La Primavera Palestinese *

articoli, appelli e l’elenco delle città italiane dove il 15 e 16 maggio si manifesta

interventi di Dominique Vidal, Amira Hass, Bradley Burston, Vittorio Emanuele Parsi, Richard Silverstein, Luisa Morgantini, Meri Calvelli, Pierre Haski, Glenn Greenwald, Chiara Cruciati, Belén Fernández, Roger Waters, Guido Rampoldi, BDS, Lorenzo Forlani, Philip Weiss, Alessandro Ghebreigziabiher, Norman Finkelstein, Francesco Masala con due appelli: uno a Fatou Bensouda, Procuratrice della Corte Penale Internazionale de L’Aja, e l’altro della Tavola della pace.

qui le città italiane dove si scende in piazza, per rompere il silenzio e l’indifferenza, a fianco del popolo palestinese.

Nel decennio che ha preceduto lo scoppio della seconda guerra mondiale tanti stati importanti, anche quelli che si dicevano democratici, hanno fatto accordi di vario tipo con la Germania nazista, per guadagnare qualcosa (o molto).

oggi addirittura moltissimi stati, che si dichiarano democratici, aiutano, sostengono, sono alleati per l’eternità dello stato di Israele (l’eternità, come tutti sanno, finisce quando finisce).

l’ardito paragone fra la Germania nazista e l’Israele di oggi sta in una parola chiave: pogrom.

tanti commentatori, anche israeliani e/o di origine ebraica (antisemiti?), come Amira Hass e Richard Silverstein, parlano di apartheid, di pogrom, di fascisti israeliani, Bradley Burston parla dei coloni israeliani come di “ebrei – una selezione scelta di teste calde e di merda del popolo ebraico – che hanno escogitato un modo per far suicidare lo stato di Israele”, Glenn Greenwald ci fa vedere il portavoce del Dipartimento di Stato Usa (forse il Ministero più potente di quel paese, e quindi del mondo) fare la figura dell’idiota nel rispondere a qualche giornalista non servo di regime (qualcuno ancora esiste).

Da noi qualche politico dice (a nome di tutti, o quasi, gli altri) che Israele sta difendendo la sua sicurezza e integrità territoriale, proprio Israele che (ironia della sorte) ha una parte del suo stato (più o meno grande e più o meno di diritto) che ha un nome inquietante, i Territori Occupati.

La Sarajevo che potrebbe provocare una terza guerra mondiale sarà Gerusalemme, a causa “di una selezione scelta di teste calde e di merda del popolo ebraico”, che è protetta e sostenuta dal governo israeliano (che possiede l’arma atomica), e da un sistema giudiziario e legislativo funzionale a uno stato basato sull’apartheid e sulla detenzione amministrativa?

(opinioni di Francesco Masala)

 

PERCHÉ QUESTA OMERTÀ?Dominique Vidal

Care consorelle e cari colleghi dei grandi media,

Vi appassionate di Black Lives Matter?

Seguite da vicino gli amici di Navalny?

Ci state informando sull’opposizione birmana?

State sottolineando la barbarie della pena di morte in Arabia Saudita – per non parlare dell’assassinio di Khashoggi?

Ti interessa (più di prima) la repressione degli uiguri?

Denunciate le sorti degli omosessuali in Egitto o Cecenia?

Vi rendete conto della tortura generalizzata dei prigionieri siriani?

Riscopri anche i Saharawi?

Allora perché state zitti o parlate così poco e con basso profilo quando centinaia di delinquenti kahannisti e ultra-ortodossi organizzano spedizioni punitive a Gerusalemme, così i loro fratelli coloni possono rubare sempre più case palestinesi?

Per non conoscenza dei fatti? Per paura di ′′ agitare le acque “. Per paura di sanzioni? Per qualche forma di ′′ razzismo soft ′′ legittimato dall’isteria dei cacciatori di islamo-sinistroidi?

Se Netanyahu, i suoi alleati fascisti e i loro nervi sono la vergogna di Israele e degli ebrei che preferiscono il silenzio, la vostra omertà non è solo un errore: è una colpa.

Non stupirti se il prossimo sondaggio annuale de ′′ La Croix ′′ confermerà la sfiducia dei tuoi spettatori, ascoltatori e lettori…

Ricordate cosa scriveva Jean Jaurès nel 1904 nel primo editoriale de ′′ L ‘ Umanità ′′ È attraverso informazioni estese e accurate che vorremmo dare a tutte le intelligenze libere il modo di comprendere e giudicare da sole gli eventi del mondo. ′′

da qui

 

 

Privatizzazione della violenza: i pogromisti fascisti di Gerusalemme sono un braccio dello stato – Amira Hass

“Quando sentite le grida ‘Lasciate bruciare il vostro villaggio’, questo vi rappresenta?” ha chiesto Suleiman Masswadeh, un reporter della Kan Public Broadcasting Corporation, a una giovane donna che ha partecipato ai moti di Lehava – un’organizzazione di destra dura e antiaraba – nel centro di Gerusalemme giovedì. Esibendo un adesivo “Kahane aveva ragione” sul petto, ha risposto: “Non così. Non sto dicendo che dovremmo bruciare, ma che voi dovreste lasciare il villaggio e noi andremo a vivere lì”.

Questa è una risposta che riassume la nostra storia: non c’è bisogno di appiccare il fuoco, basta espellere i palestinesi e vivere nelle loro case.

La gente di Lehava non è sola in questa battaglia. Quasi all’inizio del mese sacro del Ramadan, il 12 aprile, la polizia israeliana ha lanciato una provocazione bloccando la spianata della Porta di Damasco, luogo di ritrovo dei giovani a Gerusalemme, con la scusa patetica di facilitare l’accesso alle masse di fedeli. Eppure, una tale misura non è stata presa prima del periodo del coronavirus, quando il numero di fedeli era molto maggiore.

Allora perché ora? Che la provocazione sia il risultato della stupidaggine, o un tentativo deliberato di distruggere l’atmosfera di convivialità tipica di questi giorni di Ramadan – deve essere vista in un contesto più ampio, come scrivono Yudith Oppenheimer e Aviv Tatarsky di Ir Amim, una ONG che si occupa delle politiche di Israele a Gerusalemme, sul sito Siha Mekomit (Local Call, la versione ebraica del sito +972): “Chi segue ciò che è successo a Gerusalemme negli ultimi due anni individuerà una linea diretta che collega le incessanti molestie della polizia [nel quartiere di Gerusalemme Est di] Isawiyah e gli eventi degli ultimi giorni alla Porta di Damasco”.

“Ciò che i due hanno in comune è l’aver preso di mira un’area in cui c’è vita attiva palestinese, l’ingresso in quell’area con grandi forze di polizia e tentativi incessanti di causare attrito per un periodo di tempo senza una fine in vista“.

Perché la polizia israeliana ha dichiarato il coprifuoco proprio lì?“, chiedono Oppenheimer e Tatarsky e rispondono: “Il messaggio implicito è questo: Volete un giorno di festa? Bene, osservatelo in casa vostra, dietro muri e porte. Le luminarie festive sono appese sopra la Porta di Damasco, come ogni anno, ma la piazza è vuota, livida e insanguinata, e il comune che ha installato le luci tace. La polizia crea “prove” attraverso l’attrito costante con i residenti palestinesi. Alla fine, se non con la forza, allora con ancora più forza, le immagini inquietanti vengono a galla, il che a sua volta giustifica l’ulteriore uso della forza e l’ulteriore rimozione dei residenti palestinesi dalla loro sfera pubblica”.

Proprio come c’è una connessione tra le molestie della polizia a Isawiyah e la Porta di Damasco, c’è una connessione tra gli spettacoli di destra di odio e brutalità nel centro di Gerusalemme e nella Città Vecchia – e gli attacchi dei coloni in tutta la Cisgiordania (un altro è stato riportato al momento di scrivere, sabato: coloni venuti dall’avamposto Havat Ma’on hanno attaccato i contadini nel villaggio di Al-Tawani che stavano lavorando la loro terra. Secondo i primi rapporti, due palestinesi e due attivisti del gruppo israelo-palestinese anti-occupazione Ta’ayush, che li scortavano, sono stati feriti).

Lehava e i giovani appassionati che rispondono al suo appello fanno parte dei rami privatizzati del governo, della municipalità di Gerusalemme e della polizia, che stanno attuando la loro politica di rimozione dei palestinesi dalla sfera pubblica – proprio come gli hooligans delle colline (intorno a Hebron) sono un altro ramo privatizzato per attuare la politica del governo di affollare i palestinesi in enclavi densamente popolate e prendere la maggior parte della Cisgiordania.

Le ONG di estrema destra con una patina religiosa e messianica che arraffano terreni, come Regavim, Amana, Elad, Ateret Cohanim e Ad Kan, con le loro impressionanti risorse finanziarie, costituiscono un vento di coda per le istituzioni statali e la loro coerente politica sionista. La loro nave madre è il movimento Gush Emunim e la sua incarnazione come Consiglio Regionale della Yesha (Giudea e Samaria, il nome sionista della Cisgiordania).

La violenza individuale, sfrenata e messianica – alla quale le forze dell’ordine hanno risposto per decenni chiudendo un occhio e strizzando l’altro – è una componente essenziale della belligeranza nel paese più ebraico del mondo. Nel suo modo democratico (cioè con l’appoggio della maggior parte dei suoi ebrei), questo stato ebraico lavora per cancellare il passato, il presente e il futuro dei palestinesi in questa terra.

L’appetito di questi rivoltosi, i teppisti di destra ultra-nazionalisti di Gerusalemme e delle colline meridionali di Hebron, aumenta ad ogni decisione del tribunale che permette ad una ONG di destra di appropriarsi di un quartiere palestinese come Sheikh Jarrah e Silwan, con ogni attacco impunito a un contadino palestinese sulla sua terra da parte di israeliani che escono da Havat Ma’on o Yitzhar, con ogni permesso che permette all’amministrazione civile di dichiarare un terreno palestinese come terra statale, e assegnarlo a una colonia o a un avamposto adiacente.

“Far sparire” i palestinesi dalla sfera pubblica e stiparli in enclavi sovraffollate può rivelarsi un preludio a un’altra espulsione di massa di palestinesi dal paese. Questo crimine contro l’umanità è stato propugnato in passato da un ebreo religioso come Meir Kahane e da un ebreo laico come Rehavam Ze’evi, e viene ora ripetuto dai loro successori, gli Hardalim (nazionalisti haredi) Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, in varie forme.

Non considerate i rivoltosi di Gerusalemme come semplici eccentrici Hardalim e Haredim, una marmaglia che non ha alcuna relazione con noi israeliani civilizzati che, con buon gusto e buone maniere, rispettiamo apparentemente lo stato di diritto. I rivoltosi crescono e si moltiplicano, perché gli israeliani che si considerano centristi “decenti” (e sostengono partiti come i Laburisti, Kahol Lavan e Yesh Atid) hanno vissuto e vivono in pace con questi atti spregevoli dei governi di Israele e dei loro satelliti privatizzati e potenziati.

Forse se gli amici di questo paese – Europa e USA – mettono in guardia Israele sulla sua politica e impongono sanzioni contro di esso – il “centro” israeliano si sveglierà e smetterà di essere silenzioso, indifferente, seduto in disparte o di sostenere attivamente questa  politica

Per concessione di Tlaxcala
Fonte: https://cutt.ly/FboPJEa
Data dell’articolo originale: 26/04/2021
URL dell’articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=31509

da qui

 

La Giornata di Gerusalemme mi ricorda: gli estremisti e i fanatici di Israele non sono il mio popolo ebraico – Bradley Burston

C’ è un mostro nel mio armadio. Anche al buio vedo la porta dell’armadio sporgere verso di me. Chiudo gli occhi, ma non si fermano il tintinnio, il rumore di passi furiosi dall’altra parte. Sento la maniglia della porta girare. A volte penso di sentire una chiave girare nella serratura. Di lato non riesco a vedere. Non voglio vedere.

C’è un mostro nel mio armadio. Diventa più grande e più rumoroso, più insistente di anno in anno. Soprattutto in questa stagione, quando alcuni dei miei festeggiano in modi che tormentano e provocano il mostro.

Mi dico: sono vivo, la mia famiglia è al sicuro, perché tengo la porta chiusa. Contro il mostro. Non solo io. In innumerevoli altre case, la mia gente dice la stessa cosa. Sperando la stessa cosa.

C’è un mostro nel mio armadio. Perché sono israeliano ebreo. E perché oggi è il giorno di Gerusalemme .

Ecco il punto. Sappiamo tutti cosa c’è dietro quella porta. Bloccato lì insieme agli uomini di Hamas che lanciano bombe incendiarie da palloncini ad elio in modo che possano incenerire i raccolti, i campi e le case della mia famiglia e dei miei amici vicino alla Striscia di Gaza.

Sappiamo tutti cos’altro c’è dietro quella porta e ne siamo terrorizzati. Non un mostro. Persone con volti e nomi. E bambini. E anziani. Persone sfollate. Persone per le quali la vita, la cultura, l’identità, le speranze, le aspirazioni, si intersecano nell’amarezza, nella nostalgia e nelle lacerazioni dell’esilio. Suona familiare?

