SULLA PUNTA DELLE DITA

di Pabuda

CAPITALISM & SLAVERY COPERTINA OK

mette una tale tristezza

‘sta storia

che non mi riesce

di raccontarla:

eppure – o, forse:

sarà proprio perché –

ce l’ho in mente tutta:

per filo e per segno:

odori, lampi di luce,

e poi, nel buio, un disegno:

fitto di parole proibite,

grida, musica, frusta, fango,

spine, schegge, stupri,

polenta rancida, danze,

messe e benedizioni.

una disdetta e un’angheria

talmente ripetuta e vischiosa

e densa,

laggiù, negli stati dell’America,

che raggruma anche l’inchiostro

della penna:

mi si macchiano le mani

e i quaderni:

alla fine,

la storia rimane appiccicata

sulla punta delle dita

e non posso scriverla.

una vergogna

così vicina, familiare e ruvida

che provando a dirla

mi s’incastra di traverso, in gola,

e la voce senza suono si consuma.

adesso come adesso,

riesco a dire soltanto due parole

ché prese così, da sole,

sembran buone:

zucchero & cotone.

Pabuda
Pabuda è Paolo Buffoni Damiani quando scrive versi compulsivi o storie brevi, quando ritaglia colori e compone collage o quando legge le sue cose accompagnato dalla musica de Les Enfants du Voudou. Si è solo inventato un acronimo tanto per distinguersi dal suo sosia. Quello che “fa cose turpi”… per campare. Tutta la roba scritta o disegnata dal Pabuda tramite collage è, ovviamente, nel magazzino www.pabuda.net

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