1 novembre 1755. Tsunami a Lisbona

di Pietro Ratto (*)

Lisbona

La mattina di Ognissanti del 1755 Lisbona fu colta da un terremoto di proporzioni colossali. Gli storici parlano di almeno sessantamila vittime, un bilancio che colloca l’evento tra le più gravi catastrofi naturali verificatesi in Europa nell’era moderna. Ma lo sgomento che il sisma produsse in tutto il vecchio continente, che non ha eguali nella storia precedente, non può essere compreso solamente sulla base dell’elevato numero di morti.
C’è molto di più, in quella catastrofe.
La società del tempo non era nuova a quel genere di notizia: nove anni prima un terremoto aveva distrutto la città di Lima, capitale del Perù, causando ventimila vittime, e negli anni trenta dello stesso secolo per ben due volte un sisma si era abbattuto in Cina, rispettivamente a Qili ed a Pechino, lasciando sul campo complessivamente duecentomila morti. Ancor prima era toccato a Catania, nell’anno 1693, quando un violento terremoto aveva ucciso sessantamila persone, come sessantadue anni dopo sarebbe accaduto a Lisbona. Per non parlare, infine, degli ottocentotrentamila morti in seguito al colossale sisma verificatosi a metà del Cinquecento nella provincia settentrionale dello Huaxian, sempre in Cina.
Quale fu, dunque, la novità in grado di provocare un vero e proprio senso di panico in giro per l’Europa, quale fu il fattore da cui scaturì il fitto dibattito tra intellettuali, scienziati e pensatori del tempo, tutti impegnati a cercare le motivazioni del cataclisma portoghese?
Il motivo è da cercarsi nell’ottimismo di quegli anni. A cominciare da cosa rappresentava una città come la capitale portoghese, all’epoca. Lisbona era vicina, era sicura, era la quarta città d’Europa. Il suo porto era in assoluto il migliore di tutto il continente. Lisbona era la città simbolo del progresso europeo. Come ha ricordato il grande filosofo W. Benjamin nel corso di una trasmissione radiofonica della Berliner Rundfunk il 31 ottobre 1931 “dire Lisbona distrutta era, per quell’epoca, un po’ come dire oggi, per noi, Chicago o Londra distrutte”. A Catania il terremoto si era verificato in prossimità dell’Etna, zona sismica per eccellenza. Per Lisbona era tutta un’altra cosa. Lisbona era un luogo sicuro, mai definito sismico prima di allora. Benjamin ha anche sottolineato altri fattori che debbono aver giocato un ruolo importante nel diffondersi dello sgomento generale. Primo fra tutti la grande potenzialità che la comunicazione giornalistica aveva raggiunto in quegli anni, che fece sì che la terribile notizia si diffondesse molto velocemente e capillarmente. Lo stesso Goethe, che all’epoca dei fatti era un bambino, affermerà a riguardo: “Ancor maggiore fu l’effetto delle notizie che si diffusero rapidamente, prima in modo generico, poi corredate di dettagli terrificanti”. Senza contare che questo tsunami settecentesco fu di proporzioni tali da essere avvertito anche molto lontano. Il violento moto dell’acqua toccò le coste della Finlandia e dell’Indonesia. Ma ne sa qualcosa anche Giacomo Casanova in persona, da tre mesi incarcerato ai Piombi di Venezia, che ne avvertì la violenta scossa proprio mentre tentava di fuggire dalla sua cella: “Ero in piedi nella soffitta, e guardavo in alto verso l’abbaino […] vidi quell’enorme trave non oscillare ma rigirarsi sul lato destro, tornando poi nella posizione di prima […] Contemporaneamente, sentendo di aver perduto l’equilibrio, mi accorsi che si trattava di una scossa di terremoto”
L’impatto che questo cataclisma ebbe nei confronti della città di Lisbona, insomma, fu quasi minore di quello verificatosi nei confronti dell’inconscio collettivo. Basti pensare che, come ben ha evidenziato A. Tagliapietra, lo stesso termine catastrofe, fino a quel momento presente nei dizionari europei solo come lemma connesso alla drammaturgia, a partire da quel momento assunse il significato moderno di disastro, pur conservando in sé l’elemento della svolta, per via del verbo greco strepho (στρέφω) in esso contenuto. Ma il concetto di svolta presente nel termine, in realtà, si riferisce proprio a ciò che avvenne quel primo novembre del 1755.

(*) Tratto da P. Ratto, La passeggiata al tramonto. Vita e scritti di Immanuel Kant, EBK, Sanremo, 2014.