Il mio popolo, gli ebrei, è orgoglioso di studiare molto, ma non sembriamo imparare.

La grande tragedia del mio popolo, gli ebrei, è anche la loro storia di origine: sfollamento, sradicamento da una casa amata, espulsione, esilio. Ora che loro – noi – siamo tornati a casa, dopo migliaia di anni e innumerevoli espulsioni, il grande peccato del mio popolo, la nostra più profonda trasgressione, è l’esilio che abbiamo causato agli altri, ai nostri parenti, sangue del nostro sangue, figli di Abramo , i palestinesi .

Chi c’è dietro quella porta malandata e frantumata in questo giorno di Gerusalemme? Per cominciare i milioni e milioni di palestinesi tenuti sotto occupazione in Cisgiordania e a Gerusalemme est , tenuti imbottigliati e miserabili a Gaza.

Per quanto riguarda coloro che stanno dietro la porta, temiamo anche i nostri. Sappiamo che milioni di israeliani sono stati vittimizzati, maltrattati e trascurati da un governo troppo impegnato a fare campagne, a mentire, a calunniare, a polarizzare o a fare il capro espiatorio per aiutare i disabili, le donne maltrattate, i sopravvissuti all’Olocausto o i veterani di guerra. paralizzato da PTSD o i cittadini che non sono ebrei.

Chi altro c’è dietro quella porta? I teppisti degli insediamenti che cercano di espellere e sostituire i residenti palestinesi del quartiere di Sheikh Jarrah di Gerusalemme Est. Ebrei – una selezione scelta di teste calde e di merda del popolo ebraico – che hanno escogitato un modo per far suicidare lo stato di Israele.

È il giorno di Gerusalemme e c’è una marcia della bandiera programmata per fare a pezzi il mio armadio. I giovani ortodossi in preda al delirio e inzuppati di ormoni vestiti di bianco, auto-segregati per sesso, cantano a squarciagola una canzone di un sospetto molestatore sessuale.

Mi sh’ma’amin lo mifa’hed “, inizia il ritornello. Chi crede non ha mai paura.

Continua affermando: “Siamo quelli che hanno il Re dell’Universo, e lui ci tiene al sicuro da tutti gli altri”.

“Am Yisrael, il popolo di Israele, non si arrenderà mai”, continua, usando una frase – lo yivater – che significa anche “non scenderà mai a compromessi”.

In altre parole se sei a favore del compromesso, se sei a favore della coesistenza, della democrazia, dell’uguaglianza e non della supremazia della destra religiosa e della cancellazione dei non ebrei, non sei parte di Am Israel.

Fino a quando non sono venuto a vivere in Israele, fino a quando non è diventato proprietà di estremisti e fanatici suprematisti, mi sono sentito totalmente parte di Am Yisrael. Non oggi. Non il giorno di Gerusalemme. Queste non sono le mie persone.

Ancora. Sono uno che crede. Verranno giorni migliori, per tutti i figli di Abramo qui: musulmani e cristiani oltre che ebrei. Verranno giorni migliori, anche se sarà troppo tardi per vederli, festeggiarli, spalancare quella porta. Fino ad allora, per me, il Jerusalem Day sarà un giorno di lutto. Oggi è il giorno di Gerusalemme. Sono uno di quelli che crede. E sono spaventato a morte.

da qui

 

Io Sono Israele – Norman Finkelstein

 

Io Sono Israele.

Sono venuto in una terra senza popolo per un popolo senza terra. Quelle persone che si trovavano qui, non avevano il diritto di  starci, e la mia gente ha mostrato loro che dovevano andarsene o morire, radendo al suolo 400 villaggi palestinesi, cancellando la loro storia.

 

Io Sono Israele.

Alcuni dei miei hanno commesso massacri e in seguito sono diventati primi ministri per rappresentarmi. Nel 1948 Menachem Begin era a capo dell’unità che massacrò gli abitanti di Deir Yassin, tra cui 100 donne e bambini. Nel 1953 Ariel Sharon guidò il massacro degli abitanti di Qibya e nel 1982 fece in modo che i nostri alleati massacrassero circa 2.000 palestinesi nei campi profughi di Sabra e Shatila.

 

Io Sono Israele.

Sono nato nel 1948 nel 78% della terra di Palestina, espropriando i suoi abitanti e sostituendoli con ebrei dall’Europa e da altre parti del mondo. Mentre i nativi le cui famiglie hanno vissuto su questa terra per migliaia di anni non sono autorizzati a tornare, gli ebrei di tutto il mondo sono i benvenuti  e ottengono la cittadinanza istantanea.

 

Io Sono Israele.

Nel 1967 ho inghiottito le restanti terre della Palestina – Gerusalemme Est, Cisgiordania e Gaza – e ho posto i loro abitanti sotto un dominio militare opprimente, controllando e umiliando ogni aspetto della loro vita quotidiana. Alla fine, dovrebbe essere chiaro per loro che non sono i benvenuti e che farebbero meglio ad unirsi ai milioni di profughi palestinesi nelle baraccopoli del Libano e della Giordania.

 

Io Sono Israele.

Ho il potere di controllare la politica americana. La mia Commissione per gli Affari Pubblici Israeliani americana può creare o distruggere qualsiasi politico di sua scelta e, come vedete, fanno  tutti a gara per accontentarmi. Tutte le forze del mondo sono impotenti contro di me, comprese le Nazioni Unite, poiché ho il veto americano per bloccare qualsiasi condanna dei miei crimini di guerra. Come Sharon ha  detto in modo eloquente, “Controlliamo l’America”.

 

Io Sono Israele.

Influenzo anche i media mainstream americani e troverai sempre le notizie su misura per me. Ho investito milioni di dollari nelle pubbliche relazioni e la CNN, il New York Times e altri hanno svolto un ottimo lavoro nel promuovere la mia propaganda. Guarda altre fonti di notizie internazionali e vedrai la differenza.

 

Io Sono Israele.

Vuoi negoziare la “pace !?” Ma non sei  intelligente come me; negozierò, ti  permetterò di avere i vostri comuni, ma  io controllerò i  vostri confini, la vostra acqua, il vostro spazio aereo e qualsiasi altra cosa importante. Mentre “negoziamo”, ingoierò le vostre colline e le riempirò di insediamenti, popolati dai più estremisti dei miei estremisti, armati fino ai denti. Questi insediamenti saranno collegati a strade che non potrete usare e sarete imprigionati nei vostri piccoli Bantustan, circondati da posti di blocco in ogni direzione.

 

Io Sono Israele.

Ho il quarto esercito più forte del mondo, in possesso di armi nucleari. Come osano i tuoi figli affrontare la mia oppressione con le pietre, non sai che i miei soldati non esiteranno a sparargli in testa? In 17 mesi, ho ucciso 900 di voi e ne ho feriti 17.000, per lo più civili, e ho il mandato di continuare, poiché la comunità internazionale rimane in silenzio. Ignora, come me, le centinaia di ufficiali di riserva israeliani che ora si rifiutano di esercitare il mio controllo sulle tue terre e sul tuo popolo; le voci della loro coscienza non ti proteggeranno.

 

Io Sono Israele.

Vuoi la libertà? Ho proiettili, carri armati, missili, Apache e F-16 per annientarti. Ho messo sotto assedio le vostre città, confiscato le vostre terre, sradicato i vostri alberi, demolito le vostre case e ancora chiedete libertà? Non hai ricevuto il messaggio?

 

Non avrai mai pace, o libertà, perché IO SONO ISRAELE

 

da qui

 

 

Palestina: non ci sarà mai pace senza giustizia – Vittorio Emanuele Parsi

E’ scandalosa la disinformazione con cui i media italiani – con poche eccezioni, “il Manifesto”, “Avvenire” – stanno raccontando la “guerra tra Israele e Hamas”. Le origini dello scontro, la continua violenza amministrativa e tutt’altro che cieca con la quale le autorità militari occupanti israeliane mortificano e umiliano i diritti e la dignità dei palestinesi dal 1967, sono poco più che un trascurabile inciso, quando pure vengono ricordate. Eppure anche questa escalation che produrrà come al solito l’implicita ratio di “100 vite palestinesi per ogni vittima israeliana” (già tragicamente vista applicare sul fonte orientale durante la II guerra mondiale) ha preso avvio dall’abuso di una parte sull’altra.

Una parte che ha tutti i mezzi per travestire da “leggi” i suoi soprusi e che gode della complicità oggettiva di una comunità internazionale che, come sempre, preferisce girarsi dall’altra parte e fingere di non vedere. Prima ci sono state le pretestuose limitazioni all’accesso alla Moschea di al Aqsa per evitare la diffusione del Covid-19, invocate dalle stesse autorità che hanno boicottato in tutti i modi la consegna di dosi di vaccino ai Palestinesi dei Territori Occupati e di Gaza. Poi la decisione di un tribunale israeliano – e quindi non competente per giurisdizione su territori che non fanno parte dello Stato di Israele – di espropriare delle proprie abitazioni famiglie palestinesi che dal 1948 vivono nei distretti di Sheik Jarrah e Siwan. Il cavillo “giuridico” è che in alcune di quelle abitazioni risiedevano – prima del 1948, prima della Naqba – delle famiglie ebraiche. Il “diritto al ritorno” è un principio che i Palestinesi invocano da sempre, alle loro case di Jaffa, di Gerico, di Haifa. Ma che tutti i governi di Tel Aviv hanno finora sempre respinto, invocando la difesa della natura “ebraica” dello Stato di Israele. Ora, però, si applicherebbe in maniera selettiva: vale per gli ebrei ma non per gli arabi, sulla base della legge del più forte – faccio quello che voglio perché posso farlo – e oltretutto per consentire l’insediamento di colonie illegittime di estremisti e fondamentalisti ebrei.

Che gli arabi di Gerusalemme abbiamo reagito a tanta vigliacca, lucida, violenza non era solo previsto. Era un effetto voluto e cercato da Benjamin Netanyahu e dalla destra suprematista ebraica, che pesa sempre di più all’interno dell’incerta e malandata democrazia israeliana. Una democrazia dell’apartheid, che punta sulla pulizia etnica da attuare nelle porzioni di terra palestinese illegalmente annessa con il sopruso della forza: talvolta travestito da “leggi”, talaltra apertamente esercitato con le bombe, le pallottole, il blocco di viveri e medicinali.

Netanyahu ha scelto questa via anche per oscurare e condizionare i processi e le inchieste per corruzione – cioè per aver rubato al suo stesso popolo – che lo riguardano, per mettere in difficoltà l’amministrazione Biden che (pur considerando Israele il suo alleato principale nella regione) non ha nessuna intenzione di avallare la deriva sempre più apertamente razzista e violenta di questo governo. Una “bella guerra” a Gaza, un facile “trionfo” corredato da una sfilza di cadaveri arabi da esibire con un gusto macabro sul quale neppure Vespasiano o Tito avrebbero potuto eccepire, e la solita rivendicazione del “diritto alla sicurezza di Israele” (la sola poteva nucleare del Medio Oriente), come se qualcuno minacciasse davvero più di estinzione lo Stato di Israele (a parte il regime di Tehran, che mi pare abbia ben altre preoccupazioni).

La verità è che le politiche di questa destra israeliana – sempre più inquietante e sempre più pericolosa – rappresentano la prima minaccia alla pace tanto per gli ebrei, quanto per gli arabi, quanto per l’intera regione del Medio Oriente. E’ singolare che l’idea di pace che ha in testa questa destra israeliana sia la stessa che i romani applicarono alla Palestina ai tempi di Tito e Vespasiano – la stessa peraltro che Roma imponeva a qualunque turbolenta provincia dalla Britannia all’Armenia – e che faceva dire “fanno il deserto e lo chiamano pace”, nelle parole da Tacito attribuite a un generale britanno.

Tutto calcolato: esattamente come il fatto che Hamas potesse reagire, mettendo in luce l’impotenza del’OLP  e così minando il residuo prestigio dell’Autorità Nazionale Palestinese. In modo tale da poter presentare al mondo i Palestinesi come pericolosi jahdisti e fanatici irragionevoli e giustificando la solita sproporzionata reazione militare nel nome di quella porcheria che è la “Global War on Terror”. Ma io faccio fatica a vedere un popolo più paziente di quello palestinese. Avessimo dovuto sopportare noi tutto quello che i Palestinesi hanno dovuto subire dal 1948, a che punto di esasperazione saremmo arrivati? Meno calcolato che i razzi di Hamas fossero in grado di perforare il sistema anti-missile Iron Dome. Ma anche queste innocenti vittime israeliane – comunque inaccettabili e ingiustificabili, tanto quanto quelle palestinesi – saranno usate per giustificare una strage ancora maggiore tra i Palestinesi. E per mettere in difficoltà l’amministrazione Biden. Negli Stati Uniti qualche voce inizia a levarsi per invocare una maggiore equità nei confronti della vicenda israelo-palestinese. Tra queste spicca Alexandria Ocasio-Cortez, che non perde occasione per dimostrarci che il contributo delle donne in politica non si può esaurire in qualche incarico e nelle quote rosa, ma nella capacità di apportare allo stato delle cose il peso di chi è stato discriminato da sempre e in tante parti del mondo continua a esserlo.

