

 

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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