«1 1 2 3 5 8 13 21 34 55 89 144 233 377»…

che passione

A proposito di «I numeri magici di Fibonacci» ma anche di una Bugia maiuscola e di una bella collana di libri “cangurata” questa estate dal «Corriere della sera»…

A scuola non ho mai avuto professori-professoresse di scienze che abbiano incoraggiato la mia (naturale?) curiosità, anzi quasi sempre la frust(r)arono: e poco mancava che mi frustassero se facevo domande, “pretendevo” dimostrazioni, avanzavo obiezioni. Perciò se i miei ricordi non mi tradiscono – succede, no? – devo il mio tardivo studio e reinnamoramento per le scienze al «filius Bonacci» cioè Fibonacci e alla sua meravigliosa successione (o sequenza). Anni dopo scoprii nel mio grande compagno di lotte e raffinato socio di scritture Riccardo Mancini un altro «fibonacciano».

Che importa se il Leonardo da Pisa, figlio di Bonacci, ha rubato qualcosina di matematica agli arabi i quali forse hanno rubacchiato agli indiani. L’importante è che il suo «Liber abbaci» – più noto come «Liber abaci» (scritto in latino nel 1202, poi tradotto in “volgare”) – fa sintesi e rivela all’Europa il sistema numerico decimale. Poi arriveranno i numeri arabi (o meglio indo-arabi) a sostituire quelli “romani”, soprattutto «zephirum», cioè lo zero, a seguire l’algebra… e in qualche modo siamo debitori di questo sempre al ponte culturale costruito da Fibonacci, anche se poi lui venne un po’ dimenticato. Solo Luca Pacioli (da poco lo si è ricordato qui in blog) un paio di secoli dopo lo citò tra le sue fonti come «Leonardo Pisano».

Il nome di Fibonacci però resta per sempre legato all’affascinante sequenza di «1 1 2 3 5 8 13 21 34 55 89 144 233 377»; e se non ricordate o non sapete di cosa sto parlando… è ora che colmiate la clamorosa lacuna, soprattutto perché è una bella storia che vi farà guardare alla natura e ai conigli – ma anche alla matematica e all’arte – in modo nuovo.

Viste le premesse è ovvio che ieri in edicola io abbia subito acquistato (236 pagine per soli 7,90 euri) «I numeri magici di Fibonacci» del matematico Keith Devlin, in vendita con – o anche senza, mi auguro – «Il corriere della sera». Il titolo originale era «The Man of Numbers», bellino pure quello.

Una nota buffa: un libro così pieno di verità fu scritto grazie alla permanenza del giovane Leonardo – «filius Bonacci», questa probabilmente l’origine del soprannome – nel porto nordafricano di Bejaia, in Algeria il cui nome però era allora italianizzato in Bugia. Così da una Bugia nacque una nuova verità.

A parte i mercati finanziari, citati nella quarta di copertina, che poco mi interessano (e pochissimo loro si interessano di me) l’indice e la lettura delle prime pagine mi ha convinto di aver fatto un buon acquisto.

Ma prima di leggerlo devo finire «L’ultimo teorema di Fermat» di Simon Singh che ho acquistato quattro settimane fa e sto godendo a spizzichi, alternandolo con altre letture. Nelle prime pagine ho già scoperto che numeri perfetti sono 6 e 28 (lo dice pure sant’Agostino, ohibò) e mi sto ri-studiando «il problema della scacchiera mutilata». In ogni caso, secondo molti la dimostrazione (di Andrew Wiles) al teorema di Fermat ha un’importanza scientifica enorme; «dal punto di vista matematico è l’equivalente della fissione dell’atomo o della scoperta della struttura del Dna», scrive John Coates.

Il libro di Singh ha aperto la serie «La matematica come romanzo», che in edicola viene “cangurata” dal quotidiano «Corriere della sera» e che andrà avanti con 24 titoli (wow) sempre al prezzo di 7.90. Penso che, rinunciando alle sigarette – tanto non fumo più – li prenderò tutti.

Il secondo della serie era «L’equazione dell’anima» di Arthur Miller (non quello che sposò una certa Marilyn, ma un omonimo): ecco un altro «numero magico» – il 137 – e un paio di geni, il fisico Wofgang Pauli e lo psichiatra Carl Gustav Jung.

Terzo della serie «L’enigma dei numeri primi» di Marcus Du Sautoy con al centro l’ipotesi di Bernhard Riemann (a proposito: c’è un premio di un milione di dollari per chi ne trova la dimostrazione).

Insomma il «Corriere della sera» (o «Corriere dello zar», come è ribattezzato da quelli che non lo amano) ha preso un’iniziativa intelligente e controcorrente; per dire, il solito rivale «La repubblica» («La monarchia» secondo i detrattori) propone un’estate tutta in noir… anche bellini ma sai che novità?

I titoli proposti dal «Corriere della Sera» sono sostanzialmente tutti buoni mi dice chi è più esperto di me… per esempio i «Rudi Matematici» (anzi Mathematici) che, contrariamente al nome, sono gentilissimi.

La collana «La matematica come romanzo» dunque è tale solo perché messa insieme da questa lodevole iniziativa: prende le due dozzine di libri di matematica più venduti degli ultimi anni e li ripropone al pubblico a prezzo ridotto.
Bella idea soprattutto in un Paese ad altissimo (e crescente) analfabetismo scientifico; magari chi legge resta affascinato da un titolo… e si compra tutta la serie o – peggio – si innamora della matematica.

In realtà non sono romanzi (nessuno dei 24 credo) ma saggi, scritti però – se devo stare ai primi 4 e a un paio di quelli un uscita che avevo occhieggiato a suo tempo – in modo affascinante. Spero vi piacciano… E se posso darvi un consiglio finite questa estate “matematica” con «Godel, Escher, Bach: un’eterna ghirlanda brillante» di Douglas Hofstadter.

Grazie, prego, scusi, tornerò.

 

Redazione
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4 commenti

    • grazie Mauro Antonio,
      di certo tornerò sulla matematica giocosa di Ennio Peres (ne avevo accennato in blog qui: «Peres, giocologo»). Se in questo periodo passi a Roma hai la fortuna di trovare proprio lui – Peres intendo – in qualche strada o piazza a incantare chi ama la matematica, chi “non la capisace” e persino chi la odia (db)

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