Purtroppo quello che succede in Palestina da decenni attesta fin troppo bene che essere stati per tanti secoli le vittime dei pregiudizi, delle discriminazioni e della violenza altrui non mette al riparo da ripetere gli stessi errori e le medesime nefandezze. La banalità del male è sempre in agguato se non si vigila costantemente contro il suo ripresentarsi, in forme diverse, a ruoli invertiti. Nessun passato assolve nessuno dai crimini presenti e futuri. Si onorano e si rispettano le tragedie di ogni popolo – tutte e di tutti – non consentendo ad alcun governo, ad alcuno Stato, di farsene scudo per compiere crimini incompatibili con la pur minima idea di diritti umani, di equità, di libertà ed uguaglianza. E’ anche in base al rispetto di questi principi che gli Stati, i governi, le culture politiche e i leader si guadagnano e mantengono la qualifica di “democratici”.

da qui

 

(a cura di Glenn Greenwald)

 

 

La mano nascosta di Netanyahu aleggia su Al Aqsa Pogrom – Richard Silverstein

 

Le ultime due notti sono state testimoni di scene di orribile violenza con i criminali della polizia di frontiera israeliana che hanno assalito Al Aqsa, il terzo luogo più sacro dell’Islam. Hanno lanciato granate assordanti, saccheggiato il sacro santuario e sparato indiscriminatamente proiettili di gomma. Quasi 300 fedeli sono rimasti feriti, molti in modo grave.

Israele afferma che la polizia ha risposto solo quando i palestinesi hanno lanciato pietre contro di loro dall’interno della moschea. Le affermazioni e le contro-affermazioni fanno sembrare che si tratti di una situazione  dove entrambe le parti fanno affermazioni opposte e nessuna  può essere creduta.

Il post di oggi ha lo scopo di chiarire non solo chi è in colpa, ma il motivo ultimo della provocazione israeliana. L’istigazione di Israele non è iniziata venerdì sera, quando 200 sono rimasti feriti nella violenza più selvaggia che la città abbia visto in diversi anni. In realtà è cominciata all’inizio del Ramadan. I fedeli palestinesi si riuniscono tradizionalmente alla Porta di Damasco e socializzano mentre si preparano a rompere il digiuno della sera. La polizia israeliana ha deciso di vietare questo raduno. I palestinesi hanno considerato  correttamente ciò una provocazione e hanno protestato . Questo è ciò che ha portato a scene di rivolte e scontri violenti poche settimane fa. La tensione si è allentata solo dopo che la polizia ha rimosso le barriere che impedivano l’accesso alla Porta di Damasco.

Nel frattempo, i coloni israeliani hanno rivendicato le case dove i palestinesi hanno vissuto per generazioni a Sheikh Jarrah. Un tribunale israeliano ha approvato la pulizia etnica di un massimo di 2.000 residenti nelle case del quartiere. Naturalmente, questi sfratti sono una grave violazione del diritto internazionale e sono programmati per il prossimo giovedì.

I coloni di Gerusalemme est hanno intrapreso una campagna per giudaizzarla da anni . Hanno usato i tribunali quando potevano,  inganni e frodi quando non potevano. I palestinesi hanno  avvertito la graduale pressione dei coloni, della polizia e dei tribunali, per costringerli a lasciare le case dove hanno vissuto per generazioni. Hanno reagito con furia e questo ha aumentato la tensione. Gli scontri ad Al Aqsa durante il Ramadan sono stati il ​​culmine di tutte queste provocazioni, ma  è importante capire cosa si nasconde dietro le provocazioni e le violenze della polizia.

Bibi Netanyahu la scorsa settimana ha perso il mandato di formare un governo. Il presidente si è rivolto al suo rivale di centrodestra, Yair Lapid, e gli ha offerto l’opportunità di creare una coalizione di governo. Ha tre settimane per   farlo  . Netanyahu, che deve affrontare molteplici accuse di corruzione in un processo in corso, desidera disperatamente mantenere la sua presa al potere. Finché è primo ministro, crede di poter evitare un verdetto di colpevolezza che lo bandirebbe dal suo incarico. Per questo motivo è favorevole a una quinta elezione durante la quale crede ,in qualche modo di tirare fuori un coniglio da un cappello e  vincere un nuovo mandato.

Per indire un’elezione del genere, Lapid deve o fallire nei suoi sforzi. Netanyahu ha tentato senza successo  di riscattare diversi parlamentari per la sua coalizione, ma  ciò non è bastato a far fallire i tentativi di Lapid.  È qui che entrano in gioco gli eventi a Gerusalemme. Se Netanyahu può dimostrare che il paese è ingovernabile , se riesce a creare abbastanza immagini inquietanti sugli schermi televisivi israeliani di palestinesi che lanciano pietre contro la polizia, il pubblico ne sarà disgustato. Ciò a sua volta potrebbe convincere le parti scettiche con le quali Lapid sta negoziando a voltargli le spalle. Durante gli sconvolgimenti sociali gli israeliani sono pronti a riporre la loro fiducia   nei leader politici più estremi  e più duri . Quello non sarebbe Yair Lapid, che ha la reputazione di centrista (che in termini Likud vuol dire estremista di sinistra).

La polizia è sotto l’autorità del ministro della sicurezza, Amir Ohana, che è un lupo di Netanyahu . Senza dubbio è Netanyahu che ha ordinato a Ohana di aumentare la  tensione della città con l’unico obiettivo di distruggere ogni possibilità di formare un governo di centrodestra. Questo è il motivo per cui migliaia di poliziotti entrano in massa nelle strade dei quartieri palestinesi,  impegnandosi in provocazioni deliberate e violente progettate per indurre una violenta contro-risposta.

Questa strategia è il massimo del cinismo e del narcisismo. Mette a rischio la vita dei palestinesi e delle forze dell’ordine israeliane. Li rende beni spendibili da sfruttare per pura convenienza politica. Tutto a vantaggio di un pirata politico corrotto, fallito.

da qui

 

 

Le famiglie di Sheikh Jarrah e numerose organizzazioni chiedono alla Corte Penale Internazionale di intervenire con urgenza

 

Sig.ra Fatou Bensouda, Procuratrice

Ufficio del Procuratore, Corte Penale Internazionale

Oude Waalsdorperweg 10

L’Aia, Paesi Bassi

Gentile Sig.ra Fatou Bensouda

,

Noi sottoscritti siamo rappresentanti di 500 rifugiati palestinesi residenti nell’area di Karm Al-Ja’ouni del quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme Est occupata, Palestina, che sono a rischio di sgombero forzato da parte di Israele, la potenza occupante. In mezzo a questa pandemia globale, otto famiglie, per un totale di 87 Palestinesi, sono a rischio imminente di sgombero forzato. Applicando illegalmente la legge interna israeliana a un territorio occupato, i tribunali israeliani si sono pronunciati a favore delle azioni legali intraprese dalle organizzazioni dei coloni per sfrattare le otto famiglie palestinesi. Il tribunale distrettuale israeliano di Gerusalemme ha ordinato a quattro famiglie di lasciare le loro case entro il 2 maggio 2021 e ad altre tre famiglie entro il 1° agosto 2021. Per questo motivo, è necessaria un’azione immediata del suo Ufficio per prevenire lo sfollamento di queste famiglie palestinesi dalle loro case a Gerusalemme Est.

Noi, e le organizzazioni sostenitrici, chiediamo al suo Ufficio di includere l’imminente spostamento forzato di Palestinesi da Sheikh Jarrah come parte inegrante dell’indagine recentemente aperta, oltre ai relativi crimini di guerra e crimini contro l’umanità sul territorio della Palestina di cui questa azione non è che l’ultimo esempio. In particolare, le chiediamo di includere come parte dell’indagine: i crimini di guerra relativi al trasferimento forzato di parti della popolazione del territorio occupato (art. 8(2)(b)(viii) e 8(2)(a)(vii)), il trasferimento da parte della Potenza Occupante di parti della sua popolazione civile nel territorio che occupa (art. 8(2)(b)(viii)), la distruzione e l’appropriazione di proprietà non giustificate da necessità militari ed eseguite illegalmente (art. 8(2)(a)(iv)) e, poiché questi sgomberi forzati fanno parte di un attacco continuo, diffuso e sistematico contro i civili palestinesi, i crimini contro l’umanità di deportazione o trasferimento forzato (art. 7.1(d)), persecuzione (art. 7.1(h)), apartheid (art. 7.1(j)) e altri atti disumani che causano grandi sofferenze o gravi lesioni, tra l’altro, alla salute mentale (art. 7.1(k)).

Nel 2018, l’Ufficio del Procuratore ha rilasciato una dichiarazione in cui esprimeva preoccupazione per lo sfratto pianificato della comunità beduina di Khan al-Ahmar “e con esso le prospettive di ulteriore escalation e violenza”, e ha avvertito Israele che “l’ampia distruzione di proprietà senza necessità militari e il trasferimento di popolazione in un territorio occupato costituiscono crimini di guerra ai sensi dello Statuto di Roma“. Essendo stata confermata la giurisdizione della Corte sul territorio dello Stato di Palestina –Gaza e Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est– ed essendovi un’indagine in corso, chiediamo al suo Ufficio di concentrarsi con urgenza su questa componente dell’indagine, prima che i residenti palestinesi di Sheikh Jarrah subiscano un danno imminente e irreparabile a causa delle attività criminali legate agli insediamenti di Israele.

 

Quadro generale

Durante la guerra del 1948, siamo stati sfollati con la forza dalle nostre case in paesi, città e villaggi palestinesi che si trovano oggi all’interno della Linea Verde e, in seguito alla creazione dello Stato di Israele, ci è stato negato il nostro diritto inalienabile di tornare alle nostre case e proprietà. Nel 1956, 28 famiglie di profughi palestinesi si trasferirono nell’area di Karm Al-Ja’ouni di Sheikh Jarrah a Gerusalemme Est, come parte di un accordo tra il governo della Giordania e l’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e il Lavoro (UNRWA). L’accordo prevedeva che il governo giordano avrebbe fornito la terra, che l’UNRWA avrebbe sponsorizzato la costruzione di unità abitative per noi su questo terreno e che avremmo ricevuto il titolo legale di proprietà dopo tre anni. Il titolo legale di proprietà non ci è mai stato trasferito. Anzi, da quando Israele ha occupato e illegalmente annessa Gerusalemme Est nel 1967, tutti i Palestinesi di Gerusalemme sono stati sottoposti a un ambiente coercitivo progettato per trasformare la composizione demografica di Gerusalemme, per garantire in tal modo il controllo ebraico-israeliano su Gerusalemme e cacciare i Palestinesi. Oggi, l’area di Karm Al-Ja’ouni ospita almeno 72 famiglie palestinesi di circa 500 persone, e tutti noi siamo sotto la minaccia di un secondo sfollamento forzato.

Gli ordini di sfratto da parte dei tribunali israeliani a favore dell’organizzazione di coloni Nahalat Shimon International nel nostro quartiere sono stati facilitati dalla Legge sulle Questioni Legali e Amministrative del 1970, che consente esclusivamente agli Ebrei israeliani di avanzare rivendicazioni su terreni e proprietà presumibilmente di proprietà della popolazione ebraica di Gerusalemme Est prima della costituzione dello Stato di Israele nel 1948. Utilizzando questa legge, il Custode Generale Israeliano trasferì nel 1972 la proprietà della terra di Karm Al-Ja’ouni, su cui risiediamo dal 1956, a due Comitati Ebraici. Negli anni ’90, i due comitati ebraici hanno venduto i loro diritti di proprietà a Nahalat Shimon International, un’organizzazione privata di coloni, che non ha legami con i presunti proprietari ebrei originari. L’organizzazione dei coloni ha lavorato vigorosamente per intentare cause di sfratto contro di noi.

 

Situazione attuale a Sheikh Jarrah: imminente spostamento forzato

Tre famiglie per un totale di 67 persone soino già state sgomberate con la forza dal nostro quartiere nel 2009, con il sostegno della polizia israeliana. A seguito di questi sgomberi, l’organizzazione dei coloni, Nahalat Shimon International, ha presentato un piano urbanistico alla Commissione di pianificazione locale di Gerusalemme del comune di Gerusalemme per l’istituzione di un nuovo insediamento nel nostro quartiere. Il Piano proponeva di sfrattare i residenti palestinesi, demolire le loro case e in seguito costruire 200 unità di insediamento per i coloni israeliani ebrei.

Oltre alla minaccia di perdere le nostre case, ci siamo dovuti sobbarcare una lunga, estenuante e insostenibile lotta legale per contestare le cause di sfratto intentate contro di noi dalle organizzazioni di coloni nei tribunali israeliani fin dal 1972. Data la natura discriminatoria e non trasparente della legge israeliana applicata al territorio occupato, ci viene sistematicamente negato l’accesso alla giustizia o qualsiasi rimedio concreto.

