Gianluca Cicinelli: Deve morire

D’accordo, bisogna salvare i posti di lavoro, alla Fiat, all’Omsa, al Manifesto, al Giornale. Su questo non si discute. Così vi scende la pressione e posso andare avanti senza avervi sulla coscienza.
Parliamo allora delle merci e dell’etica di chi le produce, perchè l’informazione è una merce, scordarlo significa vivere ad Oz.
Lasciamo stare che i proprietari di una merce che si definisce comunista o di sinistra dovrebbero pagare, così, tanto per dirne una banale, chi ci lavora, anche se da collaboratore, e spesso non lo fa, come è accaduto al Manifesto e ad altri giornali rossi. Se lo ricordano però quelli che hanno dovuto ricorrere a sindacati e tribunali per riavere i soldi scippati (non ci ho mai collaborato, tranquilli, non è questione personale), e oltretutto tra mille tormenti, combattuti tra quegli antidemocratici tre appuntamenti giornalieri con lo stomaco e la tragedia di sentirsi traditori della causa (non di quella che gli hanno fatto, ma di un’altra molto più nobile).
Dimentichiamo che anni fa chi sottoscriveva per salvare memoria, posti di lavoro e appuntamento quotidiano con articoli interessanti si è trovato nella situazione di aver comprato quote di una società per azioni per la quale non ha mai ricevuto nè un bilancio nè la convocazione ad un’assemblea degli azionisti nè la comunicazione che la spa era stata sciolta, come non avrebbe mai potuto permettersi di fare una spa di merdosi capitalisti.
Scordiamo questi meschini richiami alla coerenza tra dire e fare: “Si, siamo un po’ stronzetti”, mi disse candidamente al termine di un’intervista, una decina di anni fa, Valentino Parlato. Evviva la sincerità, che non a caso appartiene ad uno della vecchia guardia, quella che il Manifesto l’ha fondato.
Si, dimentichiamo la coerenza e parliamo di merci, che non hanno questo vincolo. Voi comprate il pane del giorno prima dal fornaio? Tornate in un posto dove avete mangiato male e i camerieri sono pure scortesi? Preferite a parità di prezzo un prodotto peggiore?
L’affetto, feticismo?, per una determinata merce naturalmente è tutto vostro e fatene ciò che meglio ritenete, qui si parla d’altro.
Se le persone non comprano una merce è semplicemente perchè non la ritengono utile, decidono che quella merce non figura tra i loro bisogni.
Naturalmente molti non sono d’accordo con questa analisi, ma dovranno anche dimostrare di essere coerenti. Se comprate la solita copia prossima ventura a trecento euro del Manifesto e avete senso della giustizia, dovete recarvi subito dopo presso una concessionaria Fiat e comprare una macchina che poi  dovrete portare spesso dal meccanico, ma da cui dipende lo stipendio di migliaia di persone.
Il Manifesto ha perso il suo inviolabile diritto all’esistenza, bisogna farsene una ragione pur restando dalla parte del torto.

ciuoti

9 commenti

  • sottoscrivo anche gli spazi fra una lettera e l’altra.

  • parte con il botto “La moria delle vacche” di Gianluca e colpisce duro; non per caso un altro dei titoli ipotizzati era “MaZZmedia”.
    Immagino che la prevista morte (eutanasia?) del quotidiano “il manifesto” ma soprattutto l’invito di Gianluca a non piangere scateneranno un gran casino.
    Per quel che conta (poco) il mio parere lo dico: sono più schizofrenico che mai. Come ho già scritto una volta su codesto blog, da anni – e anche quando collaboravo col quotidiano che in testata si dichiara “comunista” – sono sulla linea “il manifesto davvero fa schifo ma è il meno peggio, salviamolo”. Forse il titolo di meno peggio è stato ora esurpato dal battagliero (ma pochissimo attento al sociale) “Il fatto” che, non per caso, viene premiato dalle vendite. In ogni caso “il manif” con tutti i suoi difetti e la sua spocchia è utile, a volte prezioso (il supplemento di ieri era ricchissimo) spesso coraggioso. Per questo io lo compro tutti i giorni, insieme a “Il fatto”, gravemente nuocendo alle mie dissestate finanze ma un po’ nutrendo le mie conoscenze.
    Dentro il classico casino cuore-testa: la passione e l’affetto mi direbbero “va salvato” dunque Gianluca ha torto mentre la razionalità urla che, per quanto crudele, l’analisi di Gianluca è corretta.
    Voi che dite? Dibattito subito?
    (db)

  • Io ribadisco che il manifesto è ormai avviato anch’esso nella picchiata già anticipata dalla sinistra parlamentare verso il baratro edulcorato e acritico di una omologazione-conformista-centrista (e borghese).
    Parliamo per esempio sulla vergognosa accettazione apriori dell’esistenza di Al Qaeda? E cosa continuano a scrivere sull’attentato dell’11/9? solo per fare un piccolo esempio…

    “Il termine “terrorista” è un aggettivo generico attribuito ad ogni persona o gruppo che sceglie di sfidare l’establishment. Questo non va confuso con la leggendaria AL QAIDA, che è in verità il nome di un database dei Mudjahidin sostenuti dagli Stati Uniti negli anni ’80.
    La verità è che non esiste nessun esercito islamico o gruppo terroristico chiamato AL QAIDA. E ogni ufficiale dell’intelligence ben informato lo sa. Ma esiste un’azione di propaganda per far sì che il pubblico creda nella presenza di un’entità ben definita…
    Dietro questa propaganda ci sono gli Stati Uniti.”
    (Robin Cook, ex ministro degli Esteri Inglese)

    http://ilpuntoimproprio.splinder.com/post/23637071/11-settembre-a-chi-serviva

    Vengono dette molte più verità altrove, ma quale risonanza hanno sulle pagine del Manifesto?