Pietro Ratto è su Facebook e su Twitter. Qui, tutti i suoi scritti “in Bottega” ed una sua biografia

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Come sa chi frequenta il blog/bottega per due anni ogni giorno – dall’11 gennaio 2013 all’11 gennaio 2015 – la piccola redazione ha offerto (salvo un paio di volte per contrattempi quasi catastrofici) una «scor-data» che in alcune occasioni raddoppiava o triplicava: appariva dopo la mezzanotte, postata con 24 ore di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; ma qualche volta i temi erano più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi.
Tanti i temi. Molte le firme (non abbastanza probabilmente per un simile impegno quotidiano). Assai diversi gli stili e le scelte; a volte post brevi e magari solo una citazione, una foto, un disegno… Ovviamente non sempre siamo stati soddisfatti a pieno del nostro lavoro. Se non si vuole copiare Wikipedia – e noi lo abbiamo evitato 99 volte su 100 – c’è un lavoro (duro pur se piacevole) da fare e talora ci sono mancate le competenze, le fantasie o le ore necessarie.

Abbiamo deciso – dall’11 gennaio 2015 che coincide con altri cambiamenti del blog, ora “bottega” – di prenderci un anno sabbatico, insomma un poco di riposo, per le «scor-date». Se però qualche “stakanovista” (fra noi o all’esterno) sentirà il bisogno di proporre una nuova «scor-data» ovviamente troverà posto in blog; come oggi.

Nell’anno di intervallo magari cercheremo di realizzare il primo libro (sia e-book che cartaceo?) delle nostre «scor-date», un progetto al quale abbiamo lavorato fra parecchie difficoltà che per ora non siamo riusciti a superare. Ma su questa impresa vi aggiorneremo.

Però…

(c’è quasi sempre un però)

visto il “buco” e viste le proteste (la più bella: «e io che faccio a mezzanotte e dintorni?» simpaticamente firmata Thelonius Monk) abbiamo deciso di offrire comunque un piccolo servizio, cioè di linkare le due – o più – «scor-date» del giorno, già apparse in blog.

Speriamo siano di gradimento a chi passa di qui: buone letture o riletture

La redazione (in ordine alfabetico): Alessandro, Alexik, Andrea, Barbara, Clelia, Daniela, Daniele, David, Donata, Energu, Fabio 1 e Fabio 2, Fabrizio, Francesco, Franco, Gianluca, Giorgio, Giulia, Ignazio, Karim, Luca, Marco, Mariuccia, Massimo, Mauro Antonio, Pabuda, Remo, “Rom Vunner”, Santa, Valentina e ora anche Riccardo e Pietro.

 

Pietro Ratto
Nato nel 1965, si è laureato in Filosofia ed Informatica nel 1990 con una tesi in Intelligenza Artificiale. Dal 1995 è iscritto all'Albo dei Giornalisti. Professore di Filosofia, Psicologia e Storia, ha vinto diversi Premi letterari di Narrativa e di Giornalismo. Collabora saltuariamente con il quotidiano La Stampa e gestisce i siti "BoscoCeduo" (www.boscoceduo.it) e "IN-CONTRO/STORIA" (www.incontrostoria.it).
Le sue pagine Facebook e Twitter intitolate "BoscoCeduo" sono quotidianamente frequentate da centinaia di docenti ed alunni italiani.

I suoi libri:
- P. Ratto, "Le pagine strappate", Elmi's World, 2014
- P. Ratto, "La Passeggiata al Tramonto. Vita e scritti di Immanuel Kant", Leucotea, 2014
- P. Ratto, "Il Gioco dell'Oca", Prospettiva editrice, 2015
- P. Ratto, "I Rothschild e gli altri", Arianna editrice, 2015

Pietro Ratto è anche musicista. E' stato infatti fondatore e leader del gruppo di rock progressivo ATON'S (vedi http://www.atons.it oppure, su Wikipedia, http://it.wikipedia.org/wiki/Aton's), uno dei riferimenti più importanti del neo-progressive italiano a livello internazionale, dal 1977 al 1999, con una decina di album all'attivo.

2 commenti

  • Francesco Masala

    vorrei ricordare un effetto collaterale (bellissimo, per me) di tutte queste catastrofi terribili: “Candido” di Voltaire.

    • Grazie, Francesco.
      Io infatti, sulla “questione terremoto”, mi sono limitato a riportare del libro solo l’analisi “storica”, lasciando al lettore quella filosofica immediatamente successiva..!

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