Se gli sgomberi forzati andranno avanti, saremo soggetti ad altre politiche israeliane che si traducono nel trasferimento diffuso e sistematico della popolazione palestinese di Gerusalemme. Se installiamo una tenda fuori dalle nostre case, le forze di occupazione israeliane la demoliscono, secondo una politica diffusa e sistematica di demolizione delle proprietà palestinesi. Se affittiamo una casa fuori Gerusalemme perché non possiamo permetterci di affittare a Gerusalemme, rischiamo che il nostro status di residente venga revocato e non ci sia più permesso di entrare a Gerusalemme, in conformità con la politica di revoca della residenza di Israele, che richiede ai gerosolimitani palestinesi di dimostrare costantemente che il loro “centro della vita” è nella città.

***

Accogliamo con favore l’annuncio del 3 marzo 2021 da parte del suo Ufficio sull’apertura di un’indagine penale completa sulla situazione in Palestina. Si tratta di un passo tanto atteso e di fondamentale importanza per garantire lo stato di diritto e porre fine all’impunità, garantendo nel contempo la responsabilità per i crimini di Israele nell’ambito della giurisdizione della Corte.

Nell’ambito di tale indagine, chiediamo al suo Ufficio di:

  1. Condannare pubblicamente gli imminenti sgomberi forzati di Palestinesi nel quartiere di Sheikh Jarrah e indagare con urgenza su questo caso nel contesto della situazione generale in Palestina;
  2. Avvisare gli autori maggiormente responsabili della condotta in questione che le loro politiche e azioni nella Gerusalemme Est occupata, che mirano a manipolare il carattere demografico della città a favore della dominazione ebraico-israeliana, possono costituire crimini di guerra e crimini contro l’umanità all’interno della giurisdizione della Corte;
  3. Operando ai sensi della Parte 9 dello Statuto di Roma, invitare la Giordania e la Palestina, in quanto Stati parti della CPI, a cooperare con il suo Ufficio nel fornire qualsiasi documento rilevante per le indagini sugli imminenti sgomberi forzati a Sheikh Jarrah;
  4. Adottare ogni azione appropriata, entro i limiti dell’esercizio del suo mandato ai sensi dello Statuto di Roma, per impedire che la popolazione protetta palestinese nell’area di Karm Al-Ja’ouni di Sheikh Jarrah venga sfollata e espropriata per la seconda volta.

Restiamo a sua disposizione e siamo pronti a fornire ulteriori informazioni per assistere le indagini.

Cordiali saluti,

Le 28 famiglie del quartiere di Sheikh Jarrah nella Gerusalemme Est occupata

Elenco delle organizzazioni per i diritti umani palestinesi, israeliane, regionali e internazionali che sottoscrivono; coalizioni palestinesi che rappresentano oltre 150 organizzazioni della società civile palestinese; gruppi di solidarietà per la Palestina; gruppi basati sulla fede; gruppi indigeni; gruppi di giustizia razziale; e gruppi di studenti…

da qui

 

Israele Palestina e l’Italia: io mi vergogno – Alessandro Ghebreigziabiher

 

da qui

 

Un giornalismo serio fa ricerca di verità e scende da cavallo! – Luisa Morgantini

 

Ai direttori, giornalisti, corrispondenti, ai responsabili esteri dei nostri media italiani

 

Vorrete perdonarmi se solo ieri vi ho inviato una lettera, per denunciare il fatto che quasi tutti i media, tranne qualche lodevole eccezione come il Manifesto, non davano risalto o notizia dei gravi avvenimenti che si stanno protraendo dal 13 aprile a Gerusalemme Est

Oggi ve ne scrivo un’altra, ma prometto che non diventerò un assidua scrittrice di lettere aperte rivolte ai media italiani per sollecitare un giornalismo di ricerca di verità.

Mi fermerò qui, ma vi pregherei però di leggere questa mia e in qualche modo di rispondere alle affermazioni e agli interrogativi che vi sono contenuti.

Oggi vedo che i media ed anche ieri le tv hanno dato notizia dei feriti negli scontri a Gerusalemme Est.

Nessuno riporta però che le Nazioni, Unite, l’Unione Europea e il nostro governo continuano a denunciare Israele per la violazione della legalità internazionale e a ribadire che Gerusalemme Est è occupata militarmente da Israele fin dal giugno 1967, mentre dovrebbe essere una città condivisa per due popoli e due stati. Ma Gerusalemme continua ad essere militarmente occupata e i Palestinesi di Gerusalemme non hanno un passaporto, sono considerati residenti temporanei nelle loro abitazioni, non vengono concessi loro permessi di costruire nuove case, da anni vengono scacciati e deportati. Basterebbe che i giornalisti e i corrispondenti leggessero i documenti ONU dell’OCHA (Ufficio Affari Umanitari) o guardassero i video e le denunce delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani israeliani come B’Tselem, Ir Amim o HaMoked, che parlano del sistema di apartheid instaurato da Israele. Naturalmente lo affermano e soprattutto lo vivono sulla loro pelle i Palestinesi e le loro organizzazioni per i diritti umani.

Nelle corrispondenze da Gerusalemme si parla della protesta dei Palestinesi per “case contese”; nei documenti e nella realtà, le case di Sheikh Jarrah dalle quali le famiglie palestinesi sono state evacuate o stanno per essere evacuate sono di loro proprietà. Erano state costruite dall’UNRWA per i profughi palestinesi che si sono riversati su Gerusalemme Est dopo che erano stati cacciati da quella che fino al 14 maggio 1948, data della fondazione dello Stato d’Israele, si chiamava Palestina.

La rivolta di Sheikh Jarrah è una rivolta contro l’occupazione militare israeliana, è una rivolta non solo per non essere cacciati dalle proprie case ma per riuscire ad essere liberi cittadini nella propria terra e non ospiti che possono essere cacciati ad ogni momento. E scalda l’anima sapere che giovani e non giovani Israeliani a Sheikh Jarrah, sono al fianco dei Palestinesi per dire no all’occupazione e ai coloni.

Perché non raccontate chi sono i coloni? Le loro aggressioni quotidiane contro le persone, le case, le greggi, gli alberi, del furto di terra, acqua risorse in tutta la Cisgiordania? Eppure le notizie ci sono, sono su tutti i social e nei documenti ufficiali delle Nazioni Unite.

Perché non dite che nel parlamento israeliano sono entrati estremisti fondamentalisti che sostengono che i Palestinesi devono essere tutti cacciati per far posto alla Grande Israele?

Perché non raccontate degli arresti e maltrattamenti dei minori, delle migliaia di Palestinesi incarcerati, della pratica della detenzione amministrativa?

Perché non trasmettete le immagini della violenza dei soldati contro pacifici manifestanti o le incursioni notturne nelle case?

Perché non mostrate film e documentari di registi palestinesi ma anche israeliani e internazionali?

Potrei continuare all’infinito sulle ingiustizie subite dai Palestinesi.

Ma certamente sapete tutto questo; e allora perché non ne parlate e vi rendete complici delle violazioni della legalità internazionale e dei diritti umani commessi da parte dello Stato Israeliano?

Presidente Assopace Palestina

da qui

 

 

“I GUARDIANI DEL MURO” Palestina – Israele MAGGIO 2021 – Meri Calvelli

 

In molti si chiedono come e’ iniziata questa situazione di “Guerra” tra

Israele e Palestina…..possiamo rispondere che e’ cominciata tutto tanto

tempo fa’ ma per non farla troppo lunga possiamo partire anche solo dagli

ultimi avvenimenti di appena un mese fa’….

Mese di Ramadan (13aprile 2021), mese Sacro per i mussulmani; Gerusalemme,

città’ internazionale e bene comune alle tre religioni monoteiste. Nel

centro della città, a ridosso del Muro del Pianto, c’e’ la antichissima

Moschea di Al AQSA, costruita tra il 674 e il 717, insieme all’imponente e

bellissima costruzione della Cupola della Roccia; queste compongono la

spianata delle Moschee, luogo di preghiera, il terzo al mondo per

importanza, per il popolo religioso mussulmano. Gerusalemme, sarebbe

capitale condivisa, secondo gli accordi internazionali dettati nel 1948,

divisa in due parti Est e Ovest, di fatto e’ una città’ “strana”, la parte

araba (est) è sotto occupazione militare da parte di Israele dal ’67,

dichiarata in modo unilaterale Capitale di Israele dal 2018; purtroppo un

luogo conteso in modo indecente e motivo di prepotenti violenze.

1 mese fa inizia il mese di Ramadan e purtroppo ha luogo una provocazione

assurda, i coloni di israele, popolo di religione ebraica che usa occupare

le terre altrui e ritiene che tutta la terra della Palestina Storica sia di

sua proprietà (soprattutto adesso che israele ha deciso che lo stato è

fondato sul diritto ebraico), comincia a marciare con fare minaccioso e

violento dentro la città’ di Gerusalemme, al grido di “morte agli arabi”;

sono giovani, a vederli sembrano tifosi delle squadre di calcio

dell’ultradestra (per chi segue il calcio). Arrivano alle mura della città’

vecchia (parte Est), entrano nella spianata delle Moschee (di cui sopra),

piazzano barriere di ferro, compiono raids di sfollamento, appoggiati dal

presente esercito di occupazione israeliano (soldati e polizia cosiddetta

di frontiera) e cacciano i fedeli mussulmani presenti, nelle ore dedicate

alla preghiera; agitano bastoni, sparano picchiano le donne e chiunque sia

su quell’area, entrano addirittura dentro la moschea, sparando e spaccando

tutto. …….Ma non è finita qui, un simile gruppetto si reca anche a Sheik

Jarrah, altro quartiere arabo e conteso; fondamentalmente tranquillo, dove

la gente vive e lavora, sono palestinesi, vivono li da lungo tempo, hanno

contratti regolari con lo Stato, alcune abitazioni sono di proprietà. Il

gruppo di coloni pretende che quelle case tornino di loro proprietà per uno

strano volere del messia che ancora non e’ arrivato. Gli appartengono,

dicono per “legge naturale” o perche’ appartenevano ad antenati nel periodo

Ottomano.…bah….. Il tutto finisce in Corte, nascono scontri, i piu’

intelligenti molti cittadini e cittadine israeliane cercano di proteggere

la situazione, che appare subito una assurdità….”Perché’ mai questi

palestinesi di Gerusalemme dovrebbero lasciare le loro case per darle a

questi che magari già ne hanno una, solo perché nella loro testa e’ scritto

che Israele e solo degli ebrei e che gli arabi devono tutti morire???’

Perche’… ma perche’… di quale storia infame si tratta???

Entra a questo punto Gaza, altro territorio dolente, separato dal resto del

paese, governato da Hamas (considerato governo illegittimo, anche se vinse

le elezioni del 2006)…., appositamente tenuto in completa segregazione

…i gazawwi non hanno niente da perdere visto che nessuno li garantisce;

sono lasciati dentro 40 km di striscia (una tra le piu’ belle dell’area

Mediterranea, tra mare e deserto del Sinai) ma la piu’ disagiata in tutti i

termini; la popolazione 2 Milioni, ci prova in tutti i modi a chiedere la

possibilita’ di uscire dalla galera inflitta ingiustamente, ma nessuno li

ascolta. Se muoiono o se campano poco importa. L’idea generale e’ che sono

tutti “terroristi” e quindi da attaccare sempre e comunque, qualsiasi cosa

succeda.

E cosi inizia la risposta di Gaza alle violenze su Gerusalemme. Partono i

missili, arrivano i bombardamenti…e di nuovo morte e distruzione senza

fine.

E cosi prende fuoco o meglio continua ad alimentarsi la Questione mai

risolta tra Palestina e Israele. Una storia fatta di Nakba e Occupazione,

umiliazione e prepotenza.

Una buona parte della popolazione, sia palestinese che israeliana, non

accetta questo, purtroppo non sono la maggioranza e quando si muovono per

protestare comunque vengono additati e attaccati, cosa che sta succedendo

proprio in queste ore e la cui situazione fa temere una Guerra Civile.

La cattiva informazione internazionale, propria dei nostri Media (italia in

primis) (sic!) non aiuta a capire e/o a contribuire per risolvere la

situazione, visto i tanti legami e interessi che abbiamo in tutto questo

paese. Purtroppo appoggia solo una parte, alimentando la disuguaglianza e

l’ingiustizia dall’altra.

E’ strano che gli israeliani non abbiano ancora capito che i palestinesi

non sono come tutti gli arabi la cui normalità significa svendita, i

palestinesi hanno il sangue e le radici in questa terra e non si

staccheranno …e’ storia, e’ il DNA, il Sabra. stanno li e non li

sradicheranno mai (a meno che non li ammazzano tutti).

Stessa cosa i fratelli ebrei, stessa stazza di sabra, anche se cacciati e

girovaghi da sempre, in terra di Palestina ci rimarranno ma non possono

rimanerci con la forza e la violenza, modalità’ che gia’ altri hanno usato

su di loro, sarebbe meglio rimanerci in Pace, Sicurezza e Giustizia per

tutti….

Che ci vuole…..basterebbe non armare piu’ queste folli menti, che di

militare si cibano e di fascismo fanno morire.

…..ma questo ancora non lo vuole nessuno…..

NO NAKBA AGAIN

 

 

Un mese di violenze, dalle strade di Gerusalemme ai cieli di Gaza – Pierre Haski

 

Nell’arco di quarantott’ore la natura del conflitto è cambiata. Gli scontri tra i manifestanti palestinesi e le forze dell’ordine a Gerusalemme si sono trasformati in una guerra aperta nella Striscia di Gaza, e il bilancio si è improvvisamente aggravato, con almeno quaranta morti.