    Certo, resta comunque meno indigesto di molte altre testate. Ma è sempre legittima la logica del meno peggio? Esiste un meno peggio nel difendere istanze di giustizia sociale, di verità storiche? Il realismo pragmatico di sinistra, che indurrebbe a difendere quel giornale perchè “qualcosina in più la dice”, non è quello che ha condotto alla morte il più grande partito comunista d’Europa? Visto che il Manifesto si definiva/isce “comunista”, io dico che un comunista non si accontenta, un comunista o ottiene vertià e diritti per intero, o continua a lottare (salvando la pace e la dignità di quegli operai di aziende in crisi che salgono sulle gru per chiedere un nuovo padrone, il massimo che riescono a concepire e qualche volta ad ottenere).
    Ma bisogna pur salvare il pluralismo delle voci, si dice… mah! Ammetto che mi dispiace sparisca (mi contraddico subito) ma con chi se la vogliono prendere se perdono lettori soprattutto a sinistra? Qualcosa vorrà pure dire, no? E qual’è la loro risposta concreta, nei fatti?

  • Dove risiedo da qualche anno non riesco più a comprarlo, ma lo farei. Per stupidità, probabilmente, e ostinazione.
    Io mi aspetto che si riprenda e riprenda quella lucidità di valutazione non solo politica, ma anche pratica che in tanti si pretende.
    La critica riportata non fa una piega, perdio.

    Grazie.
    c.

  • Io non credo che la crisi del Manifesto sia dovuta all’essere meno di sinistra rispetto a un tempo (per quanto le sue difficoltà vadano ad inserirsi nel quadro di grandi difficoltà che sta vivendo oggi la sinistra sociale in Italia), quanto per la banalità di diversi articoli. Esclusi i divertenti pezzi di Robecchi o le riflessioni di personaggi di spicco, le pagine di politica spesso mi danno l’idea di essere un copia e incolla da internet o altri giornali, sono rari i reportage (per intendersi come quello splendido di pochi giorni fa sui saharawi), si tratti della questione operaia piuttosto che di movimenti latinoamericani o altro, mentre ci sono troppe pagine di cultura anche ben fatte ma troppo orientate solo sul genere addetti ai lavori. Questi sono i motivi per cui io lo compro meno di un tempo, però spero che alla fine riesca a sopravvivere, ad esempio credo che il lavoro di informazione svolto da Gaza da Vittorio Arrigoni sia stato insostituibile: ecco, per ogni argomento il Manifesto dovrebbe lavorare con la stessa passione, la stessa voglia di fare controinformazione e la stessa capacità di analisi dimostrata durante le giornate dell’assedio a Gaza o, per tornare un po’ indietro nel tempo, come durante la guerra in Kossovo. In questi casi leggerlo, sfogliarlo ed invitare altri alla lettura era davvero un piacere.

    • per quel che conta il mio parere… aprrovo tutto quel che David ha scritto (e mi piacerebbe che “il manifesto” si interrogasse su critiche di questo tipo che arrivano da persone “innamorate” come noi). Si potrebbero aggiungere lodi – la presenza di Eduardo Galeano, certe inchieste di Loris Campetti e Marco D’Eramo, Sandro Portelli ecc – ma anche altre accuse (informazioni e riflessioni sulle scienze sono quasi sparite tanto per dirne una, grande come una montagna) ma la frase chiave è scrivere per “addetti ai lavori” che è l’altro nome della pigrizia o, a essere cattivi, del mix fra cattivo giornalismo e ideologia d’accatto.
      Quanto a quel che scriveva Clelia… quel “si riprenda” dipende dai prossimi due mesi perchè stavolta “il manif” rischia – più del solito – di morire; e oltretutto farebbe la brutta figura di salvarsi nello stesso mazzo di una legge che premia i giornalacci inventati per servire i peggiori padroni. Ma è un discorso complesso perchè probabilmente poche/i sanno quanto il mercato sia truccato e i soldi pubblici (i nostri ricordate?) premino “Il corsera” o “Il sole-24 ore”. Se posso dare un suggerimento a Gianluca… ecco una prossdima moria per vacche, volevo dire trippa per i gatti, insomma ci siamo capiti. O no? (db)

  • Per continuare questo interessantissimo dibattito.
    Si sarà capito che sono arrabbiato col Manifesto, tanto che quasi quasi scriverei manifesto, lettera piccola. Dico a David che tutte le critiche che lui ha giustamente rilevato e mosso al giornale significano, appunto, essere “meno di sinistra”, per me. Anche io, come Daniele, porrei l’accento su quelle pagine “per addetti ai lavori”: la prima dote di un “compagno” che scrive è la chiarezza, ripeto CHIAREZZA. Se scrivi in maniera elitaria o troppo specialistica non sei un “compagno”, punto. Poi, sull’essere allineati e coperti con una certa politica estera americana, nella lotta al presunto “terrorismo” – una cosa di un vergognoso unico – ho fatto l’esempio più eclatante, nessuno mi ha risposto. Avevo messo apposta pure un link, tralasciandone molti altri. Baci voraci a tutti.

  • Capito Daniele, impegno preso, mi sembra anzi un argomento da sviluppare in più puntate, dal cartaceo all’online all’editoria di partito alle webradio e molto altro.
    Grazie a tutti per le riflessioni sviluppate, il paradosso è proprio la contraddizione che viviamo tra la passione civile che ci anima e la triste realtà delle esperienze a noi più vicine.

  • qualcuno che dia la linea da ‘ste parti, no, eh?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.