1967 – 2011 In marcia per un mondo nuovo

“Vogliamo tutto quello che facciamo! Vogliamo tutto quello che è nostro (o ci appartiene)! Il vostro ve lo lasciamo, tanto è niente! (Pino Veneziano)

di Romano Mazzon

120 kilometri a piedi, da Menfi a Palermo, dall’11 al 16 di aprile, in marcia come nel 1967 quando c’era anche Danilo Dolci. Non è un anniversario tondo, sono 44 anni (che ricorrenza è 44 anni?), e infatti non è una ricorrenza, è un rimettersi in marcia perché se ne è sentita la necessità, ancora una volta per ribadire che esiste un bene comune e che come tale va difeso e trattato. Una marcia in Sicilia, avamposto di un Mediterraneo in subbuglio, dove impeti di libertà, guerra tra bande, estremismo religioso, interessi economici, si amalgamano in una propaganda martellante che tutto mostra per nascondere.

E allora ancora a camminare per le strade secondarie di una terra che tanto quanto offre un paesaggio splendido, tanto produce storie di banditi. Banditi nell’accezione propria di Dolci, banditi dalla società, i banditi le vittime da abbracciare. E ora che i nuovi banditi sbarcano a Lampedusa il 12 aprile la marcia arriva a Poggioreale, dove si parla di un modello eretico di accoglienza: ci sono tanti borghi che si stanno spopolando, perché costruire tendopoli e campi? Diamogli una casa in quei borghi, diamogli una possibilità per far rinascere un pezzo di questo territorio, pensiamo a un reale progetto di sviluppo locale in cui l’altro non è il clandestino invasore ma può abitare un territorio. Così mi racconta Alessandro La Grassa del Centro Ricerche Economiche e Sociali (CRESM) di Gibellina Nuova. Presidente onorario del Cresm è Lorenzo Barbera, animatore nel 1967 del Comitato intercomunale di pianificazione del Belice, promotore della marcia assieme a Dolci.
Ho intervistato La Grassa il 12 aprile, mentre si stava concludendo la tappa del secondo giorno. Ci eravamo sentiti anche nei giorni precedenti. L’idea della marcia nasce grazie al confronto con altre realtà, quali, tra i principali promotori, l’associazione Stalker/ Primavera Romana di Roma, e l’associazione CLAC Centro Laboratorio Arti Contemporanee di Palermo, assieme a tante altre realtà l’elenco si trova sul sito dell’iniziativa. L’occasione sono stati il progetto Terre che tremarono e l’inaugurazione del museo Belice/Epicentro della Memoria Viva presso la sede del CRESM. Un punto per raccontare il terremoto del Belice e del grande movimento che si creò per la progettazione dal basso della ricostruzione.
Questa nuova marcia vuole essere anche un appoggio ai referendum di giugno e nell’intervista vi è la proposta, l’invito, a che qualcuno si rimetta in marcia da qualche altra parte dopo che questa sarà terminata il 17 aprile. Così, come in una staffetta, sino al giorno dei referendum. Perché ricorda che portare alle urne il famoso 50% + 1 degli elettori è difficile, soprattutto se nessuna forza politica è realmente impegnata nel realizzare ciò, anzi. Ricorda come il palazzo sia sempre più distante dai territori, dalle sue necessità e dalle sue potenzialità. Proprio mentre stavano lanciando l’iniziativa a Roma, vicino ai palazzi governativi, fuori, nella piazza, Alessandro ha sentito il chiacchierio di un parlamentare che contava quanti parlamentari sarebbero rimasti con lui in piena compravendita. E allora sono diversi i temi che si toccheranno durante questa marcia, camminando e durante gli incontri e i dibattiti serali. Oltre all’incontro citato di Poggioreale su immigrazione e accoglienza, la marcia il primo giorno ha avuto come tema l’acqua come bene comune e quindi il referendum contro la sua privatizzazione. Il 13, a Camporeale si è parlato di campagna, di sviluppo sociale e agricolo. Il 14 è la volta di Partinico e della scuola aperta da Danilo Dolci e ora in difficoltà. È l’occasione per discutere di scuola pubblica, proprio a partire dal significato di questo termine.
L’arrivo sarà a Palermo il 16 aprile, nel quartiere in cui Dolci aveva provato ad avviare progetti di sviluppo, denunciando la situazione di totale abbandono, situazione che se non è peggiorata è rimasta tale quale oggi. Il 17, in modo simbolico, ci si troverà a Trappeto, a Borgo di Dio. Un punto di partenza per trasformare in azioni concrete questi discorsi.
Chi vuole informarsi maggiormente può, oltre ad ascoltare l’intervista, visitare il sito ufficiale dell’iniziativa http://siciliaperiperi.wordpress.com, li si trova anche su facebook e pure su Twitter. Dopotutto anche le nuove tecnologie hanno il loro spazio, lo insegnano anche le sollevazioni di questi ultimi mesi nel Mediterraneo. Alessandro, marciando, nota come, a differenza del 1967, oggi ogni partecipante abbia in media 1,5 telefoni cellulari e regolarmente stia parlando a uno di questi di cosa sta facendo, comunicandolo ad altri, proprio come ha fatto Alessandro, con il fiatone, nell’intervista qui sotto.

Allora, come si dice nelle nuove tecnologie, stay tuned, segui e, soprattutto, attivati, perché, e questo lo aggiungo io, marciare è meglio che marcire!

ascolta: 12 aprile 2011 – Marcia Dal Belice a Palermo. Intervista ad A. La Grassa

Rom Vunner

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