È l’escalation nell’uso delle armi ad aver fatto impennare il numero delle vittime. Centinaia di razzi sono stati lanciati da Hamas contro Israele dalla Striscia di Gaza. Alcuni hanno superato la “cupola d’acciaio”, il sistema antimissile israeliano.

Cinque israeliani sono stati uccisi dai razzi, mentre a Gaza 35 palestinesi, tra cui dodici bambini, sono morti a causa della rappresaglia israeliana. Nel pomeriggio dell’11 maggio ottanta aerei israeliani hanno bombardato la Striscia, e in serata le sirene hanno suonato a Tel Aviv per avvisare di un nuovo lancio di razzi.

Conflitto irrisolto
Come siamo passati dalle violenze nelle piazze a una guerra combattuta con aerei e razzi, che rischia di non fermarsi? Come sempre succede in questa regione, gli incidenti isolati risvegliano conflitti mai risolti.

Nella sua cronologia degli eventi, il quotidiano israeliano Haaretz fa risalire lo scoppio della crisi al primo giorno di Ramadan, quando le autorità israeliane hanno cambiato il dispositivo di sicurezza alla porta di Damasco, principale via d’accesso alla città vecchia e ai luoghi di preghiera. Davanti alla porta, c’è il quartiere storico di Sheikh Jarrah, già in fibrillazione a causa delle espulsioni dei residenti palestinesi. I palestinesi si sono rifiutati di rispettare le nuove regole sulla sicurezza, giudicate “umilianti”.

Poi un video pubblicato su TikTok ha mostrato un giovane palestinese che schiaffeggiava un giovane ebreo ultraortodosso a Gerusalemme. Il video è diventato virale, come una sfida puerile lanciata dagli adolescenti all’onnipotente stato ebraico. A quel punto alcuni israeliani di estrema destra hanno lanciato una caccia all’uomo nei quartieri palestinesi, e la violenza si è messa in moto. Cominciata su TikTok e finita con i bombardamenti: è la guerra del ventunesimo secolo.

Ma questo non basta a spiegare tutto. Esiste anche il contesto politico. Sul fronte israeliano c’è un vuoto di potere nonostante tre elezioni nell’arco di poco tempo. Benjamin Netanyahu dovrebbe limitarsi agli affari correnti, eppure ha il potere di decidere se fare la guerra e la pace.

Sul versante palestinese il vuoto è ancora più sorprendente. Da quindici anni i palestinesi sono divisi tra la Striscia di Gaza, controllata dagli islamisti di Hamas, e l’Autorità palestinese in Cisgiordania, guidata da un Abu Mazen, il cui mandato è terminato da tempo, così come il suo credito politico.

Scatenando la battaglia a partire dal suo feudo, Hamas rivendica la leadership palestinese e prova ad approfittare dell’indebolimento del suo rivale storico, Al Fatah, la formazione in passato guidata da Yasser Arafat e ormai senza un capo né un progetto politico.

I giovani palestinesi, dal canto loro, non hanno fiducia in questi partiti che non sono in grado di offrirgli un futuro. Ma il rifiuto di un’occupazione senza speranze e senza fine assume la forma di un’ondata di violenza di cui nessuno può prevedere la fine.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

da qui

 

 

Appello “Facciamo pace a Gerusalemme” – Aderisci subito!

Egregio Signor/Gentile Presidente,

da più di un mese, Gerusalemme è al centro dell’ennesima, impressionante, escalation di violenze e uccisioni che si è estesa a tutti i territori palestinesi occupati e a quelli israeliani. Le atrocità che si stanno commettendo anche in queste ore contro donne, uomini e bambini di ogni età sono disgustose, insopportabili e intollerabili.

Ma per fermare la violenza, non bastano gli appelli. Bisogna andare alla radice del problema che sino ad oggi non si è voluto risolvere e riconoscere ai palestinesi la stessa dignità e gli stessi diritti, la stessa libertà e la stessa sicurezza che riconosciamo agli israeliani.

Per questo la invitiamo a firmare e diffondere l’appello “Facciamo pace a Gerusalemme” che troverà in allegato.

“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti… e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.
Questo principio sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani deve essere rispettato anche in Terra Santa.

Nella speranza di ricevere un segno della sua sensibilità e attenzione, Le inviamo i nostri più fraterni saluti.

Marco Mascia, Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” dell’Università di Padova

Flavio Lotti, Tavola della pace

14 maggio 2021

***

APPELLO

Facciamo pace a Gerusalemme

C’è solo un modo per mettere fine alle terribili violenze che stanno insanguinando Gerusalemme e la Terra Santa: riconoscere ai palestinesi la stessa dignità, la stessa libertà e gli stessi diritti che riconosciamo agli israeliani. Nessuna pace può essere edificata sulla persecuzione di un intero popolo, sull’occupazione militare, l’arbitrio, gli abusi, la sopraffazione, l’umiliazione, le deportazioni, l’apartheid, la continua violazione di tutti i fondamentali diritti umani.

Non basta invocare la fine delle violenze. Non c’è e non ci sarà mai pace senza giustizia. Rinnoviamo, ancora una volta, il nostro accorato appello a tutti i responsabili della politica nazionale, europea e internazionale perché intervengano energicamente per far rispettare il diritto internazionale dei diritti umani, la legalità internazionale e le risoluzioni delle Nazioni Unite.

Tavola della Pace

Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani

Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” dell’Università di Padova

Cattedra Unesco “Diritti Umani, Democrazia e Pace” dell’Università di Padova

Invia l’adesione a : adesioni@perlapace.it

Per informazioni:
Tavola della pace – Via della Viola, 1 Perugia 06122
M. 3356590356 – segreteria@perlapace.it
www.perlapace.it

 

 

 

Gerusalemme. Il momento propizio – Chiara Cruciati

 

«Le politiche israeliane a Gerusalemme non prendono di mira solo la sfera privata, attraverso demolizioni e sgomberi, ma la connessione dei palestinesi con la loro città. Non minacciano solo la presenza fisica, ma anche quella simbolica della sfera pubblica. L’obiettivo è abolire lo status di Gerusalemme come centro unificato e culturale di tutti i palestinesi». Così Haneen Zoabi, ex parlamentare palestinese della Knesset spiega cosa sta avvenendo da decenni in città.

Gerusalemme è da sempre epicentro della questione palestinese. I limiti alla preghiera ad al-Aqsa e gli sgomberi a Sheikh Jarrah sembrano tasselli dello stesso tentativo israeliano di minimizzare la popolazione palestinese. Cosa sta accadendo?

Siamo di fronte a un piano preciso che Israele sa di poter implementare perché ha di fronte un ambiente internazionale favorevole. Un piano composto di diverse strategie: la confisca della terra per minimizzare la presenza fisica dei palestinesi; il riconoscimento ai palestinesi della città non della cittadinanza ma di un diritto di residenza, una sorta di permesso di soggiorno condizionato come fossero stranieri e non indigeni; la demolizione di case; e la cancellazione della sfera pubblica. Così, fin dal 1967, Israele ha cacciato decine di migliaia di palestinesi. E oggi la situazione è questa: l’86% di Gerusalemme est è destinato all’uso dello Stato di Israele e dei coloni, con 350mila palestinesi che hanno a disposizione solo il 14% della terra. Un uso comunque limitato, visto che Israele non concede permessi di costruzione.

A ciò si aggiunge la limitazione degli spazi pubblici. Non si tratta solo di al-Aqsa e degli sgomberi ma della cancellazione degli spazi pubblici palestinesi. Controllare la sfera pubblica attraverso la chiusura – a seguito della Seconda Intifada – di centri culturali, parchi pubblici, istituzioni significa indebolire il sintomo dell’identità nazionale. In tal senso al Aqsa non ha solo un significato religioso, ma anche laico: con tutte le istituzioni e i centri culturali chiusi da Israele, è l’unico luogo in cui esprimere la propria identità e il proprio legame con la terra.

La presenza di governi di destra sempre più radicali ha dato un’accelerata al processo di espansione coloniale nei Territori occupati e al trasferimento forzato palestinese?

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un cambiamento: all’aumento della violenza dei coloni, sostenuta dallo Stato. Libertà di movimento per i coloni, impunità nelle aggressioni a palestinesi, occupazione delle loro case e delle aree tra i quartieri palestinesi. Perché questo è lo scopo dello Stato israeliano: assumere il controllo degli spazi tra i quartieri per non garantire ai palestinesi continuità geografica. Inoltre Israele ha capito di avere di fronte il momento perfetto per concludere quanto iniziato nel 1967, ovvero l’israelianizzazione definita della città. Sheikh Jarrah ne è un simbolo: un quartiere di rifugiati che oggi vivono il secondo trasferimento forzato.

Non è semplicemente la continuazione di antiche politiche: siamo oggi in una nuova fase di quanto iniziato nel 1948 con l’espulsione di 67mila palestinesi da Gerusalemme ovest e nel 1967 con altre 30mila espulsioni da est. Oggi si conclude un’opera già avviata perché il momento è considerato propizio. Non è un caso che ci sia stata in questi anni un’escalation nella demolizione di case: nel 2020 ne è stato distrutto un numero tre volte maggiore della media dal 2004 al 2019. Secondo l’Onu ne sono state demolite negli ultimi dieci anni 6mila. A Sheikh Jarrah ci sono 28mila palestinesi che vivono in case su cui pendono ordini di demolizioni. Questo trasferimento silenzioso però non è più così silenzioso come in passato: oggi Israele si sente abbastanza sicuro di sé da farlo a ritmi sostenuti e con l’aiuto della violenza dei coloni. Accade sotto gli occhi della comunità internazionale e nel suo silenzio.

Sabato abbiamo assistito a un’altra marcia, quella dei palestinesi cittadini israeliani che si sono letteralmente incamminati verso la città dopo il blocco delle strade. Cosa rappresenta culturalmente e politicamente Gerusalemme per il resto dei palestinesi?

È il simbolo della lotta per la Palestina. La libertà a Gerusalemme segnerebbe la libertà per la Palestina perché è qui che Stato e coloni investono di più per eliminare la presenza palestinese. È un microcosmo di quanto accade nel resto della Palestina e allo stesso custode l’importanza politica della lotta per l’autodeterminazione. Qui non c’è l’Autorità nazionale palestinese e dunque è il confronto più puro tra popolo palestinese e occupazione.

A tal proposito appena 10 giorni fa l’Anp ha rinviato le elezioni palestinesi citando proprio Gerusalemme come giustificazione.

Gerusalemme è stata solo una scusa. È vero che in Cisgiordania e a Gaza erano felici di andare a votare, ma di fatto non sarebbe stato altro che una legittimazione degli accordi di Oslo e dell’Anp stessa, che per suo statuto rappresenta solo una porzione di popolo palestinese. Inoltre il voto non è una scelta libera se avviene sotto occupazione e colonizzazione.

Fonte: il manifesto

da qui

 

 

La controversia immobiliare – Belén Fernández

 

Immaginiamo alcuni reportage creativi in tempo di guerra: “Il 26 aprile 1937, gli abitanti della città basca di Guernica “si sono scontrati” con aerei da guerra tedeschi che lanciavano esplosivi ad alto potenziale e bombe incendiarie. Nel corso della ‘zuffa’, la città è stata polverizzata, e oltre 1600 persone sono morte”.

Ovviamente, le righe di cui sopra non sarebbero mai state scritte da una persona sana di mente, poiché la natura della relazione di potere tra i corpi umani da un lato e le mostruosità aeree che vomitano bombe dall’altro,  è abbastanza chiara.

Tuttavia, quando si tratta della questione israelo-palestinese – esso stesso un eufemismo per la guerra eterna di Israele contro i palestinesi – i media occidentali non perdono mai l’occasione di definire la brutalità israeliana palesemente unilaterale come “scontri” e “zuffe”.

Prendiamo, ad esempio, la Grande Marcia del Ritorno, le manifestazioni assolutamente pacifiche iniziate nella Striscia di Gaza nel marzo 2018. Secondo le Nazioni Unite, nel contesto della Grande Marcia l’esercito israeliano ha ucciso 214 palestinesi, di cui 46 bambini, e ferito più di 36.100 persone. “Nello stesso periodo”, al contrario, “un soldato israeliano è stato ucciso e altri sette feriti”.

I media, riguardo allo stesso  evento, non hanno dubbi: ci sono stati “scontri”.

Vocabolario preferito

Ora, le operazioni di pulizia etnica di Israele nella Gerusalemme est occupata hanno fornito agli organi di stampa un’altra opportunità di utilizzare il loro vocabolario preferito, nella misura in cui possono essere oltretutto annoiati nel dover riferire sugli eventi.

Quaranta palestinesi, tra cui dieci bambini, devono attualmente affrontare lo sfratto dalle loro case nel quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme Est per far posto ad altri coloni di destra in arrivo – l’ultimo round di una decennale campagna israeliana di trasferimento forzato di famiglie di rifugiati palestinesi dal 1948.

Come se l’ingiustizia non fosse già abbastanza epica, la polizia israeliana ha risposto ai manifestanti di Sheikh Jarrah, tra l’altro, caricandoli a cavallo e inondando l’area con gas lacrimogeni e acqua puzzolente – una deliziosa invenzione israeliana che è stata descritta come ”la peggiore  miscela di escrementi, gas nocivi e un asino in decomposizione “.

Inoltre, le forze di occupazione  israeliane hanno aggredito i fedeli palestinesi alla moschea di Al-Aqsa, sparando proiettili di metallo rivestiti di gomma e granate assordanti e ferendone centinaia.

Ma per i media,  il tutto è la “zuffa” di un giorno. Ci sono stati “zuffe” e “scontri” a bizzeffe sul Washington Post, sul sito web di ABC News, sul Guardian, su Fox News e di nuovo sul Post.

La BBC, da parte sua, ha tenuto diligentemente aggiornato il suo pubblico su “scontri” e “zuffe” – pur insistendo sul fatto che, sparando granate assordanti e simili, la polizia israeliana ha semplicemente agito “in risposta” alle provocazioni palestinesi (proprio come Israele agisce sempre “in risposta” quando, per esempio, massacra migliaia di persone a Gaza).

Nel frattempo, un articolo del New York Times pubblicato il 7 maggio sugli “scontri con i manifestanti palestinesi” della polizia israeliana ha osservato che “il ministero degli Esteri israeliano ha detto che l’Autorità palestinese e i terroristi palestinesi stanno ‘presentando una controversia immobiliare tra privati ​​come causa nazionalistica per incitare alla violenza a Gerusalemme ‘”.

In realtà, ovviamente, l’intero “conflitto” israelo-palestinese è Sheikh Jarrah a grandi linee: una “controversia immobiliare” in cui la parte che ha usurpato con la violenza  la maggior parte delle proprietà immobiliari palestinesi nel 1948 – e che continua ad occupare illegalmente il resto – deve considerare i palestinesi come terroristi per giustificare il fatto di terrorizzarli, ucciderli ed espellerli (scusate, “scontrarsi” con loro).

Ipocrisia e inganno

Fin dall’inizio, il successo dell’impresa israeliana si è basato su una politica di pulizia etnica, la stessa politica che si sta svolgendo ora a Sheikh Jarrah. Ma evidentemente non è compito del New York Times e di pubblicazioni affini collegare i punti storici e quindi fornire un quadro contestualizzato della sistematica espropriazione israeliana dei palestinesi (altro che “scontri” localizzati).

Inoltre, citando dichiarazioni palesemente ridicole del ministero degli Esteri israeliano senza chiarire che sono palesemente ridicole, il Times sta semplicemente contribuendo alla diffusione della narrativa israeliana e alla normalizzazione dell’occupazione.

Immaginate per un momento che, diciamo, il ministero degli Esteri del Guatemala rilasci una dichiarazione in cui afferma che il coronavirus è stato trasmesso da unicorni. Quindi immaginate di trovare questa dichiarazione riportata da un giornale  degli Stati Uniti senza  alcuna indicazione che la dichiarazione sia folle, – e avrete un’idea di cosa devono affrontare i palestinesi in termini di copertura mediatica globale.

Se i media fossero effettivamente preoccupati del rigore e del dire la verità al potere, il caso di Sheikh Jarrah smaschererebbe perfettamente l’ampiezza dell’ipocrisia e dell’inganno israeliano.

Parte della presunta “giustificazione” per lo sfratto di famiglie palestinesi che risiedono nel quartiere dagli anni ’50 è che, nel XIX secolo, due trust ebraici avrebbero acquistato una parte dell’area da proprietari terrieri arabi. E questo, dal punto di vista sionista, è tutto.

Il vice sindaco di Gerusalemme Aryeh King – lo stesso che è stato recentemente ripreso in video mentre esprimeva costernazione per il fatto che un certo attivista palestinese non fosse stato colpito alla testa – ha partorito il seguente ragionamento: “Se sei il padrone della proprietà e qualcuno la occupa, non hai forse il diritto di buttarlo fuori dalla tua proprietà? ”

Analogia con George Floyd

È davvero un bella domanda – se si considerano le centinaia di migliaia di palestinesi espulsi dalle loro proprietà da Israele nel 1948, e i milioni di profughi palestinesi a cui attualmente è negato il ​​diritto al ritorno. In altre parole, ci sono un sacco di cose da segnalare oltre alla faccenda  dello “scontro” e della “rissa”, se solo la verità fosse vendibile.

Poi, naturalmente, ci sono gli interventi dei media che fanno sembrare la copertura mainstream occidentale relativamente sana in confronto, come quello recente sul quotidiano Israel Hayom di Caroline B Glick, che ci porta al di là degli “scontri” e delle “zuffe” in “una polveriera, per gentile concessione di Washington ”.

La questione, secondo Glick, è che non solo il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e i Democratici danno potere ai terroristi in tutto il Medio Oriente, ma che c’è un “attacco coordinato palestinese-occidentale contro il controllo israeliano su Gerusalemme”.

Inoltre, gli attivisti palestinesi hanno commesso l’atto diabolico di aggiungere sottotitoli in inglese a un video della polizia israeliana a Sheikh Jarrah che inchioda a terra un palestinese mentre dice: “Mi stai soffocando”. Sbraita Glick: “Lo scopo del video è ovvio: i palestinesi cercano di tracciare una linea diretta tra l’uccisione da parte della polizia di George Floyd a Minneapolis e le forze dell’ordine israeliane a Gerusalemme. E funziona. 

Il premio per il delitto numero uno quindi non va alla pulizia etnica di Israele, alle raffiche di proiettili di gomma o al soffocamento indotto dalla polizia, ma piuttosto ai sottotitoli – sì, avete indovinato. E poiché il filo diretto tra gli epicentri di oppressione statunitensi e israeliani non mostra segni di allentamento, un media che non aderisse a quella linea sarebbe sicuramente utile.

Fonte in inglese: Middle East Eye

Traduzione Grazia Parolari “Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali”- per Invictapalestina.org, che è la fonte dell’articolo in italiano

da qui

 

 

di seguito la traduzione dell’intervento:

“Allora, ricevo sempre aggiornamenti da tutti i miei amici, palestinesi naturalmente, ma anche da parte di parecchi amici in Israele, e da diversi altri in giro per il mondo, dal Sud America, dalla Colombia, dal Cile, da Santiago, e da altri luoghi in Sud America.

E tutti dicono la stessa cosa, dicono: Sheikh Jarrah, Gerusalemme.

Cosa? Cosa!?

E Biden continua a dire, ‘Oh, supporto Israele in ogni cosa’. Aspetta, lo supporti in questa espulsione della gente dalle proprie case, che e’ da genocidio.

A te piacerebbe, Joe Biden? Sei seduto in casa tua, quella e’ casa tua, e’ il luogo in cui la tua famiglia vive da secoli. E arriva una faccia da culo e ti dice, “e’ nostra. Sono un colono e sto per toglierti casa tua. Non mi interessa cosa fai. Muori, e’ la cosa migliore che puoi fare”.

E’ inconcepibile, incredibile; mi riempie di rabbia.

Cosa puoi fare? Cosa puoi fare? Cosa puoi fare?

[…]

Vi diro’ cosa posso fare. Posso fare questo piccolo video e pubblicarlo, e vi dico che questo fatto ha spezzato il mio fottuto cuore.

E sono cosi’ contento che Human Right Watch oggi segua l’esempio di B’Tselem, l’organizzazione per i diritti umani, l’organizzazione israeliana per di diritti umani, che mesi fa ha dichiarato che Israele e’ un regime di apartheid: Israele e’ un regime di Apartheid!

Ehi ragazzi, vi ricordate? ‘Non suoneremo a Sun City!’ Pensavo infatti che avessimo qualcosa contro l’apartheid. Era senz’altro cosi’, quando si trattava del Sud Africa. E perche’ non abbiamo qualcosa in contrario adesso, quando riguarda Israele?

E quello che vorrei sapere.

Sto per iniziare una campagna per cercare di convincere la Fifa e la nuova Uefa di smetterla di giocare a calcio contro di loro [le squadre israeliane]. Questo si’ richiamerebbe l’attenzione, ne sono certo.

Ha senz’altro funzionato con i sudafricani, che ad un tratto hanno cominciato a dire: ‘Oh mio Dio, non giocheranno a rugby o a cricket con noi; dobbiamo proprio star facendo qualcosa …’ Si’, era proprio cosi’: stavate commettendo il crimine internazionale di apartheid, proprio come lo stato di Israele sta facendo ora.

da qui

 

 

Letta era fuori posto in quella manifestazione pro Israele monopolizzata dalla destra – Guido Rampoldi

 

Sarà perché a Gaza, durante l’offensiva israeliana del 2009, incontrai gli assassini, i terroristi, insomma i ragazzi delle Brigate al-Qassam, quelle che lanciano i razzi su Israele, e li trovai certo obnubilati dalla propaganda di Hamas (mi citarono i Protocolli dei Saggi di Sion come fossero verità rivelata) ma anche divorati dal desiderio non di conquistare Gerusalemme o di sterminare nemici, ma di uscire dalla Striscia e conoscere il mondo. Sarà perché trovo su Haaretz, splendido giornale israeliano, un commento intitolato “Netanyahu sta conducendo Israele verso una guerra civile tra arabi ed ebrei”. O sarà perché scopro che anche John Brennan, capo della Cia dal 2013 al 2017, rimase colpito dalle “umiliazioni” inflitte ai palestinesi negli infiniti check-point israeliani del West Bank, e sul New York Times ora ricorda che la moltiplicazione dei ‘coloni’ incentivata da Netanyahu ha “ridotto ulteriormente lo spazio dove i palestinesi possono vivere, pascolare i loro greggi, coltivare oliveti e orti, senza essere oggetto di contestazioni da parte degli occupanti”. Sarà per tutto questo, ma davvero non capisco che diavolo ci facesse Enrico Letta alla manifestazione di solidarietà con Israele indetta dalla Comunità ebraica romana, imbrancato con destre sempre allineate all’ultra-destra di Netanyahu; con i pentastellati, eterni asini in mezzo ai suoni; e con la combriccola dei finti liberali (Calenda, che mediocre deriva!).

Quei luoghi comuni ripetuti sotto la bandiera israeliana

Può darsi che non sia realistico attendersi posizioni dirompenti dal segretario di un partito che si affidò a Renzi e che tuttora produce orrori come il tandem post-renziano Serracchiani-De Luca. Ma perdoni la rudezza , signor segretario, mostrarsi sotto la bandiera israeliana in questi giorni e ripetere luoghi comuni sulla pace e sugli inevitabili due stati, affermazioni vacue molto prima che Netanyahu dichiarasse l’intenzione di annettersi i Territori, significa confermare ancora una volta che il Pd manca di una identità propria, non si distingue dagli avversari, insomma non dà motivo per farsi votare dalla vasta schiera di chi cerca un’alternativa allo squallore della politica attuale.

Da un ex premier che fino a ieri insegnava a Sciences-Po ci si dovrebbe attendere perlomeno un’allusione alla questione essenziale: perché i palestinesi dei Territori riprendono un conflitto armato di cui pagheranno – questo a tutti è chiaro – un prezzo ben più alto di quanto pagherà Israele? E cosa spinge gli israeliani arabi a insorgere sfidando la polizia, e l’estremismo ebraico? Sono tutti automi manovrati da Hamas, da Erdogan, da Teheran? Islamisti fanatici accecati da una fede omicida? Oppure la gran parte di loro non riesce più a tollerare una situazione intollerabile?

I crimini israeliani di apartheid e persecuzione

Rispondere non è difficile: basta leggersi il rapporto sulla situazione in Israele e nei Territori occupati pubblicato dieci giorni fa da Human Right Watch, autorevolissimo centro-studi statunitense non sospettabile di simpatie terzomondiste. Si intitola “Un limite (è stato) sorpassato. Le autorità israeliane e i crimini di Apartheid e Persecuzione”. Affermano le prime righe: nei Territori occupati “le autorità israeliane sistematicamente privilegiano gli ebrei israeliani e discriminano i palestinesi. Le leggi, le politiche e le dichiarazioni dei rappresentanti israeliani rendono evidente l’obiettivo di mantenere il controllo sulla demografia, il potere politico e la terra. Per raggiungere questo scopo le autorità hanno spossessato, separato con la forza, e soggiogato i palestinesi a motivo della loro identità con vari gradi di intensità. In certe aree, queste deprivazioni sono così severe che configurano i crimini contro l’umanità di Apartheid e Persecuzione”.

Come spiega HRW, il reato di Apartheid, così come configurato nella Convenzione Onu del 1973 e nello Statuto di Roma (2002), è caratterizzato da tre elementi: l’intenzione di mantenere il dominio di un gruppo umano su un altro; un contesto di sistematica oppressione; un atto o atti inumani. Il crimine di Persecuzione, definito dallo Statuto di Roma e dalle consuetudini del diritto internazionale, riguarda “la severa e intenzionale deprivazione di diritti fondamentali di un gruppo umano in ragione della sua identità”. In questi giorni possiamo aggiungere che i crimini israeliani ovviamente non cancellano i crimini di guerra commessi da Hamas sparando razzi sulle città israeliane. Ma i crimini contro l’umanità sono reati di una gravità eccezionale, tale da motivare le richieste di HRW alle democrazie occidentali: le quali dovrebbero innanzitutto “applicare le misure di responsabilità giustificate da una situazione tanto grave” (insomma sanzioni individuali), istituire una commissione Onu di indagine e condizionare tanto le vendite di armi quanto gli accordi economici con Israele alla fine dell’apartheid e della persecuzione.

Signor segretario, non può rifugiarsi nella neutralità

Ora signor segretario, ammetterà che nulla di tutto questo si affaccia nel suo intervento dal palco, sotto una bandiera israeliana sventolata in favor di telecamere. E non cambia le cose il fatto che lei in precedenza avesse fatto visita all’ambasciatrice palestinese a Roma in un esercizio di bothsidism. Non si tratta né di recitare da neutrali né di distinguersi per distinguersi. Si tratta invece di scansare finalmente le rappresentazione di comodo che affratellano da lustri un parlamento in politica estera piuttosto analfabeta, e di chiamare le cose con il loro nome. Perché certamente lo scontro in corso sono anche figlie dei calcoli di Hamas e di Anp, oltre che di Erdogan e dell’Iran, senza contare l’interesse personale e internazionale di chi ha fatto il possibile per innescare le violenze, Netanyahu: ma la causa principale è raccontata da quelle due parole pesantissime, apartheid e persecuzione. Non valeva forse la pena di rischiare il rancore dei post-renziani per rappresentare il conflitto con onestà intellettuale, senza le omissioni di molto giornalismo e magari attraverso quel che in Italia manca del tutto, una prospettiva liberale? E non è forse questa operazione di verità l’unico modo per salvare Israele dai suoi nemici più irriducibili, l’oltranzismo israeliano e i suoi alleati occidentali, quelle destre che vorrebbe veder Israele combattere e ancora combattere, fino all’ultimo ebreo?

 

da qui

 

 

 

La sanguinosa repressione delle proteste popolari palestinesi a Sheikh Jarrah, gli assalti militari a Gaza sotto assedio, i pogrom contro i palestinesi ad Akka, Haifa, Jaffa, Lydda, Ramleh da parte di Israele ci chiamano all’azione.

Agisci subito sui social media

Resistere all’occupazione militare, al colonialismo di insediamento e all’apartheid israeliani è nelle nostre mani. Alza subito la mano contro l’apartheid sui social media. Scatta una foto della tua mano alzata, anche con un messaggio scritto sul palmo, e condividila con l’hashtag #InOurHands.

 

 

5 cose che TU puoi fare

In Italia, come in molti paesi, il governo e le imprese sono profondamente complici del regime israeliano di apartheid, proprio come erano complici del regime di apartheid in Sud Africa.

Ecco le 5 cose più efficaci che TU puoi fare per sfidare questa complicità e sostenere la lotta palestinese per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza.

Partecipa alle iniziative per la Nakba

In tutto il mondo, come in tutta la Palestina, si scende in piazza, per rompere il silenzio e l’indifferenza, a fianco del popolo palestinese. Partecipa alle iniziative in Italia.

Bari, venerdì 14/05 ore 17.30 in Piazza Prefettura

Bologna, sabato 15/05 ore 18 in Piazza dell’Unità

– Brescia, sabato 15/05 ore 16.30 in Largo Formentone

Cagliari, venerdì 14/05 ore 18 in Piazza Garibaldi

Catania, domenica 16/05 ore 18 in Piazza Stesicoro

– Empoli, sabato 15/05 ore 17:00 in Piazza della Vittoria

Firenze, sabato 15/05 ore 16 in Via de’ Martelli

– Livorno, sabato 15/05 ore 17.30 in Piazza Grande

– Messina, sabato 15/05 ore 17.00

– Modena domenica 16/05 ore 11 in Piazza Torre

Napoli, sabato 15/05 ore 16 in Piazza Plebiscito

– Padova, sabato 15/05 ore 11 in Via 8 Febbraio

– Parma, sabato 15/05 ore 15 in Piazza Garibaldi

Pavia, sabato 15/05 ore 17 in Piazza della Vittoria

Perugia, domenica 16/05 ore 15 in Piazza Italia

– Pesaro, domenica 16/05 ore 15.30 in Piazza del Popolo

Pisa, sabato 15/05 ore 17.30 in Piazza XX settembre

Pisa, domenica 16/05 ore 18 in Piazza XX Settembre

Ravenna, sabato 15/05 ore 17.30 in Via Cavour, davanti S.Domenico

Reggio Emilia, venerdì 14/05 ore 18 in Piazza Prampolini

Roma, sabato 15/05 ore 16 in Piazza dell’Esquilino

Salerno, sabato 15/05 ore 17.30 in Piazza Caduti di Brescia

– Savona, venerdì 14/05 ore 17.30 in Piazza Mameli

– Siena, venerdì 14/05 ore 18:00 in Logge del Papa

Terni, sabato 15/05 ore 17 in Piazza del Popolo

Torino, sabato 15/05 ore 15 in Piazza Castello

Torino, domenica 16/05 ore 19 al Csoa Gabrio

– Trento, sabato 15/05 ore 16 in Piazza Duomo

Trieste, venerdì 14/05 ore 10.30 alla Rai, Via Fabio Severo 7

Trieste, venerdì 14/05 ore 18.30 Online

– Varese, sabato 15/05 ore 10:30 davanti alla Prefettura

– Verona, venerdì 14/05 ore 16 in Piazza Brà

– Vicenza, sabato 15/05 ore 10.30 in Campo Marzo

da qui

 


scrive Lorenzo Forlani

 

Ieri, mentre andavano in scena cortei bipartisan di solidarietà alla sicurezza di Golia, nei minuti in cui Golia infieriva con una spranga su Davide, al prezzo di qualche profonda ferita da taglio, sui giornali italiani ho contato almeno 30 volte letterali in 2 ore la parola “razzi su Israele”, tra titoli e sinossi, aperture di tg, eccetera, una copertura degna della seconda guerra mondiale, per un numero di morti complessivo pari a quelli prodotti tra i palestinesi in 3 minuti.

Da Gaza arrivano conferme sull’uso di fosforo, si bombarda in modo totalmente indiscriminato, non c’è niente che non meriterebbe un mondo in grado di fermare Israele. Mentre a Gaza bruceranno tutte le foglie, qui e ovunque non se ne muoverà alcuna: un altro mattone nel grattacielo di convinzione di un palestinese che la sua vita non interessi a nessuno al mondo, che forse in certi casi non valga nemmeno la pena di essere vissuta. E così i suoi figli, così già i suoi nonni. Mi escono parole stanche, demotivate, avvolte in un fastidioso dejavu.

Perché al prossimo giro sarà lo stesso e peggio: i nostri editorialisti e politici si uniranno in un ecumenico coro e ribadiranno che è la guerra è brutta e sbagliata ma i palestinesi, mentre in tempo di “pace” vivono in apartheid o in riserva indiana, devono prima di tutto assolutamente importantissimo mi raccomando “riconoscere l’esistenza di Israele”, e nessuno gli dirà che questo ridondante riconoscimento di una esistenza che appunto esiste e si amplia dovrebbe avvenire dopo che lo Stato che esiste da 80 anni, non dichiara i confini e spende come la Cina per il comparto militare deciderà di permettere e garantire l’esistenza dello Stato da cui desidera essere riconosciuto, anche al di là di Gerusalemme e del diritto al ritorno.

Nessuno che sottolineerà sdegnato che se proprio dobbiamo metterla sulle dichiarazioni, sui formalismi che sono sostanza, sulla teoria mentre la pratica è sfuggita di mano da un pezzo, sul parlare di aria mentre i palestinesi vivono in condizioni che rendono offensiva e forse anche illogica l’idea di un qualunque tipo di resa (devi aver qualcosa da perdere, non poi solo qualcosa che sia più rilevante della tua terra), è certamente più urgente permettere un’esistenza che sottoscriverla.

da qui

 

 

La Hubris di Israele ha segnato il proprio obiettivo a Gerusalemme – Amira Hass

 

Come hanno potuto essere così stupidi? Questa è la domanda che continuano a porsi a Gerusalemme. Le persone che lo chiedono sono palestinesi, e la domanda si riferisce alle autorità israeliane le cui decisioni ,anche dal punto di vista israeliano, sono state  stupide perché hanno infiammato una città divisa o più precisamente, la metà orientale che include la Città Vecchia.

C‘è un lato positivo in questa stupidità.  La stupidità mette a nudo il legame tra la natura di Israele  di espellere (nel quartiere di Sheikh Jarrah di Gerusalemme , per esempio) e il suo profondo e istintivo disprezzo per i suoi sudditi musulmani. La stupidità mostra come il paese che ha mutilato villaggi e città palestinesi come Betlemme, la Città Vecchia di Hebron, Nebi Samuel e il quartiere Mugrabi di Gerusalemme in modo che gli ebrei possano tenere le loro cerimonie religiose ,stia mostrando disprezzo per il Ramadan e i luoghi sacri islamici.

La speranza è che paesi amici come la Germania, gli Emirati Arabi Uniti e gli Stati Uniti si rendano conto di quanto sia pericoloso Israele e lo frenino. Il pericolo è che questi paesi non agiscano ancora, i palestinesi pagheranno un prezzo pesante e ci avvicineremo alla prossima, ancora più pericolosa esplosione.

È così che si  è evidenziata  la stupidità del Ramadan: chiudere i gradini davanti alla Porta di Damasco , attaccare i manifestanti a Sheikh Jarrah e programmare un’udienza in tribunale sulla questione esplosiva del destino del quartiere  nel giorno in cui i nazionalisti ebrei pianificano la loro marcia vittoriosa nella Città vecchia città. Ha poi continuato con le brutali irruzioni della polizia nel complesso di al-Haram al-Sharif e nelle sue moschee (uno di questi attacchi, particolarmente spaventoso e scioccante, si è verificato mentre scrivevo questo lunedì mattina).

Circa 1,8 miliardi di musulmani in tutto il mondo stanno celebrando il Ramadan. Solo 7 milioni di loro vivono in Terra Santa, tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo, e solo poche decine di migliaia quest’anno hanno potuto pregare nel complesso di al-Haram al-Sharif,ma  per ragioni storiche e politiche, non solo religiose ed estetiche, la Cupola della Roccia è diventata un simbolo islamico di alto profilo e l’intero complesso un patrimonio universale.

E Israele ci sputa sopra. Centinaia di milioni di musulmani avranno difficoltà a dimenticare le brutte immagini della polizia dello stato ebraico con elmetti e fucili mentre profanavano il complesso e le sue moschee e attaccavano migliaia di musulmani a digiuno con granate assordanti, gas lacrimogeni e una grandine di proiettili di gomma . Le trasmissioni in diretta da decine di telefoni mostrano i mezzi di repressione a disposizione dello Stato e come lo Stato ebraico consideri Al-Aqsa un palcoscenico per dimostrare la forza brutale della polizia.

Israele ha descritto il suo attacco come l’unica risposta logica ai giovani che lanciano pietre e bottiglie d’acqua, e alla loro capacità di organizzazione .  Lunedì, sembrava che l’obiettivo principale della polizia fosse quello di compensare la loro scarsa immagine pubblica (i loro fratelli di maggior successo nel servizio di sicurezza Shin Bet, il Mossad e l’intelligence militare li hanno rimproverati tramite i media) e  soddisfare i fedeli del Monte del Tempio, ai quali per una volta è stato impedito  di salire provocatoriamente  fino al complesso. In tal modo, la polizia israeliana ha convinto più giovani palestinesi che la ribellione è la loro unica opzione e ha rafforzato l’appello dei gruppi nazionalisti islamici.

La stupidità è l’arroganza di un paese convinto di essere onnipotente e ha finito di costruire un muro di ferro per proteggere il suo regno da una rivolta che doveva accadere. Il sovrano ha segnato un autogol e ha dato ai giovani palestinesi un’altra opportunità per dimostrare che qui niente è normale, parlando così a nome del loro popolo. Se  gli amici di Israele non agiscono rapidamente contro l’arroganza israeliana, cresce il rischio che la stupidità affretti il giorno in cui il problema dell’occupazione israeliana si trasformerà in una guerra religiosa che si riverserà oltre i confini del Paese.

 

Traduzione di Donato Cioli – AssopacePalestina

 

da qui

 

 

Perché Biden non può condannare la violenza israeliana

 

Oggi è esasperante per la sinistra che l’amministrazione Biden ripeta lo stesso vecchio mantra sulla violenza in Israele e Palestina –Israele ha il diritto di difendersi, condanniamo gli attacchi missilistici di Hamas– quando è chiaro che il conflitto è unilaterale e la comunità che soffrirà di più sono i 2 milioni di Palestinesi rinchiusi in una prigione a cielo aperto soggetta ad attacchi missilistici che radono al suolo i loro edifici. Quarantasei sono morti, molti dei quali civili; e Israele promette presto altre violenze.

La Squadra [le 4 parlamentari progressiste Alexandria Ocasio-Cortez, Ilhan Omar, Rashida Tlaib e Ayanna Pressley], Bernie Sanders e Chris Van Hollen possono parlare della responsabilità di Israele. Altrettanto possono fare i media Vox e Politico, CNN e David Rothkopf. Ma Biden non toccherà Israele. Allora voglio spiegare per la centesima volta il potere della lobby israeliana: Biden ha paura di alienare i donatori ebrei che hanno a cuore Israele e che costituiscono una grossa fetta dei finanziamenti del Partito Democratico.

Il sondaggio Pew sulla vita degli Ebrei americani che è uscito ieri aiuta a spiegare questo. Gli Ebrei si preoccupano molto di Israele, gli Ebrei sono Democratici, gli Ebrei guadagnano in media più soldi degli altri Americani.

Ecco cosa dice Pew a proposito di Israele (il testo evidenziato è una mia aggiunta):

Otto Ebrei statunitensi su dieci affermano che prendersi cura di Israele è una parte essenziale o importante di ciò che significa per loro essere Ebrei. Quasi sei su dieci affermano di provare personalmente un attaccamento emotivo a Israele, e una parte simile afferma di seguire le notizie sullo stato ebraico abbastanza da vicino.

Quindi, quando i propagandisti filo-israeliani dicono che il 95% degli Ebrei americani sostiene Israele, non sono lontani dal vero. Sì, c’è diversità tra gli Ebrei, dice Pew; Il 10% degli Ebrei americani sostiene la campagna BDS che è l’equivalente dei boicottaggi lanciati contro il Sud di Jim Crow negli anni ’60. Ma la grande maggioranza degli Ebrei sono contrari al BDS –43 per cento– mentre altri 43 non ne sanno molto.

Gli Ebrei sono prevalentemente Democratici: dal 71 al 26 percento, dice Pew.

E sono relativamente ricchi. Il 54% delle famiglie ebree guadagna più di $ 100.000 all’anno, mentre solo il 19% di tutte le famiglie statunitensi guadagna altrettanto. Quasi un quarto delle famiglie ebree (il 23%) guadagna oltre $ 200.000 all’anno, rispetto a solo il 4% della popolazione generale.

Metti insieme tutte queste cose –allineamento al Partito Democratico, amore per Israele e ricchezza– e capisci perché Joe Biden ha paura di alienarsi i donatori ebrei filo-israeliani se dice una parola contro Israele. Ci sono due addetti ai lavori [Stephanie Schriock di Emily’s List e J.J. Goldberg of the Forward] secondo i quali il ruolo dei donatori ebrei filo-israeliani è “gigantesco” e “scioccante” all’interno del Partito Democratico. E il New York Times afferma che l’influenza dei “mega-donatori ebrei … secondo qualcuno è l’elefante nella stanza”.

Delle dozzine di assegni personali superiori a $ 500.000 intestati nel 2018 al più grande PAC [Political Action Committee, comitato raccolta fondi] per i Democratici, il PAC della Maggioranza al Senato, circa tre quarti sono stati scritti da donatori ebrei. Questo alimenta le teorie del complotto antisemita … Sebbene sia piccolo il numero di donatori ebrei noti per dare la priorità alle politiche filo-israeliane rispetto a tutte le altre questioni, ce ne sono pochi o nessuno che spingono nella direzione opposta.

Diamo solo un’occhiata a due di questi donatori che sono stati recentemente sulle prime pagine per capire la loro influenza.

Haim Saban è uno dei maggiori donatori del Partito Democratico e recentemente ha collaborato con il genero di Trump, Jared Kushner, per promuovere gli accordi di normalizzazione tra Israele e Paesi Arabi. Si potrebbe pensare che qualsiasi Democratico che abbia qualcosa a che fare con la squadra di Trump sia diventato ora persona non grata. No, Haim Saban ha troppi soldi per essere messo da parte. Lui ama Kushner perché Kushner ama Israele. E ora i due stanno lavorando insieme per un obiettivo: distruggere i Palestinesi come forza politica –che poi è l’unico scopo degli “accordi di Abramo”.

Joe Biden non farà nulla per alienarsi Haim Saban, così come Barack Obama avrebbe fatto di tutto per mantenere Saban dalla sua parte. Come Hillary Clinton che nel 2015 aggiustò la sua campagna elettorale in modo da compiacere Saban.

Poi c’è Stacy Schusterman. Schusterman è una grande donatrice per il Partito Democratico ed ha anche donato più di 1,2 milioni di dollari alla Maggioranza Democratica per Israele, il gruppo di pressione israeliano che sta cercando di garantire che la sinistra non spinga il partito verso una posizione progressista su Israele. La Schusterman sostiene un PAC chiamato Americans for Tomorrow’s Future che ha speso 3 milioni di dollari cercando di mandare Ilhan Omar fuori dal Congresso e ha anche cercato di impedire a Jamaal Bowman di battere Eliot Engel a New York. E ora Shontel Brown, un candidato per un seggio aperto al Congresso dell’Ohio, sta disperatamente segnalando il suo sostegno a favore di Israele per cercare di ottenere lo stesso flusso di denaro, riferisce l’Intercept. Brown sta affrontando Nina Turner in una primaria Democratica; e la Turner è una sostenitrice di Sanders che vorrebbe aiuti condizionati a Israele a causa delle sue violazioni dei diritti umani.

Joe Biden è, ovviamente, contrario a condizionare gli aiuti a Israele.

Stacy Schusterman ci mostra il cuore della comunità ebraica americana. La Schusterman Family Foundationche lei presiede, dà milioni di dollari a cause ben intenzionate: Il NAACP Legal Defense and Education Fund, Il Museum of Fine Arts di Boston, Bending the Arc, il Vera Institute of Justice che si occupa di questioni relative ai carcerati.

E la stessa fondazione Schusterman dà anche milioni a cause pro-israeliane di destra: il programma AIPAC che invia i membri del Congresso in Israele –1,5 milioni di dollari, Birthright, che manda giovani ebrei in Israele –$ 3 milioni. Questo è un sacco di soldi, naturalmente; e ci sono molte organizzazioni neoconservatrici pro-Israele sostenute da Schusterman, come MEMRI e la Foundation for the Defense of Democracies.

Questo tipo di donazioni è vitale per il Partito Democratico. È sicuramente il motivo per cui Nancy Pelosi ha detto che il Campidoglio crollerà e cadrà a terra prima che il Congresso smetta di dare aiuti a Israele. Ed è sicuramente il motivo per cui Raphael Warnock ha ritirato le sue critiche a Israele parlando alla Maggioranza Democratica per Israele nei giorni prima delle elezioni del Senato in Georgia a gennaio. È sicuramente il motivo per cui persino Alexandria Ocasio-Cortez ha moderato le sue critiche a Israele. Le organizzazioni sioniste liberali permettono a Biden di opporsi agli insediamenti, ma anche loro sono contrarie a ridurre gli aiuti a Israele.

Sì, i giovani dei gruppi di Giustizia Ebraica stanno cambiando la comunità ebraica americana. Ma è un processo molto lento. Il 67% degli Ebrei sopra i 65 anni ha un “attaccamento emotivo” a Israele, dice il Pew. Ma lo è anche il 48% degli Ebrei tra i 18 e i 29 anni!

La comunità ebraica americana è ancora attaccata a Israele; e i donatori pro-Israele sono la vera autorità quando si parla di politica mediorientale nel Partito Democratico.

 

Traduzione di Donato Cioli – AssopacePalestina

 

da qui

 

 

Il Porto di Livorno non sia complice del massacro ai danni della popolazione palestinese: no al transito della nave delle armi nel nostro scalo

 

Livorno – venerdì, 14 maggio 2021

Nel pomeriggio di oggi arriverà nel porto di Livorno la nave Asiatic Island. Grazie alla segnalazione dei Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova e dell’associazione WeaponWhath sappiamo che al suo interno vi sono contenitori carichi di armi ed esplosivi diretti al porto israeliano di Ashdod. Armi ed esplosivi che serviranno ad uccidere la popolazione palestinese già colpita da un duro attacco proprio questa notte che ha causato centinaia di vittime tra la popolazione civile tra cui anche numerosi bambini.

Non sappiamo ancora se anche nel nostro porto verranno caricati contenitori di armi ed esplosivi ma sicuramente non sarebbe la prima volta che questo accade. Attraverso i lavoratori portuali iscritti al sindacato stiamo cercando di raccogliere informazioni in tal senso. Proprio nella giornata di ieri abbiamo ricevuto una segnalazione circa la presenza, presso il Molo Italia, di decine di mezzi blindati militari pronti ad essere imbarcati.

Oltre alla tematica della guerra c’è anche un problema oggettivo di sicurezza per i lavoratori e per la popolazione. In questo senso abbiamo inviato delle segnalazioni urgenti all’Autorità Portuale, alla Capitaneria di Porto e alla ASL Medicina del Lavoro affinché effettuino nell’immediato i controlli opportuni.

L’Unione Sindacale di Base domani sarà in piazza anche a Livorno in solidarietà con la popolazione palestinese e per chiedere lo stop immediato ai bombardamenti su Gaza e lo stop agli “espropri” delle abitazioni palestinesi che da anni vivono sotto occupazione militare.

Contemporaneamente abbiamo avviato una campagna di sensibilizzazione con i lavoratori portuali livornesi affinché il coraggioso esempio che arriva dal Porto di Genova possa essere riproposto anche sul nostro territorio. Il lavoro è importante, specialmente in questi tempi, ma questo non può farci chiudere gli occhi, o peggio ancora farci diventare complici, di massacri continui nei confronti della popolazione civile.

da qui

* espressione ascoltata da Fawzi Ismail

LE PRIME QUATTRO IMMAGINI sono di Enzo Apicella, un compagno che è rimasto nel nostro cuore.

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

Un commento

  • Francesco Masala

    APPELLO PER LA RACCOLTA FONDI IN AIUTO ALLA

    POPOLAZIONE SFOLLATA DI GAZA

    Per la prima volta, dopo molto tempo, i giornali e la stampa mainstream hanno cominciato a riportare ciò che, da anni, sta accadendo a Gerusalemme e nei territori della Palestina storica, definiti del ’48. Dove dal 1948 Israele con la complicità delle potenze Occidentali, porta avanti un progetto di pulizia etnica basato sulla segregazione razziale con l’obiettivo di eliminare la popolazione indigena palestinese. In questo quadro si è inserita l’escalation di violenze nei confronti dei palestinesi residenti nel quartiere Sheikh Jarrah a Gerusalemme Est l’intensificarsi di attacchi da parte dei coloni israeliani protetti e sostenuti dall’esercito di occupazione israeliano. Di nuovo, tocca a Gaza essere il territorio martoriato dalla violenza coloniale israeliana: da cinque giorni proseguono incessanti i bombardamenti sulla popolazione civile della Striscia. Ad oggi il numero dei morti è di 174, di cui 50 bambini, 30 donne e 1.500 di feriti, un numero purtroppo in aumento. Sono civili, donne e bambini i più colpiti e questo smentisce la narrazione del criminale Netanyahu. Anche il numero delle persone sfollate aumenta ogni ora a causa dei pesanti bombardamenti, per il momento abbiamo un numero che si aggira su circa 10.000 sfollati che non hanno nessun luogo dove andare.

    I bombardamenti proseguono indiscriminati contro palazzi civili, le sedi dei media internazionali, le strade che collegano le ambulanze agli ospedali, il confine di Rafah con l’Egitto per impedire il trasporto dei feriti negli ospedali egiziani. La violenza non si ferma qui: ai giornalisti internazionali è impedito entrare nella Striscia per verificare le condizioni sanitarie in cui si trova la popolazione e riportare i fatti. La violenza di Israele è inaudita e viola ogni legge internazionale in materia di diritti umani. Viola le convenzioni internazionali impedendo di raccontare i fatti e manipola la stampa, fornendo un racconto parziale e falsato. Da giorni assistiamo a immagini agghiaccianti che ritraggono i volti senza vita di decine di bambini e bambine, spenti sotto il fosforo bianco israeliano.

    Le condizioni degli ospedali di Gaza sono in affanno e non riescono ad assistere le migliaia di persone in difficoltà. Il sistema sanitario è al collasso. In aggiunta, a causa dei bombardamenti, il quantitativo di energia elettrica ammonta a due ore al giorno (in condizioni di normalità 5). Siamo in costante e diretto collegamento con i nostri amici e amiche con cui da anni organizziamo progetti di scambio culturale.

    E’ nostro dovere mostrare solidarietà e vicinanza a un popolo distrutto dall’occupazione e dall’embargo il quale paga sempre il prezzo più alto, con la propria vita.

    Sosteniamo la popolazione di Gaza con tutti i nostri mezzi a disposizione, per non lasciarla ulteriormente isolata dal resto del mondo.

    COSA SERVE PRIMARIAMENTE: materassi, rifornimenti alimentari, acqua potabile, beni di prima necessità. Su richiesta di Meri Calvelli, Presidente del Centro VIK Italia-Palestina, che ci scrive da Gaza, mettiamo a disposizione, come abbiamo fatto in passato questo conto di raccolta fondi dedicato a Gaza:

    Giovanni Lisi – Banca Popolare di Emilia e Romagna – IBAN IT94W0538703241000035099770

    Causale: Aiuto sfollati Gaza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *